mercoledì 29 settembre 2010

1.36 - IL BRANCO

- No... non è possibile, cazzo! Non è possibile! - balbetta Rudy, con lo sguardo inchiodato sulla gola del mastino. - Questo è il cane che ho ammazzato ieri sera! Come faceva ad essere vivo? Una bestia a cui apri la gola muore! Punto e basta! Che cazzo sta succedendo qui? Sapete dirmi che cazzo sta succedendo qui!?!?
- Non lo so, ma andiamo via! - la frase esce tremante dalle labbra di Greg. Pallido in viso, l'ex minatore è scosso da brividi di terrore, mentre stringe tra le braccia il suo shotgun, che pare essere la sua ancora di salvezza con la realtà.
- E' la roba che ci ha dato da mangiare quella vecchia puttana! - esclama rabbioso Joe - Ci ha drogato, abbiamo le allucinazioni, non può essere altrimenti!
Altri ululati. Rudy balza nella neve, allontanandosi quanto basta per scorgere la strada dall'alto della collinetta. Un branco di cani rabbiosi si muove rapido nella neve della via principale, proprio in direzione della chiesa.
- Vaffanculo Joe! Anche quelli sono un'allucinazione? - urla Rudy, visibilmente teso. - Nella chiesa, muovetevi, nella chiesa!
Seguendo le indicazioni da guerrigliero esperto di Martinez, i tre si barricano all'interno dell'edificio religioso. L'ambiente è scuro e odora d'incenso, l'unica fonte di illuminazione proviene dall'esterno, attraverso i piccoli lucernari di vetro istoriato che si aprono vicino al soffitto e dalle due finestre dotate di grata in ferro battuto ai lati dell'ingresso.
Joe chiude i resistenti portoni di legno dell'ingresso principale, mentre Rudy puntella le ante con alcune delle vecchie panche della piccola navata.
I latrati si fanno sempre più vicini.
Rudy spacca il vetro della finestra alla destra del portone col calcio del fucile: - Greg, tu mettiti all'altra finestra!
I due fanno scivolare le loro armi attraverso le grate. Dopo gli ultimi istanti di silenzio, Martinez fa partire una raffica di proiettili sul branco che avanza, seguito dall'esplodere violento dei pallettoni di Greg.
Il fuoco di sbarramento falcia nel mucchio. Pezzi di carne e sangue schizzano nella neve davanti alla chiesa, tra i guaiti di morte delle bestie inferocite.
- Ahahah!!! Crepate merde! - sbraita estasiato Rudy, facendo saltare teste come un cecchino.
Joe si allontana dall'ingresso principale, e avvicinatosi all'altare afferra un pesante candelabro... non si sa mai. All'improvviso, un raspare di unghie sul legno attira la sua attenzione su una porticina seminascosta poco distante da lui, vicino alla zona del tabernacolo. La sagrestia! Non è barricata!
Joe fa appena in tempo ad allarmare i compagni, quando la porta si apre di schianto e un mastino sbavante balza dentro assieme a una ventata di freddo gelido.
Joe si ritira veloce nel tentativo di sfuggire all'assalto del cane, ma scivola malamente. Greg e Rudy si voltano di scatto puntando i fucili.
- No Greg!!! - urla Martinez prendendo la mira. Lo shotgun del compagno impallinerebbe anche Joe. Se ne deve occupare lui stesso. Una leggera pressione del grilletto, e tre colpi precisi dell'M16 fanno saltare le cervella dell'animale.
- Greg, tieni a bada quelli fuori! - ordina Rudy, mentre scatta a chiudere la porta della sagrestia. - Joe, tirati su e portami una panca...

martedì 21 settembre 2010

1.35 - PEZZI DI RICAMBIO

Rudy apre il portone malandato della rimessa sfilando il catenaccio. Il veterano spinge le ante di legno traballanti, forzando la loro corsa nella neve.
La luce grigia del mattino illumina l'interno del capanno. Il vecchio furgone del sagrestano è lì, proprio come aveva suggerito la vecchia, abbandonato e impolverato. Sul fondo si scorge anche un banchetto da lavoro pieno di arnesi, minuziosamente ordinati in comparti di compensato o nel porta attrezzi appeso alla parete.
- Non potevo desiderare di meglio! - esclama Joe. Senza esitare apre il cofano del vecchio mezzo, e con sguardo avido esamina le parti ancora buone da utilizzare per la riparazione del Land Rover.
- La cinghia di distribuzione non è messa male, farà al caso nostro.
Joe prende dal banchetto il necessario per smontare il ricambio, assieme a uno straccio per pulirsi dall'olio. Ha sempre apprezzato quel nero che il motore ti lascia sulla pelle, quello sporco che è una sorta di marchio in grado di distinguerti dai profani, che racconta a tutti "io ci so mettere le mani".
Non ci mette molto a recuperare i pezzi che gli servono, ed è proprio mentre conclude che Greg si affaccia alla rimessa.
- Eccoti, dove ti eri cacciato? - chiede Rudy, ma subito il suo tono si fa preoccupato vedendo il pallore sul volto del compagno. - Ehi... ma... qualcosa non va?
Greg fa per dire qualcosa, ma non ne ha il tempo. Un latrato rauco rompe il silenzio.
L'ex minatore nel panico si getta nel capanno per trovare riparo, inspiegabilmente.
-Chiudi! Chiudi! - urla spasmodicamente; la paura lo attanaglia da dentro.
Martinez imbraccia istintivamente l'M16. E' abituato alla tensione, all'adrenalina del pericolo. In pochi attimi osserva la situazione, valuta le minacce.
Il mastino galoppa rapido verso il capanno, con la bava alla bocca e la lingua penzoloni, lasciandosi alle spalle una scia rossa sulla neve.
Rudy alza il fucile portando il mirino in linea col suo sguardo, e si prepara al rinculo. Troppo facile.
La leggera pressione dell'indice sul grilletto dà il via alla rapida sequenza di colpi che falciano senza pietà la bestia, rimbombando assieme ai guaiti dell'animale nel silenzio che li circonda.
"Era già ferito, cane di merda" pensa Rudy osservando la striscia di sangue lungo il percorso della bestia, mentre con Joe si avvicina al corpo straziato.
- Dio mio... non è possibile...
Martinez sente una vertigine improvvisa, non crede ai suoi occhi. Un ampio squarcio di coltello si apre sulla gola del mastino.

martedì 14 settembre 2010

1.34 - LA CHIESETTA

La chiesa si staglia sulla sommità di una piccolo terrapieno, una collinetta su cui la neve nasconde il selciato che si suppone correre dal vecchio cancelletto in ferro battuto fino ai portoni di legno scuro.
Tutt'attorno, lapidi e croci del cimitero del paese circondano l'edificio, alla maniera tradizionale delle piccole parrocchie.
- Questo posto è inquietante - commenta Rudy. Il suo respiro condensa al contatto con l'aria fredda, dando l'impressione che le parole congelino nell'esser pronunciate, diventando pesanti come macigni.
- Il capanno dovrebbe essere sul retro della chiesa, muoviamoci - dice Joe, incamminandosi tra le tombe.
Greg che chiude la fila. E' peculiare come tra tutte le lapidi e le croci, ci sia un solo mausoleo. Incuriosito l'ex minatore si avvicina, lasciando che i compagni continuino verso la rimessa.
L'interno della piccola cappella è sigillato da una grata metallica, chiusa con catenella e lucchetto. Al di la delle sbarre, un lumicino funebre brucia con fiamma incerta. Chi può averlo acceso...? si chiede Greg, ma trova quasi subito la risposta che cercava: sulla parete frontale spicca il loculo recante il nome di Abramo Sterling; si tratta certamente della tomba di famiglia.
L'attenta osservazione di Greg viene interrotta bruscamente da uno strano rumore. L'ex minatore si volta, cercando con lo sguardo la fonte di quell'anomalo raspare nella neve, fino a quando non nota un cane, un mastino scuro che in prossimità di una tomba vicina al muro di recinzione affonda la testa nella neve e scava con le zampe anteriori.
Un'improvvisa sensazione di inquietudine assale Greg: non riesce a farsi domande, non riesce a pensare, a riflettere. Quella semplice visione di un randagio che scava in un terreno di morte risveglia paure istintive, che lo spingono a fuggire, ad allontanarsi, a raggiungere i compagni al capanno.

lunedì 6 settembre 2010

1.33 - PARENTI ILLUSTRI

Rudy, Joe e Greg s'incamminano nella neve alta fino a metà gamba. Il freddo è pungente, i fiocchi cadono lenti e meno intensi della notte prima. La luce grigia e monotona del mattino è fastidiosa per gli occhi, e una bruma biancastra limita la visibilità.
I passi dei tre compagni sono l'unico rumore nel paesaggio desolato della via principale, suono che si smorza in pochi attimi, assorbito dal cadere del nevischio.
Dopo alcune centinaia di metri, sul lato sinistro fanno capolino alcuni vecchi negozi.
- Sembra una vecchia drogheria - commenta Rudy.
- Diamo un'occhiata - dice Joe.
L'interno dell'edificio di legno è percorso da micidiali spifferi di aria fredda, che filtrando dai vetri rotti generano taglienti correnti gelide. Ragnatele e polvere regnano incontrastate negli angoli e su un bancone malandato, alle cui spalle merci scadute da un decennio giacciono sui ripiani di arrugginiti di scaffali metallici.
Qua dentro, la sensazione di abbandono si tasta in tutta la sua pienezza.
- Sembra che qui il tempo si sia fermato, che chi era qui sia fuggito lasciandosi dietro tutto. E' vero, non sembra esserci nulla di valore... ma perché non svuotare gli scaffali? Che senso ha? - constata Martinez.
- Fregatene Rudy, troviamo un mezzo e andiamocene da qua. Ne ho abbastanza di questo posto - dice Greg, mentre segue con lo sguardo Joe e il veterano che accedono al retrobottega.
Nel piccolo stanzino illuminato da una finestrella minuscola, un vecchio telefono è appeso alla parete, esattamente sotto una vecchia locandina. Probabilmente l'apparecchio veniva utilizzato come telefono pubblico.
Rudy solleva la cornetta, ma subito scuote la testa: non c'è linea.
- E quella che roba è? - chiede Joe, indicando il manifesto sbiadito.
La locandina ritrae una copia di una vecchia fotografia, in cui si vede il mezzobusto di un uomo elegante in posa accanto ad un piedistallo, su cui è poggiato un cofanetto aperto che mette in bella mostra un prezioso pendaglio. Ai piedi della foto una didascalia recita "In memoria di Abramo Sterling, 1830-1930, benefattore di Brumhill. 40° anniversario."
- Ah, ma pensa! - esclama Joe - La vecchiaccia ha parenti illustri!
- C'è scritto qualcosa sulla targhetta sotto quel cofanetto nella foto... - Rudy cerca di aguzzare la vista più che può. - Aaahhh! Dannazione! E' troppo piccolo.
Greg si avvicina alla locandina e la strappa dal muro, quindi la caccia mezza stropicciata nelle mani di Martinez: - Lascia perdere detective, non è il momento. Quando ce ne saremo andati da qui potrai prendere una bella lente d'ingrandimento e leggere con calma!