lunedì 28 novembre 2016

11 - LA VERSIONE DI RAY

Ray si volta verso Sam ed approfittando della sua attuale “indisposizione” afferra la torcia elettrica con cui illuminare meglio la stanza.  Il cuore dell'investigatore batte all'impazzata non tanto per l'orrendo spettacolo che gli si para di fronte, ma per il crescente senso di disagio ed angoscia che lo attanaglia unito alla consapevolezza di essere già stato in questo luogo.
Muovendosi con attenzione Ray entra nella stanza evitando di avvicinarsi troppo alle due disgustose pozzanghere che una volta probabilmente erano due esseri umani, si dirige invece verso le pareti in corrispondenza delle strane bruciature, le tocca: sono fredde. "Non è possibile" pensa "cosa può aver causato questa combustione... ed inoltre non c'è puzza di fumo, nemmeno un accenno." L'attenzione di Ray si concentra invece su di un altro tipo di odore a lui famigliare: cordite, altrimenti conosciuta come polvere da sparo.
Il senso d'angoscia aumenta, Ray suda freddo, meccanicamente si dirige verso il tavolo, i suoi occhi incrociano per un attimo quelli della povera ragazza che vi si trova distesa, ma subito distoglie lo sguardo: "Poveretta" pensa scacciando il pesante disagio che prova.
Superato il tavolo Ray osserva con l'aiuto della torcia la sagoma nera distesa sul pavimento, è un uomo vestito con uno strano abito cerimoniale nero simile ad una tunica, il particolare interessante è che costui indossa un paio di scarpe abbastanza comuni. "L'unico della combriccola con le scarpe... a quanto pare abbiamo trovato il famoso Alistair." pensa continuando ad osservare il corpo dell'uomo. Ad un tratto la vista di qualcosa fa sobbalzare Ray, le mani dell'uomo strette sulla tunica all'altezza del petto mostrano chiaramente due fori di proiettile. Per un attimo Ray è vittima di un capogiro e deve tenersi con una mano al tavolo per non cadere per terra.
"No... no non è possibile!" pensa mentre nuovi ricordi ed immagini iniziano a formarsi nella sua mente, "Quando io e Sam ci siamo separati sono salito per le scale, attirato dalla strana nenia che proveniva da questa stanza, non avevo più la mia torcia e mi muovevo lentamente per non inciampare, ero spaventato per la piega che avevano preso gli eventi e per questo ho estratto la mia calibro 38. Sono arrivato alla porta di questa stanza ed ho sentito urlare, l'ho aperta con il revolver spianato e la prima cosa che ho visto è stata quest'uomo vestito di scuro che urlava davanti al cadavere della ragazza sgozzata... Dio ricordo ancora il sangue che le schizzava fuori dalla ferita... poi ho notato che c'erano altre persone che mi fissavano confuse... ed ho sentito due colpi di pistola... la ... mia ... pistola, e  ho visto l'uomo cadere all'indietro!"
Sconvolto Ray porta il polsino della giacca a contatto col naso ed annusa attentamente, poi lascia cadere nuovamente il braccio sul tavolo: anche sul polsino c'è un lieve odore di di cordite. "Allora non è un incubo" pensa sconvolto, poi la mano corre alla tasca interna della giacca, ma subito desiste dal suo intento, mentre sente dentro di lui montare la rabbia e la disperazione, "è inutile controllare la pistola, di sicuro mancheranno due colpi dal tamburo eppoi non voglio che quegli altri due mi vedano, no.... certo che...una bell'accusa di omicidio è proprio quello che mi mancava!  Merda, merda,  MERDAAAA.....!"

giovedì 24 novembre 2016

10 - L'ALTARE DEL SACRIFICIO

Dalla porta aperta si sparge un tanfo di sangue e chiuso, all'interno la stanza è ampia ed apparentemente priva di finestre, le sedie e la mobilia sono state spostate dalle loro posizioni originarie ed accatastate lungo i muri e negli angoli per ottenere quanto più spazio possibile, al centro della sala è visibile un grosso tavolo.
Sui muri ci sono ampi schizzi di sangue ormai rappreso e strani segni di bruciature, mentre per terra ci sono due pozze di poltiglia molliccia e rossastra, mescolati in mezzo a quello che sicuramente è materiale organico ci sono pezzi di tessuto, probabilmente abiti, e sul pavimento intorno segni di bruciature.

La luce della torcia illumina il tavolo, sul pavimento dietro di esso s'intravede una forma scura ed immobile, ma è ciò che si trova sopra di esso ad attrarre l'attenzione dei tre malcapitati: un corpo sdraiato in posizione supina e perpendicolare rispetto all'entrata.
Quasi subito si capisce che è quello di una donna vestita di abiti semplici e senza scarpe, il colorito della carne è pallido, un'orrenda ferita squarcia la gola della povera vittima, non sembrano esserci altri segni di ferite visibili.
La testa della giovane donna è reclinata sulla superficie del tavolo con il volto girato in direzione della porta, quasi tutto il sangue è uscito lateralmente formando sul tavolo una pozza rossastra che si appiccica ai capelli e cola sul pavimento.
Gli occhi azzurri della donna sono aperti, fissi e vitrei in essi non ci sono tracce di paura od orrore solo il gelo della morte, e conferiscono al cadavere una sguardo inquietante come un muto atto d'accusa.

venerdì 18 novembre 2016

09 - L'ARDUA SALITA

Ray Sam e Madeline fissano le scale davanti a loro, nessuno parla, la mente di ognuno di loro  è focalizzata sulle sensazioni spiacevoli ed i pochi e frammentari ricordi che questo luogo ha risvegliato in loro.
Dopo un respiro profondo è Ray a rompere il silenzio rivolgendosi al resto del gruppo.
"Allora saliamo ok?!"
Madeline e Sam  iniziano a salire i gradini senza rispondere, in modo quasi automatico.
Ad ogni passo l'inquietudine aumenta fino a diventare angoscia. A metà delle scale ciascuno di loro in cuor suo è convinto di aver già salito quelle scale e di averle anche discese di corsa e con terrore. Più forte della paura di ciò che potrebbe esserci al secondo piano di questa casa degli orrori, è però il bisogno di scoprire che cosa è accaduto, perché finora per ogni ricordo ricomparso si sono presentati anche preoccupanti interrogativi su di sé e sulle altre persone presenti.
Il terzetto giunge infine in cima alle scale, il pianerottolo da su alcune porte chiuse. Ray tocca con attenzione le maniglie delle prime tre: sono tutte chiuse a chiave! Sam osserva con attenzione le serrature grattandosi le gambe all'altezza della tasche, "mi sa che dovremo aprirle col paranchino" esclama infine. "Già, preparati" gli fa eco Ray.
L'esplorazione di queste stanze si rivela infruttuosa: sono vecchie camere da letto polverose in cui nessuno non mette più piede da molto tempo ormai.
La serratura della quarta porta risulta invece aperta, Ray si schiarisce la gola, mentre Sam deglutendo rumorosamente da un'occhiata a Madeline che trattiene il respiro.
La porta si apre su di una piccola anticamera assolutamente ordinaria, l'unica cosa fuori posto è un grosso divano spostato per bloccare un'altra porta. Sul divano si trova un impermeabile mezzo spiegazzato. Sam si avvicina rapido all'indumento e lo osserva con attenzione: "Decisamente quest'indumento non è di buona fattura come gli altri che abbiamo trovato di sotto" pensa Sam, "ma cosa c'è qui?" esclama estraendo da una tasca una lettera e leggendola mentalmente: «Ti telefono domani pomeriggio, 5.000 dollari a lavoro concluso.»
"Ridammelo, quello è il mio impermeabile Sam!" ordina furente Ray.
"Eccotelo Ray, pensavo che sotto l'impermeabile ci potesse essere la mia borsa, ti ricordo che la sto ancora cercando, poiché quel che contiene è importante per me." risponde Sam porgendo all'investigatore sia l'impermeabile che la lettera.
Ray afferra l'impermeabile e strappa di mano la lettera a Sam, poi si gira di scatto e si allontana dirigendosi verso il divano.
"Scusa Ray" esordisce Sam dopo breve un istante "dovrei chiederti una cosa: per caso conosci quelli della Famiglia Di Santo?"
"Certo" risponde Ray "Tutti li conoscono a Brooklin, nessuno può fare affari al porto senza chiedere il loro permesso... come mai d'un tratto questa domanda?" Gli occhi di Ray fissano Sam e sono carichi di sospetto.
"Niente di che Ray" risponde Sam sistemandosi i capelli  sulla nuca "io sono in buoni rapporti con loro ci ho pure concluso qualche affare,  sto cercando di ordinare alcuni ricordi che non  mi quadrano, tutto qui... tranquillo!"
Scuotendo il capo Ray rivolge nuovamente la sua attenzione al divano, con l'aiuto di Sam e di Madeline lo sposta senza troppi sforzi. Appena spostato il mobile, la porta, probabilmente tenuta chiusa soltanto da quest'ultimo si apre lentamente rivelando ai tre il contenuto della stanza.
A quella vista Madeline emette un urlo strozzato.
Sam si getta a terra in un angolo mentre il suo stomaco si libera del gamberone che aveva mangiato poco prima.
Ray rimane a bocca aperta: "Ma ... in nome di Dio..." sono le uniche parole che riesce a pronunciare.

martedì 15 novembre 2016

08 - FINE DELLA SOFFERENZA

Sam illumina la stanza appena aperta con la torcia di Ray, il cuore batte forte, poi alla fine la tensione cala: anche qui tutto tranquillo.
“Bene esploriamo questo posto” esclama Ray, entrando mentre un nuovo ululato del vento scuote la casa e la luce elettrica sembra sul punto di andarsene del tutto.
“Meno male che abbiamo trovato la tua torcia Ray!” commenta Madeline entrando nella stanza da esplorare.
La temperatura di questo luogo è un po' più alta che nel resto delle altre stanze, un tepore decisamente piacevole. “Guardate là” indica Sam puntando il raggio di luce della torcia “c'è un camino!”
L'investigatore si avvicina al camino e s'inginocchia. "Le braci sono ancora tiepide" esclama poi di colpo sente qualcosa accanto a lui. "Ma che diavolo... Sam illumina qui per terra presto" ordina Ray.
La luce illumina il pavimento di fronte al camino su cui si trovano alcune paia di scarpe di ottima fattura, cinque di queste sono scarpe da uomo mentre due paia sono indubbiamente scarpe da donna. Sotto le scarpe il pavimento è ancora bagnato, evidentemente le scarpe sono state messe vicino al caminetto ad asciugare.
Con un sospiro di sollievo Madeline si avvicina ad un paio di quest'ultime e se le infila, le scarpe ovviamente le calzano alla perfezione.
"Finalmente" gioisce Madeline "i piedi mi stavano dando il tormento, non ne potevo proprio più!"
"Anche noi!" commenta a mezza bocca Sam rivolgendosi a Ray.
"Beh dopo quest'ulteriore conferma direi che in questa casa assieme a noi tre ci sono perlomeno altre sei persone, vero Madeline?" chiede Sam.
"Beh... credo che ce ne sia ancora un'altra." risponde Madeline guardando il pavimento.
"E chi sarebbe questa persona in più?" chiede Ray.
"Alistair" risponde Madeline.
"Alistair eh?" ripete Ray. "Senti un po' dolcezza, con tutto il trambusto che c'è stato non ci hai ancora spiegato che cosa stavate facendo in questo tugurio: tu, i tuoi amici e questo Alistair" domanda Ray.
"Se è per questo" risponde Madeline alzando la voce "nemmeno tu e Sam mi avete ancora spiegato per bene che cosa ci facevate VOI in casa MIA!"
Il viso di Ray si accende d'ira e subito l'investigatore inizia ad avanzare minaccioso verso la donna, fermato provvidenzialmente da Sam che si frappone tra i due. "Non è il momento di litigare questo ok?" esordisce Sam cercando di calmare gli animi, poi rivolgendosi a Madeline: "Senti Madeline è importante che ne capiamo di più di cosa stavate facendo qui, perché una cosa è certa: né io né Ray siamo in grado di tramutare una persona in quella ... cosa che si trova giù in cantina e nemmeno di fare a pezzi un essere umano come quello o quella che c'è giù nella tromba delle scale, se ce lo spieghi credo che sarà meglio... per tutti noi!"
Madeline si calma, ragiona per un attimo poi risponde."Dovevamo fare un qualcosa di esoterico, una specie di seduta spiritica, io ed i miei amici assieme ad Alistair la nostra guida medianica."
"Ci mancava solo il mumbo jumbo" commenta sarcastico Ray, "e questa seduta spiritica ha trasformato delle persone in un mostro e in un budino spappolato? Andiamo su... chi credi di prendere in giro Madeline?!"
"E' la verità!" si difende la donna tenendosi la testa tra le mani "Almeno è tutto quello che mi ricordo."
"Per quel che ne sappiamo potrebbe anche avere ragione Ray" risponde Sam "per il momento va bene così! Controlliamo l'ultima stanza del piano, magari ci sono altri indizi."
La stanza successiva, anch'essa priva di minacce, si rivela essere una cucina, al centro di essa su di un tavolo si trovano dei contenitori di metallo con coperchio, da cui proviene profumo di cibo.
Ray e Sam aprono i contenitori che contengono i resti ormai freddi di una cena  sontuosa e sostanziosa.
"Però ... vi trattavate bene eh Madeline?"  commenta sarcastico Ray osservando tutto quel ben di Dio "giocare a chiamare i fantasmi deve metter un sacco d'appetito".
"Uhmmm squisito!" mormora Sam assaggiando un gamberone.
"Ma non eri tu quello a cui era passata la fame?"  domanda torvo Ray.
"Se ben ti ricordi Ray, io avevo parlato di bistecca, mentre questa leccornia...beh quando mi ricapiterà di mangiarla ancora?" risponde Sam con la bocca ancora piena.
"In tutto questo casino lui pensa a mangiare" mormora seccato Ray scuotendo la testa.

venerdì 11 novembre 2016

07 - GESTIONE DELLE RISORSE

La porta si apre cigolando lasciando uno spiraglio di una trentina di centimetri, sufficienti per dare una controllata all'interno della stanza. Ray brandendo il piede di porco sbircia con cautela lasciando che la luce filtrante dalla stanza principale illumini il più possibile. Tutto sembra tranquillo, quindi fa un cenno col capo a Sam che apre completamente la porta. I tre entrano ed iniziano a cercare qualunque cosa sia loro utile per capire cosa sia accaduto. Purtroppo la ricerca è infruttuosa: ci sono solo un paio di vecchi letti dove sembra che qualcuno abbia dormito di recente ma null'altro a parte la polvere.
"Questa è la seconda camera da letto che esploriamo ed in cui non troviamo assolutamente nulla!" esclama stizzito Ray.
"Beh vedi il lato positivo Ray" interviene Sam "almeno non ci sono altri mostri orrendi che cercano di ammazzarci!"
"Già bella consolazione..." mormora Ray a denti stretti.
"Forza ragazzi abbiamo ancora altre tre stanze da controllare in questo piano" li esorta Madeline, "ci sarà pure qualcosa di utile!"
"Agli ordini signora!" risponde sarcastico Ray.
"Apriamo questa?" chiede Sam.
"Ma sì, una vale l'altra a quanto pare..." borbotta Ray.
La procedura viene ripetuta come tutte le altre volte, anche in questo caso non ci sono pericoli all'interno e così il gruppetto può entrare nella stanza che si rivela essere un altro piccolo salottino.
"Qui sembra esserci stata una qualche attività di recente" afferma Ray indicando un tavolino su cui sono sistemati dei bicchieri flute ed un paio di bottiglie di vino vuote.
"A quanto pare qualcuno qui ha fatto un paio di brindisi." esclama Sam osservando i flute sporchi e notando che sul fondo delle bottiglie c'è ancora mezzo dito di liquido, un rapido assaggio e Sam ha la conferma che il vino non è lì da molto tempo.
Ad un tratto Ray nota qualcosa nella penombra e dopo un attimo emette un'esclamazione di trionfo.
"La mia torcia, l'ho ritrovata e... funziona ancora, ottimo!"
"Splendida notizia Ray" lo interrompe Sam "senti non sarebbe meglio se tenessi momentaneamente io la tua torcia?"
"E sentiamo perché mai dovresti Sam?" domanda accigliato l'investigatore.
"Beh è semplice Ray." propone Sam candidamente "tu fra tutti noi sei quello fisicamente più forte, ed ecco perché usi il piede di porco, ma sarebbe scomodo per te usare pure la torcia considerando che hai anche una spalla che ti fa ancora male. Io potrei tenere la torcia ed illuminare meglio per te le stanze."
Ray rimane pensieroso per un istante, soppesando la proposta di Sam poi con un grugnito acconsente. "Ok Sam, ma ricordati alla fine di questa storia la torcia ritorna al suo legittimo proprietario, cioè a ME!"
"Certamente Ray!" risponde Sam sfoggiando un sorriso rassicurante.
"Ma guarda un po' questo..." continua a lamentarsi Ray "già mi paga una miseria e mi usa pure l'attrezzatura ..."
Quest'ultima frase fa suonare un campanello nella mente di Sam, ed il campanello fa affiorare un ricordo. "Il compenso di Ray... ma certo ecco: oggi pomeriggio passeggiavo a Long Branch cercando di studiare un piano per questa sera... ed è allora che ho incontrato Ray, già ... mi ha spiegato che alcuni amici gli hanno detto che ero una di quelle persone che potevano avere del lavoro per lui. In effetti stavo giusto riflettendo sulla possibilità di assoldare qualcuno, e Ray mi è sembrato da subito uno in gamba eppoi mi ha quasi pregato di dargli del lavoro e si è offerto di farlo per un compenso ridicolo, era un'occasione troppo ghiotta per non afferrarla al volo e così ho accettato! Però qualcosa nella mia testa mi ha fatto tenere alta la guardia... in fondo quando le cose sembrano troppo belle per essere vere c'è sotto una fregatura..."
Sam si riscuote mentre sente che Ray e Madeline stanno uscendo dalla stanza per controllare la successiva.
"Ehi Sam stai bene? Avevi una strana espressione prima." chiede Madeline.
"Si Madeline, tutto a posto, tutto a posto!" risponde Sam mentre sente dietro la nuca un prurito a lui familiare. "Devo darmi una calmata maledizione!" pensa Sam grattandosi, "se non riesco a controllare il mio tic, rischio di farmi scoprire!"

martedì 8 novembre 2016

06 - RICORDI A GALLA

Ad un tratto il vento soffia nuovamente col suo assordante ululato, la casa trema, la luce sembra andarsene, ma stavolta una porta sbatte con violenza aprendosi facendo sobbalzare Sam e Ray ed urlare di spavento Madeline.
"Cos'è stato?" chiede Madeline terrorizzata.
"Dev'essere la porta che dà all'esterno." risponde Ray cercando di rimanere calmo. "Questo vento deve averla aperta, adesso vado e la chiudo così do anche un'occhiata fuori."
Ray si dirige verso la porta aperta, una folata di aria gelida lo investe. Il tempo fuori è terribile: l'oscurità è pressoché totale ed un vento fortissimo fa vorticare in aria fiocchi di neve rendendo la visibilità praticamente nulla.
Ray si stringe meccanicamente le braccia per ripararsi dal freddo che gli entra fin nelle ossa, questo gesto fa riaffiorare il dolore alla spalla. Ray stringe i denti mentre tenta di chiudere la porta, che fatica a restare chiusa.
"Diamine è sfondata!" pensa Ray mentre sta per imprecare... poi ad un tratto nella sua mente riaffiora un ricordo. "Sono stato io a sfondarla... sì... quando sono arrivato qui con Sam, siamo arrivati in macchina ed ho guidato a fari spenti lungo tutto il viale, poi siamo arrivati qui ed abbiamo visto delle luci nella casa, luci e voci, anzi più che voci erano urla. Ho sfondato questa porta e siamo entrati, il tempo di riprendermi dal dolore alla spalla e Sam non c'era già più... mi ha lasciato in questo casino ... da solo..."  Ray si volta piano con gli occhi colmi di sospetto ridotti a due fessure, osserva di sottecchi Sam mentre parla con Madeline.
"Non so a che gioco tu stia giocando Sam ma lo scoprirò e spero per te che tu non stia cercando di fregarmi!" pensa Ray toccando il contenuto della tasca interna della giacca. Il ferro freddo gli conferma che la sua pistola è ancora lì.

venerdì 4 novembre 2016

05 - IMMAGINI LONTANE

"Ehi, allora bellezza che c'è, hai perso la lingua?" chiede minaccioso Ray.
Angelica o meglio Madeline, non sente però le parole dell'investigatore, da alcuni istanti la sua mente è distante, il tempo passato in questa stanza ha fatto affiorare nella sua mente alcuni ricordi.
"Io ricordo questa... è la casa di Long Branch... era di mia nonna e l'aveva lasciata a me in eredità!" ricorda Madeline, poi una serie di immagini, suoni e sensazioni iniziano a rincorrersi nella memoria apparentemente senza un filo logico. Madeline rivede i suoi amici, persone come lei: ricche, viziate ed annoiate, tra loro c'è anche Rose. Vede le loro giornate passate tra cocktail party e pomeriggi al golf club, almeno fino a quando non è arrivato lui: Alistair. Un uomo non particolarmente bello, ma dal fascino magnetico, quasi ipnotico. Ricorda la sua voce profonda mentre dice loro che la casa che il loro amico aveva messo a disposizione non va più bene, serve un posto vicino al mare. Madeline ricorda quando con eccitazione aveva offerto la sua casa di Long Branch: questa casa.
Ricorda il sorriso che Alistair le aveva rivolto e la sensazione di rossore sulle guance, si sentiva così felice nel compiacerlo, l'unica speranza era che quel posto, in cui non era mai stata, fosse a posto, non avrebbe mai e poi mai voluto che qualcosa laggiù potesse metterla in cattiva luce agli occhi di quell'uomo!
"Ehi sei ancora tra noi Madeline?" la voce di Sam la scuote e la riporta alla realtà.
"Ehm sì.... scusate.... scusatemi tanto.... sì ... io sono Madeline Clark, la persona che state cercando e vi devo delle spiegazioni sul fatto di aver mentito sulla mia identità" risponde dopo un lungo respiro. "Purtroppo quando mi sono ritrovata con voi nello scantinato senza memoria, ho avuto paura, paura che foste dei malintenzionati venuti qui per farmi del male o che comunque ci trovassimo in pericolo a causa vostra, io sono ricca di famiglia quindi... non so perché ma la prima reazione che ho avuto è stata mentire sulla mia identità, cercate di capire sono una donna che si trova in uno scantinato con due sconosciuti. Lo so... è stato sciocco ma... sul momento mi è sembrata l'unica cosa sensata che potessi fare!" Il volto di Madeline è rosso di vergogna, mentre guarda con occhi supplicanti Ray e Sam.
"Ok ... ok non c'è bisogno che scoppi a piangere, non siamo venuti qui per farti del male ok? Quindi adesso calmati!" esclama Ray lasciando scemare pian piano la collera che lo pervade.
"In effetti siamo venuti qui solo per proporti un affare." esordisce Sam "cioè avrei intenzione di com..."
"Ehi Sam possiamo evitare di parlarne ORA e cercare invece una via d'uscita da questo incubo?" interrompe bruscamente Ray.
"Ok non ti scaldare amico!" risponde piccato Sam.
"Sentite se volete parleremo pure di affari ve lo prometto" esclama Madeline "ma vi prego prima cerchiamo le altre persone venute qui con me  e poi andiamocene ok?"
"Così si ragiona!" sentenzia Ray.
"Va bene" conviene Sam.

mercoledì 2 novembre 2016

04 - LA MASCHERA CADUTA

Con la porta delle scale chiusa dietro di loro, i tre malcapitati osservano il salotto in cerca di qualche  indizio. L'ambiente è alquanto spoglio, qualche anonimo dipinto sulle pareti, un tavolo, alcune sedie ed un divano su cui sono stati appoggiati degli abiti.
“Iniziamo da lì” propone Sam, muovendosi rapidamente in direzione del divano.
Prima che Ray ed Angelica possano proferire una sola parola Sam inizia a perquisire tutto ciò che si trova sul divano in modo rapido ma accurato, scoprendo che gli abiti in questione sono cinque caldi soprabiti e due pellicce, tutta roba assai costosa.
"Ehi ma qui c'è dell'altro!" esclama Sam sollevando trionfante due eleganti borsette da sera.
"Bene magari ci possono essere degli indizi per capire chi altro c'è qui oltre a noi." borbotta Ray.
"Un attimo che controllo..." risponde Sam svuotando rapidamente il contenuto delle due borsette sul divano e raccogliendo due documenti d'identità.
"Dunque qui abbiamo una certa Rose Holsen: 18 anni... sembra anche carina... eppoi...Madeline Clark!" Gli occhi di Sam si illuminano. "Ottimo era proprio lei la persona con cui dovevo trattare stasera, bene non ci resta che trovarla."
Nel frattempo Ray si è portato alle spalle di Sam osservandolo con attenzione, senza tanti convenevoli prende il documento di Madeline Clark e dopo averlo controllato a sua volta, lo mostra nuovamente a Sam.
"Certo che hai proprio gli occhi foderati di prosciutto Sam!" esclama Ray con disappunto.
"Perchè?" chiede stupito Sam.
"G u a r d a    m e g l i o!" risponde Ray scandendo lentamente le parole quasi stesse parlando con un imbecille.
Sam osserva la foto con attenzione capendo infine quello che Ray ha visto.
"Eh sì hai ragione Ray" esclama alla fine Sam alzandogli occhi dalla foto del documento, "credo che adesso qualcuno ci debba della spiegazioni, non è vero Angelica? O dovrei dire Miss Madeline Clark!"