Lettera del dottor Steven J. Briar psichiatra di New York alla collega dottoressa Carolyn Fern psichiatra del manicomio di Arkham.

Cara Carolyn,
come stai? Sono passati alcuni anni da quando ci siamo laureati, anche se mi sembra sia avvenuto tutto soltanto ieri, ho seguito con interesse e soddisfazione la tua carriera in questi ultimi tempi e sono assai felice che i tuoi sforzi e le tue capacità siano state premiate e che alla fine tu abbia avuto un ruolo di rilievo presso una tale prestigiosa istituzione.

Ti scrivo però per una questione strettamente professionale. Ultimamente ho in cura una giovane donna di un'importante ed influente famiglia locale, la quale si è raccomandata per il massimo riserbo, per questo motivo darò alla mia paziente il nome di fantasia di Angelica. Angelica soffre di una sindrome da stress post traumatico, la stessa di cui soffrono molti soldati reduci della grande guerra del '14-'18.
Ho intrapreso una terapia farmacologica per calmare i sintomi più acuti del disturbo con buoni risultati, ma quando ho cercato di curare le cause dello stato della paziente mi sono trovato in seria difficoltà: non soltanto gli eventi che Angelica afferma di aver vissuto sono inquietanti e deliranti, ma coinvolgerebbero molte altre persone, tra cui alcuni amici di Angelica recentemente scomparsi in un incidente e poi altri due uomini, con cui Angelica afferma di aver condiviso la terribile esperienza. Questi individui, a detta della famiglia, sono anch'essi scomparsi nel nulla.
Esiste poi un'ulteriore figura che Angelica cita spesso durante le sedute: una certa Shub Niggurat, che sicuramente non è una persona in carne ed ossa. Ho compiuto delle ricerche personali ma non sono giunto a nulla di concreto, solo qualche riferimento ad antiche e dimenticate religioni. Per questo ho deciso di interpellarti Carolyn sapendo delle tue conoscenze presso la Miskatonic University di Arkham famosa per i suoi testi su culti antichi e poco conosciuti. Ho anticipato alla famiglia della mia paziente che avrei richiesto la consulenza di una stimata collega, com'era prevedibile si sono raccomandati la massima riservatezza ma non si sono opposti, per cui se anche decidessi di visitare la paziente in loco, non farti problemi: il viaggio ed il disturbo saranno ampiamente ricompensati.
Ti ringrazio fin d'ora per la tua preziosa collaborazione, ogni aiuto che mi potrai fornire sarà ben accetto. Attendo tue notizie.

Cordiali saluti
Dott. Steven J.Briar.


* * *

Sam torna a casa con passo lento, sempre attento a tutto quello che lo circonda. Ora vive con un altro nome,  in un paese polveroso perso nel nulla di un altro stato americano. I soldi incassati dall'assicurazione per la truffa della casa di Long Branch, gli sono serviti per rifarsi una nuova vita, niente di eclatante, anzi quella che conduce ora Sam è un'esistenza decisamente noiosa, noiosa ma tranquilla e sopratutto lontana mille miglia dalla famiglia Di Santo.
Dopo essere entrato Sam chiude la robusta porta di casa, poi si siede sulla poltrona del soggiorno di fronte ad un piccolo specchio appeso al muro. Come d'abitudine legge con calma il giornale, per rilassarsi dopo una giornata di lavoro, ad un certo punto una notizia attira la sua attenzione.
"Questa mattina è stato ripescato dal fiume Hudson presso la città di New York, il corpo di un uomo in avanzato stato di decomposizione e con le mani ed i piedi legati. Viste le condizioni del cadavere è stato solo grazie ad un frammento della licenza di investigatore privato, trovato tra i resti degli indumenti ed ancora leggibile, che è stato possibile identificare il corpo. Che è risultato essere Ray Anderson, investigatore privato salito agli onori della cronaca qualche tempo fa per un caso di aggressione e scomparso ormai da alcune settimane. A questo punto ci si domanda chi possa essere responsabile di quella che, a prima vista, sembra essere una vera e propria esecuzione."
Sam chiude gli occhi, poi allontana con violenza il giornale rimuginando fra sé:
"No... non è colpa mia... non è colpa mia... non sono responsabile di quello che gli è successo ... non sono stato io a gettarlo nell'Hudson... io non sono un assassino, io...NON SONO UN ASSASSINO!"
Sam urla e poi apre gli occhi di colpo, vede la sua fronte imperlata di sudore, e si scopre a portare la sua mano dietro la nuca, il suo tipico tic nervoso che gli scatta ogni qual volta sta mentendo, solo che questa volta non è un estraneo, nello specchio c'è l'immagine riflessa dell'uomo che non voleva essere, non aveva ucciso lui Ray, erano stati i Di Santo, ma la sua truffa aveva comunque portato a questa tragica conseguenza e l'onta di essere un assassino lo sta ora fissando dagli occhi di quello specchio.

22 - EPILOGO

Lettera del dottor Steven J. Briar psichiatra di New York alla collega dottoressa Carolyn Fern psichiatra del manicomio di Arkham. Cara ...

"E' fatta!" pensa Sam mentre apre la porta della casa di Long Branch.
Il sole saluta un mattino radioso e colmo di speranza almeno per lui, che non riuscendo a trattenere la propria gioia si volta verso i propri compagni esultando: "Ray, Madeline sapete che..."
Istantaneamente con la coda dell'occhio, coglie un movimento veloce ai limiti del suo campo visivo, in una frazione di secondo l'istinto di sopravvivenza prende il controllo, ogni altra funzione cerebrale viene interrotta mentre tutto si focalizza sui muscoli delle gambe. Sam scatta in avanti con un guizzo repentino evitando per un soffio un fendente che, se andato a segno, lo avrebbe certamente ucciso all'istante.
Sconvolto e col cuore che batte all'impazzata, Sam si volta per affrontare la minaccia e vede Ray che stringe tra le mani il piede di porco, il suo sguardo deciso vale più di mille parole, Madeline è dietro di lui shockata ed immobile in preda al panico.
"Mi dispiace Sam, niente di personale, sono solo affari!" sono le parole che Ray pronuncia mentre si prepara ad aggredire nuovamente Sam.
"Anche a me Ray!" risponde Sam, mentre con un movimento rapido della mano estrae dalla tasca una piccola pistola a doppia canna: una derringer calibro 22, piccola ma letale a quella distanza, specialmente adesso che Sam si trova fuori dalla casa satura di gas, mentre Ray e Madeline sono ancora dentro.
"Allora avevi ragione Sam, non sono l'unico ad essere venuto armato a questa festa!" esclama Ray con un sorriso storto.
"Già Ray peccato che la mia pistola, a differenza della tua, di colpi non ne ha ancora sparati!"  gli risponde Sam serio.
"Che... che vuoi fare Sam ... vuoi ammazzarci tutti?" riesce a chiedere Madeline con un filo di voce.
"No, non voglio uccidere nessuno, se non vengo costretto, non sono un assassino io, è già morta troppa gente, ne ho abbastanza... " risponde Sam a voce alta e continua quasi urlando "sentite non deve per forza finire così... Ray, anche se i Di Santo ti hanno incaricato di ammazzarmi, con questa cosa possiamo fare abbastanza soldi per sparire tutti e due, ok? Ce la possiamo fare, non costringermi..." implora Sam mentre con una mano si massaggia la nuca.
Ray rimane in silenzio pensieroso, l'effetto sorpresa è svanito ed ora che Sam ha scoperto che è lui il sicario dei Di Santo, sa che non lo perderà d'occhio nemmeno per un momento: è finita. L'unica cosa da fare è venire a patti con Sam e sparire in fretta, prima che i Di Santo possano beccarlo.
L'investigatore lascia cadere il piede di porco. "Butta anche la pistola Ray... piano... mi raccomando" gli intima Sam.
"Mi aiuterai a scappare dai Di Santo?" chiede Ray, gettando la calibro 38.
"Sì, dividiamo l'incasso dell'assicurazione e ce la filiamo, ognuno per la sua strada." mormora Sam continuando a massaggiarsi la nuca.
"Ok, allora seguitemi vi porto alla mia macchina." commenta Ray incamminandosi per il viale che porta fuori dalla casa di Long Branch, seguito da una Madeline ammutolita e da Sam che tiene in mano entrambe le pistole.
Alcuni minuti dopo, un bagliore, seguito da un sordo boato, illumina la collina di Long Branch dando inizio all'incendio che decreta la fine della magione dei Clark e di tutti i suoi orrori.

21 - PER UN SOFFIO!

"E' fatta!" pensa Sam mentre apre la porta della casa di Long Branch. Il sole saluta un mattino radioso e colmo di speranz...

"No non si può fare è inutile!" sentenzia Ray rientrando in casa tremante.
"Aspetta!" gli risponde Sam ansimante ed impacciato rincasando anche lui seguito da Madeline "Non siamo nemmeno usciti dalla veranda, proviamo ancor..."
"Sei matto o cosa?" lo interrompe Ray "Hai visto che bufera c'è fuori di qui? Un vento fortissimo che non trasporta fiocchi di neve, ma pezzi di ghiaccio affilati come rasoi, non si riesce a vedere ad un palmo dal naso ed anche con due cappotti addosso a testa, siamo quasi mezzi assiderati facendo un paio di metri! No, non se ne parla!"
"E se provassimo a raggiungere una delle auto dei miei amici?" suggerisce timidamente Madeline "Potremmo rifugiarci lì dentro."
"No è inutile." commenta asciutto Ray "Moriremmo assiderati comunque. Ehi, sentite ci abbiamo provato, ok? Abbiamo fatto il nostro bel tentativo di fuga per non passare il resto della nottata in questa fottuta casa, ma almeno finché dura questa tormenta siamo bloccati qui che ci piaccia o no!"
Un silenzio di tomba piomba sul gruppo interrotto ogni tanto dall'ululare selvaggio del vento.
Alla fine è Sam a fare la domanda che nessuno degli altri osa proferire: "Ehi secondo voi... questa tremenda bufera è dovuta a quello che è accaduto qui dentro stasera?"
E' Ray a ribattere dopo un istante: "Prima di stasera ti avrei risposto che ciò che stai dicendo è impossibile, ma da oggi la parola impossibile non ha per me più alcun significato, quindi..."
"Sentite!" esordisce Madeline "che ne dite di occupare il tempo che dobbiamo ancora trascorrere qui per organizzare la messinscena dell'incendio?"
"Mi sembra una buona idea!" risponde Sam annuendo.
"Ok va bene." afferma Ray.
I tre passano la nottata confabulando tra di loro, organizzando il modo per incendiare la casa e nascondere nel contempo le tracce della loro presenza. La stanchezza si sente, ma nessuno vuole nemmeno pensare di addormentarsi, tali sono il sospetto, la paura e la mancanza di fiducia che serpeggiano tra di loro.
Con il passare delle ore l'ululare del vento cala d'intensità, fino a scomparire del tutto, ed alla fine col sopraggiungere dell'alba la tremenda tormenta cessa, le nubi scure e minacciose scompaiono come disgregate dalla luce del sole. La grande quantità di neve caduta è l'unica cosa che resta a testimonianza del tempo terribile che imperversava fino a poche ore prima.

20 - ...E FU MATTINA

"No non si può fare è inutile!" sentenzia Ray rientrando in casa tremante. "Aspetta!" gli risponde Sam ansimante ed im...

Ray osserva la scena con attenzione: Madeline firma il contratto con cui vende la casa di Longbranch a Sam, il quale a stento riesce a trattenersi dall'esultare.
"E bravo il nostro Sam!" pensa l'investigatore "A quanto pare nonostante quel fare da mezza cartuccia sei riuscito ad intortare la ricca ragazza viziata ed hai raggiunto il tuo scopo, complimenti! In fondo il tuo piano di bruciare questa casa fa comodo anche a me!"
La curiosità tipica del suo mestiere porta comunque Ray a farsi ulteriori domande: "Chi saranno mai le persone a cui avrà pestato i piedi? Di sicuro un imbroglione come Sam deve averne fregata di gente... e quando ci si crede i più furbi si finisce prima o poi per fregare il tizio sbagliato!"
Il vento freddo che entra nella stanza fa tremare l'investigatore, che si stringe nel suo impermeabile cercando di scaldarsi, la mano tocca la lettera che si trova ancora nella tasca. Ray trasalisce per un attimo, quindi rivolge la sua attenzione su quel documento di cui finora non si era curato. "Chissà chi me l'avrà mandato, maledizione non riesco a ricordarlo... eppure doveva essere una cosa importante ed urgente se me lo sono portato appresso, magari è addirittura collegato a questa dannata faccenda, che sia una coincidenza?" Ad  un tratto la mente di Ray rammenta un altro particolare che gli era precedentemente sfuggito:  "A proposito di coincidenze, quella domanda sui Di Santo che Sam mi aveva fatto non appena ha trovato questa lettera, non ci ho dato peso subito, ma... il mio istinto mi dice che non me l'ha fatta per caso. Ma certo, ecco chi sono quelli che ti vogliono morto, sono quelli della famiglia Di Santo, altro che buoni rapporti... dannato bugiardo! Comunque sei proprio nei guai Sam, a quest'ora quelli avranno già assoldato qualcuno per farti fuori!"
Ray sorride soddisfatto per avere scoperto il segreto di Sam, ma la sua soddisfazione ha vita breve, mentre la memoria gli riporta alla luce un'altra verità assai più tetra.
"Già, ma ora che mi ricordo, sono stati proprio i Di Santo a mandarmi qui con Sam! Oh no... e... se quel qualcuno fossi... io?" Ray stringe forte la lettera nel pugno "Comincio a ricordare... la telefonata al mio ufficio qualche giorno fa, la voce al telefono che mi diceva che dovevo sdebitarmi con i Di Santo per aver convinto quello a cui avevo spezzato le gambe a ritirare le sue accuse nei miei confronti. Mi hanno detto di Sam, del fatto che cercasse un investigatore privato per un certo affare, mi hanno detto, anzi ordinato, di farmi ingaggiare a tutti i costi e di farmi vivo con loro successivamente attraverso i soliti canali. E così ho fatto, per poi trovarmi recapitata questa lettera in ufficio... e stasera prima di venire qui... mi hanno richiamato... dannazione sì... ora ricordo perfettamente... mi hanno detto che Sam gli aveva mancato di rispetto e toccava a me sistemarlo definitivamente! In che cazzo di guaio mi sono cacciato?!"
Ray si sente perso, sa benissimo che le offerte di lavoro dei Di Santo sono ordini che non si possono discutere ed a cui non si può disobbedire senza drammatiche conseguenze.

19 - UN'OFFERTA CHE NON SI PUO' RIFIUTARE!

Ray osserva la scena con attenzione: Madeline firma il contratto con cui vende la casa di Longbranch a Sam, il quale a stento riesce a tra...

"Il mio piano è ancora valido, anzi lo è più di prima!" esclama Sam con determinazione "Avete visto che casino c'è in questa casa? Come lo spiegheremo alle autorità? Gente sciolta come il burro fuso, un tizio ucciso con due colpi di pistola ma non si sa da chi e poi c'è il pezzo forte che abbiamo chiuso giù in cantina! Rifletteteci: un bell'incendio è l'unico modo per sistemare tutto, le fiamme faranno sparire sia le schifezze disseminate qua dentro sia le prove di un nostro coinvolgimento nella faccenda. Credetemi ne usciremo candidi come delle vergini!"
Il discorso di Sam accende l'interesse di Madeline che dopo essersi ripresa dal ritrovamento del cadavere di Rose, sta pensando a come salvarsi dalla terribile situazione in cui si ritrova. Quelle parole stanno però involontariamente risvegliando altri ricordi nella mente della donna.
"Ricordo che Alistair una volta mi aveva chiesto se ero mai stata con un uomo, intendendo fisicamente, sono subito arrossita e mi sono sentita offesa per quella domanda così impertinente. Ad un'altra persona avrei tirato un schiaffo in faccia, ma con Alistair era diverso, non avrei mai potuto. Gli risposi di no, quasi vergognandomene, come se la cosa potesse fargli perdere qualsiasi interesse nei miei confronti. Invece mi sorrise soddisfatto, anzi da allora mi volle sempre accanto a sé anticipandomi che avrei avuto un ruolo fondamentale nel rito che si sarebbe compiuto questa notte. Io subito non capii ma... mi ricordo che stasera mentre stavamo celebrando il rito, prima di uccidere Rose mi ha sussurrato qualcosa guardandomi negli occhi... ma cosa? Se solo riuscissi a ricordare..."
Madeline scuote il capo, la sua mente cerca di rivivere quegli istanti terribili, anche se quel che resta della sua sanità mentale le implora di non continuare, ma è ormai troppo tardi: l'ultimo paravento che nascondeva la verità è caduto. Madeline ricorda i sussurri di Alistair, e ciò che la sua memoria restituisce è pura follia. Le parole dell'uomo tornano dall'oblio per tormentarla e tentarla: "Ora deve morire un uomo, poi tu ti taglierai i palmi delle mani e la dea Shub Niggurat, il nero capro dei boschi dai mille cuccioli, tornerà in terra a possedere la vergine... a possedere te Madeline!”
"Il rito, non è stato portato a termine a causa della morte di Alistair ma ciò non significa che sia spezzato" intuisce Madeline, "è solo sospeso: se ora morisse un uomo ed io mi tagliassi i palmi delle mani il rito si completerebbe ed io ospiterei dentro di me la dea di cui mi parlava Alistair!"
La consapevolezza del significato di quest'ultima rivelazione investe Madeline come uno schiaffo, lasciandola interdetta e confusa: "far rivivere una divinità in me... diventare una dea io stessa...non... ci avevo mai pensato... non so... quante cose potrei fare...".
La mano della donna tocca il contenuto della blusa del suo abito: il coltello rituale usato per uccidere Rose è sempre lì dove lei l'ha nascosto, quando è fuggita in preda al panico dalla camera del sacrificio dopo la morte di Alistair finendo per incontrare Ray e Sam. Madeline non aveva avuto il tempo di ragionare e valutare la situazione, aveva agito d'istinto prendendo con sé quell'arma: magari l'avrebbe usata per difendersi, o forse voleva già farla sparire alla prima buona occasione.
Il tempo si ferma mentre la donna valuta il da farsi "Se fossi un dio potrei far sì che gli eventi di stanotte non siano mai accaduti... lo vorrei tanto, è l'unica cosa che voglio ora... ma dovrebbe morire un'altra persona ed io non ce la posso fare ad uccidere qualcuno, non dopo stanotte... e se poi non fosse vero niente? Se Alistair ci avesse ingannati tutti... se ci avesse usati per i suoi scopi... Alistair non mi aveva detto cosa sarebbe accaduto ai miei amici, e lui lo sapeva... sì l'ha sempre saputo... maledetto... no è meglio lasciare stare, quel ch'è fatto è fatto, dovrò trovare il modo di far sparire il coltello ed uscire sana e salva da questo incubo... effettivamente il piano di Sam è il sistema migliore per salvarmi da questa situazione, potrebbe anche fornirmi un alibi e poi la mia famiglia è ricca e potente e lui avrebbe tutto da guadagnare nell'aiutarmi. Potrei coinvolgere anche Ray non mi sembra il tipo che si fa troppi scrupoli quando c'è di mezzo del denaro... sì faro così."
La mano di Madeline si allontana lentamente dal coltello nella tasca del suo abito.
"Ok Sam" esordisce la donna con un tono insolitamente sicuro, "dammi una penna ed il tuo contratto di compravendita: ti cedo questa dannata casa e tutti gli orrori che contiene, sono tuoi ora!"

18 - CONVERGENZA D'INTENTI

"Il mio piano è ancora valido, anzi lo è più di prima!" esclama Sam con determinazione "Avete visto che casino c'è in q...

"Ray, Madeline per favore andiamocene via da questa stanza, ora!" esclama Sam in evidente affanno.
"Cosa ti prende adesso?" chiede Ray scocciato.
"Dobbiamo andare via, adesso, vi prego ... vi scongiuro, ve lo spiegherò dopo, ma per l'amor di Dio andiamo di sopra e lasciamo questa stanza!" geme Sam afferrando il braccio dell'investigatore.
"Sam stai male?" chiede Madeline notando il pallore mortale sul volto dell'uomo.
"Andiamocene!" ribadisce nuovamente Sam tremebondo.
Ray diffidente afferra la torcia dalle mani di Sam ed illumina la zona in cui lui aveva ritrovato la sua borsa. "Non c'è nulla di strano, cosa può averlo spaventato a tal punto?" riflette l'investigatore, poi la sua attenzione si sposta sulla porticina incassata nel muro. Ad una prima occhiata sembra assolutamente normale, ma lo sguardo esperto di Ray nota, dopo un'accurata osservazione, che la serratura è stata forzata e la sua chiavetta è stata incastrata e spezzata all'interno.
"Andiamo su!" sentenzia alla fine Ray con fare asciutto.
Una volta saliti al pian terreno, Sam si precipita verso una delle finestre e facendo molta attenzione la spalanca, una folata di aria gelida entra nella stanza facendo rabbrividire tutti quanti.
"Ma sei impazzito!" grida Madeline sovrastando con la sua voce l'ululare del vento "Vuoi farci morire assiderati?"
"I rubinetti del gas del vecchio sistema per l'illuminazione... sono aperti ... lo sono da quando siamo arrivati qui... il gas deve aver quasi saturato l'ambiente... anche la minima scintilla potrebbe fare esplodere tutto!" risponde Sam guardando gli altri due con occhi spiritati.
"Ma... come fai a sapere tutto questo Sam?" chiede Madeline sconvolta dalla rivelazione.
"Non ci arrivi bambola?" esordisce Ray con tono sprezzante, "Lo sa perché è stato lui ad aprirli... non è vero Sam?"
Sam guarda per terra il suo sguardo è colmo di vergogna, forse per il rimorso del proprio gesto o per esser stato scoperto, poi dopo un lungo istante annuisce. "Si sono stato io, avevo completamente rimosso quel ricordo, ma quando siamo scesi di sotto mi è tornato tutto alla mente. Mi dispiace... davvero!"
"Brutto pezzo di merda!" grida Ray lasciandosi prendere dalla collera, con un scatto si avventa su Sam afferrandolo per il colletto della giacca.
"Calmati Ray!" grida Madeline cercando invano di trattenere l'uomo, "Se Sam ha aperto i rubinetti torniamo giù e richiudiamoli così saremo salvi."
"Non si può." le risponde Ray "Questo stronzo ha sabotato la chiusura dell'armadietto dove ci sono le valvole: non si può aprire normalmente e se uso il piede di porco rischio di fare delle scintille... troppo pericoloso!"
"Oh no... non è possibile... ma perché lo hai fatto Sam? Volevi ammazzarci?" chiede Madeline con la voce colma di disperazione.
"NO!" risponde urlando Sam "Non volevo uccidere nessuno... io non sono un assassino! Io sono solo... un uomo disperato!"
"Farai meglio a dirci tutta la verità Sam o ti torco il collo!" lo minaccia Ray senza mollare la presa.
Sam china il capo, rilassa le spalle lasciando le braccia ciondolare lungo i fianchi e dopo aver preso fiato inizia mestamente a confessare. "Nell'ambito del mio lavoro mi sono fatto dei nemici, gente potente che non perdona e che non va tanto per il sottile. Devo andarmene da questa città, alla svelta, e per farlo ho bisogno di soldi, di molti soldi ed il solo modo per farli in fretta è attraverso un imbroglio assicurativo. Qualche giorno fa ho siglato un contratto assicurativo per questo immobile, è una bella casa ma è vuota da tempo. Ho scoperto che ti era stata donata in eredità anni addietro da tua nonna Madeline, ma tu non ci avevi mai messo piede prima di oggi, volevo convincerti a vendermela, così avrei potuto incendiarla ed incassare il risarcimento dell'assicurazione."
"Ma come pensavi di fare?" chiede Madeline preoccupata.
"Pensavo di convincerti in qualche modo, magari spaventandoti anche con l'aiuto di Ray,  poi da solo e con calma avrei dato fuoco alla casa, facendola saturare di gas avrei facilitato l'espandersi delle fiamme. Tutto si sarebbe sistemato, Ray avrebbe ricevuto il suo onorario, tu avresti perso qualcosa di cui non t'importava nulla ed io avrei avuto i soldi per sparire!" Sam finisce la frase e sente allentarsi la tensione che lo attanagliava. "A volte dire la verità paga!" pensa "Ora mi sento meglio, e sono tornato lucido ... posso ancora farcela!"

17 - A CARTE SCOPERTE!

"Ray, Madeline per favore andiamocene via da questa stanza, ora!" esclama Sam in evidente affanno. "Cosa ti prende adesso?&...

Sam ha la mano appoggiata sulla tasca dei pantaloni, poi con un movimento lento e deliberato la infila dentro estraendone una chiave dalla foggia particolare, che entra senza problemi nella toppa della pesante porta aprendola.
"E quella da dove salta fuori?" chiede Ray con tono inquisitorio.
"E' sempre stata nella mia tasca, Ray, fin dall'inizio, ma dalla sua forma si capiva che non poteva appartenere alle serrature che abbiamo trovato finora." spiega Sam.
"Come ne sei venuto in possesso?" chiede Madeline battendo sul tempo Ray.
"Non lo so, o meglio non me lo ricordo" risponde Sam.
"Interessante, ecco dove ti eri cacciato quando mi hai lasciato solo in questa gabbia di matti!" pensa Ray sentendo la rabbia salire.
"Beh allora che facciamo continuiamo a parlare o entriamo?" chiede Sam nervosamente.
"Prego Sam, visto che avevi la chiave fai tu strada!" esclama Ray con tono sardonico.
Con fare scocciato Sam apre lentamente la porta illuminando la stanza con la torcia, all'interno niente di pericoloso, solo alcune cianfrusaglie sparse qua e là.
Il gruppo entra, Sam usando la torcia inizia a cercare tra le cose abbandonate nella cantina con una  trepidazione crescente. "La mia borsa deve essere qui.. per forza!" pensa.
Ad un certo punto Sam vede la sua preziosa borsa appoggiata nei pressi di un angolo della stanza, "Evvai" esclama raggiante inginocchiandosi per afferarla, poi il suo sguardo si posa su di una piccola porticina incassata nel muro. "Ma... quella porticina io l'ho già vista ne sono convinto ma... com'è possibile?" si domanda Sam sforzandosi di ricordare. Alla fine la risposta alle sue domande arriva violenta come un colpo di maglio in pieno viso, lasciandolo senza parole e facendolo sbiancare improvvisamente. "Oh mio Dio..." pensa frastornato "... cosa ho fatto!"

16 - RISORSE INASPETTATE

Sam ha la mano appoggiata sulla tasca dei pantaloni, poi con un movimento lento e deliberato la infila dentro estraendone una chiave dal...

"Sei sicura di voler scendere giù con noi Madeline?" chiede Sam guardando la donna con aria visibilmente preoccupata, "Sai che cosa c'è la sotto!" Sam indica la porta che li divide dalla rampa di scale in cui avevano precedentemente intravisto dei resti umani, l'ultima zona della casa da esplorare per trovare spiegazioni, improbabili altri superstiti e nuovi orrori.
"Assolutamente sì Sam, non voglio restare da sola in questa casa, per nessun motivo" sentenzia Madeline asciugandosi le lacrime, "non sarò un problema per voi sarò forte, vedrete!"
"Sì certo!" commenta sarcastico Ray, "Piuttosto Sam, vedi di non metterti a vomitare anche stavolta!"
"Non preoccuparti Ray, ormai ho svuotato completamente lo stomaco!" risponde Sam acido.
"Bene signori e signore, il tour ha inizio!" commenta Ray con un macabro senso dell'umorismo aprendo la porta.
La luce della torcia di Sam illumina impietosamente una grossa pozza di poveri resti umani al centro della rampa, anche qui ci sono molti schizzi di sangue sulle pareti: uno spettacolo veramente orripilante!
Ray mostrando una freddezza sorprendente osserva la scena cercando un punto in cui sia possibile passare senza attraversare la disgustosa pozza, dopo qualche istante esclama: "Di là sulla destra è possibile passare, state attenti, seguitemi, Sam continua ad illuminare!"
Seguendo le indicazioni dell'investigatore il gruppetto scende le scale e supera la grossa pozza, accorgendosi dai resti degli abiti che vi si trovano dentro che probabilmente qui sono morte due persone. "Ecco gli ultimi due membri del tuo gruppo Madeline... poveracci...  non si è salvato nessun'altro allora." mormora a bassa voce Sam.
"Certo che avete davvero combinato un bel casino quaggiù, eh Madeline?" osserva indelicatamente Ray.
"Intanto non abbiamo trovato nessuna arma da fuoco finora, chissà chi di loro avrà sparato ad Alistair." commenta Sam pungente.
"Beh se vuoi cercare un'altra pistola Sam, accomodati hai un bel po' di sudicie pozze in cui cercare, oppure puoi chiedere al tizio che ancora si muove nella cantina, in ogni caso temo che dovrai farlo da solo, io e credo anche Madeline non ti aiuteremo di certo!" risponde Ray in modo alquanto provocatorio.
Il silenzio di Sam e Madeline sancisce che l'argomento è accantonato almeno per il momento.
Arrivati in fondo alla scala il gruppo si trova di fronte ad una robusta porta di legno rinforzato.
"Questa sì che è un porta robusta" sentenzia Ray dopo aver esaminato la porta "di sfondarla neanche a pensarci ed anche col paranchino sarà davvero dura!"
"Forse no." gli risponde Sam osservando attentamente la serratura.

15 - LA DISCESA NELL'ORRORE

"Sei sicura di voler scendere giù con noi Madeline?" chiede Sam guardando la donna con aria visibilmente preoccupata, "Sai ...

Con non poca fatica Sam riesce a calmare Madeline ed a portarla fuori dalla stanza seguito da Ray.
"Tieni." gli dice l'investigatore porgendogli la torcia in modo brusco, "E la prossima volta cerca di controllarti, non mi sei di nessun aiuto se invece di tenere la torcia ti metti a vomitare... se hai lo stomaco delicato è un problema tuo... ok?!" 
"Va bene." risponde Sam piccato, "piuttosto hai sentito l'odore di polvere da sparo dentro la stanza? Sei per caso armato? Visto il tuo lavoro d'investigatore privato probabilmente una pistola devi averla."
"Perché mi fai questa domanda? Mi stai accusando di qualcosa?" risponde Ray avvicinandosi minaccioso.
"Beh stavo riflettendo sul fatto che qualcuno ha sparato al tipo sdraiato per terra dietro al tavolo, e presumo che non sia stato tu vero?" domanda a sua volta Sam in tono neutro.
"No certo." risponde Ray a denti stretti  "Arriva al dunque, a cosa stai pensando?" chiede fissando nervosamente Sam.
"Beh penso che se non sei stato tu a sparare allora dovremo stare attenti, probabilmente c'è qualcun altro armato di pistola oltre a te, è un particolare su cui riflettere!" risponde Sam guardando Ray negli occhi.
"Ah ... ok... non ci avevo pensato... hai ragione Sam... hai detto bene dovremo fare attenzione!" esclama Ray rilassando le spalle ma mantenendo un'espressione seria. "Adesso andiamo, abbiamo ancora i sotterranei da esplorare. Hai sentito Madeline? Adesso scendiamo di sotto coraggio!"
Madeline ancora scossa annuisce e si stringe al braccio di Sam senza dire una parola.
"E' shockata, probabilmente la ragazza morta era la sua amica Rose." pensa Sam "Dovrò essere molto cauto!"

14 - RIPRENDERE IL FILO

Con non poca fatica Sam riesce a calmare Madeline ed a portarla fuori dalla stanza seguito da Ray. "Tieni." gli dice l'inves...

Sam si rimette in piedi sconvolto ed ancora nauseato, "Che idiota sono stato!" pensa "Mettermi a mangiare sapendo che schifezze rivoltanti potevano esserci in questa dannata casa... ben mi sta ... la prossima volta imparo, adesso devo concentrarmi e chiudere la questione, ma prima devo ritrovare la mia borsa!"
Facendo appello a tutto il suo coraggio Sam si costringe a guardare all'interno della stanza cercando di non soffermare lo sguardo sulle due pozze di carne sciolta sul pavimento e sul cadavere della povera ragazza disteso sul tavolo. Essendo privo di torcia ci mette un attimo a ritrovare i suoi due compagni di sventura all'interno della buia stanza, Madeline è sotto il tavolo che singhiozza disperata agitandosi in preda all'isteria, mentre Ray è più avanti e sta guardando qualcosa con la torcia.
"Meglio che inizi a portare fuori Madeline, se rimane qui rischia d'impazzire ed io non posso permetterlo!" riflette Sam entrando nella stanza, poi percepisce uno strano odore, lo riconosce è polvere da sparo. Giunto nei pressi del tavolo Sam si inginocchia per cercare di calmare Madeline e nel farlo il suo sguardo si posa su ciò che Ray sta illuminando con la torcia: il cadavere di un uomo vestito di nero, con due fori di proiettile in pieno petto. Il sangue di Sam si gela: la sua mente visualizza immagini incoerenti e inquietanti, si sforza di metterle in ordine, ed il risultato che ottiene non lo tranquillizza per niente.
"Odore di polvere da sparo... il tizio morto... è stato Ray...si... l'ho... l'ho visto, ricordo di esser salito su per le scale guidato da una strana ed inquietante nenia, poi ho sentito due colpi di pistola proprio mentre arrivavo all'entrata di questa stanza ed ho visto Ray davanti a me con una pistola in mano ancora fumante, ed il tizio in nero, probabilmente il famigerato Alistair, che cadeva per terra tenendosi le mani al petto... oh mio Dio...in che guaio mi sono cacciato... sono finito in una gabbia di matti ma quello che mi fa più paura è che non so chi mi sono portato dietro... chi sei veramente Ray?" Sam si concentra cercando di fare il punto della situazione, c'è un dettaglio che ancora gli sfugge. "Aspetta un attimo, quando ho letto quella lettera trovata nel soprabito di Ray, ricordo di aver  letto il suo cognome: Handerson, Ray Handerson. L'ho già sentito... ma dove?... Ma certo l'ho letto su di un giornale un paio di settimane fa, Ray Handerson era stato accusato da un tizio di avergli rotto le gambe e si sospettava che la cosa fosse legata ad un giro di estorsioni, il tizio poi ha ritrattato le accuse su Ray... altro particolare inquietante... Per conto di chi ti sporcavi le mani Ray? La cosa non mi piace per nulla, devo muovermi in fretta o rischia di esplodermi tra le mani!"

13 - LA VERSIONE DI SAM

Sam si rimette in piedi sconvolto ed ancora nauseato, "Che idiota sono stato!" pensa "Mettermi a mangiare sapendo che schi...

Madeline non si rende nemmeno conto di aver iniziato a piangere anche se il suo respiro è interrotto dai singhiozzi, la sua attenzione è infatti completamente rivolta al corpo della ragazza sdraiato sulla grande tavola. Avanza verso il centro della sala, le braccia incrociate sul petto come a proteggersi e le mani che stringono il tessuto della blusa, non fa nemmeno caso alle due pozze di sangue e carne sciolta, e pensare che tempo addietro la sola vista di una cosa simile sarebbe stata sufficiente a farla svenire. Giunta nei pressi  del tavolo osserva sconvolta il corpo della povera ragazza.
" Oh mio Dio... Rose... noo!" pensa mentre osserva lo sguardo vitreo e fermo del cadavere di Rose.
Di colpo Madeline chiude gli occhi e porta le mani alle orecchie, per non sentire una lugubre cantilena che si ripete in un crescendo d'intensità:  Yah yah Shub Niggurat, Yah yah Shub Niggurat, Yah yah Shub Niggurat... ma è tutto inutile... il suono che sente infatti era già nella sua testa e torna ora portando con sé immagini, ricordi, angoscie ed un immenso senso di colpa!
"Eravamo tutti qui riuniti" ricorda  Madeline, "noi sette ed Alistair, avevamo bevuto nella stanza di sotto, Alistair aveva voluto che brindassimo al rituale che avrebbe cambiato per sempre le nostre vite. Ricordo che per tutto il tempo aveva parlato fitto con Rose, ed io... io ero gelosa... l'ho persino  odiata per questo... ad un certo punto lei si è sentita poco bene ed Alistair ha chiesto agli altri di portarla qui sorreggendola. Abbiamo spostato i mobili per fare spazio nella stanza ed Alistair ha deposto il corpo di Rose sul tavolo, sembrava intontita, incosciente. Alistair ha indossato una strana tunica, ci ha poi fatto mettere il circolo vicino al tavolo, io ero accanto a lui. Abbiamo iniziato a cantare questa strana litania ripetendola di continuo mentre Alistair celebrava il rito parlando un po' in inglese ed un po' in una lingua sconosciuta. Poi... poi mi ha guardata, io non capivo più niente, ero come ipnotizzata dal suo sguardo, sentivo che mi sussurrava qualcosa ma non ricordo cosa abbia detto, mi ha messo uno strano coltello in mano...mi ha voltata in direzione di Rose, ha preso le mie mani tra le sue ed alla fine...le ha spinte giù...! Ho visto le mie mani che stringevano il coltello... che era piantato ... nella gola di Rose, oddio il suo sangue... ho visto il suo sangue che usciva e colava dappertutto... no... no...no... cosa ti abbiamo fatto Rose!"
Madeline si sente soffocare ha la bocca aperta ed il viso distorto dalla disperazione e dal rimorso, si lascia cadere per terra sotto il tavolo ed inizia ad agitarsi convulsamente emettendo dei rantoli strazianti.

12 - LA VERSIONE DI MADELINE

Madeline non si rende nemmeno conto di aver iniziato a piangere anche se il suo respiro è interrotto dai singhiozzi, la sua attenzione è i...

Ray si volta verso Sam ed approfittando della sua attuale “indisposizione” afferra la torcia elettrica con cui illuminare meglio la stanza.  Il cuore dell'investigatore batte all'impazzata non tanto per l'orrendo spettacolo che gli si para di fronte, ma per il crescente senso di disagio ed angoscia che lo attanaglia unito alla consapevolezza di essere già stato in questo luogo.
Muovendosi con attenzione Ray entra nella stanza evitando di avvicinarsi troppo alle due disgustose pozzanghere che una volta probabilmente erano due esseri umani, si dirige invece verso le pareti in corrispondenza delle strane bruciature, le tocca: sono fredde. "Non è possibile" pensa "cosa può aver causato questa combustione... ed inoltre non c'è puzza di fumo, nemmeno un accenno." L'attenzione di Ray si concentra invece su di un altro tipo di odore a lui famigliare: cordite, altrimenti conosciuta come polvere da sparo.
Il senso d'angoscia aumenta, Ray suda freddo, meccanicamente si dirige verso il tavolo, i suoi occhi incrociano per un attimo quelli della povera ragazza che vi si trova distesa, ma subito distoglie lo sguardo: "Poveretta" pensa scacciando il pesante disagio che prova.
Superato il tavolo Ray osserva con l'aiuto della torcia la sagoma nera distesa sul pavimento, è un uomo vestito con uno strano abito cerimoniale nero simile ad una tunica, il particolare interessante è che costui indossa un paio di scarpe abbastanza comuni. "L'unico della combriccola con le scarpe... a quanto pare abbiamo trovato il famoso Alistair." pensa continuando ad osservare il corpo dell'uomo. Ad un tratto la vista di qualcosa fa sobbalzare Ray, le mani dell'uomo strette sulla tunica all'altezza del petto mostrano chiaramente due fori di proiettile. Per un attimo Ray è vittima di un capogiro e deve tenersi con una mano al tavolo per non cadere per terra.
"No... no non è possibile!" pensa mentre nuovi ricordi ed immagini iniziano a formarsi nella sua mente, "Quando io e Sam ci siamo separati sono salito per le scale, attirato dalla strana nenia che proveniva da questa stanza, non avevo più la mia torcia e mi muovevo lentamente per non inciampare, ero spaventato per la piega che avevano preso gli eventi e per questo ho estratto la mia calibro 38. Sono arrivato alla porta di questa stanza ed ho sentito urlare, l'ho aperta con il revolver spianato e la prima cosa che ho visto è stata quest'uomo vestito di scuro che urlava davanti al cadavere della ragazza sgozzata... Dio ricordo ancora il sangue che le schizzava fuori dalla ferita... poi ho notato che c'erano altre persone che mi fissavano confuse... ed ho sentito due colpi di pistola... la ... mia ... pistola, e  ho visto l'uomo cadere all'indietro!"
Sconvolto Ray porta il polsino della giacca a contatto col naso ed annusa attentamente, poi lascia cadere nuovamente il braccio sul tavolo: anche sul polsino c'è un lieve odore di di cordite. "Allora non è un incubo" pensa sconvolto, poi la mano corre alla tasca interna della giacca, ma subito desiste dal suo intento, mentre sente dentro di lui montare la rabbia e la disperazione, "è inutile controllare la pistola, di sicuro mancheranno due colpi dal tamburo eppoi non voglio che quegli altri due mi vedano, no.... certo che...una bell'accusa di omicidio è proprio quello che mi mancava!  Merda, merda,  MERDAAAA.....!"

11 - LA VERSIONE DI RAY

Ray si volta verso Sam ed approfittando della sua attuale “indisposizione” afferra la torcia elettrica con cui illuminare meglio la stanza...

Dalla porta aperta si sparge un tanfo di sangue e chiuso, all'interno la stanza è ampia ed apparentemente priva di finestre, le sedie e la mobilia sono state spostate dalle loro posizioni originarie ed accatastate lungo i muri e negli angoli per ottenere quanto più spazio possibile, al centro della sala è visibile un grosso tavolo.
Sui muri ci sono ampi schizzi di sangue ormai rappreso e strani segni di bruciature, mentre per terra ci sono due pozze di poltiglia molliccia e rossastra, mescolati in mezzo a quello che sicuramente è materiale organico ci sono pezzi di tessuto, probabilmente abiti, e sul pavimento intorno segni di bruciature.

La luce della torcia illumina il tavolo, sul pavimento dietro di esso s'intravede una forma scura ed immobile, ma è ciò che si trova sopra di esso ad attrarre l'attenzione dei tre malcapitati: un corpo sdraiato in posizione supina e perpendicolare rispetto all'entrata.
Quasi subito si capisce che è quello di una donna vestita di abiti semplici e senza scarpe, il colorito della carne è pallido, un'orrenda ferita squarcia la gola della povera vittima, non sembrano esserci altri segni di ferite visibili.
La testa della giovane donna è reclinata sulla superficie del tavolo con il volto girato in direzione della porta, quasi tutto il sangue è uscito lateralmente formando sul tavolo una pozza rossastra che si appiccica ai capelli e cola sul pavimento.
Gli occhi azzurri della donna sono aperti, fissi e vitrei in essi non ci sono tracce di paura od orrore solo il gelo della morte, e conferiscono al cadavere una sguardo inquietante come un muto atto d'accusa.

10 - L'ALTARE DEL SACRIFICIO

Dalla porta aperta si sparge un tanfo di sangue e chiuso, all'interno la stanza è ampia ed apparentemente priva di finestre, le sedie e ...

Ray Sam e Madeline fissano le scale davanti a loro, nessuno parla, la mente di ognuno di loro  è focalizzata sulle sensazioni spiacevoli ed i pochi e frammentari ricordi che questo luogo ha risvegliato in loro.
Dopo un respiro profondo è Ray a rompere il silenzio rivolgendosi al resto del gruppo.
"Allora saliamo ok?!"
Madeline e Sam  iniziano a salire i gradini senza rispondere, in modo quasi automatico.
Ad ogni passo l'inquietudine aumenta fino a diventare angoscia. A metà delle scale ciascuno di loro in cuor suo è convinto di aver già salito quelle scale e di averle anche discese di corsa e con terrore. Più forte della paura di ciò che potrebbe esserci al secondo piano di questa casa degli orrori, è però il bisogno di scoprire che cosa è accaduto, perché finora per ogni ricordo ricomparso si sono presentati anche preoccupanti interrogativi su di sé e sulle altre persone presenti.
Il terzetto giunge infine in cima alle scale, il pianerottolo da su alcune porte chiuse. Ray tocca con attenzione le maniglie delle prime tre: sono tutte chiuse a chiave! Sam osserva con attenzione le serrature grattandosi le gambe all'altezza della tasche, "mi sa che dovremo aprirle col paranchino" esclama infine. "Già, preparati" gli fa eco Ray.
L'esplorazione di queste stanze si rivela infruttuosa: sono vecchie camere da letto polverose in cui nessuno non mette più piede da molto tempo ormai.
La serratura della quarta porta risulta invece aperta, Ray si schiarisce la gola, mentre Sam deglutendo rumorosamente da un'occhiata a Madeline che trattiene il respiro.
La porta si apre su di una piccola anticamera assolutamente ordinaria, l'unica cosa fuori posto è un grosso divano spostato per bloccare un'altra porta. Sul divano si trova un impermeabile mezzo spiegazzato. Sam si avvicina rapido all'indumento e lo osserva con attenzione: "Decisamente quest'indumento non è di buona fattura come gli altri che abbiamo trovato di sotto" pensa Sam, "ma cosa c'è qui?" esclama estraendo da una tasca una lettera e leggendola mentalmente: «Ti telefono domani pomeriggio, 5.000 dollari a lavoro concluso.»
"Ridammelo, quello è il mio impermeabile Sam!" ordina furente Ray.
"Eccotelo Ray, pensavo che sotto l'impermeabile ci potesse essere la mia borsa, ti ricordo che la sto ancora cercando, poiché quel che contiene è importante per me." risponde Sam porgendo all'investigatore sia l'impermeabile che la lettera.
Ray afferra l'impermeabile e strappa di mano la lettera a Sam, poi si gira di scatto e si allontana dirigendosi verso il divano.
"Scusa Ray" esordisce Sam dopo breve un istante "dovrei chiederti una cosa: per caso conosci quelli della Famiglia Di Santo?"
"Certo" risponde Ray "Tutti li conoscono a Brooklin, nessuno può fare affari al porto senza chiedere il loro permesso... come mai d'un tratto questa domanda?" Gli occhi di Ray fissano Sam e sono carichi di sospetto.
"Niente di che Ray" risponde Sam sistemandosi i capelli  sulla nuca "io sono in buoni rapporti con loro ci ho pure concluso qualche affare,  sto cercando di ordinare alcuni ricordi che non  mi quadrano, tutto qui... tranquillo!"
Scuotendo il capo Ray rivolge nuovamente la sua attenzione al divano, con l'aiuto di Sam e di Madeline lo sposta senza troppi sforzi. Appena spostato il mobile, la porta, probabilmente tenuta chiusa soltanto da quest'ultimo si apre lentamente rivelando ai tre il contenuto della stanza.
A quella vista Madeline emette un urlo strozzato.
Sam si getta a terra in un angolo mentre il suo stomaco si libera del gamberone che aveva mangiato poco prima.
Ray rimane a bocca aperta: "Ma ... in nome di Dio..." sono le uniche parole che riesce a pronunciare.

09 - L'ARDUA SALITA

Ray Sam e Madeline fissano le scale davanti a loro, nessuno parla, la mente di ognuno di loro  è focalizzata sulle sensazioni spiacevoli e...

Sam illumina la stanza appena aperta con la torcia di Ray, il cuore batte forte, poi alla fine la tensione cala: anche qui tutto tranquillo.
“Bene esploriamo questo posto” esclama Ray, entrando mentre un nuovo ululato del vento scuote la casa e la luce elettrica sembra sul punto di andarsene del tutto.
“Meno male che abbiamo trovato la tua torcia Ray!” commenta Madeline entrando nella stanza da esplorare.
La temperatura di questo luogo è un po' più alta che nel resto delle altre stanze, un tepore decisamente piacevole. “Guardate là” indica Sam puntando il raggio di luce della torcia “c'è un camino!”
L'investigatore si avvicina al camino e s'inginocchia. "Le braci sono ancora tiepide" esclama poi di colpo sente qualcosa accanto a lui. "Ma che diavolo... Sam illumina qui per terra presto" ordina Ray.
La luce illumina il pavimento di fronte al camino su cui si trovano alcune paia di scarpe di ottima fattura, cinque di queste sono scarpe da uomo mentre due paia sono indubbiamente scarpe da donna. Sotto le scarpe il pavimento è ancora bagnato, evidentemente le scarpe sono state messe vicino al caminetto ad asciugare.
Con un sospiro di sollievo Madeline si avvicina ad un paio di quest'ultime e se le infila, le scarpe ovviamente le calzano alla perfezione.
"Finalmente" gioisce Madeline "i piedi mi stavano dando il tormento, non ne potevo proprio più!"
"Anche noi!" commenta a mezza bocca Sam rivolgendosi a Ray.
"Beh dopo quest'ulteriore conferma direi che in questa casa assieme a noi tre ci sono perlomeno altre sei persone, vero Madeline?" chiede Sam.
"Beh... credo che ce ne sia ancora un'altra." risponde Madeline guardando il pavimento.
"E chi sarebbe questa persona in più?" chiede Ray.
"Alistair" risponde Madeline.
"Alistair eh?" ripete Ray. "Senti un po' dolcezza, con tutto il trambusto che c'è stato non ci hai ancora spiegato che cosa stavate facendo in questo tugurio: tu, i tuoi amici e questo Alistair" domanda Ray.
"Se è per questo" risponde Madeline alzando la voce "nemmeno tu e Sam mi avete ancora spiegato per bene che cosa ci facevate VOI in casa MIA!"
Il viso di Ray si accende d'ira e subito l'investigatore inizia ad avanzare minaccioso verso la donna, fermato provvidenzialmente da Sam che si frappone tra i due. "Non è il momento di litigare questo ok?" esordisce Sam cercando di calmare gli animi, poi rivolgendosi a Madeline: "Senti Madeline è importante che ne capiamo di più di cosa stavate facendo qui, perché una cosa è certa: né io né Ray siamo in grado di tramutare una persona in quella ... cosa che si trova giù in cantina e nemmeno di fare a pezzi un essere umano come quello o quella che c'è giù nella tromba delle scale, se ce lo spieghi credo che sarà meglio... per tutti noi!"
Madeline si calma, ragiona per un attimo poi risponde."Dovevamo fare un qualcosa di esoterico, una specie di seduta spiritica, io ed i miei amici assieme ad Alistair la nostra guida medianica."
"Ci mancava solo il mumbo jumbo" commenta sarcastico Ray, "e questa seduta spiritica ha trasformato delle persone in un mostro e in un budino spappolato? Andiamo su... chi credi di prendere in giro Madeline?!"
"E' la verità!" si difende la donna tenendosi la testa tra le mani "Almeno è tutto quello che mi ricordo."
"Per quel che ne sappiamo potrebbe anche avere ragione Ray" risponde Sam "per il momento va bene così! Controlliamo l'ultima stanza del piano, magari ci sono altri indizi."
La stanza successiva, anch'essa priva di minacce, si rivela essere una cucina, al centro di essa su di un tavolo si trovano dei contenitori di metallo con coperchio, da cui proviene profumo di cibo.
Ray e Sam aprono i contenitori che contengono i resti ormai freddi di una cena  sontuosa e sostanziosa.
"Però ... vi trattavate bene eh Madeline?"  commenta sarcastico Ray osservando tutto quel ben di Dio "giocare a chiamare i fantasmi deve metter un sacco d'appetito".
"Uhmmm squisito!" mormora Sam assaggiando un gamberone.
"Ma non eri tu quello a cui era passata la fame?"  domanda torvo Ray.
"Se ben ti ricordi Ray, io avevo parlato di bistecca, mentre questa leccornia...beh quando mi ricapiterà di mangiarla ancora?" risponde Sam con la bocca ancora piena.
"In tutto questo casino lui pensa a mangiare" mormora seccato Ray scuotendo la testa.

08 - FINE DELLA SOFFERENZA

Sam illumina la stanza appena aperta con la torcia di Ray, il cuore batte forte, poi alla fine la tensione cala: anche qui tutto tranquill...

La porta si apre cigolando lasciando uno spiraglio di una trentina di centimetri, sufficienti per dare una controllata all'interno della stanza. Ray brandendo il piede di porco sbircia con cautela lasciando che la luce filtrante dalla stanza principale illumini il più possibile. Tutto sembra tranquillo, quindi fa un cenno col capo a Sam che apre completamente la porta. I tre entrano ed iniziano a cercare qualunque cosa sia loro utile per capire cosa sia accaduto. Purtroppo la ricerca è infruttuosa: ci sono solo un paio di vecchi letti dove sembra che qualcuno abbia dormito di recente ma null'altro a parte la polvere.
"Questa è la seconda camera da letto che esploriamo ed in cui non troviamo assolutamente nulla!" esclama stizzito Ray.
"Beh vedi il lato positivo Ray" interviene Sam "almeno non ci sono altri mostri orrendi che cercano di ammazzarci!"
"Già bella consolazione..." mormora Ray a denti stretti.
"Forza ragazzi abbiamo ancora altre tre stanze da controllare in questo piano" li esorta Madeline, "ci sarà pure qualcosa di utile!"
"Agli ordini signora!" risponde sarcastico Ray.
"Apriamo questa?" chiede Sam.
"Ma sì, una vale l'altra a quanto pare..." borbotta Ray.
La procedura viene ripetuta come tutte le altre volte, anche in questo caso non ci sono pericoli all'interno e così il gruppetto può entrare nella stanza che si rivela essere un altro piccolo salottino.
"Qui sembra esserci stata una qualche attività di recente" afferma Ray indicando un tavolino su cui sono sistemati dei bicchieri flute ed un paio di bottiglie di vino vuote.
"A quanto pare qualcuno qui ha fatto un paio di brindisi." esclama Sam osservando i flute sporchi e notando che sul fondo delle bottiglie c'è ancora mezzo dito di liquido, un rapido assaggio e Sam ha la conferma che il vino non è lì da molto tempo.
Ad un tratto Ray nota qualcosa nella penombra e dopo un attimo emette un'esclamazione di trionfo.
"La mia torcia, l'ho ritrovata e... funziona ancora, ottimo!"
"Splendida notizia Ray" lo interrompe Sam "senti non sarebbe meglio se tenessi momentaneamente io la tua torcia?"
"E sentiamo perché mai dovresti Sam?" domanda accigliato l'investigatore.
"Beh è semplice Ray." propone Sam candidamente "tu fra tutti noi sei quello fisicamente più forte, ed ecco perché usi il piede di porco, ma sarebbe scomodo per te usare pure la torcia considerando che hai anche una spalla che ti fa ancora male. Io potrei tenere la torcia ed illuminare meglio per te le stanze."
Ray rimane pensieroso per un istante, soppesando la proposta di Sam poi con un grugnito acconsente. "Ok Sam, ma ricordati alla fine di questa storia la torcia ritorna al suo legittimo proprietario, cioè a ME!"
"Certamente Ray!" risponde Sam sfoggiando un sorriso rassicurante.
"Ma guarda un po' questo..." continua a lamentarsi Ray "già mi paga una miseria e mi usa pure l'attrezzatura ..."
Quest'ultima frase fa suonare un campanello nella mente di Sam, ed il campanello fa affiorare un ricordo. "Il compenso di Ray... ma certo ecco: oggi pomeriggio passeggiavo a Long Branch cercando di studiare un piano per questa sera... ed è allora che ho incontrato Ray, già ... mi ha spiegato che alcuni amici gli hanno detto che ero una di quelle persone che potevano avere del lavoro per lui. In effetti stavo giusto riflettendo sulla possibilità di assoldare qualcuno, e Ray mi è sembrato da subito uno in gamba eppoi mi ha quasi pregato di dargli del lavoro e si è offerto di farlo per un compenso ridicolo, era un'occasione troppo ghiotta per non afferrarla al volo e così ho accettato! Però qualcosa nella mia testa mi ha fatto tenere alta la guardia... in fondo quando le cose sembrano troppo belle per essere vere c'è sotto una fregatura..."
Sam si riscuote mentre sente che Ray e Madeline stanno uscendo dalla stanza per controllare la successiva.
"Ehi Sam stai bene? Avevi una strana espressione prima." chiede Madeline.
"Si Madeline, tutto a posto, tutto a posto!" risponde Sam mentre sente dietro la nuca un prurito a lui familiare. "Devo darmi una calmata maledizione!" pensa Sam grattandosi, "se non riesco a controllare il mio tic, rischio di farmi scoprire!"

07 - GESTIONE DELLE RISORSE

La porta si apre cigolando lasciando uno spiraglio di una trentina di centimetri, sufficienti per dare una controllata all'interno del...

Ad un tratto il vento soffia nuovamente col suo assordante ululato, la casa trema, la luce sembra andarsene, ma stavolta una porta sbatte con violenza aprendosi facendo sobbalzare Sam e Ray ed urlare di spavento Madeline.
"Cos'è stato?" chiede Madeline terrorizzata.
"Dev'essere la porta che dà all'esterno." risponde Ray cercando di rimanere calmo. "Questo vento deve averla aperta, adesso vado e la chiudo così do anche un'occhiata fuori."
Ray si dirige verso la porta aperta, una folata di aria gelida lo investe. Il tempo fuori è terribile: l'oscurità è pressoché totale ed un vento fortissimo fa vorticare in aria fiocchi di neve rendendo la visibilità praticamente nulla.
Ray si stringe meccanicamente le braccia per ripararsi dal freddo che gli entra fin nelle ossa, questo gesto fa riaffiorare il dolore alla spalla. Ray stringe i denti mentre tenta di chiudere la porta, che fatica a restare chiusa.
"Diamine è sfondata!" pensa Ray mentre sta per imprecare... poi ad un tratto nella sua mente riaffiora un ricordo. "Sono stato io a sfondarla... sì... quando sono arrivato qui con Sam, siamo arrivati in macchina ed ho guidato a fari spenti lungo tutto il viale, poi siamo arrivati qui ed abbiamo visto delle luci nella casa, luci e voci, anzi più che voci erano urla. Ho sfondato questa porta e siamo entrati, il tempo di riprendermi dal dolore alla spalla e Sam non c'era già più... mi ha lasciato in questo casino ... da solo..."  Ray si volta piano con gli occhi colmi di sospetto ridotti a due fessure, osserva di sottecchi Sam mentre parla con Madeline.
"Non so a che gioco tu stia giocando Sam ma lo scoprirò e spero per te che tu non stia cercando di fregarmi!" pensa Ray toccando il contenuto della tasca interna della giacca. Il ferro freddo gli conferma che la sua pistola è ancora lì.

06 - RICORDI A GALLA

Ad un tratto il vento soffia nuovamente col suo assordante ululato, la casa trema, la luce sembra andarsene, ma stavolta una porta sbatte ...

"Ehi, allora bellezza che c'è, hai perso la lingua?" chiede minaccioso Ray.
Angelica o meglio Madeline, non sente però le parole dell'investigatore, da alcuni istanti la sua mente è distante, il tempo passato in questa stanza ha fatto affiorare nella sua mente alcuni ricordi.
"Io ricordo questa... è la casa di Long Branch... era di mia nonna e l'aveva lasciata a me in eredità!" ricorda Madeline, poi una serie di immagini, suoni e sensazioni iniziano a rincorrersi nella memoria apparentemente senza un filo logico. Madeline rivede i suoi amici, persone come lei: ricche, viziate ed annoiate, tra loro c'è anche Rose. Vede le loro giornate passate tra cocktail party e pomeriggi al golf club, almeno fino a quando non è arrivato lui: Alistair. Un uomo non particolarmente bello, ma dal fascino magnetico, quasi ipnotico. Ricorda la sua voce profonda mentre dice loro che la casa che il loro amico aveva messo a disposizione non va più bene, serve un posto vicino al mare. Madeline ricorda quando con eccitazione aveva offerto la sua casa di Long Branch: questa casa.
Ricorda il sorriso che Alistair le aveva rivolto e la sensazione di rossore sulle guance, si sentiva così felice nel compiacerlo, l'unica speranza era che quel posto, in cui non era mai stata, fosse a posto, non avrebbe mai e poi mai voluto che qualcosa laggiù potesse metterla in cattiva luce agli occhi di quell'uomo!
"Ehi sei ancora tra noi Madeline?" la voce di Sam la scuote e la riporta alla realtà.
"Ehm sì.... scusate.... scusatemi tanto.... sì ... io sono Madeline Clark, la persona che state cercando e vi devo delle spiegazioni sul fatto di aver mentito sulla mia identità" risponde dopo un lungo respiro. "Purtroppo quando mi sono ritrovata con voi nello scantinato senza memoria, ho avuto paura, paura che foste dei malintenzionati venuti qui per farmi del male o che comunque ci trovassimo in pericolo a causa vostra, io sono ricca di famiglia quindi... non so perché ma la prima reazione che ho avuto è stata mentire sulla mia identità, cercate di capire sono una donna che si trova in uno scantinato con due sconosciuti. Lo so... è stato sciocco ma... sul momento mi è sembrata l'unica cosa sensata che potessi fare!" Il volto di Madeline è rosso di vergogna, mentre guarda con occhi supplicanti Ray e Sam.
"Ok ... ok non c'è bisogno che scoppi a piangere, non siamo venuti qui per farti del male ok? Quindi adesso calmati!" esclama Ray lasciando scemare pian piano la collera che lo pervade.
"In effetti siamo venuti qui solo per proporti un affare." esordisce Sam "cioè avrei intenzione di com..."
"Ehi Sam possiamo evitare di parlarne ORA e cercare invece una via d'uscita da questo incubo?" interrompe bruscamente Ray.
"Ok non ti scaldare amico!" risponde piccato Sam.
"Sentite se volete parleremo pure di affari ve lo prometto" esclama Madeline "ma vi prego prima cerchiamo le altre persone venute qui con me  e poi andiamocene ok?"
"Così si ragiona!" sentenzia Ray.
"Va bene" conviene Sam.

05 - IMMAGINI LONTANE

"Ehi, allora bellezza che c'è, hai perso la lingua?" chiede minaccioso Ray. Angelica o meglio Madeline, non sente però le pa...

Con la porta delle scale chiusa dietro di loro, i tre malcapitati osservano il salotto in cerca di qualche  indizio. L'ambiente è alquanto spoglio, qualche anonimo dipinto sulle pareti, un tavolo, alcune sedie ed un divano su cui sono stati appoggiati degli abiti.
“Iniziamo da lì” propone Sam, muovendosi rapidamente in direzione del divano.
Prima che Ray ed Angelica possano proferire una sola parola Sam inizia a perquisire tutto ciò che si trova sul divano in modo rapido ma accurato, scoprendo che gli abiti in questione sono cinque caldi soprabiti e due pellicce, tutta roba assai costosa.
"Ehi ma qui c'è dell'altro!" esclama Sam sollevando trionfante due eleganti borsette da sera.
"Bene magari ci possono essere degli indizi per capire chi altro c'è qui oltre a noi." borbotta Ray.
"Un attimo che controllo..." risponde Sam svuotando rapidamente il contenuto delle due borsette sul divano e raccogliendo due documenti d'identità.
"Dunque qui abbiamo una certa Rose Holsen: 18 anni... sembra anche carina... eppoi...Madeline Clark!" Gli occhi di Sam si illuminano. "Ottimo era proprio lei la persona con cui dovevo trattare stasera, bene non ci resta che trovarla."
Nel frattempo Ray si è portato alle spalle di Sam osservandolo con attenzione, senza tanti convenevoli prende il documento di Madeline Clark e dopo averlo controllato a sua volta, lo mostra nuovamente a Sam.
"Certo che hai proprio gli occhi foderati di prosciutto Sam!" esclama Ray con disappunto.
"Perchè?" chiede stupito Sam.
"G u a r d a    m e g l i o!" risponde Ray scandendo lentamente le parole quasi stesse parlando con un imbecille.
Sam osserva la foto con attenzione capendo infine quello che Ray ha visto.
"Eh sì hai ragione Ray" esclama alla fine Sam alzandogli occhi dalla foto del documento, "credo che adesso qualcuno ci debba della spiegazioni, non è vero Angelica? O dovrei dire Miss Madeline Clark!"

04 - LA MASCHERA CADUTA

Con la porta delle scale chiusa dietro di loro, i tre malcapitati osservano il salotto in cerca di qualche  indizio. L'ambiente è alqu...

I tre raggiungono un pianerottolo con una porta e si fermano ansanti a riprendere fiato, guardandosi l'un l'altro con lo sguardo provato dalla tremenda esperienza appena vissuta.
"Ma...ch...che cos'era quella...cosa ?" balbetta Angelica tremante mentre cerca inutilmente di calmarsi.
"Non ne ho la minima idea ma non voglio tornare giù per scoprirlo... maledizione il braccio... quel bastardo mi ha colpito... che male." risponde Ray massaggiandosi la zona in cui il colpo del mostro è andato a segno.
"Non credo che avrò più voglia di mangiare una bistecca in vita mia!" afferma Sam ancora verde in viso.
Dal fondo della scala non arriva più alcun rumore. Un rapido controllo sulla nuova porta rivela che non è chiusa a chiave, per evitare sgradite sorprese Sam gira la maniglia ed apre con cautela, mentre Ray sta pronto con il piede di porco a respingere eventuali assalitori.
La porta immette in una grossa stanza, un soggiorno probabilmente. Ci sono molte altre porte che si affacciano sulla sala, non ci sono finestre aperte ed anche qui l'unica fonte di luce è una lampadina elettrica traballante.
"Avete sentito questo rumore?" chiede Ray.
"Cos'è un altro mostro?" chiede allarmata Angelica.
"No direi che sembra l'ululare vento" risponde Sam "Ma ... accidenti è proprio forte!"
In risposta alle parole di Sam il sinistro ululato aumenta esponenzialmente fino a diventare quasi assordante, la stessa casa trema violentemente e la luce della lampadina cala fino quasi al punto di spegnersi.
"Là fuori deve esserci una  tormenta coi fiocchi" commenta Ray.
"Non possiamo uscire vestiti così" afferma Sam "esploriamo questo posto e facciamoci un'idea della situazione."
"Eh va bene... va bene... che ne dite se iniziamo da quella porta lì vicino?" chiede Ray.
Sam ed Angelica annuiscono.
Ray apre la porta che da sul pianerottolo di una scala, si vedono due rampe, la luce qui non funziona, è solo quella della stanza alle loro spalle ad illuminare una frazione delle rampe... ma comunque è sufficiente per mostrare ai tre un orrido spettacolo. Nella rampa discendente una chiazza rossa imbratta alcuni scalini, ed al suo interno sembra che ci sia dell'altro materiale rossastro la cui forma ricorda quella di una mano, un odore dolciastro pervade l'aria... quello è senza ombra di dubbio sangue.
I tre non dicono una parola, ed agendo come un sol uomo tornano indietro in fretta e si richiudono la porta alle spalle.
"Questo sarà l'ultimo posto che esploreremo... vero?" chiede Sam dopo aver deglutito rumorosamente.
"Assolutamente si!" risponde Ray.
"Sperando che gli altri non siano peggio..." risponde Angelica con un misto di tristezza e rassegnazione.

03 - L'ULULATO

I tre raggiungono un pianerottolo con una porta e si fermano ansanti a riprendere fiato, guardandosi l'un l'altro con lo sguardo p...

Un respiro profondo...poi un altro.... poi un altro ancora....
Ray è in mezzo allo scantinato, il cuore che gli batte forte, cerca di concentrarsi  sulla respirazione mentre il sudore gli cola dalla fronte, entrambe le mani stringono il pesante piede di porco brandito a mo' di mazza, un po' poco come arma. Per un attimo nella sua mente si focalizza il ricordo di una pistola calibro 38, ma ora non c'è tempo di cercarla.
"Ehi Ray tutto a posto?" chiede Sam con apprensione "Noi siamo pronti!"
Sam e Angelica hanno spostato il mobile che bloccava la porta ed ora Sam la sta tenendo chiusa, Angelica si trova vicino alla porta con la schiena appoggiata al muro, il suo sguardo è visibilmente angosciato.
"Com'è possibile" pensa Ray "che nessuno di noi ricordi cosa c'è dietro alla porta eppure tutti ne siamo terrorizzati?"
"Ok Sam, tutto a posto... Ripassiamo il piano: tu apri, ma non del tutto, se dietro la porta ci dovesse essere qualcosa di tremendo io urlo e tu ed Angelica insieme richiudete la porta...Ok?... tutto chiaro?"
"Si Ray" rispondo all'unisono Sam ed Angelica accompagnando la risposta con un cenno del capo.
"Ok....Si balla!" pensa Ray.
La porta si apre, il fastidioso "bussare" cessa nel momento in cui ciò che batteva non incontra più alcun ostacolo. Per un attimo il silenzio è totale mentre la luce tremolante dell'unica lampadina dello scantinato illumina il tratto di corridoio adiacente all'entrata. L'ombra che svanisce lascia intravedere una figura umana che barcolla in avanti superando l'arco della porta ed entrando nella stanza.
Appena la luce ne illumina meglio i dettagli, la mente di Ray fa fatica a riconoscere in quella "cosa" un che di umano... Eppure una volta doveva essere stato un uomo, lo indicano i suoi vestiti eleganti, ma il corpo di quella persona sembra essere stato schiacciato, gli arti rattrappiti e deformati non potrebbero neppure tenerlo in piedi, tuttavia...
La cosa avanza verso il centro della stanza ed ora Ray vede chiaramente la testa deformata della creatura: un'orrenda lingua nera spunta da ciò che resta della bocca e guizza da una spalla all'altra, magari era proprio quella lingua a battere sulla porta ma ora ciò non ha più importanza.
Ray vorrebbe urlare a Sam e ad Angelica di chiudere la porta, ma non ci riesce... l'orrore è troppo grande, è come ipnotizzato: non sente l'urlo di Angelica non appena vede il mostro, non vede Sam soffocare a stento un conato di vomito, vede solo la creatura avanzare ciondolante con la sua lingua nera. Poi l'istinto di sopravvivenza, o la rabbia, prende il sopravvento: con un urlo simile ad un ruggito Ray mena un gran fendente col piede di porco alla testa del mostro centrandolo in pieno. Si sente un rumore sordo simile a quello di un melone che si spacca, ed uno spruzzo di sangue, ossa e pezzi di cervello imbratta il pavimento. La testa di quella cosa non c'è più, c'è solo la lingua che si contorce rapida. "Com'è possibile?" pensa Ray, e non vede il braccio della creatura che mena un gancio rivolto alla sua persona. Il pugno lo raggiunge sulla parte alta del braccio, non è colpo troppo forte ma è vicino alla spalla dolorante. Il dolore acuto sveglia nuovamente la sua mente dalla paralisi dovuta allo shock. Ray stringe i denti e colpisce la creatura su una della gambe, che con un sinistro "crack" si piega in modo innaturale. La creatura continua ad avanzare lentamente, nonostante la gamba sia chiaramente spezzata. Ray indietreggia in preda al panico. "Questo non va giù" è l'unica cose a cui riesce a pensare.
Ad un tratto gli giunge la voce di Sam: "Muoviti Ray.... aggiralo ed esci, puoi farcela, sei più veloce di lui!"
Gli occhi di Ray vedono Sam ed Angelica oltre la porta, il suo istinto prende nuovamente il sopravvento, le sue gambe si muovono da sole, con uno scatto si sposta a sinistra cogliendo in controtempo la creatura che cerca di gettarsi su di lui ma lo manca e cade a terra. In un attimo Ray percorre i pochi metri che lo separano dall'uscita e quasi travolge Sam e Angelica che lo stavano aspettando, afferra la maniglia della porta e con uno strattone la chiude dietro di sé.
Ora i tre si trovano su di un pianerottolo, e c'è una rampa di scale che sale: senza aspettare di scoprire se quell'orrore senza testa sia in grado di aprire o meno quella porta, Ray, Sam ed Angelica si precipitano di corsa su per le scale.

02 - A RITROSO

Un respiro profondo...poi un altro.... poi un altro ancora.... Ray è in mezzo allo scantinato, il cuore che gli batte forte, cerca di conce...

Uno scantinato, in cemento armato, illuminato da una lampadina che ogni tanto "sfarfalla" rendendo la stanza quasi surreale, ci sono tre persone: sono due uomini ed una donna, sono trafelati come dopo un lunga corsa e si guardano sconvolti e confusi. Un serie di colpi incessanti viene da dietro l'unica porta visibile, dall'altra parte qualcosa sta tentando di  entrare.
Uno dei tre tiene la porta chiusa col peso del suo corpo, ma lo sforzo sembra costargli molto.
"Ehi ma che sta succedendo? Cosa ci facciamo qui, chi siete, cosa c'è dietro quella porta?" Chiede tutto d'un fiato uno degli uomini.
"Che ne dite di smetterla con le domande idiote e venirmi a dare una mano?" Sbotta il tipo che tiene la porta. "Qualcosa qua dietro sta cercando di entrare e a giudicare dal fatto che ci siamo barricati, direi proprio che non è una cosa che vogliamo incontrare, trovate qualcosa per tener chiusa la porta la spalla mi fa un male cane..."
"Visto che ci siamo potremmo vedere se in giro ci sono le mie scarpe?" chiede la donna con tono petulante. "Ho un po' di freddo ai piedi!"
Ne segue un po' di trambusto, l'uomo e la donna smuovono un po' di mobili coperti da lenzuoli, fino a riuscire a spostarne uno abbastanza pesante da bloccare la porta, nel frattempo ciò che si trova dall'altra parte continua a battere incessantemente e ad intervalli regolari...
"Adesso che abbiamo un po' di tranquillità" esordisce l'uomo robusto che teneva la porta. "Che ne dite di dirmi chi siete e cosa ci facciamo qui?!"
"Io mi chiamo Sam e mi occupo di intermediazioni immobiliari, so che dovevo essere qui per concludere un affare molto importante ma non ricordo altro."
"Io mi chiamo Angelica..." Esordisce la donna con voce squillante. "...e l'unica cosa che ricordo è una strana litania: Shab Nabat.... o  forse: Sug gurat.... non mi ricordo altro..."
"A giudicare da come sei vestita direi che eri qui per una festa o un evento importante" commenta Sam osservando l'abito da sera molto costoso di Angelica.
"Beh io sono Raymond , ma potete chiamarmi Ray, sono un investigatore privato...." Si presenta l'uomo che bloccava la porta. " ....e... direi proprio che mi sembra di conoscerti Sam..."
"Anch'io credo di conoscerti Ray, forse io e te forse abbiamo lavorato insieme, ma non mi chiedere quando per favore... ho un gran casino in testa."
"Qualcuno sa cosa c'è dietro quella porta?" Insiste Angelica. " Sta continuando a battere e mi mette i brividi, senza contare che non ho le mie scarpe e ho i piedi ghiacciati!"
"Qualcosa mi dice che dobbiamo cercare un'altra uscita, non possiamo stare qua dentro in eterno e poi la luce sembra che debba andarsene da un momento all'altro."
"Sono d'accordo con te  Ray, anche perché credo di aver smarrito da qualche parte la mia borsa con dei documenti importanti."
I tre iniziano a frugare lo scantinato mentre dalla porta continua la sequenza di colpi, non abbastanza forte da smuovere la porta ma inquietante e snervante!
"Uffa" piagnucola Angelica "non sono riuscita a trovare le mie scarpe come farò adesso?"
"Ehi bellezza la pianti di frignare? Abbiamo cose più importanti a cui pensare, trovato nulla Sam?"
"Bah a parte delle vecchie riviste assolutamente inutili, niente... ehi però che ne dici di salirci sopra Angelica, così i tuoi piedi non si raffredderanno!"
"Evviva grazie Sam!" risponde Angelica raggiante come se tutti i suoi problemi si fossero d'un tratto risolti.
I due uomini all'ennesima esternazione della donna si guardano attoniti: che ci fa una tipica snob dell'alta società in un posto simile?
"Ehi ragazzi, guardate cosa ho trovato" afferma trionfante Sam mostrando un pesante piede di porco. "Con questo possiamo aprire tutte le porte che vogliamo!"
"Si!" replica Ray "Ma vedi per caso altre porte? No eh? Merda, mi sa che l'unica porta per uscire è l'unica che non vorremmo aprire!"
"Beh intanto che ne dici di usare tu il piede di porco, sembra abbastanza grande e pesante da essere usato anche come arma, sempre che tu investigatore non ne abbia già una!" Ammicca Sam.
"Dallo a me, beh... sì dovrebbe andare." Sbuffa Ray.
"Ok va bene ma adesso che facciamo?" chiede preoccupata Angelica.
"Beh qui non possiamo restare, la lampadina sfarfalla sempre di più e rischiamo di trovarci al buio, cosa che vorrei evitare!" dice Ray grattandosi la testa.
"Eh allora...non vorrai...?" chiede Sam angosciato.
"Si.... hai indovinato Sam." risponde Ray con uno sguardo terreo "dobbiamo riaprire quella porta..."

01 - VICOLO CIECO

Uno scantinato, in cemento armato, illuminato da una lampadina che ogni tanto "sfarfalla" rendendo la stanza quasi surreale, ci ...

Eccomi giunto faticosamente alla fine del resoconto di questa breve avventura di GUS. Come promesso il materiale per chi volesse giocarla o semplicemente curiosare è liberamente scaricabile a questo link, disponibile anche nella colonna qui a fianco.
L'occasione per me in questa esperienza è stata l'esercizio di conversione di una avventura classica - seppur non lineare - in un formato che ricorda quello dei fronti di Dungeon World, in cui determinati eventi nefasti accadono se i PG non intervengono a fare qualcosa. Questo ovviamente oltre a dare ai giocatori la sensazione di trovarsi in un mondo vivo che non ruota necessariamente attorno a loro, crea la possibilità di percorsi ed esiti finali assolutamente aperti.
Il tutto lo trovate nell'ultima pagina dell'avventura, condensato su un solo foglio A4.

Come dice il titolo, parliamo però anche di un nuovo inizio, con l'esordio di Mr. Mist come narratore di cronache. L'occasione è un'avventura giocata assieme in un breve ritrovo quest'estate, scritta ed arbitrata da Nicholas in modo esemplare, in cui Mr. Mist, Mrs. Mist ed io ci siamo trovati come giocatori allo stesso tavolo.
Un'altra avventura di GUS, questa volta in salsa lovecraftiana, durata poco più di un'ora e mezza ma che ha saputo regalarci emozioni e colpi di scena notevoli!
Per onor di cronaca in quel che leggerete, Mr. Mist ha interpretato Sam, Mrs. Mist si è calata nei panni di Angelica ed io in quelli di Ray.
L'avventura si chiama "La notte dimenticata" e... niente teaser questa volta, buona lettura!

UNA FINE E UN NUOVO INIZIO

Eccomi giunto faticosamente alla fine del resoconto di questa breve avventura di GUS. Come promesso il materiale per chi volesse giocarla ...

Sullo shuttle di soccorso diretto su Mariposa nessuno parla. Il silenzio è rotto solo dai costanti aggiornamenti dei reporter delle news non-stop trasmesse sui televisori di bordo, dalle quali medici e soccorritori non staccano gli occhi.
Riprese a volo d'uccello della zona del disastro del Volo 10, inviati sul posto, la disperazione dei parenti delle vittime. E nelle side-news l'uccisione del famoso magnate dei cross-media, Mr. Ebb, da parte di una banda di malviventi pronti ad approfittare della situazione di emergenza per mettere in atto un colpo premeditato da tempo.
Per lo meno quei farabutti sono stati assicurati alla giustizia, pensa Isaac. Una volta ristabiliti i sistemi vitali e le comunicazioni, e con i sistemi di difesa già indeboliti, non è stato complicato per lui hackerare le protezioni di casa Ebb e sigillare dentro quei balordi, liberati ore dopo dalla polizia solo per essere rinchiusi nuovamente.
Peccato che quella telefonata ad April sia stata tardiva... ma del resto cosa avrebbe potuto fare prima? Forse è già un miracolo se sono vivi...
April...
La guarda stesa su un lettino, intontita dai farmaci. Hanno detto che ce la farà, ma la gamba è compromessa e la dovranno amputare. Lei non lo sa ancora.
"Ecco, parlano di noi!" dice Travis, stravaccato su una poltroncina davanti ai monitor come se fosse sul divano di casa. "Ehi! Ehi! Alzate il volume di quest'affare, non sento bene!"
Citano i loro nomi, passa una foto di Travis - un fugace momento di gloria fagocitato dallo stream dell'informazione.
"Tutto qui?" brontola. "Non ci daranno una medaglia, anzi una bella ricompensa? Cazzo è merito nostro!"
"Tempo al tempo Travis, goditi il fatto di esserci ancora" interviene Rai Astasi. "Potrai vendere qualche intervista esclusiva, vedrai che riuscirai a cavarne fuori qualcosa."
La responsabile della sicurezza si rivolge poi ad Isaac: "E tu, cosa farai?"
"Spero di potermi prendere un paio di settimane di vacanza al mare su Mariposa. E' da quando ero bambino che non ci vado."
L'ingegnere resta con lo sguardo fisso sul lettino di April, Rai lo segue: "Capisco. Stalle vicino. Il tempo che serve."

17 - EPILOGO

Sullo shuttle di soccorso diretto su Mariposa nessuno parla. Il silenzio è rotto solo dai costanti aggiornamenti dei reporter delle news n...

"Isaac, ci siamo" gracchia Travis nel microfono. April si appoggia alla parete esausta.
La sala contenente i grandi generatori secondari è illuminata in modo spettrale da alcune luci di emergenza, e dai led dei pannelli di controllo.
Travis si avvicina ai quadri, mentre Isaac lo istruisce sulla sequenza per il effettuare il parallelo manuale. Il tassista esegue senza fiatare e dopo alcuni passaggi si percepiscono le vibrazioni delle turbine dei sistemi ausiliari in accelerazione. Tuttavia al momento della pressione del comando d'aggancio, i generatori vanno in blocco e le turbine si arrestano, accompagnando la loro fermata con un imprecisato segnale di warning sul display locale.
"Riprova Travis, probabilmente è andato storto qualcosa durante la sequenza" ma nonostante le rassicurazioni di Isaac anche il secondo tentativo porta al medesimo fallimento.
Travis picchia i pugni sul generatore, imprecando sonoramente.
"Che cazzo c'è che non va Isaac!? Porca puttana avevi detto che questi affari funzionavano, abbiamo rischiato la pelle per arrivare fin qua! E a dir la verità non è detto che la porteremo a casa..."
Con l'ultima indelicata precisazione Travis getta lo sguardo su April. La giornalista è imperlata di un sudore malsano dietro la visiera del casco e sembra non aver fatto caso alle parole appena pronunciate. Fissa solo il suo PDA, appena estratto da un alloggiamento della tuta con dita goffe.
Travis si avvicina. Un nome a caratteri cubitali compare sulla schermata delle chiamate in entrata.
"E' Mr. Ebb" si sforza April.
"Lo vedo."
Travis afferra il PDA e accetta la chiamata. Dall'altra parte la videocamera si accende traballante, sporca di residui rossastri. Questa volta non inquadra il volto egoista del magnate, ma l'asettica casa che gli aveva sempre fatto sfondo, che alcuni balordi stanno razziando. Si vedono alcune dita rotte sollevarsi faticosamente in primo piano - forse Mr. Ebb sta chiedendo aiuto, ma è impossibile sentirlo - poi una figura scura passa davanti all'obiettivo con movimenti bruschi ed energici, e la comunicazione si interrompe.
"Hai appena perso il lavoro, bellezza."
April scuote la testa, chiude gli occhi. Capisce che le paranoie di Mr. Ebb erano fondate, ma in questo momento l'unica cosa di cui può preoccuparsi è contenere la sensazione di nausea che la pervade per non vomitare.
"Travis, ho trovato il problema. C'è un guasto su una delle linee di parallelo."
"Posso ripararlo?"
"Credo di sì."
Travis si mette al lavoro, guidato da Isaac. Sono i cinque minuti più lunghi della vita di ognuno.
Quando infine il tassista preme con foga il pulsante di avviamento, i generatori agganciano la rete accelerando trionfanti.
Nella sala controllo della Centrale, Isaac e Rai Astasi guardano sollevati i display illuminarsi di verde mentre i supporti vitali ed i sistemi secondari disseminati nella colonia lunare ripartono.
Oculus City è salva.

16 - ULTIMA CHIAMATA

"Isaac, ci siamo" gracchia Travis nel microfono. April si appoggia alla parete esausta. La sala contenente i grandi generatori...

Man mano che Travis ed April si avvicinano al luogo dello schianto, l'indicazione che sono sulla buona strada viene dall'incrementata frequenza dei ticchettii del Geiger e della temperatura esterna che sale rapidamente. Detriti e pezzi di metallo sparsi un po' dappertutto ne sono l'ulteriore prova.
Improvvisamente è come se il muro di polvere si aprisse sull'area dell'incidente, uno sguardo sull'inferno da questo remoto angolo di universo.
Le mura del reattore crollate, alcune parti della carlinga irriconoscibili, altre sventrate che lasciano intravedere il loro macabro contenuto di passeggeri carbonizzati ancora legati ai loro sedili. I detriti si mischiano agli effetti delle povere vittime in un desolante spettacolo di morte.
La stiva posteriore, spazzatasi, sembra invece parzialmente intatta.
"Cristo, che disastro..." sussurra April mentre, seppur con la manualità concessa dalla tuta, attiva la sua videocamera. Queste saranno le uniche immagini dal luogo dell'incidente, e sebbene provi una sorta di senso di colpa nel filmarle, sa anche che questo è lo scoop della vita.
"Dobbiamo fare attenzione" le fa eco molto più freddamente Travis che controlla nel frattempo i parametri sul display al polso, "la temperatura nella zona dello schianto è attorno ai 100°C, e ci sono detriti incandescenti ovunque. Senza contare il livello di radiazioni che è fottutamente alto."
"State in guardia" gracchia Isaac nell'auricolare. "Quell'ambiente ostile potrebbe uccidervi in pochi secondi."
L'ingegnere passa quindi a descrivere la zona, ribadendo i percorsi più rapidi per raggiungere i sistemi secondari.
"Stiamo entrando dall'area dello schianto" comunica Travis.
April lo segue, camera alla mano, filmando ogni dettaglio. La giornalista indugia sui corpi, sugli oggetti, sui piccoli effetti personali con morbosa diligenza. La sensazione di disgusto per sé stessa che sistematicamente prova in queste situazioni viene messa a tacere dalla consapevolezza professionale di ciò che la gente vuole. Uno degli insegnamenti più cinici quanto veri di Mr. Ebb.
Solo dopo alcuni minuti realizza che Travis è già passato oltre, e che sta sudando copiosamente in quest'ambiente. Frettolosamente indietreggia e cerca di recuperare la distanza col compagno, senza accorgersi del metallo rovente che gli lacera la tuta.

In pochi secondi le urla di April riempiono gli auricolari. Travis si gira cercandola con lo sguardo.
La vede a terra che si tiene il polpaccio, dietro la visiera gli occhi sconvolti dal dolore implorano il suo aiuto.
"Che succede?! Che succede?!" urla Isaac rendendo insopportabilmente satura la comunicazione.
"Bruciaaaa!!! Aaaaaah! Bruciaaaa!!"
"Che succede?!!!"
"Cristo Isaac sta zitto!" sbraita Travis, continuando con una serie di bestemmie.
"Non dovevi lasciarla indietro cazzo! Non ancora!"
"Vaffanculo Isaac! Cazzo, cazzo, cazzo..."
Travis controlla il danno: la lacerazione ha lasciata scoperta la gamba, la quale, esposta alle radiazioni, presenta già profonde ustioni.
"Sento le fiamme dentroooo!!! Aaaaahh!!"
Non c'è molto che si possa fare, pensa Travis, se non limitare i danni richiudendo la tuta con una riparazione di fortuna. Ignorando le urla sovrapposte nell'auricolare si mette alacremente al lavoro con il kit multiuso. Nonostante la tensione il lavoro finito è meglio di quanto potesse sperare.
"Sei salva April! E' a posto, è a posto!" le dice tenendola salda per le spalle per tranquillizzarla, mentre lei respira grandi boccate a denti stretti.
Travis la rialza, lei urla quando appoggia la gamba.
"Attaccati a me, dobbiamo levarci da qui, è troppo caldo!"
Con un terribile sforzo da parte di entrambi, si lasciano alle spalle la zona del relitto allontanandosi verso le sale dei sistemi secondari.

15 - DISASTER AREA

Man mano che Travis ed April si avvicinano al luogo dello schianto, l'indicazione che sono sulla buona strada viene dall'increment...

Tic... tic... tic...
Il rumore cadenzato del contatore Geiger accompagna ogni passo mosso con spasmodica attenzione attraverso il muro di polvere. Nonostante le condizioni difficili sanno di dover avanzare, di dover mantenere la freddezza necessaria. Nella ricetrasmittente, tuttavia, il respiro teso di April tradisce la sua inquietudine.
Travis avanza davanti a lei, e per alcuni istanti diventa invisibile. L'ansia le afferra lo stomaco: è sola qua fuori, sola con una sottile tuta a separarla da morte certa. All'improvviso si scopre fragile, sopraffatta da un senso di claustrofobia.
Si guarda attorno in cerca di Travis. Non c'è. Il cuore le batte impazzito. Possibile? Dov'è la giornalista solida e sicura di sé? Che non s'impressiona nemmeno davanti ai crimini violenti, al sangue? pensa cercando di autoconvincersi dell'assurdità delle sue paure.
Di colpo la terra trema violentemente, senza rumore che l'accompagni se non la baritonale vibrazione. April urla dentro il casco, divorata dal panico. Non vede e non sente più nulla, né il ticchettio né le voci gracchianti nel suo auricolare. Pensa solo a fuggire.

"Che diavolo è stato!? April! April!"
Le urla gracchiano nella radio, finché la voce di Travis le sovrasta: "Ce l'ho! Ce l'ho, l'ho presa! April ferma! Non agitarti! Calmati!"
"Travis non mollarla!"
"La tengo stretta! Va tutto bene... va tutto bene..." per la prima volta anche la voce di Travis tradisce la sua agitazione. "Cos'è successo Isaac?"
Isaac scandaglia i sistemi di controllo e le telecamere della Centrale.
"Cazzo.... no! No!!!"
Le immagini confuse dei video rivelano una situazione drammatica. La Cupola del Mattino è appena collassata su sé stessa, ed anche una delle piattaforme dello spazioporto è crollata, portandosi dietro alcuni shuttle.
"Mio Dio..." mormora incredula Rai Astasi. Il suo pensiero corre al quadrista andato proprio in quella direzione. "L'abbiamo mandato a morire..."
Si porta le mani al viso, divorata dal senso di colpa: "Aveva due figli piccoli... e... e tutta quella gente..."
Isaac osserva i dati sui quadri di controllo, dove molti blocchi passano dal giallo al rosso lampeggiante. Scuote la testa: "La situazione sta diventando critica in molte zone, dove i sistemi gravitazionali sono in tilt, la temperatura è gelida. Non ci resta molto tempo prima che collassi tutto. Travis, come sta April?"
"E' tutto passato. La tuta ha una piccola lacerazione sulla gamba, ora provvedo a ripararla."
"Scusate" balbetta April ancora scossa. "Non so... non so cosa mi sia preso..."
"Torna indietro April..."
"No... no Isaac, non c'è tempo. Devo farcela, non accadrà di nuovo. Non voglio, non posso essere un intralcio. Non possiamo fallire ora, ci sono troppe vite in ballo"

14 - CEDIMENTO

Tic... tic... tic... Il rumore cadenzato del contatore Geiger accompagna ogni passo mosso con spasmodica attenzione attraverso il muro di...

"Non credo sia una buona idea Isaac" replica Rai.
Travis, che sghignazzava tra sarcasmo e compassione dopo l'affermazione dell'ingegnere, si fa repentinamente serio.
"Se qualcosa va storto là fuori non ci sarà un piano B" continua.
"Cosa suggerisci?" la incalza April.
"Le operazioni di parallelo non sono complesse se opportunamente guidate. Chiunque potrebbe eseguirle. Invece solo un tecnico esperto può tenere sotto controllo la Centrale da qui e riattivare la rete una volta che i sistemi ausiliari saranno collegati. Così come solo un tecnico esperto può guidare i robot minerari fino a noi."
"Quindi secondo te..."
Rai annuisce: "Sì, penso che Isaac dovrebbe coordinare le operazioni dalla sala controllo, mentre il nostro quadrista si dirige alle miniere per ottenere uno dei robot. Almeno ci sarà forse una seconda chance se la passeggiata spaziale fallisce."
Travis scatta avanti dalla parete a cui si era pigramente appoggiato: "Tu sei paz..."
"E' una buona idea" lo interrompe April. "Sicuramente quella che ci dà maggiori possibilità di sopravvivenza."
April prende la sua HD Zlens e imposta alcuni parametri: "Inoltre avrò la possibilità di filmare in prima persona. Nel bene o nel male questo sarà lo scoop del mese quando tutto sarà finito."
Poi si rivolge a Travis, nella sua voce c'è un tono di sfida: "Mi farà comodo il tuo aiuto, ma non sentirti costretto."
Il tassista rimane impassibile per alcuni secondi, prima che il suo sorriso beffardo ricompaia sulle sue labbra: "Bellezza, con te verrei anche dall'altro capo dell'universo..."

"Tute anti-rad, collegate tra loro e con la sala controllo tramite una ricetrasmittente a corto raggio."
La voce di Isaac risuona ovattata e lontana dentro i caschi di April e Travis.
"L'apparecchio ad alta potenza dovrebbe funzionare nonostante la polvere e le difficili condizioni ambientali. Ognuna delle tute è dotata di un contatore Geiger collegato all'auricolare, la frequenza del ticchettio vi darà un'indicazione qualitativa del livello di radiazioni a cui sarete esposti. Scorta d'ossigeno, parametri vitali, eccetera sul biomonitor all'avambraccio. Ed infine questi..."
Isaac appoggia sulle panche dello spogliatoio un kit di riparazione rapida per tute ed un tool multiuso.
"Per ogni evenienza..."
April e Travis si portano fino alla camera di decompressione, mentre Isaac torna in sala controllo, dove ormai è rimasta solo Rai Astasi.
"Prova... prova..." la voce dell'ingegnere gracchia negli auricolari.
Travis grugnisce qualcosa, April risponde squillante: "Ti sentiamo Isaac... siamo pronti."
Le porte interne della camera stagna si aprono, ed i due entrano. Il loro respiro si fa più intenso nei microfoni mentre la tensione per la camminata spaziale sale.
Isaac richiude il primo portellone alle loro spalle, poi apre quello sull'esterno. Il risucchio d'aria rimesta polvere e detriti sollevati dall'esplosione di fuori, facendoli sbattere sulle visiere, cancellando la visibilità prima ancora di fare un solo passo.

13 - PIANO B

"Non credo sia una buona idea Isaac" replica Rai. Travis, che sghignazzava tra sarcasmo e compassione dopo l'affermazione de...