Due colpi squarciano l’oscurità.
I proiettili rimbalzano tra le lamiere.
Perlenbacher si acquatta coprendosi la testa con le mani.
- Maledizione.
Solo adesso gli torna in mente il racconto di Ryan: quel tizio ha una pistola, e non si fa problemi a sparare.
Raccoglie un grosso bullone da terra e lo lancia nel buio, quindi scatta avanti.
Qualcosa lo colpisce al ventre facendolo crollare a terra senza fiato.
Si rialza dolorante, appoggiandosi a un pianale.
Ha sbattuto contro una specie di impastatrice o qualcosa di simile.
Davanti a lui sente un porta aprirsi.
Sta scappando sul retro!
Inquadra il piccolo rettangolo nell’oscurità, conta fino a 5 e poi entra.
Nello stanzino intravede un ombra che sta scavalcando da una finestrella posta in alto.
Agisce senza pensare.
Si aggancia alla gamba dell’uomo e lo tira giù.
Cadono sul cemento.
L’uomo lo colpisce con un pugno.
Perlenbacher reagisce con il calcio della pistola.
Sente le ossa rompersi.
Un urlo di dolore.
L’altro si butta di peso su Perlenbacher gettandolo a terra.
Con una mano si tiene la faccia, il colpo ha spaccato una delle orbite, Perlenbacher vede l’occhio quasi penzolare fuori.
Poi vede la pistola puntata su di lui.
Il colpo lo sfiora colpendo la porta alle sue spalle.
Tira su la sua arma che ancora sta stringendo in mano.
Esplode due colpi.
Le detonazioni lo assordano.
L’uomo davanti a lui crolla a terra.
Perlenbacher respira affannoso e lascia cadere il revolver.
Si alza e avanza barcollando verso il corpo steso a terra.
L’uomo è uno dei due ispanici che erano seduti vicino all’ingresso del Roxy Bar.
Respira piano, una mano si tiene ancora l’orbita spezzata, il sangue fuoriesce copioso all’altezza della coscia, dove il proiettile ha trapassato l’arteria.
La giacca di tweed si impregna nella pozza scura.
- Chi sei! Chi ti ha mandato!
L’altro sembra vederlo appena.
Sibila qualcosa e poi un nome: Thomas O’Haley, Thomas… O’…
Perlenbacher si china su di lui, le ginocchia affondano nel sangue caldo che sta diventando viscoso.
Cerca di sentire se l’uomo respira ancora.
Un ultimo sussurro: “Gli uomini del mare…” quasi questo peso gli schiacciasse l’anima.
Ora è libera.
Il battito si ferma.
Per terra il sangue continua a colare.

Ed è così che il professor Connor li ritrova pochi minuti dopo.
L’uomo ormai morto e il giovane giornalista che vomita in un angolo.
L’adrenalina ormai scomparsa.
- L’ho ammazzato - dice semplicemente - Gli ho sparato.
Connor lo tira su.
- Non potevi fare altro.
Frugano rapidamente il corpo trovando un biglietto scritto con ritagli di giornale.
Una minaccia anonima diretta a loro.
Forse l’uomo doveva nasconderla da qualche parte nella loro pensione per spaventarli.
Su un foglio di un taccuino c’è l’indirizzo della loro strada.
- Le cose si stanno facendo serie.
- Torniamo indietro, dobbiamo trovarci un altro posto dove stare.
Poco dopo due figure si allontanano dal quartiere di case vuote.

24 - CITTA' VIOLENTA

Due colpi squarciano l’oscurità.
I proiettili rimbalzano tra le lamiere.
Perlenbacher si acquatta coprendosi la testa con le mani.
- Maledizione.
Solo adesso gli torna in mente il racconto di Ryan: quel tizio ha una pistola, e non si fa problemi a sparare.
Raccoglie un grosso bullone da terra e lo lancia nel buio, quindi scatta avanti.
Qualcosa lo colpisce al ventre facendolo crollare a terra senza fiato.
Si rialza dolorante, appoggiandosi a un pianale.
Ha sbattuto contro una specie di impastatrice o qualcosa di simile.
Davanti a lui sente un porta aprirsi.
Sta scappando sul retro!
Inquadra il piccolo rettangolo nell’oscurità, conta fino a 5 e poi entra.
Nello stanzino intravede un ombra che sta scavalcando da una finestrella posta in alto.
Agisce senza pensare.
Si aggancia alla gamba dell’uomo e lo tira giù.
Cadono sul cemento.
L’uomo lo colpisce con un pugno.
Perlenbacher reagisce con il calcio della pistola.
Sente le ossa rompersi.
Un urlo di dolore.
L’altro si butta di peso su Perlenbacher gettandolo a terra.
Con una mano si tiene la faccia, il colpo ha spaccato una delle orbite, Perlenbacher vede l’occhio quasi penzolare fuori.
Poi vede la pistola puntata su di lui.
Il colpo lo sfiora colpendo la porta alle sue spalle.
Tira su la sua arma che ancora sta stringendo in mano.
Esplode due colpi.
Le detonazioni lo assordano.
L’uomo davanti a lui crolla a terra.
Perlenbacher respira affannoso e lascia cadere il revolver.
Si alza e avanza barcollando verso il corpo steso a terra.
L’uomo è uno dei due ispanici che erano seduti vicino all’ingresso del Roxy Bar.
Respira piano, una mano si tiene ancora l’orbita spezzata, il sangue fuoriesce copioso all’altezza della coscia, dove il proiettile ha trapassato l’arteria.
La giacca di tweed si impregna nella pozza scura.
- Chi sei! Chi ti ha mandato!
L’altro sembra vederlo appena.
Sibila qualcosa e poi un nome: Thomas O’Haley, Thomas… O’…
Perlenbacher si china su di lui, le ginocchia affondano nel sangue caldo che sta diventando viscoso.
Cerca di sentire se l’uomo respira ancora.
Un ultimo sussurro: “Gli uomini del mare…” quasi questo peso gli schiacciasse l’anima.
Ora è libera.
Il battito si ferma.
Per terra il sangue continua a colare.

Ed è così che il professor Connor li ritrova pochi minuti dopo.
L’uomo ormai morto e il giovane giornalista che vomita in un angolo.
L’adrenalina ormai scomparsa.
- L’ho ammazzato - dice semplicemente - Gli ho sparato.
Connor lo tira su.
- Non potevi fare altro.
Frugano rapidamente il corpo trovando un biglietto scritto con ritagli di giornale.
Una minaccia anonima diretta a loro.
Forse l’uomo doveva nasconderla da qualche parte nella loro pensione per spaventarli.
Su un foglio di un taccuino c’è l’indirizzo della loro strada.
- Le cose si stanno facendo serie.
- Torniamo indietro, dobbiamo trovarci un altro posto dove stare.
Poco dopo due figure si allontanano dal quartiere di case vuote.

1 commento:

Andrea Martin ha detto...

Evvai! Primo piccolo assaggio dei Miti, e ben coperto di sangue!