Mario si dirige verso il sotterraneo, la porta è socchiusa.
La apre.
Il magazzino è pulito, ordinato.
È una vecchia officina.
Gli scaffali sono pieni di pezzi metallici e barre di ferro.
Il tornio meccanico è in un angolo.
Alcuni secchi di vernice sono impilati contro il muro ,vicino a dei fusti di olio.
Fa qualche passo.
Sente un rumore alle sue spalle.
Si gira.
Un uomo con un completo bianco è sulla porta.
“Mario” dice l’uomo con voce gentile “è ora di andare”.
Mario lo spintona buttandolo a terra e corre fuori.
Il piazzale è diverso.
Mancano molti edifici.
Al posto dell’asfalto c’è terra battuta.
Fuori le case popolari sono scomparse e ci sono solo campi e alcune cascine.
E Mario ricorda.
La apre.
Il magazzino è pulito, ordinato.
È una vecchia officina.
Gli scaffali sono pieni di pezzi metallici e barre di ferro.
Il tornio meccanico è in un angolo.
Alcuni secchi di vernice sono impilati contro il muro ,vicino a dei fusti di olio.
Fa qualche passo.
Sente un rumore alle sue spalle.
Si gira.
Un uomo con un completo bianco è sulla porta.
“Mario” dice l’uomo con voce gentile “è ora di andare”.
Mario lo spintona buttandolo a terra e corre fuori.
Il piazzale è diverso.
Mancano molti edifici.
Al posto dell’asfalto c’è terra battuta.
Fuori le case popolari sono scomparse e ci sono solo campi e alcune cascine.
E Mario ricorda.
Commenti
Tra l'latro questa scena è proprio finita così, il giocatore ha detto "e Mario ricorda", ma il ricordo l'ha lasciato a quello dopo.