martedì 30 ottobre 2012

31 - LA FUGA DI O'HALEY

Alle sue spalle Perlenbacher si è arrampicato sul tetto sparando verso le macchine fino a quando ha esaurito i colpi della sua arma.
Tony si appoggia al muro.
Con la mano tremante inserisce un nuovo caricatore.
All’improvviso un uomo esce dalla porta della cucina sparando.
Tony si butta a terra d’istinto e l’altro ne approfitta per infilare la porta. È O’Haley.
- Vai vai! Metti in moto! Urla.
Entra di corsa nella berlina mentre l’ultimo superstite del cortile entra con lui.
Perlenbacher salta a terra correndo ma la macchina in uno stridore di pneumatici e neve sporca infila il cancello di uscita.
Il giornalista la insegue sulla strada sparando ancora qualche colpo con una pistola trovata in terra ma l’auto  è ormai lontana.
Solo adesso si accorge del professor Connor che barcolla verso l’ingresso dall’altra parte della strada.
Si tiene il braccio  e i suoi vestiti sono lordi di sangue.
- Professore! Tutto bene?!
Lo prende in tempo prima che cada nella neve.
- Non preoccuparti figliolo - ansima.
Perlenbacher osserva le ferite e poi il sasso lordo di sangue e capelli che Thomas stringe nella mano sbiancata.
- Ok professore, è finita, venga dentro.
Si carica l’amico in spalle e rientrano nel locale.

giovedì 25 ottobre 2012

30 - LA LEGGE DELLE ARMI

- Maledizione! Stai giù dannato italiano!
McCormac tira Tony dietro al muretto.
Nello spiazzo antistante due uomini stanno sparando contro di loro al riparo delle macchine.
- Tieni la testa bassa! - urla e scarica due colpi che mandano in frantumi un finestrino.
Si appoggia la muretto ricaricando.
Al suo fianco Baronetto sbircia attraverso la finestra in pezzi, qualcuno l'ha visto mentre strisciava sul lato del locale e gli ha sparato mancandolo di un soffio, qualcuno all'interno.
Spara qualche colpo alla cieca.
Un uomo risponde da dietro al bancone.
Aggiusta il tiro mentre una pallottola gli sfiora il braccio.
Due detonazioni e l'avversario viene sbattuto contro le mensole dei liquori fracassando le bottiglie.
- Beccato!
- Devi stare giù!
Da dentro provengono altre scariche.
Baronetto riprende - Qui siamo bloccati, dobbiamo agire prima che ci circondino.
- Cosa proponi?
- Entriamo dalla finestra.
- Cosa? Ma sei pazzo?
Ma l'italiano è già saltato oltre al davanzale.
McCormac lo segue.
Adatta gli occhi al buio, qualcuno spara da una porta.
Risponde al fuoco riparandosi dietro a un tavolo rovesciato.
Non vede il suo compagno.
Devo cambiare posizione, pensa.
Si alza.
Qualcosa lo colpisce al petto, vola all'indietro sbattendo contro il muro.
Gli occhi gli si annebbiano mentre scivola sul pavimento lasciando una striscia di sangue.
- Bastardo! - urla Tony scaricando la sua arma verso la porta.
Axman barcolla fuori colpito a una gamba, una doppietta in pugno.
La rosa di pallettoni disintegra un tavolo.
Tony spara altre due volte, i colpi si piantano nel corpo possente dell’uomo.
Spara ancora ma la pistola è scarica.
Axman avanza tenendo la doppietta in mano.
Il sangue cola copioso da due grosse ferite, la gamba sembra spaccata eppure avanza.
Alza il fucile, lo punta su Tony.
L’esplosione squarcia il parquet del pavimento.
Tony osserva con occhi sgranati Axman, è caduto poco prima di sparare, lo sguardo ormai vitreo fissa la carabina fumante.
Fuori sente altri colpi.
Non c’è tempo da perdere.

lunedì 22 ottobre 2012

29 - FUGA NEL BOSCO

- Lo vedo, è li dentro, è legato a una sedia.
- Se non altro è vivo...
- Io e Tony andiamo sul davanti, tu tieni d'occhio la finestra se vedi che provano a fargli qualcosa spara.
- Ok.
- Professore, forse è meglio se lei si toglie da qui, non è nemmeno armato.
- Va bene.
Connor si allontana mentre i suoi compagni iniziano a disporsi ma ha fatto pochi passi oltre l'uscita che qualcuno alle sue spalle gli intima di fermarsi.
Sta per voltarsi quando sente una serie di detonazioni.
Qualcosa è andato storto ai suoi compagni.
La sparatoria è cominciata.
Si mette a correre.

sabato 20 ottobre 2012

28 - E TU CHI DIAVOLO SEI?

Ryan si avvicina alla porta e tende l'orecchio, 6 - 8 uomini.
Frasi smozzicate.
- Questa volta gliela facciamo pagare!
- Li andiamo a prendere stanotte.
- Non arrivano a domani.
- Ecco qui le armi.
 Oggetti metallici posati sul bancone di legno.
- Ehi capo, cosa è successo alla porta della cucina?
Il sangue di Ryan si gela.
Si guarda intorno, nessun posto dove nascondersi.
Pensa rapidamente, sono in 6, armati, non ha possibilità.
Prende la pisola e la nasconde sotto una grossa pentola zincata.
La porta si spalanca.
- E tu chi diavolo saresti?! Bercia un tizio sovrappeso impugnando una doppietta con fare minaccioso...

27 - UNA VISITA INASPETTATA

- Guardate là!
- Merda!
Due macchine stanno rallentando sulla strada.
Una è la berlina di Axman.
Si fermano entrambe nel cortiletto del Roxy Bar.
- Ryan è ancora dentro!
- Che facciamo?
 McCormak guarda i suoi compagni, quello che stanno facendo è illegale, ma lì dentro c'è una banda di assassini, non possono lasciare Ryan nei guai.
- Andiamo - dice - prendete le armi ma non sparate se non è necessario.
 Avanzano fino al muro di cinta.
- Forza, dall'altra parte.
Scavalcano.
Appena scesi nel cortiletto Perlenbacher si avvicina a una delle finestre sul retro.
- Vedi Ryan?
Perlenbacher si acquatta scrutando nel buio.
- Sì, lo vedo...

giovedì 18 ottobre 2012

26 - INCURSIONE AL ROXY BAR

Falmouth, Gennaio 13, 1929, Pomeriggio

- Tutto chiaro?
- Sì.
- Certo.
- Siamo d’accordo.
- Ok, abbiamo a che fare con gente pericolosa, nervi saldi.

McCormack distribuisce le armi.
Lui e Tony hanno le loro automatiche, Ryan prende la calibro .38.
- Dobbiamo solo trovare qualche prova ok?
Tutti annuiscono, quindi scendono dal furgone e si dirigono verso il retro del Roxy Bar.

La mattinata è stata poco utile, ma un’interessante informazione l’hanno trovata: il capanno bruciato apparteneva a un certo O’Haley, pescatore abbastanza conosciuto a Falmouth ormai ritiratosi dal giro… Attualmente gestisce il Roxy Bar.
Il Roxy Bar è dove è stato visto Hamley, dove bazzicano Axman e Jod Line, da dove proviene il misterioso uomo che frugava la baracca di Reed e più tardi cercava la loro pensione, dove il proprietario, Thomas O’Haley, possedeva un capanno ora bruciato dai suoi complici, un capanno dove forse Reed e Hamley sono morti, e soprattutto, il cui nome è stato l’ultimo lascito di un morto.

Il gruppo si acquatta nel bosco dietro al locale.
Ryan fa cenno di fermarsi e si muove in avanscoperta.
Pochi metri bastano a riportarlo indietro di 12 anni, alla vigilia di Natale del 1917...
Davanti a lui i cannoni devastavano la piana e le mitragliatrici tedesche spazzavano il campo di battaglia.
C'era la neve anche quella volta.
Strisciare e scegliere un percorso nascosto faceva la differenza tra la vita e la morte.
Questo l'ha imparato bene.
Scivola tra i pochi avvallamenti, invisibile, raggiunge il muro di cinta.
Pochi istanti ed è nel cortiletto.
Si guarda intorno con circospezione.
Deserto.
Avanza fino alla porta di ingresso.
Ripensa a De Lello, il meccanico della compagnia. "Bisogna sapersi arrangiare" diceva sempre.
Armeggia con la serratura.
E' tornato in patria prima di lui, sifilide, il mal francese lo chiamavano.
Oggi sarà morto o peggio.
La serratura scatta con un colpo secco.
Entra e si chiude la porta alle spalle.

mercoledì 17 ottobre 2012

25 - IL CAPANNO BRUCIATO

Le fiamme crepitano sciogliendo la neve e scaldando la lamiera che si arriccia.
Tony, Ryan  e McCormack guardano il fuoco consumare il capanno.
Hanno seguito le tracce d’olio lasciate dalla latta che Tony ha incastrato sotto la berlina al Roxy Bar.
Axaman e altri due sono usciti quando il locale ha chiuso.
Purtroppo la neve e il buio gli hanno fatto perdere la pista.
Solo il bagliore dell’incendio li ha guidati fino a qui.
La macchina deve aver svoltato dalla via principale per infilarsi nel bosco.
Lo scopo ora è chiaro.
Qualunque cose contenesse quel capanno ora è bruciata.
Hanno controllato la zona.
Era una specie di rimessa che dava su una piccola baia collegata all’oceano.
Acqua sporca e stagnante ma profonda.
Non è rimasto altro a parte tracce di pneumatici recenti.
- Maledizione - impreca McCormack - ce l’hanno fatta sotto il naso.
- Inutile piangere sul latte versato.
- Già, direi che qui deve essere successo qualcosa di grosso per voler bruciare tutto così.
- Un omicidio forse, o magari due.
I tre guardano le fiamme lambire gli ultimi resti per qualche minuto, come ipnotizzati.
- In questa città c’è qualcosa di marcio. Qualcosa che ha a che fare con il Roxy Bar.
Gli altri due annuiscono.
- Andiamo via, qui non c’è più nulla da fare.
Si allontanano mentre alle loro spalle il capanno crolla nella baia con un rumore secco.

lunedì 8 ottobre 2012

24 - CITTA' VIOLENTA

Due colpi squarciano l’oscurità.
I proiettili rimbalzano tra le lamiere.
Perlenbacher si acquatta coprendosi la testa con le mani.
- Maledizione.
Solo adesso gli torna in mente il racconto di Ryan: quel tizio ha una pistola, e non si fa problemi a sparare.
Raccoglie un grosso bullone da terra e lo lancia nel buio, quindi scatta avanti.
Qualcosa lo colpisce al ventre facendolo crollare a terra senza fiato.
Si rialza dolorante, appoggiandosi a un pianale.
Ha sbattuto contro una specie di impastatrice o qualcosa di simile.
Davanti a lui sente un porta aprirsi.
Sta scappando sul retro!
Inquadra il piccolo rettangolo nell’oscurità, conta fino a 5 e poi entra.
Nello stanzino intravede un ombra che sta scavalcando da una finestrella posta in alto.
Agisce senza pensare.
Si aggancia alla gamba dell’uomo e lo tira giù.
Cadono sul cemento.
L’uomo lo colpisce con un pugno.
Perlenbacher reagisce con il calcio della pistola.
Sente le ossa rompersi.
Un urlo di dolore.
L’altro si butta di peso su Perlenbacher gettandolo a terra.
Con una mano si tiene la faccia, il colpo ha spaccato una delle orbite, Perlenbacher vede l’occhio quasi penzolare fuori.
Poi vede la pistola puntata su di lui.
Il colpo lo sfiora colpendo la porta alle sue spalle.
Tira su la sua arma che ancora sta stringendo in mano.
Esplode due colpi.
Le detonazioni lo assordano.
L’uomo davanti a lui crolla a terra.
Perlenbacher respira affannoso e lascia cadere il revolver.
Si alza e avanza barcollando verso il corpo steso a terra.
L’uomo è uno dei due ispanici che erano seduti vicino all’ingresso del Roxy Bar.
Respira piano, una mano si tiene ancora l’orbita spezzata, il sangue fuoriesce copioso all’altezza della coscia, dove il proiettile ha trapassato l’arteria.
La giacca di tweed si impregna nella pozza scura.
- Chi sei! Chi ti ha mandato!
L’altro sembra vederlo appena.
Sibila qualcosa e poi un nome: Thomas O’Haley, Thomas… O’…
Perlenbacher si china su di lui, le ginocchia affondano nel sangue caldo che sta diventando viscoso.
Cerca di sentire se l’uomo respira ancora.
Un ultimo sussurro: “Gli uomini del mare…” quasi questo peso gli schiacciasse l’anima.
Ora è libera.
Il battito si ferma.
Per terra il sangue continua a colare.

Ed è così che il professor Connor li ritrova pochi minuti dopo.
L’uomo ormai morto e il giovane giornalista che vomita in un angolo.
L’adrenalina ormai scomparsa.
- L’ho ammazzato - dice semplicemente - Gli ho sparato.
Connor lo tira su.
- Non potevi fare altro.
Frugano rapidamente il corpo trovando un biglietto scritto con ritagli di giornale.
Una minaccia anonima diretta a loro.
Forse l’uomo doveva nasconderla da qualche parte nella loro pensione per spaventarli.
Su un foglio di un taccuino c’è l’indirizzo della loro strada.
- Le cose si stanno facendo serie.
- Torniamo indietro, dobbiamo trovarci un altro posto dove stare.
Poco dopo due figure si allontanano dal quartiere di case vuote.

giovedì 4 ottobre 2012

23 - CACCIA NELLA NOTTE

- Ehi tu! Fermati!
Perlenbacher continua a correre sulla neve ghiacciata.
L’altro è circa 20 metri avanti a lui, si è infilato in un dedalo di case sfitte e vuote.
Uno dei tanti quartieri abbandonati di Falmouth.
Una giacca di tweed, è sicuro di aver visto qualcuno con una giacca identica al Roxy Bar.
Ma chi?
L’uomo scavalca una bassa staccionata.
Una macchina passa a qualche via di distanza.
Perlenbacher corre cercando di non scivolare.
Rumore di vetri infranti.
Svolta l’angolo.
Un vecchio panificio.
I muri sono scrostati e le finestre bloccate da assi.
Sulla porta rossa e arrugginita un grosso lucchetto.
Una delle finestre ha il vetro rotto.
Rimane un attimo fermo.
Poi prende il coraggio e scavalca anche lui.

Dentro l’oscurità è totale.
Avanza a tentoni.
Segue i contorni di un qualche grosso macchinario.
Per terra un tubo di metallo gli scivola sotto i piedi.
Tende l’orecchio.
C’è qualcun altro.
- Fermo! - urla.