giovedì 27 marzo 2014

05 - LA FINESTRA

Dopo aver acceso un moccolo sistemato su una bugia, Jeremiah scese i primi gradini facendo attenzione a non scivolare sulla pietra umida. L'odore di muffa gli inondava le narici.
"Sembra solo una piccola cantina" disse ad alta voce una volta giunto in fondo alla scala. "E' pieno di cianfrusaglie."
Botti vuote, sedie rotte, una cassapanca, cocci di bottiglie e terracotta, un piccone, un badile. Nient'altro, nessun altro. Eppure quel bisbiglio...
Jeremiah stava frugando in quella confusione quando Andrew urlò. Afferrato il piccone e il maniscalco si fiondò su per la scala. Josephine era già al fianco del falegname, che pallido in volto indicava la finestra. Balbettava incapace di formulare i suoi pensieri.
"Stai calmo, cos'è successo? Cos'hai visto?" chiese Josephine cercando di tranquillizzarlo, ma il suo tono tradiva un'incontrollabile agitazione.
"C'è un occhio, un enorme occhio bianco! L'ho visto aprirsi su un albero, mi ha guardato! Mio Dio, questo luogo è maledetto!" disse tremante Andrew.
Sebbene il tono del falegname la terrorizzasse a sua volta, Josephine guardò fuori dalla finestra. Non vide nulla nell'oscurità.
"La suggestione ci sta davvero giocando brutti scherzi" disse nel tentativo di convincere sé stessa e gli altri. "Ciò che hai visto Andrew... non è possibile."
"Josephine ha ragione, abbiamo solo bisogno di riposare. Una bella dormita ci rimetterà in sesto." Jeremiah mostrò il piccone e il badile. Non erano un granché, ma diedero comunque un briciolo di sicurezza in più.
Si barricarono nel cottage e stabilirono dei turni di guardia. Andrew era molto provato e decisero di lasciarlo dormire. Josephine fu la prima a star sveglia, poi fu il turno di Jeremiah.
Finché non iniziò a schiarire.

L'alba arrivò grigia e fredda, un nevischio gelido scendeva rado. Una spettrale foschia permeava il bosco in un silenzio surreale, filtrando dalle fessure fin dentro la casa.
Si svegliarono col gelo nelle ossa, preparandosi a riprendere la loro ricerca.
Josephine guardò fuori dalla finestra e si sentì prendere dall'inquietudine.
Ogni albero aveva due cerchi concentrici incisi sulla corteccia che guardavano in direzione del cottage.

mercoledì 19 marzo 2014

04 - IL COTTAGE

La porta cigolò aprendosi lentamente sotto la spinta di Jeremiah. Il maniscalco scrutò l'interno con attenzione alla luce della lanterna accesa da Josephine. Un ambiente piccolo e disordinato, visibilmente in disuso, fatto di una credenza e vecchi pensili rotti, candele mezze consumate appoggiate qua e là, sporcizia e foglie secche sul pavimento filtrate da sotto l'uscio, a nascondere parzialmente l'anello di ferro di una botola.
Un bisbiglio nell'orecchio di Jeremiah lo fece voltare verso Andrew. Il falegname lo fissava mentre accarezzava Alf, che uggiolava inquieto.
"Hai detto qualcosa?" chiese il maniscalco.
Andrew scosse la testa confuso.
"Ho sentito chiaramente un sussurro..."
"Nessuno di noi ha parlato" confermò Josephine, che si disse preoccupata dell'effetto che la suggestione stava avendo su tutti loro.
Entrarono, e Jeremiah accese una candela. Il suo debole chiarore illuminò la stanza, le loro ombre balenarono sulle pareti.
Fu in quel momento che Alf sembrò impazzire. Abbaiando sfuggì al controllo di Andrew e scattò fuori dalla casa nell'oscurità, urtando l'uscio che si richiuse sbattendo dietro di lui. Il falegname si precipitò alla porta per uscire, afferrò la maniglia, ma in quel momento l'abbaiare del cane cessò di colpo.
Andrew si paralizzò istintivamente. Esitava ad aprire, soffocato dal timore irrazionale di ciò che avrebbe visto. Josephine lo affiancò con la lanterna e lui si fece coraggio, spalancando la porta.
La luce fioca illuminava le piante vicine, oltre solo il buio.
"Alf" chiamò Andrew. "Alf torna qua!"
Fischiò, ma il suo richiamo echeggiò prima di perdersi senza ricevere risposta.
Un tonfo improvviso alle loro spalle li fece sussultare.
Jeremiah aveva sollevato la botola. Aveva udito ancora quel sussurro, doveva per forza venire da lì sotto. Nessuno dei suoi compagni sembrava essersene reso conto, tuttavia.
Portandosi le mani al petto Josephine lo rimproverò per lo spavento che le aveva fatto prendere. Andrew accostò la porta per tener fuori il freddo della notte.
"Voglio scendere!" disse deciso Jeremiah per esorcizzare l'agitazione.
Andrew si avvicinò alla finestra, scrutando l'oscurità esterna dai vetri affumicati. 
Alf, sei un cane sveglio, sono sicuro che tornerai, pregò tra sé e sé.

martedì 11 marzo 2014

03 - UNGHIE

"Nelly! Nelly!" chiamarono ancora all'unisono. La voce riecheggiò nel bosco, e tacquero in attesa di una risposta che non arrivò mai.
Riprovarono, con lo stesso esito. Il silenzio li frustrava.
Andrew non seppe trattenere la rabbia. Ringhiò e si scagliò con l'ascia sull'albero marchiato per scaricare il nervosismo. La lama affondò e spaccò la corteccia, e fu allora che Andrew notò che non c'era solo legno. Aguzzò la vista. Piccole unghie spezzate e s'infilavano come spilli nella superficie nodosa della pianta, vicino alle incisioni.
Nella sua mente Andrew s'immaginò Nelly aggrappata con tutte le sue forze, insufficienti a contrastare la violenza di chi l'aveva strappata via, tanto da spezzarle le unghie. S'immedesimò nel dolore e nella paura di quella povera bambina, e un nodo gli serrò la gola. Ci volle un po' prima che riuscisse a parlare di nuovo mostrando ai compagni la sua macabra scoperta.

"Tieni Alf, portaci da lei" sussurrò Jeremiah facendo annusare la scarpina al cane. Alf la fiutò, poi fiutò sul terreno iniziando a seguire tracce invisibili.
Il giorno stava scemando e tutti e tre sapevano quanto poco duri il crepuscolo nel bosco. Quando il sole cala, le ombre della foresta sembrano divorare la luce nonostante il chiarore residuo del cielo. I colori diventano indistinguibili, gli alberi sono contorte sagome nere.
Alf li guidò fino ai piedi di una collinetta, sulla cui sommità si scorgeva una vecchio cottage abbandonato, con le pareti piene di muschio ed i vetri delle finestre affumicati.
Non avevano più notato alberi incisi durante il loro tragitto, ma allo stesso tempo nel cercare di osservare ogni minimo dettaglio mentre seguivano Alf nessuno si era preso la briga di segnare il percorso come aveva fatto inizialmente il falegname.
Risalirono il pendio fino alla casa. Quando furono su, la notte aveva ormai avvolto il Bosco d'Inverno.

giovedì 6 marzo 2014

02 - ALBERI

La primavera era alle porte, ma il bosco restava insolitamente freddo. Piccoli cumuli di neve resistevano all'avanzare della stagione, distesi su un tappeto di foglie morte. Gli alberi ancora spogli parevano non volersi risvegliare dal letargo invernale, renitenti alla nuova vita.
Andrew avanzava sul terreno morbido seguendo il suo fido cane Alf, che col suo fiuto li avrebbe guidati al ritrovamento di Nelly. Mentre scheggiava di quando in quando con la sua ascia la corteccia delle piante per segnare il loro passaggio, pregava che non le fosse successo niente. Lo sperava per lei, per i suoi genitori... Andrew conosceva tutti al Villaggio, era il falegname. Li aveva aiutati a costruire le loro case con le sue mani e con il sudore della sua fronte.
Con lui c'erano gli zii di Nelly: Josephine, la sarta, e suo fratello Jeremiah, il nerboruto maniscalco del paese.
Camminavano silenziosi con la testa piena di preoccupazioni, i loro passi scanditi solo dal periodico rumore delle accettate del falegname
Andrew stava per sferrare l'ennesimo colpo con l'ascia quando si fermò. I suoi occhi avevano notato distrattamente qualcosa di diverso.
Alf smise di annusare e alzò la testa sniffando l'aria con lo sguardo rivolto lontano.
Andrew fece passare le dita sulla corteccia, su cui erano incisi due cerchi concentrici. Qualcuno li aveva scavati, qualcuno era passato di qua. Li fece notare agli altri.
Jeremiah era dannatamente teso. Non poteva nemmeno pensare che fosse accaduto qualcosa di brutto a Nelly. Istintivamente scaricò il nervosismo piantando il suo coltello tra i cerchi sul tronco dell'albero. "E' solo uno stupido scherzo!" disse.
Dalla corteccia sgorgò un liquido rosso e denso. Josephine congiunse le mani a quella vista, ma Andrew la tranquillizzò subito toccando l'icore colloso: "E' resina, soltanto resina."
Alf abbaiò. Una volta, poi altre due con il collo ritto e lo sguardo fisso. Infine scattò.
"Ha fiutato qualcosa!" esultò Andrew correndogli dietro, "Andiamo, forza!" esortò.
Josephine e Jeremiah lo seguirono subito, ma a causa della fretta e dell'agitazione il maniscalco commise una leggerezza di cui si sarebbe in seguito pentito, lasciando il suo coltello piantato nel tronco dell'albero coi cerchi.

Alf si fermò all'improvviso ai margini di una radura. Ansimando con la lingua a penzoloni aspettò l'arrivo del suo padrone e degli altri due. Nel freddo del bosco, il suo respiro condensava in piccole nuvole di fumo.
Andrew fu il primo a raggiungerlo. Ad una prima occhiata non notò nulla, e diede una pacca sul collo di Alf per tranquillizzarlo. Ne sentì i muscoli ancora tesi.
Aveva anche lui un gran fiatone per la corsa, così come Josephine e Jeremiah quando lo raggiunsero. Aspettarono giusto il tempo di riprendersi.
"Cos'hai trovato?" continuava a ripetere Andrew accarezzando Alf. Lo sguardo del cane non si staccava da un preciso punto della radura.
"Vado a vedere" disse Jeremiah, il meno provato dalla corsa.
Non dovette nemmeno spostare le foglie. Si limitò a imprecare mentalmente. A terra c'era una scarpina. Sentì il sangue salirgli alla testa e le pulsazioni aumentare.
"Nelly! Nelly!" gridò d'istinto. "Nelly dove sei?!"
Allarmati anche Andrew e Josephine si avvicinarono. C'erano dei segni di trascinamento nel terreno fangoso vicino alla scarpa, ma sembravano perdersi nel nulla dopo pochi passi.
Puntavano in direzione di un albero, che Josephine si limitò ad indicare senza riuscire proferir parola, tanto il cuore le batteva forte.
Un albero su cui erano incisi due cerchi concentrici.