martedì 28 maggio 2013

85 - MASSACRO

I due salgono la passerella di metallo fino al primo ponte.
Si muovono costeggiando la struttura di metallo fino a che Ryan si blocca.
Sbircia da dietro l’angolo.
Tre uomini si riparano acquattati lungo la balaustra.
Uno è seduto con le gambe allargate davanti a lui e la schiena appoggiata la metallo.
Le braccia allungate lungo il corpo e una chiazza di sangue viscido e denso che si allarga sotto di lui.
Sembra li stia fissando, ma deve essere morto ormai da alcuni minuti.
- E adesso che facciamo? - bisbiglia Connor.
- Gli spariamo.
- Ma così? Senza nemmeno provare a farli arrendere? Non ci hanno nemmeno visto.
Ryan ripensa a Baronetto, uno stupido ragazzo ma non meritava di morire, si trovava bene con lui, pensa a Perlenbacher e al suo grande romanzo americano.
- Gli spariamo - ripete.
Si alza in piedi e scarica la sua arma verso i due uomini.
Connor spara anche lui.
I lampi delle armi illuminano il ponte.
Le esplosioni rimbombano tra le fiancate di ferro.
I due uomini hanno appena il tempo di girarsi che i proiettili li raggiungono.
Squarciano i loro giacconi imbottiti, li sbattono contro la balaustra.
Crollano in avanti.
Ryan spara ancora finché il carrello si blocca.
Uno dei due è a terra, metà della faccia portata via, il sangue che fluisce dai fori sulla schiena.
Il secondo è a carponi, trema, vomita sangue cercando di parlare mentre si tiene un braccio lungo il ventre.
Ryan estrae il caricatore che cade con un rumore sordo.
Inserisce un nuovo caricatore.
Connor rimane silenzioso stringendo la sua arma tra le mani.
Altri sette colpi raggiungono il ferito schiantandolo sul ponte, squassandone il corpo.

sabato 25 maggio 2013

84 - INCURSIONE

Il gelo gli taglia il respiro.
Ryan muove furiosamente mani e piedi nel disperato tentativo di scaldarsi.
Prende il suo pacco di abiti mentre osserva il professore calarsi in acqua anche lui.
Le due figure scivolano nell’acqua ansimando.
Sono meno di 30 metri ma sembra di aver attraversato la Manica.
Si tirano su sul pontile opposto.
Ryan saltella sul cemento, mentre si toglie i vestiti bagnati e indossa pantaloni e giaccone.
Connor si riveste velocemente e si frega le mani lungo tutto il corpo.
Ryan tira fuori la sua automatica e la rivoltella di Connor.
Senza dire una parola passa l’arma al professore e poi cammina rapido fino alla passerella della nave dalla quale proviene qualche sporadico colpo di pistola.
- Muoviamoci - sussurra.

domenica 19 maggio 2013

83 - BAGNO FUORI PROGRAMMA

I due si incamminano, alle loro spalle i colpi sono attutiti dalla nebbia, davanti a loro la mole scura della prima nave.
Scendono dal pontile lungo gradini sbozzati nel cemento.
L’acqua lambisce una piccola piattaforma semisommersa.
Connor guarda le acque scure.
- Dovremo nuotare professore.
- Sarà gelido e tu sei ferito.
- Ho fatto di peggio.
Dalla nebbia arriva qualche sporadico colpo.
- McCormac non resisterà a lungo.
Ryan si toglie il giaccone e i pantaloni pesanti piegandoli velocemente e legandoli con uno spago.
- Lo faccia anche lei professore, in acqua le sarebbero solo di impiccio e almeno avremo qualcosa di asciutto da metterci.
Ryan tocca l’acqua con un piede, il freddo si trasmette a tutto il corpo.
Prende fiato e si lascia scivolare dentro.

giovedì 16 maggio 2013

82 - TRA I BIDONI

Connor avanza tra i bidoni vuoi e le casse piene di rottami metallici.
Alle sue spalle la sparatoria è ripresa con maggior vigore, McCormac ha raggiunto la cabina della gru e sta sparando da posizione vantaggiosa.
Stringe la pistola.
Davanti a lui un corpo giace riverso.
Il respiro si blocca. 
Non Ryan pensa non anche lui.
- Ryan - bisbiglia.
- Sono qui.
La voce lo fa sobbalzare.
Si gira di scatto.
- Sono qui dietro.
Connor si dirige verso alcuni laminati impilati a piramide.
Dietro Ryan è appoggiato tenendosi la gamba.
- Mi hanno sparato, li ho visti arrivare verso di voi, vi avrebbero preso di sorpresa, ho sparato per primo, ne ho colpito uno, l’altro ha sparato, l’ho colpito ma poi mi sono accorto che mi aveva colpito anche lui.
Le parole sono come un fiume.
Man mano che parla Ryan riprende il suo solito sangue freddo.
- Ho tamponato la ferita, se mi dai una mano ad alzarmi andiamo a prendere gli altri.
Connor lo tira su.
Il sergente stringe i denti in una smorfia mentre appoggia la gamba al terreno.
- Va bene, un passetto alla volta, dobbiamo solo aggirare la nave e salire dalla scaletta.
- Di là tutto bene?
- Hanno colpito Oliver.
Ryan lo guarda.
Connor abbassa la testa.
Lo sguardo del sergente si fa duro.
- Andiamo - dice secco.

sabato 11 maggio 2013

81 - ERA LA SUA PISTOLA

McCormac si acquatta vicino a Connor.
- Che è successo? - chiede allarmato.
- Hanno colpito Oliver.
Il detective guarda il corpo dell’amico riverso in terra.
Connor gli ha chiuso gli occhi.
- Ed è…
- Sì
Due forti rumori metallici li fanno acquattare, dalla nave sparano ancora.
- Professore, io cercherò di arrampicarmi sulla gru, da lì dovrei riuscire a colpirli, lei deve andare in direzione di Ryan, ho sentito sparare poi più nulla.
- Io?
McCormac prende una pistola da terra, cambia il caricatore e gliela porge.
- E’ la pistola di Oliver.
Connor annuisce.
- Va bene.
- Buona fortuna.
McCormac si gira e tenendosi al riparo cerca un modo di salire sulla gru.
Connor guarda la pistola, guarda Perlenbacher appoggiato ad alcune casse.
Mette la pistola in tasca e striscia verso i capannoni.

sabato 4 maggio 2013

80 - L'ULTIMA STORIA DI OLIVER

- Quanto credi che ci metterà?
- Non ne ho idea, non so nemmeno sparare io!
- Coraggio professore, non è difficile, dobbiamo solo fare rumore!
Perlenbacher si affaccia e scarica un paio di colpi verso il piroscafo quindi si acquatta di nuovo.
- Non rischiare, qui sparano da tutte le parti!
- Lo so, ma dobbiamo distrarli da Ryan.
Oliver estrae il caricatore e ne infila un altro con uno scatto secco.
Si sporge e spara di nuovo.
All’improvviso qualcosa lo sbatte indietro, come un pugno fortissimo.
Crolla a terra annaspando.
Connor lo afferra e lo trascina al coperto.
- Mi hanno colpito! Mi hanno colpito quei bastardi!
- Stai calmo adesso cerco di tamponarti la ferita.
Connor gli apre il pesante giaccone e la camicia intrisa di sangue.
- Gliela faccio vedere io!
Il respiro del giornalista è affannoso.
- Stai calmo, non agitarti.
Connor osserva la ferita frastagliata e il sangue che sgorga copioso.
Sente la tristezza salire.
- Allora quanto è brutta? Fa un male cane.
- Nulla di che amico, nulla di che… Ecco tieni premuto qui.
- Chiudimi il giaccone che sento freddissimo.
- Sì certo, ecco fatto.
- Grazie, sicuro che non sia nulla di che? Fa molto male.
- Non preoccuparti, cerca di resistere, tra poco Ryan li prenderà alle spalle e ci tirerà fuori di qui.
- Perfetto… spero finisca in fretta… racconterò tutta questa avventura in un gran libro, sarà un best seller…
Connor sente un groppo alla gola.
- Ne sono sicuro amico, ne sono sicuro.
Gli tiene la mano lorda di sangue finché gli occhi si velano e il sangue smette di scorrere.