martedì 28 febbraio 2017

36 - PECSI

Intanto il soldato scelto è passato a Pecsi.
Il sergente Kovacs si avvicina al capitano
“Stai interrogando solo ungheresi” dice in un tedesco stentato.
“Non preoccuparti, tratterò tutti allo stesso modo” ribatte secco Otto.
Marcus si avvicina alla scena, guarda Pecsi con il suo unico occhio e poi dice tranquillo “Io Pecsi l’ho visto rubare mentre eravamo con la colonna”.
Cala il silenzio mentre gli ungheresi cercano di capire cos’abbia detto Marcus.
“Bene, bene” dice Heinz “rubare materiale tedesco è punibile con 15 anni di carcere, farlo in territorio nemico è una condanna a morte”.
Prima che Pecsi riesca a capire cosa gli stia dicendo Heinz, il soldato tedesco lo colpisce con forza.
L’uomo cade nella neve.
Heinz gli tira un calcio in faccia, i pesanti anfibi militari spaccano il naso e il sopracciglio dell’ungherese, la neve si macchia di sangue mentre l’uomo urla per il dolore.
Heinz lo colpisce di nuovo con furia.
Pecsi cerca di proteggersi come può mentre la ferita al ventre riprende a sanguinare.
Dopo qualche secondo il capitano ferma il soldato scelto con un gesto.
Varga si avvicina ai due.
Pecsi geme nella neve.
“Chiedigli perché ha rubato” dice Heinz ansimando.
L’interprete traduce.
Pecsi dice qualcosa, Varga gli risponde, Pecsi rimane silenzioso un attimo, respira pesante e geme.
“Ne vuole ancora?” chiede Heinz prendendo il fucile.
Varga parla qualche secondo con Pecsi il quale gli risponde.
Varga annuisce.
“Pecsi ammette di aver rubato qualcosa dalla colonna durante la marcia verso Ploiesti, materiale medico e un paio di transistori, pensava di rivendere tutto al mercato nero una volta rientrati a Budapest” Varga sospira “dice che non ha più rubato nulla da quando siamo rimasti isolati e si è liberato di tutto”.
“Perquisite i suoi averi” ordina il capitano Otto.
La perquisizione si rivela infruttuosa.

lunedì 27 febbraio 2017

35 - INTERROGATORI

Heinz decide di torchiare di nuovo Racz per primo.
“Racz, qui sei l’unico con precedenti contro il Reich e l’unico meccanico”.
Varga traduce.
Racz risponde.
“Dice che in passato è stato arrestato si, ma per crimini minori, volantinaggio e unirsi a uno sciopero nella sua fabbrica”
Heinz fa un passo e colpisce il giovane meccanico al volto con il calcio del fucile.
Racz cade nella neve sputando sangue.
“Riproviamo” dice Heinz.
Tira su Racz.
“Hai sabotato i mezzi brutto bastardo ungherese?” gli urla in faccia tenendolo per il bavero.
L’ungherese guarda in basso poi mormora qualcosa.
“Dice che non saboterebbe mai gli unici mezzi che potrebbero salvare lui e anche…” Varga si ferma per un istante “Lui”.
Heinz lo lascia.
“Ho sentito la parola “Reich”” dice a Varga.
“Si ha detto qualcosa di poco lusinghiero ma ha anche detto che l’alternativa è peggio”.
Heinz annuisce.
Racz dice ancora qualcosa.
“Dice che lui non ha mai toccato l’SDKFZ, ma solo i camion”.
“Questo è vero”.
Heinz guarda il giovane ungherese mettersi della neve sul labbro rotto.
“Digli che vada a controlla i resti dell’SDKFZ, magari lui ci capisce qualcosa” quindi si dirige verso il secondo sospettato.

Mentre Racz maledice il Reich e si appresta a controllare i resti del semicingolato, Varga si avvicina a lui.
“Racz, so bene cosa stai nascondendo e non mi interessa smascherarti ma dimmi: hai visto qualcuno girare intorno ai mezzi?”
Racz lo guarda per un lungo momento.
“Solo militari. I civili non si avvicinano mai troppo, cercate il vostro sospetto tra i soldati.”
Varga si allontana soddisfatto.

venerdì 24 febbraio 2017

34 - QUINTA COLONNA

Riunito il gruppo la colonna riparte verso le colline e, dopo pochi chilometri, Fieni viene inghiottita dalle alture dietro di loro.
La marcia procede tranquilla sulla strada di montagna, la neve alta rallenta il movimento, ma la strada è abbastanza larga per gli automezzi.
Tutto sembra procedere per il meglio quando, all'improvviso, il pilota sente il motore del semicingolato grattare e andare su di giri.
Spaventato tira il freno e salta giù dal mezzo .
"Tutti fuori!" urla.
Il tempo di saltare nella neve e il motore del mezzo esplode in una vampata.
Klaus si rialza, sbatte la neve dai vestiti e guarda le fiamme divampare intorno alla cabina che lo ospitava solo pochi istanti prima.
I soldati guardano increduli il mezzo bruciare.
Il primo a reagire è il soldato scelto Heinz che si arrampica sul cassone e smonta la MG-42 e porta fuori le casse di bombe e munizioni.
Poco dopo arrivano i due camion che si fermano dinanzi al mezzo esploso.
Il capitano è furente e ordina che si faccia campo, quindi prende Heinz e gli ordina di interrogare tutti i sospetti di questo nuovo atto di sabotaggio.
“Voglio delle risposte!” urla “senza il semicingolato siamo morti!”.
Gli altri guardano sgomenti la carcassa metallica annerita.

giovedì 23 febbraio 2017

33 - MORTE TRA LE FIAMME

Marcus si aggira per i corridoi.
Il fucile spianato, la baionetta inastata.
Sale al primo piano, avanza sorpassando porte aperte e altre chiuse.
Una lunga striscia di sangue sul pavimento attira la sua attenzione.
La segue fino alla porta di un aula.
Tende l’orecchio.
Una voce femminile, parole in una lingua sconosciuta, sussurrate, come una cantilena o una preghiera, respiri pesanti.
Accende una molotov.
Buon viaggio all’inferno.
Scaglia la molotov che esplode in una vampata.
Sente delle urla di terrore, poi una bomba a mano rimbalza nel corridoio.
Si getta dietro una rientranza.
L’esplosione investe il corridoio, alcune schegge gli lacerano la gamba.
Cade.
Da dentro l’aula sente grida disperate e vede i riflessi delle fiamme.

Al fondo del corridoio appare Otto.
Appena il capitano vede Marcus a terra corre verso di lui a soccorrerlo.
Quando le fiamme si spengono i due entrano nella stanza.
A terra c’è un corpo annerito, l’odore di carne bruciata è nauseabondo.
Il capitano si affretta a smembrare il cadavere prima del risveglio.
“Era una donna” dice Otto.
“Così pare” replica Marcus guardando i resti bruciati con il suo unico occhio.
Trovano una Tokarev, alcuni caricatori con munizioni 7.62 di fabbricazione sovietica, documenti personali bruciati.
In un angolo c’è il fucile, un Mosin Nagant, conosciuto per la sua stabilità nel tiro.
Il capitano raccoglie tutto e poi i due escono.

All’esterno l’SDKFZ è disposto di taglio a coprire il cortile della scuola, gli ultimi morti sono stati abbattuti, la strada è sgombra ma la città è piena di morti.
Il capitano si affretta a fare segnali verso la collina così da chiamare i camion segnalando che il percorso è libero.
Nell’attesa del resto del gruppo i soldati saccheggiano alcuni negozi nelle vicinanze.
Il pilota invece trova una vecchia macchina foto e materiale per 5 lastre.
La sua prima foto è al marconista il quale, in attesa dell’arrivo del medico, si cuce da solo le ferite alla gamba.
Kluas chiede quindi al capitano di poter avere il Mosin Nagant, l’uomo glielo consegna e Klaus passa il resto del tempo a smontare e ripulire l’arma.
Alla fine guarda il fucile soddisfatto.
“Ora anche noi abbiamo un cecchino”.


mercoledì 22 febbraio 2017

32 - FUOCO AMICO

Varga riapre gli occhi di colpo.
È sul fondo del semicingolato, la mitragliatrice sopra di lui spara e i bossoli cadono tutto attorno.
Si passa una mano sul collo, ma non ci sono ferite.
A pochi centimetri dal suo viso una grossa scheggia di metallo è conficcata nella paratia.
Dietro la strada è ingombra di morti sventrati che si trascinano verso il mezzo.
L’SDKFZ avanza spedito lasciandoseli dietro.

Heinz continua a osservare la scuola.
I suoi due compagni sono arrivati all’ingresso e sono entrati al piano terra.
Lui osserva il secondo piano col dito sul grilletto.
All’improvviso un’ombra passa vicino a una finestra.
Spara.
Il proiettile manda in frantumi il vetro ma manca il bersaglio.
Un brivido gli percorre la schiena quando vede il capitano Otto portarsi al riparo.
Merda. 
Gira l’arma verso la strada dove l’SDKFZ sta salendo lasciandosi indietro i morti.
Meglio sparare dove sono sicuro.
E inizia a sparare ai morti.

martedì 21 febbraio 2017

31 - TIRO IMPRECISO

Schimtz spara brevi raffiche con la mitragliatrice.
Juhazs e Klaus sparano con i loro mauser mentre Varga scaglia una molotov.
I primi morti vengono abbattuti quando dalla strada inizia ad apparire un gruppo più consistente.
Una decina di creature avanza verso l’SDKFZ dietro di loro altre si trascinano avanti.
“Via tutti!” urla Klaus risalendo sul mezzo e mettendosi al volante.
Gli altri salgono sul cassone.
Il mezzo sobbalza e parte in retromarcia per uscire dal vicolo, avvicinandosi ai morti.
Schimtz preso dal panico spara una lunga raffica ma i sobbalzi gli fanno sfuggire la mitragliatrice dalle mani, la raffica investe il cassone.
Un proiettile trapassa Varga che cade a sul pavimento metallico urlando.
Il semicingolato slitta sulla neve mentre i morti si attaccano alle fiancate cercando di salire.
I soldati tirano alcune bombe, una rimbalza troppo vicino detonando a pochi metri dal mezzo e investendolo in pieno.
Varga non fa in tempo a trascinarsi al ripararo.
Una grossa scheggia trapassa il collo dell’interprete e tutto si fa bianco.

lunedì 20 febbraio 2017

30 - LA SCUOLA

Otto e Kovacs raggiungono il muro della scuola.
Kovacs fa scaletta e il capitano si tira su entrando da una finestra.
Si ritrova in una vecchia aula, i banchi allineati, le sedie rovesciate sul pavimento.
Sulla lavagna alcune parole in romeno scritte col gesso.
Arma la luger.
Avanza fino alla porta e la apre.
Un lungo corridoio.
Cammina con cautela ascoltando ogni rumore.
Da fuori sente i suoni ovattati dei fucili e della mitragliatrice.
Sente anche un’esplosione.
Continua a camminare.
Passa vicino a una finestra.
All'improvviso il vetro esplode e un proiettile spacca le mattonelle davanti a lui.
Si getta al coperto.
Alza appena la testa ma non riesce a individuare al fonte dello sparo.
Striscia lungo il muro allontanandosi dalla finestra.

venerdì 17 febbraio 2017

29 - IL CECCHINO

Il rumore della detonazione mette in allerta Heinz e il suo gruppetto.
“Da dove veniva?”
“Da qualche parte di la”.
Corrono tra gli edifici fino alla strada.
Alla loro sinistra vedono in basso l’SDKFZ nascosto dietro un edificio, alla loro destra, lungo la strada che sale, individuano una vecchia cisterna dell’acqua.
“Laggiù è abbastanza rialzato per coprire tutta l’area”.
“Quindi che facciamo?”
“Quindi corriamo!”
I tre si mettono a correre nella neve passando non lontano dalla vecchia scuola.
Dietro di loro sentono i colpi di fucile e le raffiche cadenzate della mitragliatrice pesante.
Raggiungono la struttura di metallo del serbatoio dell’acqua.
Un colpo singolo rimbomba nell’aria colpendo uno dei sostegno non lontano dal soldato Takash.
“Spara dalla scuola!”
“Su! Presto!”
I tre si arrampicano sulla scaletta rugginosa e si riparano oltre il parapetto di metallo.
Il cecchino sembra ignorarli forse disturbato dalle fucilate che i soldati più in basso scaricano contro le finestre.
Heinz e Marcus appoggiano i fucili alla balaustra e osservano con attenzione la scuola.
Il soldato scelto fa un cenno al suo compagno “Eccolo!”.
Da una finestra si intravede una figura dietro un armadio di metallo, è acquattata come se stesse prendendo la mira con attenzione.
Più in basso vedono il capitano e un altro soldato avanzare di corsa nello spazio aperto che li separa dalla scuola.
Heinz calma il respiro, lui e Marcus prendono la mira con attenzione.
È questione di momenti, è un tiro difficile, ma se esitano troppo il cecchino sparerà di nuovo ai loro compagni o cambierà posizione.
Passano alcuni secondi.
La forma del nemico è in linea con il mirino.
Sotto i due soldati sono a metà strada dalla scuola, macchie scure sulla neve candida.
Heinz sposta di qualche grado la canna per compensare il vento.
Tira il grilletto.
Il proiettile spacca il vetro e colpisce l’armadio di metallo.
Il cecchino balza verso il muro.
Il marconista spara.
La pesante pallottola da 7.92 mm passa a fianco all’armadio, sfiora uno stipite di cemento e si pianta nella gamba del cecchino.
Vedono la figura crollare a terra fuori dalla loro visuale.
“Preso!”
Si gira verso Heinz.
“Io e Takash andiamo a prenderlo”.
“Bene, io vi copro da qui”.
Heinz guarda verso la strada.
“Merda! Vedete di fare in fretta!”
Alla base della salita decine e decine di morti stanno avanzando verso l’SDKFZ.

giovedì 16 febbraio 2017

28 - SOTTO TIRO

L’SDKFZ si ferma nuovamente non lontano dalla stazione, alcune macerie e mezzi bloccano la strada.
I soldati prendono le pale e scendono mentre il mitragliere tiene d’occhio gli edifici.
Il lavoro procede spedito, alcuni morti iniziano ad avvicinarsi dalle strade vicine, come se l'intera città si stesse lentamente svegliando.
Appena concluso lo sgombero i soldati risalgono sul mezzo che riparte veloce.
Si lasciano alle spalle la stazione e raggiungiungono lo svincolo che porta fuori città, verso le montagne.
All’improvviso Juhazs viene sbattuto contro la paratia del mezzo.
Una detonazione si propaga nell’aria.
Klaus aumenta la velocità e porta il mezzo al riparo di una piccola casa.
Gli altri si fanno intorno a Juhazs ma il soldato scelto ungherese li rassicura mostrando il giubbetto di protezione che gli copre il petto.
Una mezza dozzina di morti esce da un edificio dirigendosi verso il gruppo.
“Voi teneteli occupati” ordina il capitano.
Quindi scende dal mezzo e inizia a osservare la zona con il suo binocolo.
Un’ombra si muove al secondo piano di una scuola che domina la strada.
“Beccato” sussurra.
Una seconda detonazione scheggia il muro vicino a lui costringendolo a ripararsi.
“Kovacs, con me, gli altri trattengano i morti!” ordina e poi scatta avanti verso la casetta successiva.

mercoledì 15 febbraio 2017

27 - TRA I VICOLI

Il gruppo di incursione taglia per i vicoli, la neve è alta e arriva fino alle ginocchia.
Il fiato si condensa davanti ai loro volti mentre ansimano spostandosi da edificio a edificio.
Fanno un paio di svolte, alcuni morti appaiono lungo la strada.
“Evitiamoli” dice il Heinz.
I tre scattano in avanti lasciando indietro i morti che però iniziano a seguirli.
“Merda, speriamo che il nostro cecchino non venga attirato dal movimento”.

Dopo alcuni minuti di corsa Takash posa una mano sulla spalla di Heinz e gli indica un negozio dall’altra parte della strada.
La porta sembra intatta, potrebbero esserci dei rifornimenti.
Il soldato scelto fa un cenno di assenso.
Takash colpisce la porta con il suo fucile finchè non cede, quindi entra.
Il marconista si piazza sull’ingresso a tener d’occhio la strada.
“Sbrigatevi!”
I due controllano il negozio trovando un po’ di cibo in scatola.
“Abbiamo compagnia” li avvisa il marconista.
In strada tre morti avanzano verso il negozio affondando nella neve.
“Andiamo!”
I tre scattano avanti evitando i morti, Heinz però prende male le misure e uno dei morti gli afferra un braccio.
Takash alza il fucile ma Marcus gli fa segno di non fare rumore.
Il morto affonda i denti nel braccio di Heinz che stringe i denti mentre un secondo morto si avvicina.
Takash si butta avanti con la baionetta atterrando uno dei morti nella neve.
Marcus pianta la sua baionetta nella spalla di un morto quindi fa leva e gli disarticola il braccio.
Heinz tira una coltellata al ventre del suo avversario.
La lama seghettata penetra la carne aprendo un grosso strappo, visceri marci cadono nelle neve mentre il fetore della decomposizione ammorba l’aria.
La creatura continua a mordere mentre un secondo morto cerca di afferrare la gamba del soldato scelto.
Marcus taglia un braccio a uno dei morti che sta aggredendo il compagno, Heinz pianta la baionetta nella testa della creatura che lo sta mordendo e la calcia lontano da se.
“Via! Via!”
I tre si allontanano velocemente mentre i morti iniziano seguirli inesorabili.

martedì 14 febbraio 2017

26 - APRIRE LA STRADA

Il gruppo intanto ha preso bombe a mano e costruito alcune molotov.
Tutti i soldati tedeschi tranne Wolf prendono posto sul semicingolato, insieme a loro anche il sergente Kovacs e il soldato scelto Juhazs.
Schimtz si posiziona alla mitragliatrice pesante.
Gli altri rimangono al campo, Pecsi è fuori pericolo, la ferita era meno brutta di quello che sembrava, ma il dottor Werner dice che deve stare a riposo  almeno un paio di giorni.
Rombando l’SDKFZ si mette in marcia scendendo lungo la strada.
Il tragitto avviene abbastanza tranquillamente mentre l’alba raggiunge Fieni.
Il gruppo supera la prima zona residenziale di case basse.
Quando appare la torre dell’orologio della stazione, Heinz e il suo gruppo saltano a terra tagliando per i vicoli.
Il mezzo invece continua ad avanzare compattando la neve davanti a se.
Sulla strada appare un vecchio autoarticolato rovesciato.
Il pilota da gas e l’SDKFZ impatta il mezzo spostandolo quel tanto che basta a passare.
E il primo è fatto. 
Quindi ingrana una marcia più bassa e avanza con circospezione.
In giro alcuni morti sembrano risvegliarsi e iniziano a seguire lentamente il mezzo.
Nel cassone il capitano osserva gli edifici più alti con il suo binocolo militare.

lunedì 13 febbraio 2017

25 - RACCOMANDAZIONI

Il giorno successivo il cielo è grigio e il freddo intenso.
Schimtz prepara la colazione mentre il capitano stabilisce la strategia insieme agli altri soldati tedeschi.
“Scenderemo in città con l’SDKFZ, quando saremo ai sobborghi tu” dice indicando Heinz “e un paio di altri vi staccherete e cercherete un buon punto per tener d’occhio la zona e sorprendere il nostro cecchino, mentre noi avanzeremo sulla strada principale liberando di volta in volta gli ostacoli” osserva gli uomini intorno al tavolo pieghevole.
“Quando la strada sarà libera chiameremo il resto dei camion, ci lasceremo alle spalle Fieni e ci dirigeremo verso le montagne, con un po’ di fortuna potremmo riuscire ad aggirare Targoviste”.
“Agli ordini capitano” dice il soldato scelto “prenderò con me altri due soldati, Marcus e Takash, voglio tenerlo d’occhio”
“Fai come reputi meglio”.
Quindi Otto si rivolge agli altri “Pronti a partire tra 15 minuti”.
Heinz esce e raggiunge Wolf.
“Oggi Racz controllerà i camion, tienilo d’occhio, se fa qualcosa di sospetto fermalo”.
Wolf arma il suo fucile con uno scatto secco.
“Spero che mi dia un motivo per sparargli, fottuti subumani”.
Heinz non reagisce ma aggiunge “E niente stronzate con l’infermiera o ne risponderai a me”.
Wolf lo guarda duro “E da quando ti interessano le sgualdrine ungheresi? Sono animali e da animali vanno trattate”.
“Niente stronzate”.
Wolf fa un sorriso di scherno “Ti credevo un duro, invece scopro che sei un frocio”.
Detto questo si allontana.

venerdì 10 febbraio 2017

24 - SOSPETTI

Kovacs conta i suoi accorgendosi che manca il soldato Takash.
Aiutato da Varga spiega che i colpi da fuoco e le esplosioni hanno spinto diversi soldati a prepararsi per intervenire, può essere che Takash sia andato in avanscoperta.
Il capitano ordina di creare un gruppo per trovarlo ma pochi minuti dopo Takash riappare lungo la strada.
Inizia a parlare fittamente e Varga traduce “Era di vedetta avanzata lungo la strada, ha visto delle esplosioni, è sceso verso la città per vedere se poteva portare aiuto”.
“Tutto qui quello che ha da dire?”
Takash aggiunge alcune parole.
Varga lo guarda, poi si gira verso il capitano.
“Si”.
Otto scruta Varga per un lungo istante.
“Va bene, ci sono faccende più urgenti da capire” va verso i camion “soldato scelto Heinz, interroga Racz”.
L’uomo non se lo fa ripetere e fa cenno a Varga di tradurre.
Si piazza davanti al giovane ungherese e fa scrocchiare le nocche.
“Hai sabotato tu il camion?”
“No!”.
La risposta è così secca che la traduzione è superflua.
“”No” come non ti opporresti mai al Reich vero? Magari a Budapest, magari l’estate di due anni fa”.
Heinz sorride cattivo.
Varga lo guarda senza capire.
“Traduci”.
Racz sbianca e risponde veloce.
“Non nega quello ha fatto, ma dice che era roba senza importanza” riporta Varga “e che non saboterebbe mai dei mezzi militari, soprattutto in una situazione come questa dove rischiano tutti di morire”.
Heinz riflette qualche secondo.
“D’accordo”.
Fa cenno a Racz di levarsi di torno.

Varga prende da parte Otto.
“Capitano, se c’è un sabotatore è qualcuno sicuro di cavarsela anche se tutto va in malora, e Racz non mi sembra il tipo da aver preparato un piano così complesso”.
Heinz si avvicina e si dice anche lui convinto che Racz sia innocente “Forse nasconde qualcosa ma non è così stupido da condannare a morte se stesso e tutto il gruppo sabotando mezzi militari.
Da come si comporta c’è qualcosa a cui tiene, forse semplicemente la sua vita o forse altro ma non mi sembra uno che voglia rischiare”.
Il capitano ascolta le loro conclusioni.
“Va bene, occhi aperti allora, Heinz stabilisci i turni per stanotte”.
Quindi si dirige verso la sua tenda.

Mentre cammina, Marcus lo raggiunge e avanza anche lui una proposta: far controllare se ci sono altri mezzi sabotati.
“L’unico che potrebbe farlo è Racz e questo significherebbe lasciargli la possibilità di mettere le mani nei motori dei nostri camion…” replica Otto.
“Già ma forse è l’unica possibilità che abbiamo di evitare altri sabotaggi”.
“Si, forse hai ragione, domani mattina mentre noi andremo in città a ripulire la strada Racz controllerà i camion, spero di non pentirmi di questa scelta”.
Guarda la città buia in fondo alla valle.
“Ora vai pure a dormire, io devo controllare le mappe e le annotazioni portatemi da Heinz per trovare la strada migliore.”

giovedì 9 febbraio 2017

23 - IL SOLDATO MANCANTE

Un’ora dopo il gruppo trafelato ha risalito la strada lasciandosi alle spalle la città di Fieni immersa nel buio.
Passano a fianco a un camion militare con il cofano aperto.
“Cosa è successo?” chiede Heinz.
“Qualcuno ha sabotato il nostro camion” risponde Otto “qualcuno della colonna, qualcuno di noi”.
Poco più avanti il campo è allestito con i due camion rimanenti e l’SDKFZ, il generatore ronza tranquillo e le luci illuminano la notte.
I civili sono tutti a dormire tranne il meccanico Racz tenuto sott’occhio da Schimtz, mentre i soldati sono disposti lungo il perimetro.
Con un rapido colpo d’occhio il capitano si accorge che qualcosa non va.
“Sergente Kovacs!”
“Agli ordini”.
“Manca un soldato ungherese”.

mercoledì 8 febbraio 2017

22 - FUOCO

All’improvviso una serie di vampate illumina la strada.
Alcune molotov esplodono alla base del palazzo illuminando la zona a giorno e avvolgendo i morti nelle fiamme.
“Scendete svelti!” urla il capitano dall’altra parte della strada.
I tre non se lo fanno ripetere e balzano nella neve sciolta tra i morti che bruciano e il calore del fuoco.
Una fucilata rimbomba, il soldato Pecsi viene sbattuto indietro, cade nella neve, le mani strette sul ventre.
“Tutti al coperto, sta sparando dal cementificio!” urla Heinz.
Il gruppo si mette a correre attraversando la strada e superando la stazione, un ultimo colpo sbreccia una colonna poco lontana poi i soldati si portano al sicuro nella zona residenziale guidati dal loro capitano.

martedì 7 febbraio 2017

21 - IN TRAPPOLA

“Qui stiamo rischiando grosso!” urla Klaus sentendo i colpi sulla porta.
Esce sul balcone e con una torcia elettrica fa un SOS verso le montagne buie.
Una torcia risponde lungo la strada.
Bene sono già in marcia.
Sul tetto Heinz sta finendo di segnare i punti di riferimento sul suo quadernetto alla luce della sua torcia quando un nuovo colpo rimbomba nella notte.
Il proiettile solleva uno sbuffo di neve.

L’uomo si gira di scatto vedendo nel buio la sagoma delle ciminiere del cementificio.
“Merda!”
Spegne la torcia.
Si sposta lungo il tetto ansimando e si cala sul balcone.
“Il cecchino ha ripreso a sparare!”
“I morti stanno sfondando la porta!”
“I rinforzi stanno arrivando, cerchiamo di scendere!”
I tre vanno sul balcone e cercano di calarsi sul balcone sottostante.
Marcus è il primo e si cala senza problemi.
Klaus si cala appoggiandosi alla ringhiera sottostante ma all’improvviso scivola.
Sbatte contro la ringhiera ma riesce ad aggrapparsi al bordo del balcone.
Heinz guarda il buio e il compagno che scalcia nel vuoto.
Un brivido di paura lo blocca.
Il marconista si sporge afferrando Klaus e tirandolo su.
“Sbrigati!” urla al soldato scelto, ma l’uomo è bloccato dalla paura.
Alcuni morti si affacciano sul balcone confinante dopo aver invaso l’appartamento a fianco.
Uno di loro scavalca cadendo di sotto.
Gli altri iniziano a attraversare lo spazio tra i due balconi.
Heinz deglutisce saliva e paura, si fa coraggio e si cala.
Dopo alcuni minuti raggiungono tutti il primo piano.
Sotto di loro una ventina di morti si aggira famelica.
“Siamo fottuti” mormora Klaus.

lunedì 6 febbraio 2017

20 - IL TETTO

I tre soldati si fanno strada in una piccola cucina, un morto appare sulla porta interna.
Marcus prova a colpirlo con la baionetta ma lo manca e pianta la lama in uno stipo.
Heinz infilza la creatura senza fargli grossi danni ma bloccandola per l’accetta di Klaus.
I tre corrono alle scale interne del palazzo e salgono le rampe senza fermarsi.
Dietro di loro diversi morti iniziano a entrare nell’edificio.
I tre raggiungono l’ultimo piano e sfondano la porta dell’appartamento.
Da li raggiungono il balcone esterno.
Osservano il balcone di fianco e vedono una chiazza nella neve e diversi bossoli in terra.
“Andiamo!”

Scavalcano trovandosi nel luogo dove era appostato il cecchino.
“Controllo l’interno” dice Heinz.
L’uomo entra nell’appartamento con attenzione ma il luogo è vuoto, la porta che da sulle scale è aperta.
Da sotto si sente il rumore dei morti che si accalcano lungo le rampe.
Torna sul balcone.
“Voi sbarrate la porta, io vado sul tetto a controllare” dice.
Quindi si issa sul tetto ingombro di neve.
Si sposta nel bianco osservando la situazione sottostante.
Tra la neve vede diversi morti intorno all’edificio ma nient’altro, il misterioso cecchino deve essere ormai lontano.
Osserva la strada principale e individua l’obiettivo della perlustrazione: una strada asfaltata punta verso le colline staccandosi da quella principale.
Prende un foglio e inizia a segnare i punti di riferimento e la situazione delle strade.
Sotto i morti continuano a entrare nell’edificio e a salire lenti le rampe di scale, pressando sulla porta sbarrata.

venerdì 3 febbraio 2017

19 - CORSA SOTTO IL FUOCO

Il pilota si gira verso gli altri due compagni.
“Il nostro amico cecchino è in quel palazzo dall’altro lato della strada” dice indicando un condominio a L di cinque piani “dobbiamo andarlo a stanare o ci terrà bloccati qui e la città pullula di morti”.
Alle sue spalle i pezzi di cadaveri sventrati dalla bomba stanno strisciando verso di loro.
“Andiamo!” dice Klaus e scatta correndo a zig zag sulla strada ingombra di neve, gli occhi fissi sul palazzo.
Gli altri due corrono dietro di lui.
Si tuffa dietro i resti di una macchina mentre una detonazione si propaga nell’aria.
Stavolta ti ho visto. 
“È al quinto piano” sussurra agli altri due.
Partono di nuovo in corsa e raggiungono la base del condominio.
Nel vicolo adiacente alcuni morti si sono accorti di loro e avanzano lenti.
Rapidi i tre soldati salgono sul balcone del piano terra.
Il pilota inizia a sfondare le inferriate.
Marcus si sporge e vede la canna di un fucile 5 piani più in alto.
Spara.
Il proiettile scheggia il parapetto.
Da sopra viene buttato qualcosa.
Vede l’oggetto arrivare verso di loro.
Una bomba a mano.
Rimbalza sulla ringhiera e cade sul balcone.
Heinz fa uno scatto in avanti e gli tira un calcio, la bomba rimbalza sul muro e supera la ringhiera verso la strada.
Esplode in aria poco sotto il balcone.
I tre vengono sbattuti contro il muro dallo spostamento d'aria tra calcinacci e neve che si stacca dall'edificio.
Le orecchie fischiano ma non ci sono altri danni.
Klaus sfonda le sbarre e entrano nell’appartamento.


giovedì 2 febbraio 2017

18 - SABOTAGGIO

Dalle alture sopra Fieni il capitano, attirato dai primi colpi, sta osservando con il suo binocolo la città e vede l’esplosione nella zona della stazione.
Qualcosa è andato storto.
“Uomini spostate i camion al sicuro” ordina.
Alle sue spalle i mezzi si mettono in moto… tranne uno.
Uno dei camion non riesce a partire.
“Di al meccanico Racz di sistemare quel camion!” ordina secco il capitano a Varga.
Il meccanico ungherese si mette all’opera, dopo un po’ si gira verso Varga parlando per qualche minuto.
Varga gli fa qualche domanda.
Poi il capitano spazientito chiede la traduzione.
Varga rimane pensieroso per qualche secondo poi dice “Racz afferma che qualcuno ha sabotato il camion, non può ripararlo”.
Un brivido scuote Otto.
“Chiedigli come possa essere successo”.
Racz parla un buon minuto molto velocemente, poi l’interprete lo ferma e si gira verso il capitano.
“Non ne ha idea”.
L’esplosione di una seconda granata interrompe il capitano che sta cercando di capire cosa sia meglio fare.
“Soldato Schimtz, sorveglia il meccanico Racz” ordina.
“Signorsì”
“Soldati Pecsi, Juhazs e Wolf preparatevi” quindi si gira verso l’interprete “preparati anche tu”.

mercoledì 1 febbraio 2017

17 - ESPLORAZIONE

I tre tedeschi prendono alcune bombe e scorte di munizione e si incamminano per Fieni nella notte stellata.
Seguono la massicciata ferroviaria e raggiungono i primi sobborghi coperti di neve.
Le strade sono silenziose e tranquille.
Controllano alcuni edifici minori, trovando un po’ di cibo in scatola, quindi si muovono verso la stazione.
La stazione è stata centrata da una bomba, buona parte è crollata e ci sono i resti di un treno distrutto.
I vagoni sono ridotti a ammassi di lamiera contorta tranne uno che è ancora piombato e sopra ci sono scritte in romeno.
“Dovevamo portarci l’ungherese, quello che sa il tedesco” borbotta Heinz.
“Varga” risponde Klaus “si chiama Varga, conviene che te lo ricordi visto che è l’unico tramite che abbiamo con Kovacs e i suoi”.
Il marconista inizia a forzare l’apertura piombata quando all’improvviso qualcosa esplode davanti alla sua faccia lanciando schegge ovunque.
L’uomo indietreggia osservando il foro di un proiettile mentre il suono della detonazione rimbalza tra gli edifici.
Alle loro spalle, dalla vecchia sala d’attesa escono quattro morti e iniziano ad avanzare verso i soldati.
“Al riparo!” urla Heinz.
I tre si danno alla fuga verso una banchina crollata.
Un secondo colpo rimbomba tra le vie deserte ma il proiettile si perde nella notte.
Arrivati alla banchina il marconista si gira e vede che il soldato scelto è caduto nel buio e i morti si stanno avvicinando a lui.
Rapido prende una bomba a mano "Granate!" urla e la tira.
Heinz rotola dietro un vagone.
Il tiro è preciso, l’esplosione spazza via i quattro morti, alcune schegge colpiscono il vagone di Heinz di striscio con dei tocchi sordi.
L’uomo si rialza e barcolla verso il riparo.
“Cos’abbiamo?” chiede a voce troppo alta, ancora assordato dall’esplosione.
Kluas si abbassa al riparo del muriciattolo.
“Un fottuto cecchino”.