martedì 25 maggio 2010

1.21 - SANGUE

Rudy suda freddo, mentre con le pinze scava nella ferita, cercando il bossolo. E' dannatamente in profondità, tra le pieghe della carne. Jerry, in uno stato di parziale incoscienza, ha continui spasmi di dolore che rendono difficile l'operazione, nonostante Greg e Lina lo tengano fermo al letto.
I suoi continui lamenti sono un continuo strazio per la giovane acrobata: ogni sussulto, ogni gemito, sono un colpo al cuore e un pugno nello stomaco, insopportabile, insostenibile. Lina sente le lacrime rigarle il viso, le labbra tremare.
All'improvviso, uno schizzo rosso imbratta Rudy. Il sangue comincia a sgorgare copioso dalla ferita.
- Merda! No! - Rudy cerca di tamponare alla meglio, mentre con la coda dell'occhio scorge Lina, pallida, che molla la presa su Jerry.
Lina si sente mancare, tutto gira, la nausea. Sente lo stomaco ribaltarsi. D'istinto corre verso il bagno, piegata su sé stessa, con le mani sulla bocca. Il primo conato caldo le bagna le dita proprio mentre raggiunge la tazza, su cui si riversa aggrappandosi ai bordi.
- Lina, non ora! Cazzo! - Rudy è visibilmente preoccupato, mentre il sangue gli insudicia le mani. Si guarda attorno, come se sperasse in un aiuto inatteso, in un miracolo. Ma nella stanza c'è solo Greg. Martinez respira, deve mantenere la calma, anche senza il supporto di Lina...
- Greg, aiutami, premi qui, premi qui! - urla Rudy.
Greg esegue, imprecando contro Lina, con odio: - Sei inutile! Inutile come tutte le donne! E' quando un uomo ha bisogno di voi che sparite!
- Basta Greg! Lascia perdere! - lo zittisce Rudy, sorpreso dalla reazione spropositata di Greg - Non è il momento. Stringi forte qua... ecco.
Martinez trattiene il fiato, mentre sfrutta tutte le sue nozioni di pronto soccorso per fermare l'emorragia. Nella sua testa rimbombano i lamenti di Jerry, e i continui rigetti in sottofondo di Lina. Ha fallito, non è riuscito a estrarre il proiettile. Non sa quanto il capo potrà resistere senza adeguate cure mediche.

martedì 18 maggio 2010

1.20 - RUDY MARTINEZ

Il cuore di Rudy batte all'impazzata, il sudore freddo gli cola lungo la spina dorsale. E' la paura. La paura della morte. Jerry ne è l'incarnazione.
All'inizio di quest'avventura non avrebbe mai pensato che Jerry potesse morire.
Rudy e Jerry si erano conosciuti nell'esercito, in occasione della Guerra del Golfo. Avevano combattuto insieme durante Desert Storm. Non si erano mai frequentati prima. Ma la guerra ha uno strano potere. Tutto è amplificato: odio, amore, amicizia, complicità, sacrificio sono portati all'estremo, senza raziocinio. Del resto come dubitarne: la guerra, quella sul campo, quella fatta di sibili di pallottole, di boati, di sangue, è tutto fuorché calcolo e raziocinio. I calcoli li fanno altri, nelle sale del potere, con le loro alte uniformi.
Rudy non aveva mai avuto paura della morte, non in guerra. Probabilmente nemmeno Jerry. In guerra non si ha il tempo di aver paura di morire. Ci si crede immortali. Muoiono sempre gli altri.
Rudy deglutisce, fissando le pinze sulla ferita aperta di Mulcachey.
Poi un giorno la guerra finisce. Tutti a casa. Avete servito bene la patria, ecco le vostre medaglie. Da quel momento sei solo, con la tua eredità di guerra.
Rudy, come tanti commilitoni, ha avuto in eredità il nemico. Non quello iracheno. Un nemico nuovo, più subdolo, dentro di lui. Un nemico invisibile che ti divora dentro. Il cancro.
Dicono che sia stato l'uranio impoverito. Dicono che siano state le armi chimiche di Saddam. Dicano quel cazzo che vogliono. Di fatto non interessa più a nessuno.
L'America ha abbandonato i suoi eroi. Ognuno col suo male da combattere, una battaglia persa per chi non ha una buona assicurazione sanitaria che gli paghi le cure.
Rudy era senza speranze, ed è quando tenti e ritenti di combattere, senza averne i mezzi, che senti la paura che t'attanaglia, il senso di impotenza. Lo stesso che c'è ora tra lui, quelle pinze e la pallottola nel ventre di Jerry. E poi c'è la vergogna: insensata, inspiegabile, ma presente. Quella che ti impedisce di parlarne, quella che ti porta a diffidare di tutti gli sguardi, che sembra possano vedere il male annidato nel tuo corpo.
Il capo gli aveva ridato le speranze con questa rapina, una montagna di soldi con cui sconfiggere la malattia.
All'inizio di quest'avventura non avrebbe mai pensato che Jerry potesse morire. Quanto meno, non prima di lui.

venerdì 14 maggio 2010

1.19 - NON DOVEVA ANDARE COSI'

L'arredamento delle stanze è vecchio e spartano. La carta da parati che odora di muffa, il mobilio anni '60 e vecchi quadretti con stampe sbiadite. Questi ultimi in particolare sembrano essere il malinconico ricordo di qualcosa che il tempo ha consumato, di una vita che se ne sta andando.
Nulla di più vero, pensa Lina posando lo sguardo su Jerry. La tristezza l'assale.
Al suo fianco c'è Rudy. Hanno concordato di rimanere con il capo, nella stanza 314. Gli altri si sono sistemati dall'altro lato del corridoio.
- E' febbricitante - osserva Lina.
Rudy annuisce. La ferita si sta infettando, Jerry non ce la farà se non si estrae il proiettile.
Martinez fissa il vuoto, un punto indistinto del pavimento, seduto su una vecchia sedia in ferro battuto, i gomiti poggiati alle ginocchia. Non doveva andare così. Il veterano stringe i pugni. Le sue speranze, illusioni, paure sono in qualche modo legate a Jerry. Non doveva andare così.
- Posso provare a tirare fuori la pallottola - dice.

Quando Rudy torna con la cassetta del pronto soccorso, incrocia lo sguardo di Lina, speranzoso e preoccupato allo stesso tempo.
- Non è stato difficile averla dalla Sterling, ho finto di essermi tagliato un palmo con la lametta da barba - dice Rudy, senza che Lina gli abbia chiesto niente.
La vecchia valigetta metallica contiene bende, cerotti, acqua ossigenata, alcol. Rudy fruga, finché non trova delle pinzette. Non sono certo il massimo per tentare l'estrazione di un proiettile, ma la guerra ti abitua anche a questo.
- Lina, chiama Greg, avremo bisogno del suo aiuto. E ricordagli di portare il suo whiskey.

Rudy termina di sterilizzare le pinze alla bene e meglio sulla fiamma dell'accendino di Greg. Poi prende l'alcol dalla cassetta. Jerry lo guarda con le palpebre socchiuse, con le occhiaie viola che contrastano nel pallore del volto imperlato di sudore.
Martinez versa un po' di alcol sulla ferita. Jerry si lamenta. Lina e Greg lo tengono per evitare che si muova.
Rudy si prepara, e appoggia le pinze alla carne viva. Gli tremano le dita. Non va bene, non va bene... che cazzo stai facendo Rudy, che cazzo stai facendo?

mercoledì 5 maggio 2010

1.18 - WHITE CHRISTMAS

Joe fa strada sulla veranda del motel, suonando il campanello. Dietro di lui Jerry viene sorretto in stato di semi incoscienza da Greg e Rudy, sotto lo sguardo apprensivo di Lina.
La signora Sterling apre la porta esibendo un caldo sorriso. Joe entra, seguito dai compagni.
- Oh, poveretto! - esclama la vecchietta, notando il pallore mortale di Jerry - Sembra molto stanco.
- No signora, non è stanco, ha solo esagerato con il whiskey! - risponde prontamente Joe, anticipando le preoccupazioni dei compagni - Nulla che una buona dormita non possa rimediare. Adesso lo portiamo in stanza...
- Vi ho assegnato le stanze più vicine alla reception, sono le prime che danno sui corridoi al lato del bancone. Ecco queste... - dice la Sterling, estraendo da una credenzina una vecchia planimetria del motel, usata in passato per indicare le uscite di emergenza. Il suo dito scorre sulle sei stanze, numerate dalla 312 alla 314, dalla 317 alla 319.
- Sono ancora un po' freddine, ma si scalderanno presto, non temete - dice la signora con fare rassicurante - Nel frattempo vi ho scaldato la cena.
Il rumore delle posate accompagna una cena silenziosa e carica di preoccupazioni, dettata più dalla necessità di nutrirsi che dalla fame. Tensione che contrasta duramente con l'atmosfera natalizia della stanza e con le continue premure della signora Sterling.
- Funziona quella radio? - chiede Yuri senza preamboli, spezzando il silenzio. Il russo ha puntato il suo sguardo su una vecchia radiolona a valvole impolverata, abbandonata in cima allo scaffale dei tabacchi dietro il banco di ricevimento.
La signora rimane un attimo spaesata per la domanda improvvisa, poi fa un gran sorriso: - No, caro, purtroppo no. E' un peccato perché mi teneva una gran compagnia. Si è rotta proprio poco tempo fa, e sto aspettando che Trevor me ne porti una nuova.
- Trevor? - chiede Madronich, prima che Joe lo possa intercettare per impedirgli di porre la domanda. Maledetti lui e Greg quando non si sono soffermati sul raccontare ai compagni chi è Trevor...
- Sì, il mio caro nipote! Che sbadata, non ve ne ho mai parlato? O forse sì? E' lui che mi aiuta tanto... bla, bla, bla... - la voce della vecchietta diventa un suono monotono e ripetitivo nella testa di Yuri, come quello dei floppy disk in lettura. E come con i floppy disk, ci vuole pazienza prima di estrarli, e attendere che finiscano.
- ...bla, bla, bla ... non verrà prima di capodanno, col tempaccio che c'è. E poi, anche lui caro figliolo vorrà passare le feste con i suoi a Rockford e non con una povera vecchia rimbambita!
Yuri coglie prontamente l'occasione di una pausa nel discorso della Sterling: - Posso ripararla. La radio. In stanza, però.
- Davvero? Che bravo ragazzo! - esclama la signora - Ma certo fai pure! Portala nella tua camera, così stai comodo. Bene, ora si è fatto tardi, sarete stanchi. Lasciate pure, ci penso io a sparecchiare e lavare le stoviglie.
La signora Sterling raccoglie i piatti, e col suo piatto strascicato si avvia verso la porta alla destra del banco, verso le sue stanze, mentre canticchia a labbra strette il "White Christmas".