Gli occhi di Jenny scorrono sulle righe del giornale, soffermandosi per un momento sulla foto del suo ex marito, immortalato al momento della sentenza, con la testa china e le lacrime agli occhi. L'esemplare condanna di Rick O'Donnell occupa la prima pagina del quotidiano, ovviamente, e molti altri articoli riempiono quelle successive. Sembra che non si parli d'altro che dell'uomo che ormai tutti chiamano il "boss della droga di Wilson".
Jenny scuote la testa.
In cuor suo sa che non era lui, il boss, anche senza averne le prove. Rick era solo una nullità e, per quanto ci provi, Jenny non riesce a dare una spiegazione del perché l'abbia sposato. Forse per dimostrare qualcosa a suo padre, o forse solo per sentirsi superiore.
E' una delle tante domande a cui non riesce a dare risposta, pensa ripiegando il quotidiano ed appoggiandolo sul bancone.
Soprattutto non riesce a spiegarsi come abbia potuto non accorgersi della vera natura del vecchio O'Donnell, l'unico vero boss che la contea abbia visto. Saranno stati i suoi sorrisi da uomo di mondo, o la galanteria con cui si è sempre distinto dalla massa.
Jenny non riesce a trattenere un brivido, che le scorre lungo la schiena e le fa venire la pelle d'oca. Quasi sicuramente O'Donnell ha visto l'incidente, quando quel veterano imbottito di droga ha tamponato la sua auto. E se non l'ha visto, ha di sicuro fatto due più due. Il vecchio non è certo uno stupido. Jenny è certa che stia meditando vendetta. In fondo, lei ha distrutto il suo impero.
La reazione a quel tetro pensiero è sempre la stessa: una scrollata di spalle.
Ormai è finita, quella famiglia e tutto il marcio che vi si annidava non è più un suo problema. Dopo che Rick ha acconsentito al divorzio, ha chiuso definitivamente quel capitolo della sua vita: ha venduto tutto e si è rifatta una vita. Grazie ad una nuova identità, ovviamente. L'ultimo regalo di suo padre.

Il campanello della porta tintinna. Uno sguardo veloce, la mano che scatta verso il telefono e si ferma sulla cornetta. Una vecchietta entra nel negozio con una borsa gonfia, la appoggia sul bancone e inizia a svuotarla davanti alla donna.
"Per quando saranno pronte?" chiede.
Jenny fa due rapidi conti. "Per venerdì prossimo".
"Ottimo, giusto in tempo per la festa del mio nipotino!" esclama con un sorriso la vecchietta.
Le mani si muovono rapide, applicando le etichette ai vari capi e riponendo tutto dentro una grossa cesta mentre la cliente mette mano al portafogli per saldare il conto. 

Il rumore delle due grosse lavatrici industriali riempie la piccola stanza sul retro della lavanderia, ma Jenny non ci fa caso. Apre l'oblò di quella ferma e ci infila dentro i capi della vecchietta.
Strana, la vita, pensa Jenny versando la polvere e dosando l'ammorbidente. Tutto è iniziato con del finto detersivo e tutto si è concluso... in una bolla di sapone!

32 - LA COSCIENZA PULITA

Gli occhi di Jenny scorrono sulle righe del giornale, soffermandosi per un momento sulla foto del suo ex marito, immortalato al momento d...

"Che fatica, con quel piantagrane della 2A!" esclama Judith, appoggiando sul bancone il vassoio con i bicchierini di carta vuoti. "Quante storie per prendere le medicine! Le sue mani, però, non volevano saperne di stare al loro posto. Fortuna che domani posso dormire fino a tardi, almeno il mio sedere avrà un po' di riposo!"
Nora, la caposala, appoggia il cruciverba ed alza lo sguardo sulla giovane infermiera. "Sei arrivata da un mese e ti lamenti già? Forse avrei fatto bene a non firmarti le ferie..."
"Da quanti anni lavori qui dentro? Venti, giusto? Come hai fatto a sopportare tutto questo?"
Nora si toglie gli occhiali e li pulisce con l'angolo della tutina. "Pazienza e dedizione, mia cara" esclama stizzita. "Ora compila i diari delle medicine".
Mentre Judith segna i farmaci sulle cartelle, la caposala riprende in mano il giornale ed assapora quell'attimo di tranquillità.
"Ecco qui, questo è l'ultimo" esclama l'infermiera, chiudendo lo schedario. "Posso farti una domanda?"
"Certo, mia cara" sbuffa Nora, alzando lo sguardo al cielo.
"Il tipo che passa le giornate davanti al televisore, quello della 13C in sedia a rotelle... quello che piagnucola sempre".
"Parli di Rosco?"
"Sì, proprio lui!" esclama con un sorriso Judith, poi abbassa il tono della voce. "Come mai sta sempre da solo? Sembra quasi che tutti lo evitino".
"Quello è uno stronzo, credimi! Meglio stargli lontano".
L'infermiera si siede sulla sedia e fissa Nora negli occhi. "Cosa ti ha fatto per meritare tutto questo astio?"
"Non dirmi che non hai mai sentito parlare di quel fattaccio di droga!"
"Intendi quel giovane poliziotto che è stato condannato? O'Donnell, giusto?"
"Sì, mi riferisco proprio a quello".
"E Rosco che c'entra con quel tipo?"
"C'entra eccome! Era il capo della polizia, il suo diretto superiore, e sembra fosse corrotto. E' finito sulla sedia a rotelle proprio durante la cattura di O'Donnell. Sono certa che fosse implicato nella vicenda fino al collo, ma quegli idioti dei giurati l'hanno assolto per mancanza di prove".
"Stai scherzando?"
"No, sono serissima. Forse si sono commossi perché era uno storpio, sta di fatto che l'hanno affidato a sua moglie. Povera donna..."
"Cosa le è successo?"
"Deve averle fatto passare le pene dell'inferno... ne ho sentite di tutti i colori. Sembra che i vicini lo sentissero urlare a tutte le ore, non la faceva dormire. Quando la polizia si è presentata a casa sua, alla fine, ha trovato lei in lacrime e..."
"E...? Continua, non tenermi sulle spine!"
Nora abbassa la voce e controlla che nessuno la senta. "Hanno trovato lui che urlava come un pazzo, disteso per terra, in mezzo alle sue feci. Si è cacato nelle mutande apposta, capisci? Tutto pur di liberarsi di sua moglie, prendersi i suoi soldi e fare la bella vita in una casa di lusso! Figurati che quello stronzo si è addirittura procurato delle bruciature di sigaretta, pur di liberarsi di quella povera donna! Ma a quanto sembra era lui l'unico che fumava, quindi la polizia non gli ha creduto".
"Incredibile..." mormora Judith, gli occhi fuori dalle orbite per lo stupore. "Avevo visto i segni sulle braccia, ma non mi sarei mai immaginata una cosa simile!"
"Alla fine sua moglie è riuscita a convincere il giudice a confinarlo qui ed ora tocca a noi sopportarlo" commenta Nora, disgustata. "Ma io non sono buona come quella santa donna. No, proprio no! E tutti, qui dentro, sanno di cosa è capace ed è per questo che gli stanno alla larga".
"Sarà bene che faccia attenzione, allora!" esclama Judith, osservando il corridoio. "Chi l'avrebbe detto... un vero orco!"
Dalla camera 13C proviene il suono del cicalino.
L'infermiera sobbalza. "Oddio! Che ci abbia sentito?"
"Ne dubito... probabilmente vorrà da bere. Se ti chiede un caffè, fai come fanno tutti... prima di dargli il bicchiere, sputaci dentro".

31 - VOCI DI CORRIDOIO

" Che fatica, con quel piantagrane della 2A! " esclama Judith, appoggiando sul bancone il vassoio con i bicchierini di carta vu...


Eccoci qua, come al solito, a ringraziare gli attori che hanno dato vita a questa avventura.
E, in questo caso, la parola attori calza più di altre volte.

Quando ho deciso di scrivere un'avventura ambientata nel Sanctum Imperio ho deciso anche che avrei voluto dargli un tono meno cupo e disperato di quelle ambientate nel IV Reich o nel Soviet, stiamo pur sempre parlando dell'Italia, dove la commedia la fa da padrona, e questa avventura è un'enorme commedia degli equivoci.
Ci troviamo però nel mondo di Sine Requie dove anche le commedie, e gli equivoci, alla fine si tingono di nero e di morte.

Anche questa avventura sarà disponibile per il download gratuito, se la giocate, fatemi sapere com'è andata, alla fine era un esperimento e un azzardo e mi piacerebbe sentire qualche parere di altri giocatori e master.
Per noi, posso dirvi che è andata molto bene, e ci siamo divertiti tutti molto, ma di questo non posso prendermi il merito, il merito è dei giocatori che l'hanno giocata e l'hanno resa unica e indimenticabile.
Quindi un grazie a:

Ale per aver interpretato Carlo che interpretava Francesco, l'aiuto inquisitore.
Christian per aver interpretato Jacopo, lo scudiero zelante.
Ciro per aver interpretato Mauro, il cinico cacciatore di Morti.
Giovanni per aver interpretato Andrea, il maestro templare.
Paolo per aver interpretato Giulio che interpretava Angelo, l'alto inquisitore.

Grazie per aver trasformato un azzardo in una bellissima narrazione e in un'avventura che ricorderò sempre con divertimento e piacere.

Un doveroso grazie ad Ale che sempre mi ospita sul suo bellissimo blog, dove si possono sempre leggere bellissime One Shot.
E un grazie ovviamente a tutti i commentatori abituali (Mr. Mist, Andrea, Rocco, Kuduk), che sono ormai degli amici e con i quali è sempre bello "fare due chiacchiere" sotto ogni post.

Alla prossima!

RINGRAZIAMENTI

Eccoci qua, come al solito, a ringraziare gli attori che hanno dato vita a questa avventura. E, in questo caso, la parola attori calza p...


Mauro tira su la saracinesca e entra nella sua piccola rimessa.
Guarda il tavolo con alcune armi da fuoco smontate, una fresa, dei trapani, pinze, tenaglie e cacciaviti.
La strada si sta animando.
Il primo ad entrare è un uomo robusto, con una gran pancia e una folta barba.
“Ciao Mauro, è pronta la mia doppietta?”
“Certo!”
Mauro prende un fucile da un ripiano e glielo porge.
“Eccola qua”.
“Perfetto! Sei il migliore”.
“Dove vai?”
“Devo scortare alcuni mercanti verso Genova, speriamo bene”.
“Eh, dura la vita del Cacciatore di Morti…”
“L’hai detto, ma io spero di finire come te, con un piccolo gruzzolo per aprire la mia attività, non si può fare questa vita per sempre”.
“Proprio così, stai sempre pronto perché le occasioni capitano”.
L’uomo saluta e esce.
Mauro si siede su uno sgabello, prende una vecchia pistola e inizia a smontarla.
Entra un giovane ragazza con un cesto.
“Ti ho portato il pranzo testone!”
Mauro si alza, le va incontro e la bacia.
“Grazie, non sono abituato a queste comodità”.
La ragazza sorride.
“Un giorno poi mi racconterai cosa combinavi quando eri cacciatore di Morti”.
“Un giorno si, ma non sono tutte belle storie”.
“E tu raccontami solo quelle belle!”
“Hai ragione… Credo che farò davvero così” Mauro torna al suo sgabello “ci vediamo stasera”.
La ragazza lo saluta ed esce.
Mauro riprende a smontare la pistola.

40 - EPILOGO 3

Mauro tira su la saracinesca e entra nella sua piccola rimessa. Guarda il tavolo con alcune armi da fuoco smontate, una fresa, dei trapa...

Le pale del ventilatore girano lentamente, muovendo l'aria calda senza ottenere alcun effetto apprezzabile. Il barista finisce di pulire l'ennesimo bicchiere e lo piazza sullo sgangherato mobiletto alle sue spalle, poi osserva il bar praticamente vuoto e si concede un sorso di cerveza.
Jose ha ereditato il locale da suo padre e, con i pochi avventori della sera, riesce a malapena a pagare le bollette ed a permettersi una bistecca di tanto in tanto.
Ha pensato tante volte di vendere tutto ed abbandonare Corpus Christi, trasferendosi in un posto meno dimenticato da Dio. Questo, però, vorrebbe dire sradicare sua moglie Maria dal luogo in cui è nata e cresciuta, dai suoi genitori e soprattutto dai suoi giovani studenti. Non può farle questo. In fondo al cuore sa che vivrà per sempre qui, in periferia, e crescerà i suoi figli in maniera semplice, ma onesta.
E comunque questa è anche la sua terra. E in fondo, il profondo Texas non fa poi così schifo. Non così tanto, almeno.
"Vuole qualcos'altro da bere, señor?" domanda, rivolto al nero seduto sulla panca in fondo. Alcune mosche gli girano attorno e Jose si chiede se sia morto, poi un colpo di tosse scuote l'uomo. Non è morto, ma poco ci manca... pensa, girando attorno al bancone, depositando una birra sul suo tavolo e portandosi via il posacenere colmo di mozziconi.
"... grazie. Gracias, o come cazzo si dice" bofonchia Todd, afferrando la bottiglia e scolandosene più di metà in un singolo sorso.
Le sue dita lavorano per estrarre l'ennesima sigaretta dal pacchetto e per portarsela alla bocca. La fiammella guizza davanti al suo naso, accendendo il tabacco un po' troppo in alto. Qui ci vorrebbe un po' di meth, altro che... quella del vecchio sì, che era buona... chissà che fine ha fatto quel figlio di puttana pensa, appoggiando la testa alla parete ed espirando una nuvoletta di denso fumo azzurro. Roba che ti faceva vedere il paradiso, sì...
I suoi occhi si aprono e fissano la televisione appesa sulla parete. Quello schifo di telenovela ha lasciato il posto al telegiornale, ed il cronista ora sta blaterando qualcosa riguardo ad alcune manifestazioni di reduci davanti alla Casa Bianca, ma la mente di Todd è troppo dissociata per riuscire a percepire le parole. File e file di uomini trasandati, dalla barba lunga e dal passo incespicante, marciano lungo il viale sotto l'occhio vigile dei poliziotti e delle telecamere; alcuni in divisa, altri avvolti nella bandiera. Tutti che cercano di tenere la schiena dritta e dimostrare una dignità lasciata in un altro continente. Una triste parata di reduci di quell'inferno che è stato il Vietnam.
Alla fine quei figli di puttana ce l'hanno fatta pensa Todd, appoggiando la sigaretta sul posacenere vuoto e prendendosi la testa fra le mani. Quei fottuti vietcong hanno vinto e ce l'hanno messa in culo a tutti.

30 - LA PARATA

Le pale del ventilatore girano lentamente, muovendo l'aria calda senza ottenere alcun effetto apprezzabile. Il barista finisce di pul...


“E questo è tutto”.
Jacopo guarda i templari riuniti.
“Lo sai vero che né Francesco né il suo aiutante Angelo sono mai stati ritrovati, sei sicuro che siano usciti vivi da quella chiesa?”
“Si”.
“D’accordo, puoi andare a sistemarti”.
Jacopo esce dalla stanza.
I suoi vestiti sono ancora lordi di sangue, la sua spada smussata dai continui colpi, lo scudo perso, l’armatura sta insieme per miracolo, eppure sorride.
“Un Morto superiore, a quanto pare d’accordo con l’Inquisizione! Meno male che Jacopo l’ha ucciso” commenta uno dei templari.
“Si ma il suo Maestro Andrea?” chiede un altro.
“Hai sentito la storia, è caduto lottando contro i Morti”.
“Come il suo primo Maestro, senza contare gli altri due che hanno rinunciato ad avere Jacopo come scudiero senza concludere il suo addestramento” aggiunge un terzo.
“E cosa dovremmo fare?”
“Abbiamo problemi più urgenti di Jacopo, quello che faremo è procurargli un quinto Maestro con il quale iniziare di nuovo l’addestramento…”

39 - EPILOGO 2

“E questo è tutto”. Jacopo guarda i templari riuniti. “Lo sai vero che né Francesco né il suo aiutante Angelo sono mai stati ritrovati,...


Giulio si siede appoggiandosi a un tronco.
“Avanti!” lo incita Carlo “Non manca molto al villaggio”.
“Si” risponde lui con voce stanca “fammi solo riprendere fiato”.
La fasciatura sul ventre è di nuovo sporca di sangue e emana un cattivo odore.
“Carlo…”
“Cosa c’è?”
“Ti ricordi di quando ci siamo finti veterinari e poi non avevamo idea di come sgravare quella vacca?”
Giulio fa una risata stentata.
Carlo ride anche lui.
Poi si siede vicino a Giulio.
“E invece tu ti ricordi di quando abbiamo detto di essere impresari per il nuovo teatro di Roma e sono arrivati tutti quei tizi strampalati a farci vedere i loro numeri?”
Ridono.
Giulio tossisce.
Carlo continua “Ma come ti venivano in mente le traduzioni?”
“Ah, inventavo sul momento, una volta pericolo una volta no”.
Ridono.
“Ci siamo proprio divertiti, questa poteva essere la nostra uscita di scena, lo spettacolo migliore di sempre…”
“Lo sarà! Appena giunti in paese ci diamo una sistemata, bruciamo questi abiti che ci hanno dato più problemi che altro e ricominciamo!”
“Carlo…”
Carlo guarda l’amico, Giulio ha gli occhi socchiusi.
“Ti ricordi di quando mi hai offerto della cioccolata? Me la ricordo ancora, quella cioccolata…”
Il respiro di Giulio è corto.
“Siamo stati bravi Carlo, tu sei stato bravissimo, ma tu sei sempre stato un grande attore”.
Carlo non risponde.
Giulio apre appena gli occhi.
“Grazie per tutto, ora vai via, prima che mi risvegli”.
Carlo lo abbraccia.
Sta piangendo.
Si alza, guarda l’amico di una vita, seduto sotto un albero, come tante volte l’ha visto fare.
Prende le sue cose e si allontana.

38 - EPILOGO 1

Giulio si siede appoggiandosi a un tronco. “Avanti!” lo incita Carlo “Non manca molto al villaggio”. “Si” risponde lui con voce stanca ...

Il giudice Graham si lascia cadere sulla poltrona, facendo cigolare la pelle sotto la sua possente mole. Giornalisti delle più importanti agenzie dello stato e perfetti sconosciuti si accomodano rumorosamente, tutti con lo sguardo rivolto verso la pesante porta chiusa che tra poco si aprirà.
Il caso più importante che la contea di Wilson abbia mai visto ha riempito le prime pagine dei giornali, esperti e commentatori improvvisati hanno sviscerato i fatti e, in attesa che la giuria si pronunci, hanno formulato ipotesi su quale possa essere il verdetto. Dopo più di una settimana di consultazione a porte chiuse, tutto il North Carolina è in trepidante attesa.
La pesante porta si apre ed i dodici giurati prendono posto nel silenzio generale; nessuno sembra riuscire a guardare l'imputato, tutti tengono gli occhi bassi. Una signora di mezz'età continua a giocare nervosamente con la fede nuziale. Poi il giurato numero uno, un uomo in giacca e cravatta dall'acconciatura impeccabile nonostante il caldo e l'umidità, si alza in piedi.
Ad un cenno, la guardia si avvicina al giurato e recupera un foglietto piegato a metà, porgendolo poi al giudice. Alcuni flash rischiarano la sala e provocano una smorfia sulla faccia di Graham, che però fa segno di continuare. "La giuria ha raggiunto un verdetto?"
"Sì, vostro onore" esclama l'uomo.
"L'imputato si alzi in piedi" esclama il giudice, dopo aver aperto il biglietto ed aver dato una veloce occhiata a quanto c'è scritto sopra.
Rick O'Donnell si alza in piedi, lanciando uno sguardo alle sue spalle. L'esile figura di Jenny non si vede da nessuna parte.
Non che se lo aspettasse: sua moglie non si è più fatta vedere da quando Rick è stato arrestato. Non una visita, non una lettera. L'unica busta che ha ricevuto mentre era dietro le sbarre gli è stata consegnata dal suo avvocato. All'interno, le carte del divorzio.
Anche l'avvocato Murray si alza, schiarendosi la voce e sistemandosi il fondo della giacca.
Il caro Murray, giovane difensore d'ufficio dal sorriso incerto e dalla tosse nervosa. Dopo la sparizione di suo padre e di sua moglie, a Rick non era rimasto nulla. Dove poteva trovare il denaro per permettersi un buon avvocato?
Murray si sporge, avvicinandosi il più possibile all'orecchio destro dell'ormai ex agente. "Andrà tutto bene, figliolo" sussurra. Nonostante sia più giovane di un paio d'anni, l'ha sempre chiamato così. "Nessuna di quelle persone può seriamente pensare che tu sia un trafficante di droga".
Rick osserva gli sguardi bassi dei giurati. Nessuno riesce a guardarmi in faccia... sono fottuto pensa, chiudendo gli occhi e respirando a fondo.
"In merito all'imputazione per partecipazione all'associazione dedita alla produzione ed al traffico di sostanze stupefacenti, come giudicate l'imputato?"
"Riteniamo Rick O'Donnell colpevole".
I flash delle fotocamere rischiarano la sala, mentre un brusio si diffonde tra i presenti.
Rick deglutisce a fatica e chiude gli occhi. Fino all'ultimo aveva sperato in un verdetto di non colpevolezza.
Il martelletto del giudice batte con forza, riportando il silenzio.
"Signor O'Donnell, questa corte la condanna a trent'anni di reclusione da scontare presso il penitenziario statale di Wilson. La seduta è tolta".

"Benvenuto nella tua nuova dimora" sghignazza la guardia, indicando la cella con il manganello. "Lui è Jack. Vi farete compagnia per parecchio tempo".
Rick entra e si ferma dopo un passo, la strada bloccata da un energumeno coperto di tatuaggi che lo sovrasta di almeno una spanna. "... piacere".
Un grugnito ed una smorfia sono le uniche risposte che ottiene, poi lo sguardo dell'uomo si alza e si fissa oltre la sua testa.
Anche Rick si gira, sperando che la guardia ci abbia ripensato e gli assegni un'altra cella.
"Fate i bravi, mi raccomando!" esclama l'uomo in uniforme, poi urla nella radio. "Chiudete la 125!"
Il forte clangore metallico accompagna i passi che si allontanano.
"Bene, bene, bene" grugnisce Jack, una nota di soddisfazione nella voce che fa correre un brivido lungo la schiena di O'Donnell. "Dovrò ringraziare l'agente Ross, la mia nuova puttanella non sembra niente male..."

29 - IL VERDETTO DELLA GIURIA

Il giudice Graham si lascia cadere sulla poltrona, facendo cigolare la pelle sotto la sua possente mole. Giornalisti delle più importanti...


“Guidaci verso La Spezia” ordina Francesco.
“Certo, ma prima allontaniamoci” risponde Mauro.
I tre corrono nel paese fino a raggiungere il limitare del bosco.
“L’abbiamo scampata” dice Francesco a Giulio “è fatta”.
Una detonazione rompe l’aria.
Giulio cade a terra urlando.
Francesco si volta e vede Mauro con il fucile in mano.
“Ma che hai fatto?! Sei impazzito?!”
Francesco di china su Giulio.
“Voglio i soldi, non mi interessa dei vostri affari ma voi avete 400 scudi e io li voglio”.
Francesco preme una coperta sulla pancia di Giulio.
"Tranquillo Giulio andrà tutto bene".
“I soldi! Avanti!”
Francesco tira fuori una borsa di monete e gliela lancia.
“Tieni tieni! Non farci del male!”
Mauro prende i soldi.
Poi li guarda freddamente.
“Non diremo nulla! Non c’è bisogno che ci uccidi! Non siamo veri inquisitori! Siamo solo attori itineranti, siamo due truffatori!”
Giulio urla di dolore.
Mauro abbassa il fucile e cammina sparendo tra gli alberi.
“Non dovevi dargli i soldi Carlo” sibila Giulio coperto di sudore “potevamo cambiare vita!”
“Ma chi se ne frega dei soldi! Andiamocene via!”
Lo aiuta a rialzarsi e si incammina verso il bosco.

37 - GIU' IL SIPARIO

“Guidaci verso La Spezia” ordina Francesco. “Certo, ma prima allontaniamoci” risponde Mauro. I tre corrono nel paese fino a raggiungere...


“Che facciamo Maestro?!”
“Bastardi traditori!”
“Maestro dobbiamo aprirci al strada!”
“Si, tagliamo per la piazza, sono più sparpagliati potremmo riuscire ad evitarli…”
“No!” Jacopo avanza nella chiesa verso i monaci e il loro signore “Usciremo dall'altro lato, dopo che avremmo massacrato questi abomini”.
“Ma sei impazzito?!”
Jacopo carica avanti con la spada in pugno.
“Merda!”
Andrea accende l’expiator e lo segue.

36 - FINE GLORIOSA

“Che facciamo Maestro?!” “Bastardi traditori!” “Maestro dobbiamo aprirci al strada!” “Si, tagliamo per la piazza, sono più sparpagliat...



L'interno della cattedrale conserva ancora l’aria maestosa di un tempo.
I tendaggi sono caduti e i cocci delle vetrate sono sparpagliati sul pavimento, ma le navate, i bassorilievi e i quadri sono tutti al loro posto.
File di panche scure sono allineate davanti all'altare.
Una figura incappucciata è inginocchiata davanti al crocefisso.
Altre dieci figure sono sedute sulle panche.
Francesco, Mauro e Giulio fanno qualche passo in avanti.
La figura si alza, insieme a lei si alzano tutte le altre.
E poi si girano.
Hanno tutti dei sai sbrindellati.
I loro volti rivelano la carne marcia e i denti in vista.
La figura centrale inizia a parlare in latino, rivolgendosi ai due inquisitori, la pelle del suo viso sembra pergamena.
I due avanzano ancora senza rispondere.
La figura smette di parlare.
Francesco china la testa in segno d’assenso.
L’essere riprende a parlare, questa volta in un italiano desueto.
“Allora siamo d’accordo, siete liberi di tornare a riferire che accetto il vostro patto, come segno di buona volontà, uno dei due templari rimarrà qui”.
“Anche tutti e due” risponde Francesco.
"E sia" risponde l'essere.
Gli altri dieci Morti avanzano verso la porta sorpassando i tre.
Francesco prende Giulio e Mauro e si dirige verso la sagrestia e l’uscita laterale dalla chiesa.

35 - PATTO OSCURO

L'interno della cattedrale conserva ancora l’aria maestosa di un tempo. I tendaggi sono caduti e i cocci delle vetrate sono sparpag...


I Morti che li seguivano si fermano, rimanendo a una decina di metri dalla struttura.
Il gruppo riprende fiato.
“Cosa dicono le scritte?” chiede Jacopo a Giulio.
“Sono generici avvertimenti”.
“E perché qualcuno li avrebbe scritti su ogni muro?”
“Non ne ho idea”.
“Avanti non perdiamo tempo, raggiungiamo l’entrata” intima Francesco.
Seguendo il muro i cinque arrivano alla piazza antistante l'ingresso.
Diversi Morti si aggirano nei dintorni ma senza avvicinarsi.
Jacopo guarda i fregi del portale.
“Ma questa chiesa è consacrata a Sant’Ignazio di Loyola! Ecco chi era il santo famoso di cui parlavano i valdesi, era il fondatore dell’inquisizione!”.
Andrea si gira verso gli inquisitori.
“Credo che ci dobbiate delle spiegazioni”.
“Certo…”
Con un rapido movimento Francesco prende Giulio per un braccio e entrano nella chiesa.
Mauro li segue.
I due templari restano interdetti.
“Che facciamo?” chiede Jacopo fissando i Morti e stringendo la spada.
“Restiamo sulla porta”.

34 - IL SANTO

I Morti che li seguivano si fermano, rimanendo a una decina di metri dalla struttura. Il gruppo riprende fiato. “Cosa dicono le scritte...


Il gruppo si muove rapido lungo i terrazzamenti umidi, il sole sta iniziando a scendere.
Mauro imbocca una scalinata di pietra tra i muretti a secco.
“Tagliamo su di qua”.
Il gruppo si ritrova tra le prime case, tre Morti si muovono verso di loro.
“Via, di quà!”
I cinque si inoltrano tra i carruggi.
Di colpo si trovano in una piazzetta, sei Morti appaino dalle porte buie.
“Dietro front!”
Corrono veloci seguiti dalle creature.
La mole della cattedrale torreggia su di loro.
I muri delle case sono imbrattati di scritte in latino.
Due Morti gli tagliano la strada.
“Seguiteci!” urla Andrea.
Lui e Jacopo alzano gli scudi e caricano.
L’impatto butta a terra le creature e il gruppo le sorpassa velocemente.
Arrivano al muro esterno della cattedrale.

33 - LA CATTEDRALE

Il gruppo si muove rapido lungo i terrazzamenti umidi, il sole sta iniziando a scendere. Mauro imbocca una scalinata di pietra tra i mur...


Andrea e Mauro sono acquattati poco fuori da Montemarcello.
Il piccolo paese è dominato dalla cattedrale.
Benché le vetrate siano distrutte la struttura è in buono stato.
L’aria vibra del singolo rintocco dato dalla campana pochi secondi prima.
“È pieno di Morti” commenta Andrea.
“Si e tutti belli attivi, è strano, di solito i Morti che non sono in caccia stanno per lo più fermi” ribatte Mauro.
“Cosa suggerisci?”.
“Un assalto frontale è fuori discussione, possiamo provare a risalire dal lato del mare o tagliare per i terrazzamenti, ma in ogni caso ci sarà da combattere”.
“Mi pare che non si avvicinino alla cattedrale”.
“Pare anche a me ma potrebbe essere un caso”.
I due tornano dagli altri e espongono il loro piano.
“D’accordo” dice Francesco “gli esperti militari siete voi”.
“E se davvero c’è questa grande minaccia, voi sapete come neutralizzarla?”
“Si, abbiamo molte conoscenze che possono tornare utili”.
Andrea lo fissa, con occhi sottili.
“Sarà meglio…”

32 - MONTEMARCELLO

Andrea e Mauro sono acquattati poco fuori da Montemarcello. Il piccolo paese è dominato dalla cattedrale. Benché le vetrate siano distr...


Al mattino i cinque sono davanti a una porta aperta.
“Sono scappati eh?” commenta Francesco “Complimenti per la guardia”.
Guarda Andrea e Jacopo.
Andrea sostiene lo sguardo.
“Se hai da fare delle accuse falle”.
“Ne riparleremo a La Spezia, mettiamoci in marcia”.
Mauro estrae la sua mappa.
“Andiamo, mezza giornata di marcia e dovremmo esserci”.

Andrea affianca Francesco.
“Parliamoci chiaro, io stanotte ho trovato la porta aperta”.
“E cosa ci facevi lì?”
“Sono andato a controllare che stessero bene”.
Andrea guarda Giulio.
“Ma non è questo il punto, prima del mio turno di guardia c’era Giulio, quanto bene lo conoscete?”
“Lo conosco da anni! Non ho alcun dubbio sulla sua rettitudine”.
Andrea non commenta.
Poi torna dietro la fila affiancando Jacopo.
“Che vi ha detto Maestro?”
“Che si fida ciecamente di Giulio. Ormai è chiaro che tra i due è Francesco quello che comanda anche se è solo un inquisitore in seconda”.
“E voi gli credete?”
“Non so più che pensare”.
“Avete provato a liberare i valdesi?”
“Certo, e non me ne pento, ma il fatto è che qualcuno li aveva già liberati, e prima del mio turno di guardia c’erano solo il tuo e quello di Giulio”.
“Io non ho fatto nulla”.
“Già, e nemmeno Giulio pare…”

31 - FUGA NELLA NOTTE

Al mattino i cinque sono davanti a una porta aperta. “Sono scappati eh?” commenta Francesco “Complimenti per la guardia”. Guarda Andrea...


Jacopo esce da una delle case tenendo sotto tiro altre due persone.
Una giovane donna con abiti contadini e un uomo che si appoggia a lei, tenendosi una mano sul ventre.
“Maestro, li ho trovati in una casa che si nascondevano!”
I due vengono portati insieme al terzo uomo.
La donna lo abbraccia e inizia a piangere.
“Quello ferito lo abbiamo colpito noi al guado” continua lo scudiero.
La donna guarda verso l’inquisitore.
“La prego, non facciamo nulla di male, siamo qui tra i monti, non disturbiamo nessuno!”
Francesco rimane in silenzio.
“Cosa c’è nella cattedrale?” chiede Giulio.
“Non lo sappiamo, era la chiesa di un santo molto famoso, intorno i Morti sono sempre irrequieti e attivi, non ci avviciniamo mai troppo”.
La donna scoppia a singhiozzare.
Il terzo uomo si è seduto in terra premendosi le mani sul ventre.
Andrea parla di nuovo con i due inquisitori.
“Davvero hanno mandato un Grande Inquisitore a uccidere quattro poveracci?”
“La nostra missione è molto più importante di qualche eretico, ora posso anche dirvelo, il vero obiettivo è la cattedrale, sospettiamo ci sia qualcosa di molto oscuro all’opera” risponde Francesco.
Come a sottolineare le sue parole, in lontananza arrivano due rintocchi.
“Qualche valdese non è un problema, fosse stato un gruppo vasto e organizzato avremmo anche potuto iniziare una crociata, ma questi non sono una minaccia, quello che c’è nella cattedrale invece potrebbe esserlo” continua l’inquisitore.
“E non potevate dircelo subito?”
“Ora lo sapete”.
“Resta da capire che volete fare di questi tre”.
Francesco si volta verso il gruppo.
“Chiudeteli in una casa, domani mattina deciderò cosa farne”.

30 - OSCURE MINACCE

Jacopo esce da una delle case tenendo sotto tiro altre due persone. Una giovane donna con abiti contadini e un uomo che si appoggia a le...


Poco dopo il gruppo è riunito.
Si fanno intorno al prigioniero.
“Perché ci avete attaccato?” chiede Francesco.
L’uomo li guarda con odio.
“Ci avete dato la caccia e ammazzati a Genova e Savona, ne avete ammazzati a centinaia, donne e bambini e ora siete venuti a finire il lavoro! Mi spiace solo di non essere riuscito ad uccidervi!”
Andrea prende Francesco e Giulio da parte.
“Che volete farne?”
“Sono eretici e vanno processati, anche se il verdetto è già abbastanza scritto” risponde Francesco.
“Intendete ammazzarli qui?”
“Non senza processo e poi ci sono alcune cose che vorrei ancora chieder loro”.
Francesco torna dall’uomo.
“Cosa sai della cattedrale?”
“La cattedrale? Noi non ci avviciniamo mai, è pieno di Morti” poi sputa per terra “sparami e facciamola finita”.
“Prima voglio sapere qualcosa di più sulla cattedrale”.
L’uomo lo fissa per qualche istante.
“Se mi prometti di non uccidere almeno mia moglie ti dico tutto quello che so”.
Mauro fa un cenno a Francesco, quando l’inquisitore lo guarda, il cacciatore scuote la testa mestamente.
“Non posso farti questa promessa”.
L’uomo abbassa la testa.
“Allora facciamola finita”.

29 - INQUISIZIONE

Poco dopo il gruppo è riunito. Si fanno intorno al prigioniero. “Perché ci avete attaccato?” chiede Francesco. L’uomo li guarda con od...



Mauro entra nella casetta.
Tutto intorno c’è sangue.
Per terra c’è un braccio strappato.
Esile.
In un angolo vede i resti di due donne, poco distante un ragazzino con il corpo bruciato.
Un uomo è steso sul pavimento, c’è sangue tutto intorno a lui.
Una ragazzina è stata sbalzata sopra un cassettone, lo guarda con occhi spenti.
Mauro esce dalla casa e vomita.
Poi fa un respiro profondo, prende la sua accetta e rientra.

28 - LA STRAGE DEGLI INNOCENTI

Mauro entra nella casetta. Tutto intorno c’è sangue. Per terra c’è un braccio strappato. Esile. In un angolo vede i resti di due d...


Andrea spara verso le case, i colpi di rimando scheggiano il tronco dietro al quale si è riparato.
Poco più in là Giulio prende la mira con il Carcano.
All’improvviso se lo sente strappare dalle mani e riceve un colpo fortissimo in faccia.
Cade rivesto sull’erba.
Francesco gli si avvicina.
Un proiettile ha colpito il fucile e glielo ha sbattuto in faccia, il naso, il sopracciglio e il labbro sono spaccati, ma per il resto Giulio sta bene, anche se è intontito.
“Stai al coperto” gli dice Francesco “Non rischiamo!”.
Jacopo e Mauro hanno intanto raggiunto il perimetro esterno delle case.
Jacopo estrae la Bodeo, mentre Mauro si fa avanti col Carcano.
Entrano nel villaggio.
Da una porta escono due uomini armati di forconi che gli si avventano contro.
Jacopo reagisce velocissimo, la Bodeo spara con una detonazione assordante, il primo uomo viene sbattuto indietro di un metro e finisce in terra.
Il secondo cerca di colpire Mauro che incastra il suo fucile tra i rebbi del forcone.
Poi tira un calcio all'aggressore buttandolo per terra.
Prima che l’uomo riesca a rialzarsi lo colpisce al volto con gli stivali rinforzati.
“Controllalo! Io vado avanti”.
Poco oltre c’è una casa in muratura dalla quale stanno sparando verso i suoi compagni.
Mauro stacca una bomba a mano dalla cintura e la tira in una finestra.
La detonazione lo sbatte indietro tra una pioggia di calcinacci.
La porta si spalanca per lo spostamento d’aria.
Si rialza stordito.
Tutto tace.

27 - BOMBE A MANO

Andrea spara verso le case, i colpi di rimando scheggiano il tronco dietro al quale si è riparato. Poco più in là Giulio prende la mira ...


Dopo un ampio giro il gruppo torna sulla strada provinciale.
Il sole è alto nel cielo e si sente anche un po’ di tepore.
“Quanto manca?” chiede Giulio a Mauro.
“Di oggi di sicuro non ci arriviamo, ma domani dovremmo esserci”.
La strada fa l’ennesima curva, oltre si vedono alcune case intorno al nastro d’asfalto.
Il villaggio è molto piccolo ma pulito, c’è della legna già tagliata, imposte alle finestre, abiti stesi ad asciugare.
“Al riparo!” urla Mauro.
I cinque si sparpagliano tra gli alberi.
Pochi istanti e una serie di colpi partono dalle case verso il gruppo.
“Deve essere il villaggio dei nostri aggressori” urla Mauro ad Andrea.
“Tu e Jacopo provate ad aggirarli, noi gli spariamo da qua”.
Mauro fa un cenno a Jacopo, poi si alzano e si mettono a correre mentre Andrea e Giulio sparano con i loro fucili verso le case.
Una fucilata passa sopra la testa di Jacopo che si getta al sicuro dietro un tronco insieme a Mauro.
“Seguiamo gli alberi, dovremmo arrivare al villaggio di lato”.

26 - IL VILLAGGIO

Dopo un ampio giro il gruppo torna sulla strada provinciale. Il sole è alto nel cielo e si sente anche un po’ di tepore. “Quanto manca?...