- Il signor Axman? Sono un giornalista ha un attimo di tempo.
Robert Axman guarda il nuovo venuto.
Perlenbacher lo studia.
E’ grosso.
Pancia da bevitore e mani grosse come badili.
La camicia arrotolata sui bicipiti possenti.
Capelli corti e occhi piccoli.
Il naso è un po’ storto, deve essere un tipo abituato alle risse.
Con lui ci sono altri due uomini, capelli corti e barbe non fatte.
Uno dei due sembra ubriaco, l’altro guarda Perlenbacher sorridendo, quasi pregustando qualcosa.
- Un giornalista? - la voce gratta, roca - E cosa vuoi sapere?
- Sto scrivendo un pezzo sul cadavere di Diamond Cove, sto raccogliendo fonti, sa, ai lettori non interessa la storia, ma la storia nella storia, le storie di chi sta intorno.
Axman si alza e posa una mano pesante come un legno sulla spalla del giornalista.
- Siedi ragazzo - dice trascinandolo giù.
Fa cenno al barista che arriva e riempie un bicchiere di whiskey fin quasi al limite.
- Adesso ti dirò cosa succede, tu finisci questo whiskey. Tutto. E poi andiamo a parlare fuori.
Lo fissa mentre Perlenbacher sorseggia la bevanda amara.
La mano è ancora sulla schiena del giornalista.
I sorsi vanno giù lenti, accompagnati da colpi di tosse.
A metà bicchiere il locale inizia a sfocarsi.
- Tutto.
Perlenbacher, fa un sospiro e butta giù il resto.
Gli sale il vomito acido, fin quasi in gola, tossisce più volte.
Qualcuno lo tira su di forza e si trova a barcollare insieme ai tre verso l’uscita.
L’aria gelida lo colpisce all’improvviso.
Qualcuno lo spinge.
Sbatte con la schiena contro un muro.
Axman lo prende per il colletto quasi soffocandolo.
- Adesso tu te ne torni a New York, Portland o quale altra fottuta di città vieni e non ti fai più vedere chiaro?
Perlenbacher annuisce respirando a fatica.
La presa si allenta e lui cade.
I tre rientrano lasciandolo nella neve.

19 - DOMANDE SBAGLIATE

- Il signor Axman? Sono un giornalista ha un attimo di tempo.
Robert Axman guarda il nuovo venuto.
Perlenbacher lo studia.
E’ grosso.
Pancia da bevitore e mani grosse come badili.
La camicia arrotolata sui bicipiti possenti.
Capelli corti e occhi piccoli.
Il naso è un po’ storto, deve essere un tipo abituato alle risse.
Con lui ci sono altri due uomini, capelli corti e barbe non fatte.
Uno dei due sembra ubriaco, l’altro guarda Perlenbacher sorridendo, quasi pregustando qualcosa.
- Un giornalista? - la voce gratta, roca - E cosa vuoi sapere?
- Sto scrivendo un pezzo sul cadavere di Diamond Cove, sto raccogliendo fonti, sa, ai lettori non interessa la storia, ma la storia nella storia, le storie di chi sta intorno.
Axman si alza e posa una mano pesante come un legno sulla spalla del giornalista.
- Siedi ragazzo - dice trascinandolo giù.
Fa cenno al barista che arriva e riempie un bicchiere di whiskey fin quasi al limite.
- Adesso ti dirò cosa succede, tu finisci questo whiskey. Tutto. E poi andiamo a parlare fuori.
Lo fissa mentre Perlenbacher sorseggia la bevanda amara.
La mano è ancora sulla schiena del giornalista.
I sorsi vanno giù lenti, accompagnati da colpi di tosse.
A metà bicchiere il locale inizia a sfocarsi.
- Tutto.
Perlenbacher, fa un sospiro e butta giù il resto.
Gli sale il vomito acido, fin quasi in gola, tossisce più volte.
Qualcuno lo tira su di forza e si trova a barcollare insieme ai tre verso l’uscita.
L’aria gelida lo colpisce all’improvviso.
Qualcuno lo spinge.
Sbatte con la schiena contro un muro.
Axman lo prende per il colletto quasi soffocandolo.
- Adesso tu te ne torni a New York, Portland o quale altra fottuta di città vieni e non ti fai più vedere chiaro?
Perlenbacher annuisce respirando a fatica.
La presa si allenta e lui cade.
I tre rientrano lasciandolo nella neve.

1 commento:

Andrea Martin ha detto...

Un giornalista non abituato al whiskey... questo mondo sta andando a rotoli.