venerdì 30 dicembre 2016

22 - EPILOGO

Lettera del dottor Steven J. Briar psichiatra di New York alla collega dottoressa Carolyn Fern psichiatra del manicomio di Arkham.

Cara Carolyn,
come stai? Sono passati alcuni anni da quando ci siamo laureati, anche se mi sembra sia avvenuto tutto soltanto ieri, ho seguito con interesse e soddisfazione la tua carriera in questi ultimi tempi e sono assai felice che i tuoi sforzi e le tue capacità siano state premiate e che alla fine tu abbia avuto un ruolo di rilievo presso una tale prestigiosa istituzione.

Ti scrivo però per una questione strettamente professionale. Ultimamente ho in cura una giovane donna di un'importante ed influente famiglia locale, la quale si è raccomandata per il massimo riserbo, per questo motivo darò alla mia paziente il nome di fantasia di Angelica. Angelica soffre di una sindrome da stress post traumatico, la stessa di cui soffrono molti soldati reduci della grande guerra del '14-'18.
Ho intrapreso una terapia farmacologica per calmare i sintomi più acuti del disturbo con buoni risultati, ma quando ho cercato di curare le cause dello stato della paziente mi sono trovato in seria difficoltà: non soltanto gli eventi che Angelica afferma di aver vissuto sono inquietanti e deliranti, ma coinvolgerebbero molte altre persone, tra cui alcuni amici di Angelica recentemente scomparsi in un incidente e poi altri due uomini, con cui Angelica afferma di aver condiviso la terribile esperienza. Questi individui, a detta della famiglia, sono anch'essi scomparsi nel nulla.
Esiste poi un'ulteriore figura che Angelica cita spesso durante le sedute: una certa Shub Niggurat, che sicuramente non è una persona in carne ed ossa. Ho compiuto delle ricerche personali ma non sono giunto a nulla di concreto, solo qualche riferimento ad antiche e dimenticate religioni. Per questo ho deciso di interpellarti Carolyn sapendo delle tue conoscenze presso la Miskatonic University di Arkham famosa per i suoi testi su culti antichi e poco conosciuti. Ho anticipato alla famiglia della mia paziente che avrei richiesto la consulenza di una stimata collega, com'era prevedibile si sono raccomandati la massima riservatezza ma non si sono opposti, per cui se anche decidessi di visitare la paziente in loco, non farti problemi: il viaggio ed il disturbo saranno ampiamente ricompensati.
Ti ringrazio fin d'ora per la tua preziosa collaborazione, ogni aiuto che mi potrai fornire sarà ben accetto. Attendo tue notizie.

Cordiali saluti
Dott. Steven J.Briar.


* * *

Sam torna a casa con passo lento, sempre attento a tutto quello che lo circonda. Ora vive con un altro nome,  in un paese polveroso perso nel nulla di un altro stato americano. I soldi incassati dall'assicurazione per la truffa della casa di Long Branch, gli sono serviti per rifarsi una nuova vita, niente di eclatante, anzi quella che conduce ora Sam è un'esistenza decisamente noiosa, noiosa ma tranquilla e sopratutto lontana mille miglia dalla famiglia Di Santo.
Dopo essere entrato Sam chiude la robusta porta di casa, poi si siede sulla poltrona del soggiorno di fronte ad un piccolo specchio appeso al muro. Come d'abitudine legge con calma il giornale, per rilassarsi dopo una giornata di lavoro, ad un certo punto una notizia attira la sua attenzione.
"Questa mattina è stato ripescato dal fiume Hudson presso la città di New York, il corpo di un uomo in avanzato stato di decomposizione e con le mani ed i piedi legati. Viste le condizioni del cadavere è stato solo grazie ad un frammento della licenza di investigatore privato, trovato tra i resti degli indumenti ed ancora leggibile, che è stato possibile identificare il corpo. Che è risultato essere Ray Anderson, investigatore privato salito agli onori della cronaca qualche tempo fa per un caso di aggressione e scomparso ormai da alcune settimane. A questo punto ci si domanda chi possa essere responsabile di quella che, a prima vista, sembra essere una vera e propria esecuzione."
Sam chiude gli occhi, poi allontana con violenza il giornale rimuginando fra sé:
"No... non è colpa mia... non è colpa mia... non sono responsabile di quello che gli è successo ... non sono stato io a gettarlo nell'Hudson... io non sono un assassino, io...NON SONO UN ASSASSINO!"
Sam urla e poi apre gli occhi di colpo, vede la sua fronte imperlata di sudore, e si scopre a portare la sua mano dietro la nuca, il suo tipico tic nervoso che gli scatta ogni qual volta sta mentendo, solo che questa volta non è un estraneo, nello specchio c'è l'immagine riflessa dell'uomo che non voleva essere, non aveva ucciso lui Ray, erano stati i Di Santo, ma la sua truffa aveva comunque portato a questa tragica conseguenza e l'onta di essere un assassino lo sta ora fissando dagli occhi di quello specchio.

giovedì 29 dicembre 2016

21 - PER UN SOFFIO!

"E' fatta!" pensa Sam mentre apre la porta della casa di Long Branch.
Il sole saluta un mattino radioso e colmo di speranza almeno per lui, che non riuscendo a trattenere la propria gioia si volta verso i propri compagni esultando: "Ray, Madeline sapete che..."
Istantaneamente con la coda dell'occhio, coglie un movimento veloce ai limiti del suo campo visivo, in una frazione di secondo l'istinto di sopravvivenza prende il controllo, ogni altra funzione cerebrale viene interrotta mentre tutto si focalizza sui muscoli delle gambe. Sam scatta in avanti con un guizzo repentino evitando per un soffio un fendente che, se andato a segno, lo avrebbe certamente ucciso all'istante.
Sconvolto e col cuore che batte all'impazzata, Sam si volta per affrontare la minaccia e vede Ray che stringe tra le mani il piede di porco, il suo sguardo deciso vale più di mille parole, Madeline è dietro di lui shockata ed immobile in preda al panico.
"Mi dispiace Sam, niente di personale, sono solo affari!" sono le parole che Ray pronuncia mentre si prepara ad aggredire nuovamente Sam.
"Anche a me Ray!" risponde Sam, mentre con un movimento rapido della mano estrae dalla tasca una piccola pistola a doppia canna: una derringer calibro 22, piccola ma letale a quella distanza, specialmente adesso che Sam si trova fuori dalla casa satura di gas, mentre Ray e Madeline sono ancora dentro.
"Allora avevi ragione Sam, non sono l'unico ad essere venuto armato a questa festa!" esclama Ray con un sorriso storto.
"Già Ray peccato che la mia pistola, a differenza della tua, di colpi non ne ha ancora sparati!"  gli risponde Sam serio.
"Che... che vuoi fare Sam ... vuoi ammazzarci tutti?" riesce a chiedere Madeline con un filo di voce.
"No, non voglio uccidere nessuno, se non vengo costretto, non sono un assassino io, è già morta troppa gente, ne ho abbastanza... " risponde Sam a voce alta e continua quasi urlando "sentite non deve per forza finire così... Ray, anche se i Di Santo ti hanno incaricato di ammazzarmi, con questa cosa possiamo fare abbastanza soldi per sparire tutti e due, ok? Ce la possiamo fare, non costringermi..." implora Sam mentre con una mano si massaggia la nuca.
Ray rimane in silenzio pensieroso, l'effetto sorpresa è svanito ed ora che Sam ha scoperto che è lui il sicario dei Di Santo, sa che non lo perderà d'occhio nemmeno per un momento: è finita. L'unica cosa da fare è venire a patti con Sam e sparire in fretta, prima che i Di Santo possano beccarlo.
L'investigatore lascia cadere il piede di porco. "Butta anche la pistola Ray... piano... mi raccomando" gli intima Sam.
"Mi aiuterai a scappare dai Di Santo?" chiede Ray, gettando la calibro 38.
"Sì, dividiamo l'incasso dell'assicurazione e ce la filiamo, ognuno per la sua strada." mormora Sam continuando a massaggiarsi la nuca.
"Ok, allora seguitemi vi porto alla mia macchina." commenta Ray incamminandosi per il viale che porta fuori dalla casa di Long Branch, seguito da una Madeline ammutolita e da Sam che tiene in mano entrambe le pistole.
Alcuni minuti dopo, un bagliore, seguito da un sordo boato, illumina la collina di Long Branch dando inizio all'incendio che decreta la fine della magione dei Clark e di tutti i suoi orrori.

mercoledì 28 dicembre 2016

20 - ...E FU MATTINA

"No non si può fare è inutile!" sentenzia Ray rientrando in casa tremante.
"Aspetta!" gli risponde Sam ansimante ed impacciato rincasando anche lui seguito da Madeline "Non siamo nemmeno usciti dalla veranda, proviamo ancor..."
"Sei matto o cosa?" lo interrompe Ray "Hai visto che bufera c'è fuori di qui? Un vento fortissimo che non trasporta fiocchi di neve, ma pezzi di ghiaccio affilati come rasoi, non si riesce a vedere ad un palmo dal naso ed anche con due cappotti addosso a testa, siamo quasi mezzi assiderati facendo un paio di metri! No, non se ne parla!"
"E se provassimo a raggiungere una delle auto dei miei amici?" suggerisce timidamente Madeline "Potremmo rifugiarci lì dentro."
"No è inutile." commenta asciutto Ray "Moriremmo assiderati comunque. Ehi, sentite ci abbiamo provato, ok? Abbiamo fatto il nostro bel tentativo di fuga per non passare il resto della nottata in questa fottuta casa, ma almeno finché dura questa tormenta siamo bloccati qui che ci piaccia o no!"
Un silenzio di tomba piomba sul gruppo interrotto ogni tanto dall'ululare selvaggio del vento.
Alla fine è Sam a fare la domanda che nessuno degli altri osa proferire: "Ehi secondo voi... questa tremenda bufera è dovuta a quello che è accaduto qui dentro stasera?"
E' Ray a ribattere dopo un istante: "Prima di stasera ti avrei risposto che ciò che stai dicendo è impossibile, ma da oggi la parola impossibile non ha per me più alcun significato, quindi..."
"Sentite!" esordisce Madeline "che ne dite di occupare il tempo che dobbiamo ancora trascorrere qui per organizzare la messinscena dell'incendio?"
"Mi sembra una buona idea!" risponde Sam annuendo.
"Ok va bene." afferma Ray.
I tre passano la nottata confabulando tra di loro, organizzando il modo per incendiare la casa e nascondere nel contempo le tracce della loro presenza. La stanchezza si sente, ma nessuno vuole nemmeno pensare di addormentarsi, tali sono il sospetto, la paura e la mancanza di fiducia che serpeggiano tra di loro.
Con il passare delle ore l'ululare del vento cala d'intensità, fino a scomparire del tutto, ed alla fine col sopraggiungere dell'alba la tremenda tormenta cessa, le nubi scure e minacciose scompaiono come disgregate dalla luce del sole. La grande quantità di neve caduta è l'unica cosa che resta a testimonianza del tempo terribile che imperversava fino a poche ore prima.

venerdì 23 dicembre 2016

19 - UN'OFFERTA CHE NON SI PUO' RIFIUTARE!

Ray osserva la scena con attenzione: Madeline firma il contratto con cui vende la casa di Longbranch a Sam, il quale a stento riesce a trattenersi dall'esultare.
"E bravo il nostro Sam!" pensa l'investigatore "A quanto pare nonostante quel fare da mezza cartuccia sei riuscito ad intortare la ricca ragazza viziata ed hai raggiunto il tuo scopo, complimenti! In fondo il tuo piano di bruciare questa casa fa comodo anche a me!"
La curiosità tipica del suo mestiere porta comunque Ray a farsi ulteriori domande: "Chi saranno mai le persone a cui avrà pestato i piedi? Di sicuro un imbroglione come Sam deve averne fregata di gente... e quando ci si crede i più furbi si finisce prima o poi per fregare il tizio sbagliato!"
Il vento freddo che entra nella stanza fa tremare l'investigatore, che si stringe nel suo impermeabile cercando di scaldarsi, la mano tocca la lettera che si trova ancora nella tasca. Ray trasalisce per un attimo, quindi rivolge la sua attenzione su quel documento di cui finora non si era curato. "Chissà chi me l'avrà mandato, maledizione non riesco a ricordarlo... eppure doveva essere una cosa importante ed urgente se me lo sono portato appresso, magari è addirittura collegato a questa dannata faccenda, che sia una coincidenza?" Ad  un tratto la mente di Ray rammenta un altro particolare che gli era precedentemente sfuggito:  "A proposito di coincidenze, quella domanda sui Di Santo che Sam mi aveva fatto non appena ha trovato questa lettera, non ci ho dato peso subito, ma... il mio istinto mi dice che non me l'ha fatta per caso. Ma certo, ecco chi sono quelli che ti vogliono morto, sono quelli della famiglia Di Santo, altro che buoni rapporti... dannato bugiardo! Comunque sei proprio nei guai Sam, a quest'ora quelli avranno già assoldato qualcuno per farti fuori!"
Ray sorride soddisfatto per avere scoperto il segreto di Sam, ma la sua soddisfazione ha vita breve, mentre la memoria gli riporta alla luce un'altra verità assai più tetra.
"Già, ma ora che mi ricordo, sono stati proprio i Di Santo a mandarmi qui con Sam! Oh no... e... se quel qualcuno fossi... io?" Ray stringe forte la lettera nel pugno "Comincio a ricordare... la telefonata al mio ufficio qualche giorno fa, la voce al telefono che mi diceva che dovevo sdebitarmi con i Di Santo per aver convinto quello a cui avevo spezzato le gambe a ritirare le sue accuse nei miei confronti. Mi hanno detto di Sam, del fatto che cercasse un investigatore privato per un certo affare, mi hanno detto, anzi ordinato, di farmi ingaggiare a tutti i costi e di farmi vivo con loro successivamente attraverso i soliti canali. E così ho fatto, per poi trovarmi recapitata questa lettera in ufficio... e stasera prima di venire qui... mi hanno richiamato... dannazione sì... ora ricordo perfettamente... mi hanno detto che Sam gli aveva mancato di rispetto e toccava a me sistemarlo definitivamente! In che cazzo di guaio mi sono cacciato?!"
Ray si sente perso, sa benissimo che le offerte di lavoro dei Di Santo sono ordini che non si possono discutere ed a cui non si può disobbedire senza drammatiche conseguenze.

martedì 20 dicembre 2016

18 - CONVERGENZA D'INTENTI

"Il mio piano è ancora valido, anzi lo è più di prima!" esclama Sam con determinazione "Avete visto che casino c'è in questa casa? Come lo spiegheremo alle autorità? Gente sciolta come il burro fuso, un tizio ucciso con due colpi di pistola ma non si sa da chi e poi c'è il pezzo forte che abbiamo chiuso giù in cantina! Rifletteteci: un bell'incendio è l'unico modo per sistemare tutto, le fiamme faranno sparire sia le schifezze disseminate qua dentro sia le prove di un nostro coinvolgimento nella faccenda. Credetemi ne usciremo candidi come delle vergini!"
Il discorso di Sam accende l'interesse di Madeline che dopo essersi ripresa dal ritrovamento del cadavere di Rose, sta pensando a come salvarsi dalla terribile situazione in cui si ritrova. Quelle parole stanno però involontariamente risvegliando altri ricordi nella mente della donna.
"Ricordo che Alistair una volta mi aveva chiesto se ero mai stata con un uomo, intendendo fisicamente, sono subito arrossita e mi sono sentita offesa per quella domanda così impertinente. Ad un'altra persona avrei tirato un schiaffo in faccia, ma con Alistair era diverso, non avrei mai potuto. Gli risposi di no, quasi vergognandomene, come se la cosa potesse fargli perdere qualsiasi interesse nei miei confronti. Invece mi sorrise soddisfatto, anzi da allora mi volle sempre accanto a sé anticipandomi che avrei avuto un ruolo fondamentale nel rito che si sarebbe compiuto questa notte. Io subito non capii ma... mi ricordo che stasera mentre stavamo celebrando il rito, prima di uccidere Rose mi ha sussurrato qualcosa guardandomi negli occhi... ma cosa? Se solo riuscissi a ricordare..."
Madeline scuote il capo, la sua mente cerca di rivivere quegli istanti terribili, anche se quel che resta della sua sanità mentale le implora di non continuare, ma è ormai troppo tardi: l'ultimo paravento che nascondeva la verità è caduto. Madeline ricorda i sussurri di Alistair, e ciò che la sua memoria restituisce è pura follia. Le parole dell'uomo tornano dall'oblio per tormentarla e tentarla: "Ora deve morire un uomo, poi tu ti taglierai i palmi delle mani e la dea Shub Niggurat, il nero capro dei boschi dai mille cuccioli, tornerà in terra a possedere la vergine... a possedere te Madeline!”
"Il rito, non è stato portato a termine a causa della morte di Alistair ma ciò non significa che sia spezzato" intuisce Madeline, "è solo sospeso: se ora morisse un uomo ed io mi tagliassi i palmi delle mani il rito si completerebbe ed io ospiterei dentro di me la dea di cui mi parlava Alistair!"
La consapevolezza del significato di quest'ultima rivelazione investe Madeline come uno schiaffo, lasciandola interdetta e confusa: "far rivivere una divinità in me... diventare una dea io stessa...non... ci avevo mai pensato... non so... quante cose potrei fare...".
La mano della donna tocca il contenuto della blusa del suo abito: il coltello rituale usato per uccidere Rose è sempre lì dove lei l'ha nascosto, quando è fuggita in preda al panico dalla camera del sacrificio dopo la morte di Alistair finendo per incontrare Ray e Sam. Madeline non aveva avuto il tempo di ragionare e valutare la situazione, aveva agito d'istinto prendendo con sé quell'arma: magari l'avrebbe usata per difendersi, o forse voleva già farla sparire alla prima buona occasione.
Il tempo si ferma mentre la donna valuta il da farsi "Se fossi un dio potrei far sì che gli eventi di stanotte non siano mai accaduti... lo vorrei tanto, è l'unica cosa che voglio ora... ma dovrebbe morire un'altra persona ed io non ce la posso fare ad uccidere qualcuno, non dopo stanotte... e se poi non fosse vero niente? Se Alistair ci avesse ingannati tutti... se ci avesse usati per i suoi scopi... Alistair non mi aveva detto cosa sarebbe accaduto ai miei amici, e lui lo sapeva... sì l'ha sempre saputo... maledetto... no è meglio lasciare stare, quel ch'è fatto è fatto, dovrò trovare il modo di far sparire il coltello ed uscire sana e salva da questo incubo... effettivamente il piano di Sam è il sistema migliore per salvarmi da questa situazione, potrebbe anche fornirmi un alibi e poi la mia famiglia è ricca e potente e lui avrebbe tutto da guadagnare nell'aiutarmi. Potrei coinvolgere anche Ray non mi sembra il tipo che si fa troppi scrupoli quando c'è di mezzo del denaro... sì faro così."
La mano di Madeline si allontana lentamente dal coltello nella tasca del suo abito.
"Ok Sam" esordisce la donna con un tono insolitamente sicuro, "dammi una penna ed il tuo contratto di compravendita: ti cedo questa dannata casa e tutti gli orrori che contiene, sono tuoi ora!"

venerdì 16 dicembre 2016

17 - A CARTE SCOPERTE!

"Ray, Madeline per favore andiamocene via da questa stanza, ora!" esclama Sam in evidente affanno.
"Cosa ti prende adesso?" chiede Ray scocciato.
"Dobbiamo andare via, adesso, vi prego ... vi scongiuro, ve lo spiegherò dopo, ma per l'amor di Dio andiamo di sopra e lasciamo questa stanza!" geme Sam afferrando il braccio dell'investigatore.
"Sam stai male?" chiede Madeline notando il pallore mortale sul volto dell'uomo.
"Andiamocene!" ribadisce nuovamente Sam tremebondo.
Ray diffidente afferra la torcia dalle mani di Sam ed illumina la zona in cui lui aveva ritrovato la sua borsa. "Non c'è nulla di strano, cosa può averlo spaventato a tal punto?" riflette l'investigatore, poi la sua attenzione si sposta sulla porticina incassata nel muro. Ad una prima occhiata sembra assolutamente normale, ma lo sguardo esperto di Ray nota, dopo un'accurata osservazione, che la serratura è stata forzata e la sua chiavetta è stata incastrata e spezzata all'interno.
"Andiamo su!" sentenzia alla fine Ray con fare asciutto.
Una volta saliti al pian terreno, Sam si precipita verso una delle finestre e facendo molta attenzione la spalanca, una folata di aria gelida entra nella stanza facendo rabbrividire tutti quanti.
"Ma sei impazzito!" grida Madeline sovrastando con la sua voce l'ululare del vento "Vuoi farci morire assiderati?"
"I rubinetti del gas del vecchio sistema per l'illuminazione... sono aperti ... lo sono da quando siamo arrivati qui... il gas deve aver quasi saturato l'ambiente... anche la minima scintilla potrebbe fare esplodere tutto!" risponde Sam guardando gli altri due con occhi spiritati.
"Ma... come fai a sapere tutto questo Sam?" chiede Madeline sconvolta dalla rivelazione.
"Non ci arrivi bambola?" esordisce Ray con tono sprezzante, "Lo sa perché è stato lui ad aprirli... non è vero Sam?"
Sam guarda per terra il suo sguardo è colmo di vergogna, forse per il rimorso del proprio gesto o per esser stato scoperto, poi dopo un lungo istante annuisce. "Si sono stato io, avevo completamente rimosso quel ricordo, ma quando siamo scesi di sotto mi è tornato tutto alla mente. Mi dispiace... davvero!"
"Brutto pezzo di merda!" grida Ray lasciandosi prendere dalla collera, con un scatto si avventa su Sam afferrandolo per il colletto della giacca.
"Calmati Ray!" grida Madeline cercando invano di trattenere l'uomo, "Se Sam ha aperto i rubinetti torniamo giù e richiudiamoli così saremo salvi."
"Non si può." le risponde Ray "Questo stronzo ha sabotato la chiusura dell'armadietto dove ci sono le valvole: non si può aprire normalmente e se uso il piede di porco rischio di fare delle scintille... troppo pericoloso!"
"Oh no... non è possibile... ma perché lo hai fatto Sam? Volevi ammazzarci?" chiede Madeline con la voce colma di disperazione.
"NO!" risponde urlando Sam "Non volevo uccidere nessuno... io non sono un assassino! Io sono solo... un uomo disperato!"
"Farai meglio a dirci tutta la verità Sam o ti torco il collo!" lo minaccia Ray senza mollare la presa.
Sam china il capo, rilassa le spalle lasciando le braccia ciondolare lungo i fianchi e dopo aver preso fiato inizia mestamente a confessare. "Nell'ambito del mio lavoro mi sono fatto dei nemici, gente potente che non perdona e che non va tanto per il sottile. Devo andarmene da questa città, alla svelta, e per farlo ho bisogno di soldi, di molti soldi ed il solo modo per farli in fretta è attraverso un imbroglio assicurativo. Qualche giorno fa ho siglato un contratto assicurativo per questo immobile, è una bella casa ma è vuota da tempo. Ho scoperto che ti era stata donata in eredità anni addietro da tua nonna Madeline, ma tu non ci avevi mai messo piede prima di oggi, volevo convincerti a vendermela, così avrei potuto incendiarla ed incassare il risarcimento dell'assicurazione."
"Ma come pensavi di fare?" chiede Madeline preoccupata.
"Pensavo di convincerti in qualche modo, magari spaventandoti anche con l'aiuto di Ray,  poi da solo e con calma avrei dato fuoco alla casa, facendola saturare di gas avrei facilitato l'espandersi delle fiamme. Tutto si sarebbe sistemato, Ray avrebbe ricevuto il suo onorario, tu avresti perso qualcosa di cui non t'importava nulla ed io avrei avuto i soldi per sparire!" Sam finisce la frase e sente allentarsi la tensione che lo attanagliava. "A volte dire la verità paga!" pensa "Ora mi sento meglio, e sono tornato lucido ... posso ancora farcela!"

mercoledì 14 dicembre 2016

16 - RISORSE INASPETTATE

Sam ha la mano appoggiata sulla tasca dei pantaloni, poi con un movimento lento e deliberato la infila dentro estraendone una chiave dalla foggia particolare, che entra senza problemi nella toppa della pesante porta aprendola.
"E quella da dove salta fuori?" chiede Ray con tono inquisitorio.
"E' sempre stata nella mia tasca, Ray, fin dall'inizio, ma dalla sua forma si capiva che non poteva appartenere alle serrature che abbiamo trovato finora." spiega Sam.
"Come ne sei venuto in possesso?" chiede Madeline battendo sul tempo Ray.
"Non lo so, o meglio non me lo ricordo" risponde Sam.
"Interessante, ecco dove ti eri cacciato quando mi hai lasciato solo in questa gabbia di matti!" pensa Ray sentendo la rabbia salire.
"Beh allora che facciamo continuiamo a parlare o entriamo?" chiede Sam nervosamente.
"Prego Sam, visto che avevi la chiave fai tu strada!" esclama Ray con tono sardonico.
Con fare scocciato Sam apre lentamente la porta illuminando la stanza con la torcia, all'interno niente di pericoloso, solo alcune cianfrusaglie sparse qua e là.
Il gruppo entra, Sam usando la torcia inizia a cercare tra le cose abbandonate nella cantina con una  trepidazione crescente. "La mia borsa deve essere qui.. per forza!" pensa.
Ad un certo punto Sam vede la sua preziosa borsa appoggiata nei pressi di un angolo della stanza, "Evvai" esclama raggiante inginocchiandosi per afferarla, poi il suo sguardo si posa su di una piccola porticina incassata nel muro. "Ma... quella porticina io l'ho già vista ne sono convinto ma... com'è possibile?" si domanda Sam sforzandosi di ricordare. Alla fine la risposta alle sue domande arriva violenta come un colpo di maglio in pieno viso, lasciandolo senza parole e facendolo sbiancare improvvisamente. "Oh mio Dio..." pensa frastornato "... cosa ho fatto!"

lunedì 12 dicembre 2016

15 - LA DISCESA NELL'ORRORE

"Sei sicura di voler scendere giù con noi Madeline?" chiede Sam guardando la donna con aria visibilmente preoccupata, "Sai che cosa c'è la sotto!" Sam indica la porta che li divide dalla rampa di scale in cui avevano precedentemente intravisto dei resti umani, l'ultima zona della casa da esplorare per trovare spiegazioni, improbabili altri superstiti e nuovi orrori.
"Assolutamente sì Sam, non voglio restare da sola in questa casa, per nessun motivo" sentenzia Madeline asciugandosi le lacrime, "non sarò un problema per voi sarò forte, vedrete!"
"Sì certo!" commenta sarcastico Ray, "Piuttosto Sam, vedi di non metterti a vomitare anche stavolta!"
"Non preoccuparti Ray, ormai ho svuotato completamente lo stomaco!" risponde Sam acido.
"Bene signori e signore, il tour ha inizio!" commenta Ray con un macabro senso dell'umorismo aprendo la porta.
La luce della torcia di Sam illumina impietosamente una grossa pozza di poveri resti umani al centro della rampa, anche qui ci sono molti schizzi di sangue sulle pareti: uno spettacolo veramente orripilante!
Ray mostrando una freddezza sorprendente osserva la scena cercando un punto in cui sia possibile passare senza attraversare la disgustosa pozza, dopo qualche istante esclama: "Di là sulla destra è possibile passare, state attenti, seguitemi, Sam continua ad illuminare!"
Seguendo le indicazioni dell'investigatore il gruppetto scende le scale e supera la grossa pozza, accorgendosi dai resti degli abiti che vi si trovano dentro che probabilmente qui sono morte due persone. "Ecco gli ultimi due membri del tuo gruppo Madeline... poveracci...  non si è salvato nessun'altro allora." mormora a bassa voce Sam.
"Certo che avete davvero combinato un bel casino quaggiù, eh Madeline?" osserva indelicatamente Ray.
"Intanto non abbiamo trovato nessuna arma da fuoco finora, chissà chi di loro avrà sparato ad Alistair." commenta Sam pungente.
"Beh se vuoi cercare un'altra pistola Sam, accomodati hai un bel po' di sudicie pozze in cui cercare, oppure puoi chiedere al tizio che ancora si muove nella cantina, in ogni caso temo che dovrai farlo da solo, io e credo anche Madeline non ti aiuteremo di certo!" risponde Ray in modo alquanto provocatorio.
Il silenzio di Sam e Madeline sancisce che l'argomento è accantonato almeno per il momento.
Arrivati in fondo alla scala il gruppo si trova di fronte ad una robusta porta di legno rinforzato.
"Questa sì che è un porta robusta" sentenzia Ray dopo aver esaminato la porta "di sfondarla neanche a pensarci ed anche col paranchino sarà davvero dura!"
"Forse no." gli risponde Sam osservando attentamente la serratura.

martedì 6 dicembre 2016

14 - RIPRENDERE IL FILO

Con non poca fatica Sam riesce a calmare Madeline ed a portarla fuori dalla stanza seguito da Ray.
"Tieni." gli dice l'investigatore porgendogli la torcia in modo brusco, "E la prossima volta cerca di controllarti, non mi sei di nessun aiuto se invece di tenere la torcia ti metti a vomitare... se hai lo stomaco delicato è un problema tuo... ok?!" 
"Va bene." risponde Sam piccato, "piuttosto hai sentito l'odore di polvere da sparo dentro la stanza? Sei per caso armato? Visto il tuo lavoro d'investigatore privato probabilmente una pistola devi averla."
"Perché mi fai questa domanda? Mi stai accusando di qualcosa?" risponde Ray avvicinandosi minaccioso.
"Beh stavo riflettendo sul fatto che qualcuno ha sparato al tipo sdraiato per terra dietro al tavolo, e presumo che non sia stato tu vero?" domanda a sua volta Sam in tono neutro.
"No certo." risponde Ray a denti stretti  "Arriva al dunque, a cosa stai pensando?" chiede fissando nervosamente Sam.
"Beh penso che se non sei stato tu a sparare allora dovremo stare attenti, probabilmente c'è qualcun altro armato di pistola oltre a te, è un particolare su cui riflettere!" risponde Sam guardando Ray negli occhi.
"Ah ... ok... non ci avevo pensato... hai ragione Sam... hai detto bene dovremo fare attenzione!" esclama Ray rilassando le spalle ma mantenendo un'espressione seria. "Adesso andiamo, abbiamo ancora i sotterranei da esplorare. Hai sentito Madeline? Adesso scendiamo di sotto coraggio!"
Madeline ancora scossa annuisce e si stringe al braccio di Sam senza dire una parola.
"E' shockata, probabilmente la ragazza morta era la sua amica Rose." pensa Sam "Dovrò essere molto cauto!"

venerdì 2 dicembre 2016

13 - LA VERSIONE DI SAM

Sam si rimette in piedi sconvolto ed ancora nauseato, "Che idiota sono stato!" pensa "Mettermi a mangiare sapendo che schifezze rivoltanti potevano esserci in questa dannata casa... ben mi sta ... la prossima volta imparo, adesso devo concentrarmi e chiudere la questione, ma prima devo ritrovare la mia borsa!"
Facendo appello a tutto il suo coraggio Sam si costringe a guardare all'interno della stanza cercando di non soffermare lo sguardo sulle due pozze di carne sciolta sul pavimento e sul cadavere della povera ragazza disteso sul tavolo. Essendo privo di torcia ci mette un attimo a ritrovare i suoi due compagni di sventura all'interno della buia stanza, Madeline è sotto il tavolo che singhiozza disperata agitandosi in preda all'isteria, mentre Ray è più avanti e sta guardando qualcosa con la torcia.
"Meglio che inizi a portare fuori Madeline, se rimane qui rischia d'impazzire ed io non posso permetterlo!" riflette Sam entrando nella stanza, poi percepisce uno strano odore, lo riconosce è polvere da sparo. Giunto nei pressi del tavolo Sam si inginocchia per cercare di calmare Madeline e nel farlo il suo sguardo si posa su ciò che Ray sta illuminando con la torcia: il cadavere di un uomo vestito di nero, con due fori di proiettile in pieno petto. Il sangue di Sam si gela: la sua mente visualizza immagini incoerenti e inquietanti, si sforza di metterle in ordine, ed il risultato che ottiene non lo tranquillizza per niente.
"Odore di polvere da sparo... il tizio morto... è stato Ray...si... l'ho... l'ho visto, ricordo di esser salito su per le scale guidato da una strana ed inquietante nenia, poi ho sentito due colpi di pistola proprio mentre arrivavo all'entrata di questa stanza ed ho visto Ray davanti a me con una pistola in mano ancora fumante, ed il tizio in nero, probabilmente il famigerato Alistair, che cadeva per terra tenendosi le mani al petto... oh mio Dio...in che guaio mi sono cacciato... sono finito in una gabbia di matti ma quello che mi fa più paura è che non so chi mi sono portato dietro... chi sei veramente Ray?" Sam si concentra cercando di fare il punto della situazione, c'è un dettaglio che ancora gli sfugge. "Aspetta un attimo, quando ho letto quella lettera trovata nel soprabito di Ray, ricordo di aver  letto il suo cognome: Handerson, Ray Handerson. L'ho già sentito... ma dove?... Ma certo l'ho letto su di un giornale un paio di settimane fa, Ray Handerson era stato accusato da un tizio di avergli rotto le gambe e si sospettava che la cosa fosse legata ad un giro di estorsioni, il tizio poi ha ritrattato le accuse su Ray... altro particolare inquietante... Per conto di chi ti sporcavi le mani Ray? La cosa non mi piace per nulla, devo muovermi in fretta o rischia di esplodermi tra le mani!"

giovedì 1 dicembre 2016

12 - LA VERSIONE DI MADELINE

Madeline non si rende nemmeno conto di aver iniziato a piangere anche se il suo respiro è interrotto dai singhiozzi, la sua attenzione è infatti completamente rivolta al corpo della ragazza sdraiato sulla grande tavola. Avanza verso il centro della sala, le braccia incrociate sul petto come a proteggersi e le mani che stringono il tessuto della blusa, non fa nemmeno caso alle due pozze di sangue e carne sciolta, e pensare che tempo addietro la sola vista di una cosa simile sarebbe stata sufficiente a farla svenire. Giunta nei pressi  del tavolo osserva sconvolta il corpo della povera ragazza.
" Oh mio Dio... Rose... noo!" pensa mentre osserva lo sguardo vitreo e fermo del cadavere di Rose.
Di colpo Madeline chiude gli occhi e porta le mani alle orecchie, per non sentire una lugubre cantilena che si ripete in un crescendo d'intensità:  Yah yah Shub Niggurat, Yah yah Shub Niggurat, Yah yah Shub Niggurat... ma è tutto inutile... il suono che sente infatti era già nella sua testa e torna ora portando con sé immagini, ricordi, angoscie ed un immenso senso di colpa!
"Eravamo tutti qui riuniti" ricorda  Madeline, "noi sette ed Alistair, avevamo bevuto nella stanza di sotto, Alistair aveva voluto che brindassimo al rituale che avrebbe cambiato per sempre le nostre vite. Ricordo che per tutto il tempo aveva parlato fitto con Rose, ed io... io ero gelosa... l'ho persino  odiata per questo... ad un certo punto lei si è sentita poco bene ed Alistair ha chiesto agli altri di portarla qui sorreggendola. Abbiamo spostato i mobili per fare spazio nella stanza ed Alistair ha deposto il corpo di Rose sul tavolo, sembrava intontita, incosciente. Alistair ha indossato una strana tunica, ci ha poi fatto mettere il circolo vicino al tavolo, io ero accanto a lui. Abbiamo iniziato a cantare questa strana litania ripetendola di continuo mentre Alistair celebrava il rito parlando un po' in inglese ed un po' in una lingua sconosciuta. Poi... poi mi ha guardata, io non capivo più niente, ero come ipnotizzata dal suo sguardo, sentivo che mi sussurrava qualcosa ma non ricordo cosa abbia detto, mi ha messo uno strano coltello in mano...mi ha voltata in direzione di Rose, ha preso le mie mani tra le sue ed alla fine...le ha spinte giù...! Ho visto le mie mani che stringevano il coltello... che era piantato ... nella gola di Rose, oddio il suo sangue... ho visto il suo sangue che usciva e colava dappertutto... no... no...no... cosa ti abbiamo fatto Rose!"
Madeline si sente soffocare ha la bocca aperta ed il viso distorto dalla disperazione e dal rimorso, si lascia cadere per terra sotto il tavolo ed inizia ad agitarsi convulsamente emettendo dei rantoli strazianti.