giovedì 24 aprile 2014

09 - LA CAVERNA

Jeremiah raccolse l'ascia di Andrew da terra.
"A te non servirà più amico mio. Riposa in pace."
Poi si fece passare la lanterna da Josephine e la accese, dicendo alla sorella di tenere il piccone e seguirlo.
Facendo attenzione a non scivolare lungo le rive ripide, scesero nel greto del torrente, tra il fango e i sassi. L'acqua bassa scorreva chiara tra le rocce.
Poco più avanti videro una piccola grotta scavata nel costone, davanti ad essa solo il fusto rinsecchito di un albero morto.
Una fastidiosa pioggerellina fredda cominciò a cadere, via via più insistente.
Jeremiah percepiva il nervosismo e l'esasperazione di Josephine, le stavano saltando i nervi. Le assicurò che in qualunque caso, passata la notte, avrebbero fatto ritorno al villaggio, con o senza Nelly. Ma ora avevano bisogno di ripararsi e la caverna  sembrava proprio fare il caso loro. Inoltre Nelly non poteva essere andata da nessun'altra parte, se non lì.
Nonostante le rassicurazioni del fratello Josephine aveva paura. E se fosse stata la tana di un animale pericoloso? E se qualcosa li stesse aspettando lì dentro?
Tuttavia nulla di ciò che disse Josephine smosse il fratello dalle sue intenzioni. La precedette nell'oscurità, e rimasta sola non poté far altro che seguirlo.
Era un budello profondo e umido. Gocce dense e rossastre fatte di acqua e resina cadevano in continuazione sulle loro teste dalle lunghe radici che sporgevano dalla volta della caverna.

Il sussurro era sempre più forte, più invadente.
"...icco...onna...irebla...ilg" 
Chiaro e martellante.
Jeremiah cercò di esorcizzarlo chiamando Nelly ripetutamente.
Poi un vento gelido li superò. La fiamma della lanterna traballò anche se non poteva essere scalfita attraverso il vetro, le ombre proiettate sulle pareti si agitarono impazzite.
"...icco...onna...irebla...ilg" 
Ci fu un rumore alle loro spalle. Jeremiah provò un innaturale ed improvviso terrore, il suo respiro accelerò involontariamente. L'istinto gli fece dimenticare ogni cosa, doveva nascondersi. Con un movimento rapido si accucciò in un'alcova naturale tra le radici, oscurò la lanterna, chiuse gli occhi. Quella voce era ormai un tuono nella sua testa.

Josephine lo vide solo sparire di lato, poi tutto fu buio. Si trovò all'improvviso sola nel nulla. Percepì un vento nero dietro di lei e si voltò. Provò ad urlare.

Jeremiah sentì l'aria gelida scorrergli davanti, poi tutto si placò. Alimentò di nuovo la lanterna, la luce illuminò fiocamente solo la sua minuscola alcova, come incapace di penetrare il velo di tenebra che aveva invaso la caverna.
"Josephine..." chiamò con un filo di voce. Nessuna risposta. "Josephine..." ripeté disperato ancor più fiocamente.
Senza un urlo, senza un lamento, Josephine era sparita.

venerdì 18 aprile 2014

08 - DISPERAZIONE

Andrew sentì il peso delle viscere tirare verso il basso. Si portò le mani all'addome, che subito furono ricoperte di un liquido caldo che sgorgava copioso. Tutto ondeggiava attorno a lui, gli veniva da vomitare. La vista si fece confusa, poi il mondo si capovolse e sentì il terreno freddo a contatto con la nuca.
Vide il volto di Josephine sconvolto sopra di lui, la vide controllare le sue ferite e poi portarsi al viso le mani insanguinate. La sentiva invocare Dio continuamente, parlare disperata con Jeremiah, ma la sua voce era lontana, sempre più lontana.
Doveva avvertirli.
"Uomo d'ombra... ascia..." riuscì a bisbigliare prima che la voce gli si paralizzasse in gola. Tossì e senti il sapore del ferro bruciargli nella bocca e nei polmoni.

Andrew si spense lentamente, dissanguato dal profondo squarcio nel ventre.
Josephine chinata su di lui piangeva senza darsi pace. Aveva sentito le sue ultime parole, aveva cercato di avvertirli.
Jeremiah cercò di tranquillizzarla, ma lei era terrorizzata. Chi o cosa aveva assassinato Andrew avrebbe presto ucciso anche loro.
"Non c'è nessun assassino Josephine!" le disse deciso il maniscalco scuotendole le spalle. "Nessuna presenza oscura! Guarda la sua ascia!"
L'arma del falegname era stesa lì vicino, ricoperta di sangue.
"Stavamo scendendo di corsa, è caduto e si è ferito con la sua stessa ascia. Ecco cos'è accaduto!" continuò Jeremiah.
Josephine scosse la testa, sentì la rabbia e la frustrazione montare dentro di lei: "E come spieghi quest'improvvisa oscurità? E gli animali impazziti?"
Jeremiah si aggrappò con forza al lume della ragione. Anche se la sentiva traballare era l'unica vera certezza possibile. Il buio? Avevano perso molto tempo ad esaminare la zona su al cottage, erano scossi, avevano dormito di più e quando si erano svegliati era ben oltre l'alba, anche se la bruma aveva fatto credere il contrario. Il tempo era volato e senza riferimenti avevano perso il senso del suo scorrere. Gli animali? Spaventati dalla loro discesa in corsa lungo il crinale della collina.
Josephine non gli credeva, gli strinse con forza gli avambracci e lo fissò con occhi sbarrati: "Scappiamo, torniamo al villaggio! Questo posto è maledetto! Ha ucciso Andrew, ti rendi conto? Andrew è morto!"
Jeremiah le prese le mani: "Non possiamo mollare adesso! La morte di Andrew è una tragedia, credi che non lo sappia? Credi che non me ne importi nulla? Era come un fratello per me! Ma è stato un incidente, un incidente, capito?! Tu stessa hai detto che la suggestione ci sta facendo impazzire. Non caderne vittima a tua volta!"
Josephine sfilò le dita dalla presa del fratello. La stringeva così forte che le faceva male.
"Nelly è vicina, non possiamo ignorarlo. E' solo una bambina, una bambina spaventata. Non possiamo lasciarla qui. Troviamola, poi torneremo assieme al villaggio."

venerdì 11 aprile 2014

07 - BUIO

Salirono in cima alla collina, oltre il cottage. Da lì potevano vedere l'altro versante del pendio su cui il bosco si estendeva a perdita d'occhio. I rumori degli animali riecheggiavano nascosti, allo stesso tempo rassicuranti ed inquietanti.
Il lato della collina scendeva ripido verso un torrente dalle rive scoscese di roccia e fango. Dall'alto a Jeremiah parve di scorgere un ponte di legno che lo attraversava poco più a nord, raggiungibile percorrendo un vecchio sentiero quasi indistinguibile dal resto del sottobosco.
I compagni seguirono il corso del fiume con lo sguardo per individuarlo a loro volta, e fu allora che la videro. Li fissava. Nelly era laggiù, compostamente in piedi vicino al torrente.
Appena i loro sguardi si incrociarono, Nelly scappò verso sud costeggiando la riva, poi scivolò lungo il costone giù nel greto del ruscello, sparendo dalla vista.
"Nelly! Ferma! Non avere paura!" gridarono lanciandosi di corsa giù per il pendio.
All'improvviso si resero conto che iniziava ad imbrunire. Che assurdità era mai questa, fino a pochi istanti prima era ancora mattina! Eppure il sole calava rapido a occidente, l'oscurità e il freddo si facevano strada tra le piante. Gli animali fuggivano come impazziti mentre il buio avvolgeva il bosco.
"...icco...onna...irebla..." 
Ancora quel bisbiglio. Jeremiah lo udì chiaramente come se qualcuno l'avesse sussurrato nelle sue orecchie. Cercò di ignorarlo.
"Nelly! Nelly!" gridò incurante senza fermarsi, seguito a ruota da Josephine.
Dietro di loro Andrew rallentò mentre l'angoscia tornava ad attanagliarlo. Perché Nelly era fuggita? Cosa stava spaventando gli animali? Il falegname realizzò questi pensieri nell'istante in cui ebbe la sensazione di qualcuno che li inseguiva, che qualcosa si muoveva alle loro spalle.
Si fermò imbracciando l'ascia, scrutando l'oscurità. Il suo fiato divenne una nuvola fredda che gelava sul naso. Gli sembrò che tutto divenisse rallentato, immobile. Udì il suo battito, il suo respiro.
Vide muoversi qualcosa. Un'ombra avanzò rapida e silenziosa. Vide solo il torso nero come la pece, il scintillio dell'ascia che impugnava. Non camminava, non correva. Fluttuava, era un vento.
Tanto veloce quanto lui era paralizzato dal freddo e dalla paura. Cercò di gridare ma la voce gli si strozzò in gola. Cercò di fuggire ma le sue gambe erano colonne di pietra conficcate nel terreno.
In un attimo la sagoma nera fu su di lui, vide volteggiare la lama, la vide fendere l'aria e il suo ventre.

lunedì 7 aprile 2014

06 - ALLUCINAZIONI

Tra loro si dissero di non aver visto i cerchi la sera prima a causa del crepuscolo, si convinsero che erano sempre stati lì; qualcuno li aveva incisi tempo prima.
Andrew chiamò a lungo Alf, invano. L'angoscia attanagliava il falegname, senza dubbio il più provato dei tre. Anche se sperava di sbagliarsi, in fondo sapeva che il cane non sarebbe tornato. Sapeva che quei cerchi erano apparsi dal nulla.
Jeremiah si offrì di perlustrare i dintorni e cercare Alf, nel tentativo di tranquillizzare Andrew.
Restarono Josephine e il falegname, e lei chiese di mostrarle dove aveva visto l'occhio.
Glielo indicò, era un albero con i cerchi concentrici come tutti gli altri, ma Andrew l'aveva visto vivo la notte prima. L'iride scura lo fissava al centro, circondata dal bianco del bulbo.
Josephine imbracciò il piccone, sicura di sapere come tranquillizzare il compagno: "E' solo legno, guarda", e vibrò un colpo.
La punta affondò come perforasse la carne.

Jeremiah cercò di ripercorrere la strada che avevano fatto per giungere al cottage. Scese lungo lo stesso versante dalla collinetta, ma una volta in piano, senza punti di riferimento, si rese conto di quanto fosse complicato orientarsi. Con sé aveva il badile, per rimuovere le foglie morte e il nevischio nel caso avesse trovato qualcosa, ma non ce ne fu bisogno.
Un riflesso metallico attirò la sua attenzione. Era la medaglietta di Alf, annessa al suo collare strappato. La raccolse, si guardò attorno. Niente impronte, niente sangue, niente di niente. Era come se quel collare fosse piovuto dal cielo. Forse le orme del cane erano state attutite dalle foglie, e questa era la spiegazione. Forse si era impigliato e il collare si era strappato. Decise che non avrebbe detto nulla ad Andrew per non peggiorarne lo stato d'animo.
All'improvviso il grido terrorizzato di Josephine impedì a Jeremiah qualunque altra congettura.

Josephine indietreggiò urlando inorridita quando le palpebre dell'occhio di spalancarono. Il bulbo si muoveva impazzito, straziato dalla ferita da cui sgorgava copioso un icore rossastro resinoso e denso come il miele.
Andrew l'afferrò mentre si voltava per fuggire: "Fermati! Che succede?!"
Josephine leggeva sorpresa e preoccupazione nei suoi occhi. Guardò di nuovo la pianta. Nel punto colpito dal piccone, un rivolo di resina rossastra colava dal legno scoperto.
Il suo sguardo si spostò di nuovo su Andrew, era palese che non avesse visto nulla di strano.
Provò stupore e sollievo, e vergogna. Era appena stata preda della stessa suggestione da cui voleva liberare Andrew, aveva permesso alla sua mente di prendersi gioco di lei.
Si sentì stupida.
Jeremiah arrivò ansimando, aveva risalito di corsa la collina, ma si rasserenò vedendo che stavano tutti bene.
"Non è nulla" disse Josephine tranquillizzando i compagni. "Mi sono lasciata spaventare dalla mia stessa immaginazione."