Un cicalino suona quando Franco entra nel negozio ben allestito di Vittorino, da sempre il suo ottico di fiducia. In pochi secondi un uomo sulla sessantina esce dal retro, gli occhiali appoggiati sulla punta del naso.
– Ehilà Franco, come va?
– Mah… solito direi, un po’ stanco.
– Dai, tirati su, guarda che bella mattina, sole e niente nebbia. L’ideale per fare foto del paesaggio autunnale delle nostre campagne. Beh, non voglio farti perdere tempo: di cosa hai bisogno?
Franco descrive il problema del segno nell’obiettivo della macchina fotografica. Il tecnico la esamina attentamente in silenzio per alcuni lunghi momenti prima del suo verdetto.
– Mah, a quanto pare non c’è nulla fuori posto. Un difetto come quello che dici tu sarebbe stato subito visibile. Guarda che è facile che te lo sei immaginato! – commenta scherzosamente Vittorino.
Quest’ultima affermazione dell’ottico lascia Franco interdetto: possibile che sia accaduta la stessa cosa il giorno dell’incidente, che si sia immaginato di vedere cose che non c’erano e non notarne altre? Ripensandoci, tutto ciò che ricorda sembra ovattato in un’atmosfera confusa. Che la causa di questi episodi siano la stanchezza e lo stress per il divorzio?
Franco si scuote. Non può essere così. O meglio, forse è vero per il segno sull’obiettivo e l’autista, ma non per il liquido giallo, che è più che sicuro di aver visto.
– Qualcosa non va?
– No, no… tutto a posto Vittorino grazie, ero solo sovrappensiero. Cosa ti devo per il disturbo?
– Ma niente figurati. Ci vediamo.
– Ehilà Franco, come va?
– Mah… solito direi, un po’ stanco.
– Dai, tirati su, guarda che bella mattina, sole e niente nebbia. L’ideale per fare foto del paesaggio autunnale delle nostre campagne. Beh, non voglio farti perdere tempo: di cosa hai bisogno?
Franco descrive il problema del segno nell’obiettivo della macchina fotografica. Il tecnico la esamina attentamente in silenzio per alcuni lunghi momenti prima del suo verdetto.
– Mah, a quanto pare non c’è nulla fuori posto. Un difetto come quello che dici tu sarebbe stato subito visibile. Guarda che è facile che te lo sei immaginato! – commenta scherzosamente Vittorino.
Quest’ultima affermazione dell’ottico lascia Franco interdetto: possibile che sia accaduta la stessa cosa il giorno dell’incidente, che si sia immaginato di vedere cose che non c’erano e non notarne altre? Ripensandoci, tutto ciò che ricorda sembra ovattato in un’atmosfera confusa. Che la causa di questi episodi siano la stanchezza e lo stress per il divorzio?
Franco si scuote. Non può essere così. O meglio, forse è vero per il segno sull’obiettivo e l’autista, ma non per il liquido giallo, che è più che sicuro di aver visto.
– Qualcosa non va?
– No, no… tutto a posto Vittorino grazie, ero solo sovrappensiero. Cosa ti devo per il disturbo?
– Ma niente figurati. Ci vediamo.
Commenti
Il secondo: "Penso sia meglio farmi vedere da un medico, non sia mai che finisca intossicato".
Sto weekend ho giocato un larp su temi psicologici e un po' tutti i giocatori giocavano molto questa cosa "ma no dai, è tutto normale" tranne pochi che venivano additati come tizi strani che si inventano le cose.
Bhe fino a quando poi è tracollato tutto ovviamente :D
Probabilmente se tu avessi giocato Andrea, avremmo visto la scena in cui Franco andava dal medico, e magari anche a fare degli esami con risultati perfettamente normali (tutte possibilità assolutamente accettabili). La storia avrebbe preso un'altra piega, ma in quel frangente tutto si sarebbe risolto nella "normalità", perché è così che questo capitolo richiede.
In questo caso, il giocatore che in quel momento controllava Franco, ha optato per dare la colpa allo stress e ha passato la palla al giocatore successivo per un'altra scena.