martedì 28 agosto 2012

13 - ARMI

Una pistola è come una persona, al suo interno ha tante parti minute, ognuna di esse è necessaria a farla funzionare. A volte qualcuna si incastra o si rovina o si rompe, e allora bisogna trovare la causa del guasto e sistemare il pezzo.
Ryan si fa scivolare l’arma tra le mani, sul comodino c’è il caricatore, la molla, il cane, il grilletto, la canna rigata, il meccanismo di espulsione è sul letto, smontato con attenzione.
A Ryan piace pulire le armi, è una cosa che lo rilassa, che tiene la mente occupata.
In Francia smontava il suo fucile anche 2 volte al giorno, lo oliava e lo ricomponeva.
Non ha mai sbagliato un colpo.
Tony è un ragazzo che si crede grande con una pistola, per lui è solo un oggetto, ha fatto più danni cercando di disincepparla con la forza di quanti ne abbia fatto il proiettile non espulso.
Ma questa pistola ha tradito anche lui nel momento che più gli serviva, fa scattare il carrello con un colpo secco, meglio assicurarsi che non succeda più.

domenica 26 agosto 2012

12 - UN ALTRO ANNEGATO

Lasciata la Weley & Masterson con qualche informazione in più Perlenbacher segue Connor verso la vicina biblioteca/emeroteca.
- Cosa stiamo cercando professore?
- C’è qualcosa che non mi convince… perché uccidere un uomo di Falmouth e poi andare a seppellirlo in un posto tanto lontano dal paese? Sembra che qualcuno si sia preoccupato tantissimo di far sparire i resti di questo poveretto, fin troppo. Quindi la domanda diventa: perché? E credo che la risposta sia contenuta nei giornali dei giorni precedenti.
Il vecchio professore sfoglia i numeri arretrati del Portland Tribune, l’unico quotidiano di questa zona.
Perlenbacher borbotta che lui giornali li scrive però lascia il professore al suo metodico lavoro.
- Eccoci qui!
Perlenbacher alza la testa, si era quasi addormentato nel tepore della sala di consultazione.
Si avvicina.
- Omicio di capodanno - legge Connor - Un abitante di Falmouth, Paul Hamley è stato trovato sulla costa di Falmouth da alcuni ragazzi che erano andati a festeggiare il Capodanno con un falò sulla spiaggia. L’uomo, un disoccupato che viveva di espedienti, pare essere annegato e, stando alle prime ricostruzioni, sembra che qualcuno abbia voluto nascondere il suo cadavere affondandolo al largo. Le correnti però hanno trascinato il corpo a riva e reso possibile la macabra scoperta.
“Pensavamo che fosse un tronco o una cosa così” ha riportato uno dei ragazzi “Invece era un cadavere, siamo subito corsi a chiamare la polizia, non mi dimenticherò di quegli occhi bianchi finchè campo”.
Gli investigatori non hanno rilasciato dichiarazioni, questo è il secondo omicidio in appena 3 mesi. A ottobre infatti, in una vecchia segheria in disuso nei boschi a nord della città, erano stati rinvenuti i resti di un senzatetto, ucciso probabilmente in un regolamento di conti e successivamente sminuzzato con una sega da tronchi.
- Annegato eh? Credo che potremmo fare due chiacchiere con l’autore di questo pezzo dopotutto, potrebbe essere un giro a vuoto ma siamo qui a Portland… e si tratta pur sempre di un collega.

11 - JOD LINE

- Provate al Roxy Bar. So che Jod bazzica quel posto.
Tony guarda il volto duro di Mike Hertz, è tutto il pomeriggio che lui e McCormak sono alla ricerca di questo nome.
Jod Line, carpentiere, si occupa della riparazione delle barche nella bella stagione, in inverno è un disoccupato come tanti.
Due settimane prima è stato visto in compagnia di Constance Reed, la vittima.
Queste le poche informazioni che McCormak è riuscito a strappare all’assonnato proprietario del parcheggio dei trailer dopo l’incursione finita male di Ryan.
Una pista abbastanza esile…
Baronetto torna verso il Ford dove l’investigatore lo sta aspettando appoggiato a una fiancata, fumando una Lucky Strike e guardando le case in riva alla costa.
- Niente?
- Niente, ad eccezione del fatto che questo Jod bazzica il Roxy Bar.
- Mmm…
McCormak fa una lunga tirata e poi schiaccia la sigaretta sull’asfalto umido e sporco.
- Il Roxy Bar… Credo che ci convenga farci una visita stasera…

domenica 19 agosto 2012

10 - ROBB MITCHELL

Connor ridacchia.
- Complimenti lei ci sa davvero fare con le parole.
- Eh già! E ora da chi ci dirigiamo?
- Se posso dire la mia eviterei il caposquadra.
- Come mai? Volevo iniziare da lui.
- Si fidi, vede lo sguardo sfuggente e le mani sempre indaffarate? Quell’uomo ha qualcosa che gli pesa. Ci ha fissato insistentemente da quando siamo entrati, e ogni volta che lo guardavo fissava qualche sottoposto, secondo me non ha piacere a parlare con noi, meglio non inimicarselo, cerchiamo invece Robb, è di Falmouth, è qui da poco, non solo sarà meno diffidente ma avrà ancora pochi amici qui e quindi parlerà con più franchezza.
- Parola mia professore, proprio un bel trucchetto ha tirato fori dal cappello! E’ questo che insegna all’università?
- In realtà insegno Storia Antica, ma in Europa queste tecniche di psicologia si stanno affinando sempre di più.
- Un giorno me ne dovrà parlare, ne farò una serie di articoli! Ecco Robb che stacca per il pranzo, andiamo.
Sotto il fuoco di fila dei flash e delle domande di Perlenbacher, il ragazzo cede velocemente, soprattutto quando il giornalista gli assicura che tutto quello che dirà sarà coperto da segreto professionale.
La cosa che tormenta il caposquadra è che Uwe, uno dei suoi, ha mancato turno, per una tresca con una cameriera del Momo’s, racconta.
Robb l’ha coperto portando per quel giorno un tizio di Falmouth, un certo Robert Axman che sembrava alla ricerca di un lavoro nell’edilizia.
- Dove lo possiamo trovare?
Questo lui non lo sa, lui l’ha visto un paio di volte in un locale poco fuori Falmouth, il Roxy Bar…

mercoledì 15 agosto 2012

09 - WELEY AND MASTERSON

Falmouth / Portland, Gennaio 12, 1929 – Pomeriggio

- Ahhhh che dormita!
Perlenbacher si stiracchia sul sedile del Greyhound prima di scendere ancora intontito a Portland.
- Bene mettiamoci all’opera, creda a me professore, nessuno resiste al fascino di una bella intervista!
Il giornalista si dirige quindi a passo svelto verso la Weley and Masterson.
Si dia inizio allo spettacolo, pensa tra se e se mentre con il suo sorriso migliore e il taccuino in mano fa il suo ingresso nella segreteria.
- Ma che bella ragazza abbiamo qui! Dimmi piccola, il capo non c’è? Sto scrivendo un articolo e volevo citare questa ditta.
Si muove rapido per la stanza.
- Guarda qui! Che gente operosa!
Scrive qualcosa e si sposta di nuovo.
Un flash esplode abbagliante.
- Ecco sorrida un po’ di più!
Flash.
Quindi si siede su un angolo della scrivania osservando la ragazza visibilmente stordita dalle chiacchiere e dall’entrata in scena.
- Bene bellezza, sto scrivendo un articolo sul cadavere di Diamond Cove, per il Post - fa sfrecciare veloce la tessera di giornalista coprendo il nome del giornale. - Roba grossa, omicidio.
La ragazza balbetta senza sapere cosa dire.
- Noi non c’entriamo nulla, noi abbiamo solo fatto i lavori, la prego non ci metta in cattiva luce…
- Ma no! Cosa hai capito zuccherino? Voglio anzi che questa azienda ne esca pulita, capito? P-u-l-i-t-a! parola di Perlenbacher! E perché no? Con un po’ di pubblicità gratuita! Senti ho chiamato il mio capo pochi minuti fa Fermate le rotative! gli ho urlato, Perlenbacher è in caccia! A New York stanno tutti aspettando il mio pezzo! E tu, tesorino, se mi darai una mano potresti essere in seconda pagina entro domani!
La ragazza ormai completamente in balia dei modi del giornalista racconta senza remore il poco che sa. Recupera i nomi degli operai addetti e si lascia scappare che un certo Robb Mitchell di Falmouth ha lavorato quel giorno con la squadra.
- Ottimo bambolina! - e balza in piedi. - Grazie di tutto e non preoccuparti, i tuoi capi saranno entusiasti del mio pezzo.
Sfoglia furiosamente il taccuino e si dirige fuori prima che la povera ragazza abbia il tempo di ribattere alcunché…

sabato 11 agosto 2012

08 - NOTTE INSONNE

Falmouth, Gennaio 12, 1929 – Mattina

Il professor Connor e Perlenbacher si guardano stanchi.
Per tutta la notte in un improvvisato giaciglio della pensione dove sono alloggiati hanno lavorato per sistemare la ferita di Ryan.
Il pavimento e le lenzuola del letto sono un disastro di sangue.
L’ex sergente riposa, il respiro è calmo.
- Ottimo lavoro professore.
- Anche a voi amico, anche a voi.
- Sa, lavoriamo bene assieme, lei è davvero un pozzo di scienza, parola mia.
Perlenbacher emette un fischio di ammirazione prima di rendersi conto di quanto sia fuori luogo.
- Beh, comunque oggi pomeriggio volevo fare un salto a Portland a raccogliere qualche altra informazione, le cose qui si stanno facendo violente e non disdegnerei avere qualche sicurezza in più.
Osserva distratto l’automatica nichelata di Tony ancora incastrata dalla sera prima.
- Che ne dice? Mi accompagna?
- Volentieri figliolo, lasciamo i duri qui a Falmouth, noi andiamo a far funzionare la testa.

mercoledì 8 agosto 2012

07 - UNO SPARO NELLA NOTTE

- Vado avanti io, tu aspettami qui in macchina e avvisami se arriva qualcuno, dice Ryan.
Il tono è autoritario, è stato pur sempre un sergente dell’esercito americano prima di essere radiato.
- Dammi la tua pistola.
Tony gli passa l’automatica brunita.
Ryan la soppesa, poi tira indietro il carrello mettendo il colpo in canna.
Tony lo guarda freddo.
- Non si sa mai, gli dice uscendo.
Scivola tra le roulotte non incontrando anima viva.
Passa a fianco a un uomo che beve seduto su dei gradini, si scambiano appena un’occhiata svogliata.
Odore di urina e di sporco, le latrine, è vicino.
Raggiunge il trailer di Reed, in un angolo, versa in pessime condizioni, vernice scrostata, vetri rattoppati con il nastro adesivo.
La porta è socchiusa, scivola dentro.
Controlla lo stretto spazio.
L’interno è in disordine.
Abiti sul pavimento, avanzi di cibo e bottiglie vuote.
Alcuni giornali macchiati.
Trova una vecchia candela.
La luce tremolante proietta ombre in ogni vano.
Fa due passi verso il fondo.
Un gabinetto chiuso, un armadio e quello che sembra essere una piccola cassettiera.
I cassetti sono divelti e rovesciati a terra.
Tasta l’automatica.
Inizia a cercare tra i pochi averi sparpagliati sul pavimento.
Un lembo di tessuto umido.
Neve.
Della neve qui.
Qualcuno è entrato, da pochissimo.
Si gira rapido proprio mentre con un colpo secco la porta dell’armadio si spalanca.
Reagisce d’istinto balzando indietro.
Una figura corre fuori.
Si lancia all’inseguimento.
L’altro raggiunge la rete metallica che delimita il parcheggio, si aggrappa e si lascia cadere dall’altra parte.
Ryan ripone la pistola e fa lo stesso.
Ora corrono nel bosco che circonda il campeggio improvvisato.
Ryan sente l’uomo davanti a lui ansimare anche se non lo vede quasi.
Controlla il respiro, non basta qualche anno di sbronze per cancellare l’addestramento militare.
Si muove rapido, estrae l’arma.
- Fermo o sparo! - urla.
Ma l’altro continua a correre.
Ryan tira il grilletto.
Tlak.
Il proiettile si incastra.
Maledetto italiano.
L’altro sente il rumore, si gira.
Due lampi illuminano la notte.
Un boato rimbomba assordante nel bosco.
Qualcosa strattona il corpo di Ryan lo fa girare su se stesso come se un gigante gli avesse preso la mano e lo usasse come un pupazzo.
Si ritrova a mangiare neve senza fiato.
Da qualche parte l’uomo sta scappando.
Rimane qualche secondo nella neve e sente il sangue caldo scivolargli tra le dita.
Il proiettile gli ha colpito il polso sinistro, spaccandoglielo.
Stringe la ferita pulsante.
Si mette in ginocchio e quindi si alza aiutandosi con un tronco gelido.
Ringrazia la sua buona stella, il buio e le armi imprecise.
Quindi stringe i denti e cerca di raggiungere nuovamente l’auto di Tony.

venerdì 3 agosto 2012

06 - FALMOUTH

Falmouth, Gennaio 11, 1929 – Tardo Pomeriggio

La strada si stende come una linea di confine immaginaria tra due metà di un foglio immacolato.
Il vecchio Ford di Tony avanza sulla provinciale lentamente evitando il più possibile gli sbandamenti e le buche nascoste dallo strato di neve fresca.
Falmouth si palesa mentre il sole inizia la sua parabola discendente.
Una serie di vie dritte incornicia case vuote, cartelli vendesi e cortili ingombri di rifiuti e mobili pignorati.
In lontananza le sagome di cementifici chiusi, per strada pochi uomini coperti da pesanti pastrani, con il passo svelto e gli occhi bassi.
Falmouth è una delle tante facce dell’America piegata.
McCormak si dirige alla stazione di polizia, un edificio pulito e moderno.
A fianco alla scala di ingresso due mendicanti tendono ignorati una mano aperta.
L’occhio allenato del detective riconosce subito come lo sceriffo qui abbia il suo bel da fare, probabilmente 12 uomini e 2 volanti andavano bene quando c’era lavoro, ma adesso sono decisamente pochi a controllare una città piena di sfaccendati e ubriaconi.
Lo sceriffo è comunque cordiale, e sì, conosce Constance Reed. Ha perso il lavoro due anni fa come molti, vive di espedienti, beve forte, ma in fondo è un uomo tranquillo, non da fastidio a nessuno.
L’ultima volta bazzicava uno dei parcheggi di trailer convertiti ad abitazioni a nord di Falmouth.
Lo sceriffo si offre anche di accompagnare McCormak la sera stessa, dopo che l’investigatore gli ha mentito raccontando che cerca Reed per una storia di furti.

Tony Baronetto e Ryan invece agiscono subito.
Tony ha scoperto la posizione della roulotte temporaneamente occupata da Reed fingendosi un fratello preoccupato.
I due la raggiungono con il favore del buio…