domenica 28 marzo 2010

1.13 - IL CASCINALE

Il furgone incede lasciando le sue scie profonde nella neve intatta, finché la stradina s'immette nell'aia di un cascinale. Le luci natalizie addobbano il porticato della casa padronale, e dalle finestre del pian terreno filtra la luce calda che accompagna la cena della vigilia. Greg l'immagina quella famiglia, riunita attorno alla tavola, nel calore della serata. Con i nonni e i bambini che scartano i regali. Per lui no, non ci saranno mai.
Joe spegne i fari, per evitare sospetti. L'ultima cosa che illumina è la sagoma di un vecchio Land Rover ricoperto da una trentina di centimetri di neve, parcheggiato di fronte all'entrata del granaio.
Joe guarda Yuri: - Pensi anche tu quello che penso io, vero?
Il russo annuisce con la testa.
- Bene comunista, quindi devo presupporre che tu sappia metterlo in moto senza usare le chiavi... merda! - Joe viene interrotto dall'abbaiare di una cane.
La bestia, un mastino nero nella notte bianca, è legata vicino al mezzo. Si agita furiosamente costretta dalla sua catena, con il fiato caldo che fuma ad ogni latrato.
D'istinto Martinez apre il portello e si precipita fuori dal furgone. Con movimenti fulminei, sfodera il suo coltello da combattimento e si scaglia sull'animale. Il suo primo fendente balena nell'oscurità, ma il cane si ritrae di scatto sentendosi minacciato. Rudy è sbilanciato in avanti, e il mastino, costretto alla lotta, balza su di lui.
E' una bestia forte, pesante. Martinez sente addosso tutto il suo peso. Poi, d'improvviso scivola, e il mondo si capovolge. Rudy sente la neve fredda che l'accoglie e lo abbraccia, sulla schiena, in bocca, negli occhi.
Il ringhio è vicino. Non ci vede. Sono sopravvissuto alle tempeste nel deserto. Allunga la mano sinistra, in avanti, d'istinto. Le sue dita incontrano le fauci del suo avversario, le afferra le stringe, le tiene lontane. Se arriva al suo collo, è finita.
Rudy stringe i denti, e fa forza, spinge via il muso del cane: verso l'alto, per scoprirne la gola.
Poi è un lampo, una lama che compie il suo arco nel buio.
Rudy sente la lama seghettata entrare nel collo taurino dell'animale, slabbrandone le carni. Neanche un secondo e il calore del sangue è già sulle sue braccia.
Quando Yuri arriva, con la pistola in pugno, è già tutto finito. Joe lo segue: - Cazzo Rudy, neanche mi ero accorto e quasi ci lasciavi la pelle!
Yuri tira la maniglia dello sportello del Land Rover. Aperto!
- Voi americani non dovreste avere così tanta fiducia nel prossimo - commenta il russo.
- Eh già... invece da voi in Russia si può lasciare tutto incustodito, tanto tutto è di tutti, del popolo... - ribatte sarcastico Joe.
- No - l'espressione di Yuri è serissima - semplicemente non c'è niente da rubare.

venerdì 26 marzo 2010

1.12 - LINA KHANG

Lina se la ricorda Shangai, con le sue strade fangose di periferia, e l'odore di fritto delle bancarelle che si mischiava a quello degli escrementi del pollame venduto al mercato. E tutte quelle insegne, al neon, che nessuno guardava più. Colori sgargianti che s'attorcigliavano in ideogrammi complessi.
Shangai puzzava, sotto la pioggia.
Puzzava più di quell'uomo sconosciuto e corpulento, coi baffi, che parlava con papà. Se li ricorda i suoi zoccoli rumorosi, quando arrivava. Era il 1970.
Papà non lavorava mai. Era un disoccupato cronico. La bottiglia era il suo vero lavoro. Quante lacrime aveva versato mamma! Avrebbe potuto riempire tutte le bottiglie che scolava papà.
Mamma lavorava per tutti e tre, in una fabbrica di tessitura. Lina se la ricorda sua madre, con il suo sorriso triste sul volto stanco. Si alzava presto la mattina, e tornava la sera tardissimo. Se la ricorda mentre si accucciava esausta di fianco a lei, nel letto, e l'accarezzava sussurrandole: - Ce la faremo...
Era il 1970. Mamma era malata, e non poteva più lavorare. Ma quando poteva andava lo stesso, anche se le sue ossa erano diventate fragili. Un giorno che mamma era al lavoro, venne ancora quell'uomo, quello coi baffi. Veniva sempre quando mamma non c'era.
Quella volta se ne andò con Lina. Aveva solo cinque anni. Sentiva suo padre che singhiozzava. Immaginava sua madre che cuciva dolorosamente, e piangeva. Non li vide mai più.

L'uomo coi baffi aveva un circo. C'erano tanti ragazzi e bambini oltre a Lina. Lui li sottoponeva a ore e ore di massacranti esercizi. Lina se le ricorda le botte. Lui li picchiava, era cattivo. Se non tenevi il ritmo, non mangiavi; se protestavi, le prendevi. E poco importava se cadevi da un trapezio e ti spaccavi l'osso del collo: un incapace e una bocca da sfamare in meno.
Crescendo Lina capì che chi non ce la faceva veniva buttato in mezzo a una strada, finendo nel giro della prostituzione, o peggio ancora del traffico di organi. E allora si ripeteva sempre quelle parole che le diceva sua madre: - Ce la faremo...

Qingdao. Era il 1980. C'era foschia quella notte. Lina aveva deciso di fuggire. Non voleva più subire le angherie del suo padrone. Quella sera prese con sé poche cose e se ne andò, indisturbata, inosservata.
Qingdao era un grande porto, e c'erano tante navi mercantili, tanti container. Non le fu difficile confondersi, nascondersi. Vide una nave che recava grandi scritte in caratteri occidentali. Che potesse essere l'inizio di un nuovo sogno?

L'america era grande, ma non era facile viverci. Lina si arrangiò per molti anni esibendosi in spettacoli circensi, o elemosinando, mangiando e dormendo in rifugi di fortuna. Erano tempi difficili, ma non era la Cina. L'America offre sempre una speranza.
Poi un giorno Jerry l'avvicinò, dopo una sua esibizione di strada. Era poco più di un anno fa. Quell'uomo dai modi gentili le faceva complimenti che nessuno le aveva mai fatto. Le pagò il pranzo. Parlarono molto quel giorno, e quella notte Jerry le offrì di dormire a casa sua. Lina poteva farsi una doccia dopo solo Dio sa quanto tempo.
Quando furono tranquilli, Jerry le spiegò il suo piano. Jerry le prometteva tanti di quei soldi che già volava con la fantasia. Le prometteva il suo sogno. A Lina brillavano gli occhi.
Quella notte, fecero l'amore.

lunedì 22 marzo 2010

1.11 - CE LA FAREMO

La strada è un come un corridoio bianco circondato da pareti di conifere innevate. La carreggiata, scivolosa e decisamente meno battuta della 80, costringe Joe a rallentare l'andatura. La neve cade ormai fittissima, in grandi fiocchi soffici che ricoprono rapidamente ogni cosa.
- Se va avanti così domani mattina ce n'è giù un metro! - commenta Joe, con il naso appiccicato al parabrezza mezzo appannato, nel tentativo di vedere qualcosa ed evitare di finire fuori strada. - Russo, dove ci porta questa strada?
- Dovrebbe collegarci alla statale 88, che arriva a Davenport da nord. Se non ci beccano prima. - risponde freddo Yuri.
Dopo alcuni chilometri il bosco di conifere si apre sulla vasta campagna dell'Illinois, imbiancata a perdita d'occhio.
Silenzio. Il silenzio tutt'attorno è inquietante, innaturale. La neve cade talmente fitta che pare attutire anche il rumore del motore stesso del furgone. Un silenzio che riempie anche l'abitacolo. Un silenzio inquieto, spezzato solo dal ronzio della ventola del PC di Yuri.
Computer che con un sibilo, decide di tacere a sua volta.
- Merda. La batteria. Andata. - constata Yuri.
Joe sembra non ascoltarlo, intento a guidare: - Ehi! Che cazzo è là? - chiede all'improvviso. In lontananza, bagliori blu lampeggiano nella notte.
- Un posto di blocco, siamo fottuti - dice Greg, ormai rassegnato.
- Fottuti un corno! - e così dicendo Joe svolta a destra, in una piccola mulattiera che si snoda tra i campi dalla strada principale.
Il furgone fatica a incedere, la strada è stretta, probabilmente sterrata e poco più larga del mezzo stesso. Come se non bastasse, è ricoperta da venti centimetri di neve fresca, indice che di qua non è passato di sicuro nessuno.
- Voglio proprio vedere come ci arrivano qua! Le strade fanno schifo per noi, ma anche per loro! E io guido meglio di loro! - esclama Joe, senza perdersi d'animo.
All'improvviso Lina inizia a chiamare a gran voce Jerry. La testa del capo è poggiata sulle cosce della ragazza. Lina gli dà degli schiaffi leggeri sulle guance. Alcune lacrime scendono dai suoi occhi a mandorla.
- Svegliati, ti prego! Non puoi lasciarmi! Aiutatemi! - Lina è chiaramente in preda al panico - Sta morendo! Dobbiamo trovare soccorsi! Jerry...!
Jerry stringe la mano di Lina, e apre a fatica gli occhi. Dalla sua bocca esce solo un bisbiglio: - Ce la faremo...
E sorride.

mercoledì 17 marzo 2010

1.10 - ROUTE 80

Il furgone corre veloce sulla statale 80. Il tergi sfrega rapido sul parabrezza, spazzando via col suo fastidioso rumore i fiocchi di neve che ormai cadono abbondanti. La carreggiata è ancora in buone condizioni, ma non lo resterà per molto.
Dietro di loro, due volanti delle forze dell'ordine non mollano la presa. Tutti sono silenziosi, come il panorama di fuori, con i campi e i boschetti di conifere imbiancati.
- C'è qualcosa che non va... - bisbiglia Joe, senza riuscire a capire esattamente cosa.
- Fermatevi, non avete scampo! - urla l'altoparlante di una delle gazzelle all'inseguimento, il cui suono giunge ovattato, attutito dalla neve, attraverso i finestrini posteriori sfasciati.
- Merda! - esclama Joe - Non abbiamo più incrociato nessuno, ecco cosa non va!
- Posti di blocco! - incalza Yuri - Devono aver piazzato dei posti di blocco lungo la statale...!
Un colpo di fucile esplode interrompendo di botto la conversazione. Martinez sogghigna, dopo aver centrato in pieno il motore di una delle vetture della polizia, che comincia a fumare all'impazzata nell'atmosfera fredda. La pattuglia perde il controllo del veicolo, che si gira a causa del manto scivoloso, subito tamponato dal mezzo alle sue spalle.
- Gran colpo! - si complimenta Greg.
- Siamo fottuti ugualmente, dannazione - impreca Yuri, mentre cerca rapidamente sull'autoroute una possibile via alternativa.
- Dobbiamo allontanarci dalla 80, qui siamo fin troppo facili da beccare! Russo, muoviti a trovare una traversa in cui svoltare con la tua cazzo di mappa virtuale! - sbraita Joe.
- La batteria del PC mi sta lasciando... pashlij, krasivi, pashlij! - Yuri solleva le mani, lasciando che il disco del portatile lavori, incitandolo nella sua lingua madre.
- Dovevamo portarci una cartina, lo dicevo io che non c'era da fidarsi delle tecnologie comuniste - dice Greg con disprezzo.
- Veramente questo programma è opera del capitalismo americano. Ringrazia Bill Gates se finiamo in galera - ribatte piccato Yuri.
- Piantatela! Non ho voglia di sentire le vostre stronzate adesso! Mi innervosiscono, e non ho nemmeno le mie sigarette! - e così dicendo Joe attacca l'autoradio.

«... è costata la vita durante la rapina alla Banca Centrale. I fuggitivi sono armati e pericolosi. Fonti della polizia riferiscono che il loro mezzo viaggia in direzione Davenport lungo la statale 80... zzzzzz.... crcrcrcrcrcr... ed ora il meteo.... zzzzz... crcrcrcrrrrrrrr... l'abbondante nevicata che si sta abbattendo su tutto l'Illinois... zzzzzzzz... come o peggio di quella del '68. Si raccomanda di evitare di mettersi in viaggio ed utilizzare l'automobile... zzzzz...crcrcrrrr... »

Joe scuote la testa: - ...e vaffanculo, potevi dirmelo *prima* della rapina che non dovevo mettermi in viaggio, no?
- Svolta qua - dice Yuri improvvisamente.
Joe sterza bruscamente. Chiunque altro sarebbe uscito di strada. Il furgone imbocca una strada secondaria, sollevando una nuvola bianca ghiacciata.

mercoledì 10 marzo 2010

1.9 - EFFETTO DOPPLER

Joe sente il sudore freddo corrergli dalla tempia alla guancia. Poco più avanti le vetture rallentano, mettono le quattro frecce. Ancora poche decine di metri alla coda, ferma, bloccata, mentre i fiocchi di neve cadono sempre più grandi, e una poltiglia acquosa si va via via formando sul manto stradale.
Dietro, le sirene e i lampeggianti. Nessuna via di fuga. Fine dei giochi. Partita persa.
No.
Forse per gli altri, non per Joe. Con una manovra folle e inaspettata a pochi metri dalle auto in coda, l'ex pilota imbocca un'apertura nello spartitraffico. Birilli a strisce bianche e arancioni volano dappertutto, mentre il furgone invade la carreggiata opposta, prendendo la traiettoria di una ipotetica chicane. Joe schiaccia sull'acceleratore e stringe i denti. O la va, o la spacca.
- Tu sei pazzo!!! Ci ammazzerai tutti! - urla Yuri, seduto al posto del morto, interpretando tuttavia il sentimento comune.
- Sta zitto russo! E' la nostra unica possibilità! - ribatte Joe.
Le auto sfrecciano attorno al furgone, come lampi colorati accompagnati dal suono dei clacson, acuto come un urlo terrorizzato mentre s'avvicina, e cupo come un rimprovero mentre se ne va a pericolo scampato. Effetto Doppler.
Tutti si tengono saldi, il rischio di schiantarsi è altissimo. Lina chiude gli occhi, il furgone trema per la velocità. La ragazza aspetta il botto, il tuono, il rumore delle lamiere, da un momento all'altro.
Eppure no. Un movimento brusco tipo chicane nel senso opposto sentenzia il ritorno di Joe nella giusta carreggiata. Oltre l'incidente. Oltre l'ingorgo.
Greg guarda incredulo dai finestrini posteriori: alle loro spalle non ci sono inseguitori. Tutto bloccato.
- Diavolo d'un ragazzo, ce l'hai fatta. Tu sei completamente pazzo, ma ce l'hai fatta! Li abbiamo seminati!
Joe sorride: - Almeno per qualche chilometro...

giovedì 4 marzo 2010

1.8 - LAMPEGGIANTI BLU

Il furgone sfreccia lungo le strade cittadine, tra sorpassi azzardati e svolte improvvise.
Le volanti della polizia con le sirene spiegate sono già alle calcagna dei fuggitivi, con i lampeggianti blu che illuminano la notte.
Martinez spacca uno dei finestrini sul portellone posteriore, puntando con l'M-16 le ruote degli inseguitori. Compito non facile, vista la guida spericolata e irregolare del campionissimo. Alcuni colpi vanno a vuoto, mancando completamente il bersaglio.
- Cazzo! Non puoi fare manovre meno brusche? - lamenta Rudy.
Joe lo guarda nello specchietto retrovisore, mentre prende la mira con il suo fucile. Mi prendi per il culo? Non stiamo facendo una scampagnata! pensa. Quindi svolta bruscamente in una strada laterale.
La manovra è talmente improvvisa da cogliere tutti impreparati. Il furgone pare doversi ribaltare da un momento all'altro. Martinez, che tentava di centrare il motore di uno degli inseguitori, perde l'equilibrio, e cade sbattendo rumorosamente sul lato sinistro del van.
- Vaffanculo! L'hai fatto apposta! - sbraita il veterano.
- Io? No... - ribatte Joe, ghignando.

Yuri osserva la mappa dell'Autoroute sul suo PC: - Dobbiamo prendere la statale 80, direzione Iowa... -
- Lo so - dice Joe mentre imbocca la rampa per la tangenziale - dobbiamo percorrere un lungo tratto di tangenziale, e quindi imboccare lo svincolo giusto. Troveremo traffico natalizio in uscita, ma questo dovrebbe esserci d'aiuto: nessuno si azzarderà a spararci in mezzo alla confusione.
La strada a tre corsie esalta le abilità di Joe, che si esibisce in una folle gincana tra le numerose auto che procedono ordinatamente e a velocità moderata, scatenando un concerto di clacson ad ogni cambio di direzione. I lampeggianti della polizia sono sempre dietro, ma a distanza.
Yuri osserva dallo specchietto del passeggero: - Li stiamo seminan...! -
La frase del russo viene stroncata da una sequenza di improperi irripetibili da parte di Joe.
Una indicazione di coda causa tamponamento pochi chilometri più avanti lampeggia su uno dei tabelloni segnaletici che sovrastano la carreggiata.
- Porca puttana, non ci voleva! Razza di imbranati alla guida, come cazzo si fa a tamponarsi la sera della vigilia! Non potevi restare a casa a mangiare il tacchino?!?! Una donna... sicuramente una donna al volante! La patente dovrebbero bruciartela, cazzo! - Joe tasta il cruscotto, alla ricerca di un pacchetto di sigarette. Poi realizza di averle finite, e di non essere riuscito a comprarle alFoodMart - Oh merda! Non ho nemmeno le sigarette! Devo fumare, altrimenti divento nervoso!
- A dire la verità sembri già molto nervoso - puntualizza Yuri, commentando l'ovvio.
- Spasiba, russo. Grazie di avermelo fatto notare, non saprei come fare se non ci fossi tu! Piuttosto, trovami una cazzo di sigaretta! Voi, là dietro, nessuno ha da fumare? Neanche tu Greg? - Joe guarda sconsolato i cenni di diniego dei compagni: - Salutisti di merda...
- Joe, smettila di preoccuparti delle sigarette e fai alla svelta - rimprovera Lina - Jerry, come va?
Il volto del capo è pallido. E' cosciente, e Rudy l'ha medicato e fasciato, ma ha evidente bisogno di cure.
- Tutto ok, tutto ok - sussurra Jerry - Ci vuole ben altro che una semplice pallottola per far fuori Mulcachey...