martedì 26 febbraio 2013

64 - IL FARO

Embleton, Notte

La casa di Stead è immersa nel buio, poche stelle e la luna è coperta dalle nubi.
Il faro si erge come una sentinella silenziosa di un tempo concluso.
Le onde contro la scogliera riempiono l’aria di un suono metodico, tranquillo.

La perlustrazione del pomeriggio ha portato pochi elementi utili, il faro è comunque abbastanza lontano dal paese e la risacca può coprire eventuali rumori.
Oliver si apposta poco lontano dal cancelletto.
- Faccio luce contro una delle finestre nel caso veda qualcosa che non va.
- Perfetto, vieni Tony, diamoci da fare.
I due raggiungono la porta sul resto.
Baronetto regge la torcia elettrica mentre Ryan infila lentamente i suoi grimaldelli nella serratura.
Pochi tentativi prima di trovare i denti di incastro, il cilindro inizia a girare.
Clack!
- Merda.
- Che succede?
- Serratura vecchia, uno dei denti è incastrato, forse ruggine.
- Quindi?
- Quindi da qui non si passa. Proviamo a spostarci sul davanti.

venerdì 22 febbraio 2013

63 - SOPRALLUOGO

Embleton, Sera

- Ho già capito come andrà a finire.
Tony sta togliendo le lische da alcuni pesci che ha preso poche ore prima.
Chiacchierare con i pescatori può essere sempre utile e dopo pranzo è andata meglio che al mattino riguardo ai pesci.
Seduto fuori dalla pensione il suo affilato coltello scorre avanti e indietro.
Alcuni gatti si aggirano intorno alle teste e alle interiora che getta poco distanti.

A fianco a lui Ryan riflette sui prossimi passi.
McCormac ha mandato un telegramma a Londra, più che altro per lavarsi la coscienza, sa bene come entreranno nella casa di Stead.
Da quando è iniziato questo viaggio ha sempre dovuto usare le sue abilità per intrufolarsi da qualche parte: un bar, un museo e ora una casa abbandonata.
Non si sente particolarmente in colpa, il concetto di colpa lo ha abbandonato sulle Fiandre, insieme a quello di pietà.
Eppure la ricerca della via più diretta per ora li ha sempre messi nei guai, non vorrebbe ripetere l’esperienza.
Tony taglia una testa con colpi secchi e la butta nell’erba, quindi sventra il pesce e estrae le interiora gettando anche queste.
È concentrato, metodico, diverso dal solito ragazzo irruento.

Saranno di nuovo loro due, sta iniziando ad abituarsi a lavorare in coppia con lui.
La casa è fuori dal paese, il mare dovrebbe coprire eventuali rumori.
È rimasta chiusa da 17 anni, da quando Stead partì per l’America sul Titanic.
Perlenbacher verrà con loro a fare da palo, gli altri aspetteranno pronti a partire se qualcosa andasse storto.

Tony pulisce la lama seghettata dalle scaglie verde-grigie e la ripone nella tasca del giubbotto.
- Sei pronto?
- Sono pronto.
Tony apre appena la giacca, sotto si intravede il calcio di un grosso revolver, la pistola di McCormac, deve essere riuscito a farsela prestare…
Tony si sente nudo senza un arma addosso pensa, eppure devono solo fare un sopralluogo.
Questa è la differenza tra un dilettante e un professionista: più importante di saper sparare e saper quando tirare fuori un’arma.
Si alza.
- Posa quell’affare e andiamo.
- Porto dentro i pesci e ti seguo.
- La pistola te la porti stanotte.
Tony lo guarda storto ma quando esce di nuovo, la pistola è scomparsa.

martedì 19 febbraio 2013

62 - UN LUNGO POMERIGGIO DI CHIACCHIERE

Embleton, Pomeriggio

La piazzetta davanti alla chiesa di Embleton è un luogo tranquillo, fresco e riposante, qui McCormac incontra il locale rappresentante della legge mentre passeggia.
- Salve sceriffo.
- Salve a voi, siete gli americani arrivati ieri giusto? Comunque non sono uno sceriffo, qui abbiamo titoli differenti.
Sorride bonario.
- Giusto, giusto, mi scusi…
- Nessun problema, vi piace Embleton?
- Molto carina. Sa, io e i miei compagni siamo qui per scrivere un articolo su Stead e sulla sua morte da proporre nell'anniversario dell’affondamento del Titanic.
- Capisco, un impresa lodevole, Stead era un grand'uomo.
- Dove abitava?
- Là, in una casa vicino al faro.
McCormac guarda il viottolo che esce dal paese e sparisce nella brughiera e il faro che si innalza sopra gli alberi poco distante.
- Non l’avrei mai trovata.
- Stead amava la tranquillità, per i suoi libri capisce, da quando è morto la casa è abbandonata…
- Nessun parente?
- So che aveva una nipote a Londra, ma l’ho vista una sola volta, è venuta qui a firmare alcune carte, non ha voluto vedere la casa ed è tornata a Londra quasi subito, non credo corresse buon sangue tra loro. Comunque conobbi personalmente Stead, anzi si può dire che fossimo buoni amici, le racconto se vuole.
Un sorriso tirato appare sul volto dell’investigatore.
- Certo, ottima idea.
Un altro lungo pomeriggio di chiacchiere pensa…

venerdì 15 febbraio 2013

61 - A PESCA DI INFORMAZIONI

Embleton, Febbraio 12, 1929, Mattino

Embleton è un piccolo paese di pescatori, pulito e ordinato.
Pochi cottage, molta brughiera e un faro bianco che guarda il mare.
La pensione “Porridge” è proprio all’inizio del paese, spesso meta di escursionisti e pescatori dalla city, oggi le 4 stanze sono occupate da un gruppetto di americani.
Hanno viaggiato buona parte della notte e la colazione a base di frittelle e thè non sembra sufficiente ai loro appetiti d’oltreoceano.
Al tavolo, intorno alla tovaglia a scacchi bianchi e rossi, Perlenbacher, Connor e McCormac sbadigliano e osservano la porta.
- Ma davvero sono andati a pescare alle prime luci?
- Così pare.
Sbadigli.

Circa una mezzora dopo, quando ormai il tavolo è sparecchiato e Connor è immerso nella lettura del romanzo di Stead, Tony e Ryan rientrano.
- Come è andata la pesca?
- Alla grande!
- Cosa avete preso?
- Niente. Non si va a pescare per prendere il pesce ma per passare del tempo con il mare.
- Tony non ti facevo così profondo.
L’italoamericano guarda storto McCormac.
- Mio padre mi portava sempre a pescare…
Ryan interviene - Qualcosa abbiamo “pescato” chiacchierando con altri pescatori abbiamo appreso che Stead era molto conosciuto, quasi una celebrità locale, tutti lo descrivono come un brav’uomo e un grande scrittore.
Tralascio gli aneddoti, sembra che qui ognuno abbia ispirato Stead per un libro, e vengo al sodo: Stead è morto sul Titanic.
- Anche lui?
- Già, a sentire tutti Stead ha detto che sarebbe partito per l’America, la casa è vuota fin da allora. Una tragica coincidenza a detta di tutti, avrebbe dovuto ricordarsi il suo libro dicono…
- Questo scagiona lo scrittore dall’accusa di aver previsto il reale disastro se non altro…
- Sì, ma anche per Neuvelle è stata “una tragica coincidenza”, le coincidenze si fanno un po’ troppe, anche per una tragedia simile…

sabato 9 febbraio 2013

60 - COINCIDENZE

Londra, Sera.

Il pub è quasi deserto.
Una coppia siede a un tavolo d’angolo intenta a bere e a ridere, giovani, vestiti moderni, la ragazza ha i capelli sciolti.

Tony torna a ascoltare il professore.
- Il libro fu, ai suoi tempi, un piccolo caso letterario e visse una seconda giovinezza quando quanto raccontato fu confermato dal disastro del Titanic.
- Confermato in che senso? - chiede.
- Bhe ci sono parecchie somiglianze, oltre al nome delle due imbarcazioni, le ho raccolte qui.

Connor inizia a enumerarle seguendo la lista su un foglio.
- Anche il Titan del romanzo viene costruito in Inghilterra, le sue dimensioni sono 244 metri per 45000 tonnellate di stazza, il vero Titanic era lungo 269 e stazzava 52.000 tonnellate. Anche nel romanzo il Titan è considerato inaffondabile dai suoi costruttori grazie ai suoi 19 compartimenti stagni, 16 nel Titanic reale, che quindi decidono di limitare il numero di scialuppe al minimo legale ossia 24 che sono meno della metà di quelle necessarie per i suoi 3.000 passeggeri. Tutti sappiamo cosa successe nel 1912, il Titanic considerato inaffondabile portava il minimo legale di scialuppe 20 per i suoi 3.500 passeggeri.

Gli altri lo osservano ammutoliti.

- Ma non finisce qui, nel romanzo il Titan colpisce un iceberg a tribordo mentre naviga a 25 nodi e si trova a circa 400 km da Terranova, lo stesso accadde al Titanic, un iceberg a tribordo, viaggiava a 23 nodi circa e si trovava a 400 km da Terranova… L’ora stessa coincide, mezzanotte per il Titan e le 23,40 per il Titanic.
Connor tace caricandosi la pipa.

- C’è altro?
- Poco altro, il numero di eliche e di alberi motore è identico, la potenza delle caldaie è pressoché uguale (40.000 hp per il Titan e 46.000 per il Titanic) e altri piccoli dettagli.
- Questo Stead aveva previsto il disastro?
- Non lo so, non credo, ma di sicuro conosceva molto bene le grandi navi e volete sapere un altro dettaglio curioso?

Gli altri lo osservano senza saper bene cosa aspettarsi ancora.

- Stead viveva a Embleton, a nord, verso la Scozia…

mercoledì 6 febbraio 2013

59 - FUTILITY OR THE WRECK OF THE TITAN

La biblioteca è immersa nel silenzio.
Alcuni studenti chini su grossi libri di medicina.
Connor ricerca il romanzo tra gli scaffali.
Poco dopo si siede a un tavolo discosto con Perlenbacher.
Gli altri hanno preferito farsi un giro per Londra.
- Eccolo.
Il libro appoggiato sul tavolo riporta in copertina un’immensa nave che si inabissa, il titolo riporta “Futility: the wreck of the Titan”.
Il giornalista lo guarda stranito.
- Mi ricordo di questo libro - continua Connor - Fece scalpore vent’anni fa, scritto 14 anni prima del disastro del Titanic sembrò una previsione fin troppo accurata di quello che successe poi molti anni dopo… E inoltre - Thomas apre alcune pagine rivelando una fitta rete di sottolineature e segni - Qualcuno pare averlo letto molto a fondo.

domenica 3 febbraio 2013

58 - PROSSIMA FERMATA: LONDRA

Londra, Pomeriggio.

- A Londra! Ecco perché Neuvelle si è diretto li, bel colpo!
- Tratteniamo gli entusiasmi, può essere andato a Londra per mille motivi.
Una pioggerellina sottile ha iniziato a scendere nonostante il cielo si mantenga chiaro.
- Certo, ma non credo che si sia fatto 3 ore di treno solo per leggersi un buon romanzo.
- Non posso darti torto, in ogni caso è la sola traccia che abbiamo, mettiamoci in cammino pure noi.

La stazione di King’s Cross è un viavai di persone, migliaia di uomini e donne si muovono veloci, passandosi davanti, trascinando grosse valige salendo e scendendo da decine di treni fermi.
Le locomotive eruttano fumo nero, lo stridore dei freni e l’acre odore del carbone bruciato riempie l’aria.
- Dove andiamo?! - urla Baronetto per farsi sentire.
- La metropolitana!
McCormac lo trascina per un braccio mentre tutti seguono il professor Connor che ha rimediato non si sa bene dove una cartina della città.
- Di qua!
Scendono rapidi i gradini insieme alla fiumana di gente.
- E adesso? - urla di nuovo Baronetto tra il vociare e lo stridere di freni del treno in avvicinamento.
- Bhe dunque, prendiamo questa linea e poi questa e infine…