venerdì 28 aprile 2017

79 - LA MINA

Dopo essersi lasciati la piazza alle spalle Otto, Klaus e Kovacs si fermano a riprendere fiato.
“Voglio dare ancora un’occhiata alla stazione prima di rientrare” dice il capitano guardando il cielo imbrunire.
Attraversano la strada ingombra di neve e entrano nella sala d’attesa della stazione.
Diversi calcinacci ingombrano il pavimento, pezzi di vetro scricchiolano sotto gli scarponi militari.
I soldati si sparpagliano.
“Libero!” chiama Klaus uscendo dalla biglietteria.
“Libero!” risponde Otto uscendo da un ufficetto.
“Provo di qua” dice Klaus entrando in quello che sembra essere un magazzino di materiale ferroviario.
Fa un passo nel buio.
Click.
Qualcosa scatta sotto il suo piede.
Merda
Una mina esplode.
Klaus si ritrova contro il muro, la gamba sanguinante.
Subito gli altri due corrono verso di lui.
Kovacs rapido taglia il pantalone della divisa e gli toglie la scarpa sbrindellata.
Quindi avvolge le ferite con alcune strisce di tessuto.
Klaus guarda la sua gamba.
Ha diverse schegge piantate nel piede e nel polpaccio, ma non sembrano ferite troppo gravi.
Salvato dall’incapacità dei romeni di produrre mine che durino nel tempo.
Prova a muovere il piede, la gamba gli restituisce una scarica di dolore.
Bhe se non altro è ancora al suo posto.
Rabbrividisce pensando al moncherino di Marcus.
Gli altri due lo sollevano e si dirigono verso il campo.

Arrivati al capannone il capitano constata come i lavori per bloccare la porta e fortificare la struttura siano a buon punto.
Fuori ha iniziano a nevicare, dentro si brucia tutto quello che si trova per scaldarsi e il generatore ronza consumando il prezioso carburante.
Nagi toglie le schegge e pulisce le ferite di Klaus.
Quindi gli sorride.
Non è nulla di grave pensa il pilota rinfrancato.
L’interprete è sveglio, sebbene dolorante.
“Varga, ho bisogno di te” dice Otto facendo cenno a Kovacs di avvicinarsi “qualcosa della cattedrale bombardata ha colpito Kovacs, ma non ho capito cosa, fattelo raccontare”.
Kovacs e Varga parlano fittamente per diversi minuti quindi Varga traduce il discorso per il capitano.
“Il sergente Kovacs mi ha raccontato una storia, una storia conosciuta da queste parti”.

giovedì 27 aprile 2017

78 - MINACCE

Al campo base Heinz è nel dormiveglia.
Da qualche parte qualcuno sta battendo della lamiera, vicino a lui sono sdraiati il marconista e l’interprete.
Una voce si insinua nelle sue orecchie.
“Allora cagna ungherese fammi vedere cosa nascondi sotto quei stracci”.
Apre gli occhi.
Wolf è di fronte a Nagi.
La ragazza è indietreggiata fino ad avere la schiena contro il muro e si guarda intorno spaventata.
“Avanti troia subumana” dice Wolf afferrandole un braccio.
Due soldati ungheresi smettono di lavorare alla porta e guardano nella loro direzione, nervosi.
“Dacci un taglio Wolf!” gli intima Heinz.
Wolf si gira.
Nagi ne approfitta per sgattaiolare via.
“Piantala di infastidire quella ragazza o ti faccio passare io la voglia”.
“Cosa faresti tu?”
Heinz appoggia la mano sul fucile a fianco a lui.
“Ti faccio passare la voglia”.
Wolf gli lancia uno sguardo cattivo e si incammina verso l’altro lato del magazzino.
“Non finisce qui” sibila mentre si allontana.

mercoledì 26 aprile 2017

77 - LA CATTEDRALE


Il gruppetto raggiunge il centro città e si posiziona ad osservare i resti dell'antica cattedrale.
Quella che un tempo era una maestosa chiesa, ora ha due navate distrutte delle quali rimangono in piedi solo alcune colonne, l’altra navata è ancora miracolosamente in piedi, il tetto si regge su mezze arcate.
All’interno si possono ancora vedere file di panche di legno scuro.
La torre del campanile sembra in buono stato, l’orologio è fermo sulle due.
Davanti alla chiesa ci sono i resti di una fontana di pietra.
La piazza antistante è coperta di neve, i morti vagano nello spiazzo bianco.
Kovacs è nervoso, cerca di spiegare in un tedesco stentato qualcosa a riguardo della cattedrale, ma i due tedeschi non capiscono.
“Voglio raggiungere il campanile” dice il capitano quindi si mette a studiare la zona.
Dopo qualche minuto di osservazione individua un passaggio che dovrebbe permettere di evitare i morti.
“Statemi dietro” ordina e poi scatta nella neve.
Pochi minuti dopo i tre sono sotto la navata integra.
Respirano affannosamente, il fiato si condensa in nuvolette bianche.
“Andiamo!”
Rapidi raggiungono la torre del campanile e iniziano a salire le scale di legno.
Le scale sono ancora un buono stato e i tre raggiungono la cima in pochi minuti.
Il capitano estrae il binocolo e lo punta verso le ciminiere che aveva visto entrando in città.
Una fabbrica attira la sua attenzione, fuori ci sono diversi camion privi di ruote e intorno ci sono sacchi di sabbia e filo spinato risalenti agli ultimi giorni di guerra.
“Capitano controlli anche la piazza” mormora Klaus con voce preoccupata.
L’uomo abbassa lo sguardo e un brivido gli corre lungo la schiena, la piazza è ora deserta, tutti i morti sono scomparsi.
“Dove cazzo sono andati?!”
Si volge verso i due soldati.
“Leviamoci da qui!”
Pochi minuti dopo i tre sono alla base del campanile, la piazza è vuota.
Senza una parola si mettono a correre verso il campo base.

martedì 25 aprile 2017

76 - LA FARMACIA


Una fila di case basse accompagna il loro girovagare nella periferia di Curtea de Arges, l’unico edificio non ancora razziato è un capanno degli attrezzi chiuso da un grosso lucchetto.
Kovacs lo fa saltare.
La porta si spalanca spinta da un morto che si avventa sui soldati.
Klaus scatta avanti e lo infilza con la baionetta nella parete di legno del capanno.
Quindi lui e Kovacs lo smembrano.
Dentro il capanno c’è un vecchio forcone e del cibo conservato.
Il gruppo riprende la marcia puntando verso il campanile che si vede svettare oltre le case.
Attraversa alcune strade secondarie, passa vicino alla stazione bombardata, la bandiera del III Reich sventola ancora, sbiadita e sfilacciata,  sulla facciata dell’orologio.

Il Reich millenario… Ho servito sotto tre Reich e ognuno era peggiore di quello che l’ha preceduto... pensa Otto.
Intravedono un gruppo di condomini bombardati.
Le macerie sono coperte di neve.
“Laggiù!” indica Klaus.
I resti di una farmacia appaiono sotto un palazzo diroccato.
I tre si avvicinano veloci e entrano.
Dentro è ingombro di macerie, il soffitto è schiacciato, in diversi punti è tenuto su da alcuni scaffali di metallo piegati.
Osservano veloci la zona ma l’intera stanza è stata razziata molto tempo fa, in terra ci sono ancora pezzi di vetro e flaconi rotti.
Una porta sul retro attira la loro attenzione, è coperta da alcune macerie.
“Può essere che li ci sia ancora qualcosa.”
Mentre Kovacs controlla la strada i due tedeschi iniziano a spostare le macerie.
Afferrano un lastrone di cemento e lo tirano con forza, il pezzo crolla per terra con uno schianto, dal soffitto cadono polvere e calcinacci.
“Qua rischia di crollare tutto!”
“Vediamo di fare in fretta”.
In quel momento Kovacs rientra “Morti, si avvicinano, sbrigatevi!”.
“Merda! Ma non finiscono mai?”
I due afferrano la porta e la tirano con forza.
Il legno gratta sul pavimento e sul soffitto, da sopra cade polvere e frammenti di cemento.
“Forza!”
Con un ultimo strattone la porta si spalanca.
Il soffitto trema, la porta si piega schiacciata dal resto del palazzo così come gli scaffali dietro di loro.
“Via! Via!”.
I due corrono fuori gettandosi nella neve mentre, dietro di loro, il palazzo crolla schiacciando completamente il piano terra.
Si rialzano.
Alcuni morti stanno avanzando lungo lo spiazzo.
“Leviamoci di qua” ordina il capitano.
I tre si allontanano tra i vicoli.

lunedì 24 aprile 2017

75 - IN CERCA DI SCORTE

È sera, il gruppo è accampato in un magazzino all’ingresso della città.
L’interprete e il marconista dormono sotto lo sguardo attento di Nagi.
Tra poche ore l'infermiera cambierà nuovamente le fasciature sulle parti amputate.
“Siamo sempre meno” commenta Otto a voce bassa.
Torna da Kovacs e da Klaus che, nonostante le ferite, non hanno nulla di rotto e sono gli unici che possono accompagnarlo in un’esplorazione della città mentre gli altri sono impegnati a rinforzare il magazzino o sono troppo feriti per muoversi.
“Com'è la situazione delle scorte?” chiede.
Klaus prende l’ultimo resoconto stilato da Heinz.
“Ci manca la benzina, ne avremo si e no un 20-30 litri residui, le munizioni scarseggiano, credo ci rimangano un centinaio di proiettili, forse meno” guarda verso l’angolo dei feriti “e abbiamo finito i medicinali, tranne un po' di bende e disinfettante, il prossimo che si beccherà una brutta ferita sarà condannato.”
“Nessuna buona notizia?”
“Abbiamo cibo per 4 giorni, anche 5 o 6 se razioniamo” Klaus ripiega il foglietto e se lo mette in tasca “almeno sappiamo cosa cercare”.
Otto fa un sorriso stanco.
Il gruppo prende gli zaini e esce nella neve.

venerdì 21 aprile 2017

74 - SCELTE DRASTICHE

Pochi minuti dopo i quattro vengono raggiunti dai loro compagni.
Nagi si affanna intorno a loro, poi scuote la testa.
“Cosa dobbiamo fare?” chiede il capitano.
Nagi indica con il dito l’affilata accetta legata alla cintura del pilota.
L’uomo rabbrividisce.
“Fallo” ordina il capitano.
Gli altri stendono il marconista a terra, Klaus alza l’accetta puntando all’osso sbrecciato e cala il colpo.
L’osso si intacca ma non cede, la lama si incastra.
Il marconista urla e poi sviene.
Con uno strattone Klaus estrae l’accetta e la cala di nuovo.
Le costole gli dolgono ma continua.
Al terzo colpo l’osso si spezza.
Nagi veloce blocca l’emorragia, lima l’osso e cuce i vasi sanguinei.
Quindi benda tutto.
Klaus barcolla verso l’interprete che trema tenendosi il braccio spappolato appena sotto il gomito.
“Sarà veloce” dice con un sibilo.
Il ragazzo annuisce e un soldato gli allunga il braccio su una pietra piatta.
Klaus fa un lungo respiro, trattenendo il dolore al petto.
Quindi cala l’arma con forza.
L’osso si spacca con un colpo secco, l’avambraccio tranciato scatta per il contraccolpo ma è trattenuto da alcuni lembi di pelle.
L’interprete vomita.
Juhazs usa la baionetta seghettata per tranciare la pelle e i resti dei muscoli sfilacciati.
Nagi accorre al suo fianco e inietta della morfina al ferito.
Quindi procede a pulire e a medicare il moncherino.

giovedì 20 aprile 2017

73 - NEL GRETO DEL FIUME

Klaus riapre gli occhi, metà del corpo è nell’acqua gelida.
L’ultima immagine impressa nel suo cervello è uno spuntone di ferro del pilone crollato che gli trapassa il petto.
Prova ad alzarsi, un dolore lancinante gli attraversa il torace.
Spero di avere ancora le costole al loro posto.
Gira la testa, a pochi millimetri da lui una barra di ferro rugginosa si alza verso il cielo.
Rabbrividisce.
A qualche metro di distanza vede il marconista,  è steso sulla schiena, il polpaccio incastrato tra due blocchi di cemento, il resto della gamba piegato all’interno, un osso sbrecciato e lordo di sangue esce da sotto il ginocchio.
Intorno a lui il sangue cola nella neve e nelle acqua gelide.
Cerca di chiamarlo, ma riesce a emettere solo un gemito.
Più indietro vede Juhazs rialzarsi da un mucchio di neve fresca.
Poi un rumore attira il suo sguardo.
Sopra di lui vede sagome indistinte di persone che si allungano verso Varga sospeso nel vuoto.
Poi un colpo secco e il cassone si stacca.
Vede l’interprete cadere come una marionetta, colpire le pietre sottostanti, il cassone cade sopra di lui, uno dei bordi gli piomba sul braccio.
Le due tonnellate di acciaio rimangono un attimo in equilibrio, poi cadono nel fiume.

mercoledì 19 aprile 2017

72 - LA CADUTA

Juhazs riesce ad aggrapparsi con una mano al cassone mentre il suo fucile rimbalza sulle rocce dieci metri più in basso.
Il cassone da un forte scossone ma i soldati si tengono in equilibrio.
“Qualcuno lo aiuti!” urla Klaus e affonda l’accetta in un morto che prova a salire.
Marcus si avvicina camminando sui pochi centimetri tra il cassone e il bordo del ponte.
La schiena appoggiata al cassone, davanti a lui il vuoto e più in basso le rocce del fiume e le macerie del ponte.
Juhazs sta perdendo la presa, si tiene con una mano sola mentre il morto appeso all’altro braccio sta cercando i morderlo ancora.
Il marconista trattiene il respiro e si butta avanti, afferra il braccio di Juhazs mentre si tiene al cassone.
“Ce l’ho!” urla.
Tende i muscoli stringendo i denti per lo sforzo.
Sotto di lui Juhazs prende a calci il morto cercando di farli mollare la presa.
Lentamente Marcus riesce a tirare su il soldato, centimetro dopo centimetro.
A fianco a lui, sul cassone, gli altri colpiscono i morti per allontanarli.
Il capitano sale sul cassone e si unisce ai soldati colpendo le creature e cercando di spingerle giù dal ponte.
Klaus corre ad aiutare Marcus, anche Varga si arrampica sul cassone per cercare di tirare su Juhazs.
All’improvviso però il peso combinato sullo stesso lato fa scivolare una ruota del cassone oltre il bordo.
Il contraccolpo fa perdere l’equilibrio ai soldati che cadono rotolando sul lato del cassone.
“Cade tutto!” urla Klaus con la voce rotta dal panico.
Molla la presa sul marconista e si lancia dall’altra parte per cercare di fare contrappeso.
Ma è tutto inutile, il cassone si inclina e scivola oltre il bordo.
Heinz fa in tempo a saltare giù.
Klaus viene sbalzato fuori e cade verso il fiume.
Marcus molla la presa su Juhazs e cerca di saltare ma la gamba non ancora guarita lo tradisce e cade anche lui giù dalla campata.
Il cassone rimane sospeso sul vuoto tenuto solo dal perno che lo lega al trattore.
Otto e Varga attaccati al fondo con le gambe sull’abisso sottostante.
“Formate una catena! Tiriamoli su!” urla Heinz.
Civili e militari formano una catena umana verso il cassone.
Kovacs tenuto dagli altri si allunga verso il capitano.
Il cassone ondeggia, il gancio si storce con un lamento metallico.
“Sbrigatevi!”
Kovacs prende il braccio del capitano e gli altri lo tirano su.
Il gancio geme per l’ondeggiare del cassone.
Kovacs si cala di nuovo allungando la mano verso Varga.
Il ragazzo cerca di afferrarla, in quell’istante il gancio cede.

martedì 18 aprile 2017

71 - BATTAGLIA SUL PONTE

Circa mezz'ora dopo sono tutti in posizione.
I primi morti iniziano ad attraversare il ponte, due di loro cadono nel greto del fiume spinti dalla calca.
Un gruppo di dieci creature si incolonna nello stretto passaggio.
“Nessuno spari, non voglio che ci sentano dalla città” ordina il capitano poi fa cenno e una molotov vola nell'aria esplodendo sul ponte e inondando di fuoco i morti.
Le creature avanzano ancora mentre le fiamme li consumano, alcune cadono dalla campata schiantandosi dieci metri più in basso, altri iniziano a crollare sull’asfalto bruciati.
Ma molti altri morti si fanno strada calpestando i corpi dei caduti.

Altre due molotov volano trasformando la campata in un inferno, i morti crollano gli uni sugli altri mentre le fiamme li divorano.
Il fumo acre e nero fa lacrimare i soldati.
Ma nuovi morti si fanno avanti sui corpi dei caduti.
La pura forza del numero fa si che alcuni di essi raggiungano il cassone del trattore mentre dietro di loro un’altra molotov spazza il ponte.
I soldati sul cassone balzano in piedi con le baionette inastate e iniziano ad affrontare le creature.
Klaus pianta la sua accetta nel primo morto spaccandogli il cranio, Heinz infilza il suo con la baionetta e lo spinge oltre il bordo.
Juhazs ne abbatte un altro.
In pochi minuti la prima ondata è debellata ma altre creature attraversano la barriera di fiamme.
“Avanti” incita Klaus “non sono più molti!”.
Il colpi si susseguono mentre i soldati cercano di evitare le mani adunche dei morti.
Un urlo li fa girare, Juhazs ha infilzato un morto ma la baionetta è rimasta incastrata.
Il morto allunga le braccia afferrando il braccio del soldato scelto ungherese.
Affonda i denti nella carne, Juhazs urla e lo scalcia via, il morto cade oltre il bordo trascinandosi dietro il soldato.

lunedì 17 aprile 2017

70 - CURTEA DE ARGES

Per tutto il giorno il gruppo avanza mentre i pochi cartelli rugginosi segnano l’avvicinarsi di Curtea de Arges.
Verso mezzogiorno iniziano ad apparire in lontananza alcune case.
Il capitano fa fermare il convoglio e osserva la città con il suo binocolo.
Molti edifici sono crollati e ci sono i segni di bombardamenti e incendi sui muri anneriti.
Le uniche strutture che spiccano sopra le altre sono il campanile di una cattedrale, alcune ciminiere e un’antenna radio.

Sposta lo sguardo lungo il fiume seguendo il corso d’acqua e la ferrovia che corre parallela al greto.
La stazione è ancora in piedi, due lunghi treni arrugginiti occupano le banchine, una bandiera sbiadita del III Reich sventola solitaria sulla facciata.
Il suo sguardo scorre seguendo il fiume fino a un ponte che permette l’accesso alla città dalla posizione in cui sono loro.
Il ponte è stato bombardato, una campata è crollata portandosi dietro parte della strada, a metà circa la carreggiata si riduce a una sola corsia pericolante.
Poco oltre inizia la città, alcuni morti si stanno muovendo lenti tra le case, in direzione del gruppo.
Ripone il binocolo.
“Stanno arrivando dei morti”.
“Quanti?” chiede Klaus.
“Una trentina, la cosa migliore è affrontarli sul ponte”.
Otto si gira verso i soldati.
“Raggiungiamo il ponte, liberiamo il punto più stretto dalla neve, posizioniamo il cassone del trattore a bloccare l’accesso e affrontiamo i morti li prima di proseguire.
Preparate alcune molotov”.
I soldati si sparpagliano per eseguire gli ordini.

venerdì 14 aprile 2017

69 - LUNGA NOTTE

È quasi mezzanotte, sopra il loro tetto Heinz e Wolf osservano le tenebre rischiarate dalle fotoelettriche.
“C’è qualcosa che si muove laggiù” mormora Heinz “vediamo di illuminarlo”.
Accende una molotov e la tira.
La bottiglia esplode illuminando l’area e inquadrando un morto che si aggira nel buio.
Heinz spara colpendo la creatura che scatta nell’oscurità.
L’esplosione di fiamme e il colpo di fucile destano i soldati dell'altra struttura che corrono a disporsi alle finestre e a controllare la crepa nel tetto.
La notte è rotta dal crepitare della mitragliatrice seguita da alcuni colpi di fucile.
Poi più nulla.
“Tutto bene?” urla il capitano verso il tetto di fronte.
“Tutto a posto, due di loro hanno provato a scalare il tetto ma ce la siamo cavata!” urla di rimando Heinz.
“Fate attenzione che ne ho visti un paio aggirarsi sul retro del vostro edificio!”.
Il capitano si gira verso i suoi “Tre di voi a tener d’occhio l’apertura del tetto, gli altri alle finestre sul lato nord”.
I soldati corrono a disporsi.
All’improvviso un paio di morti si issano sul tetto di crollato, ma i soldati sono pronti e un’intensa scarica di fucileria li ributta indietro.
Un’esplosione seguita da una vampata li fa voltare di colpo.
Una delle trappole è scattata e fuori altri tre morti sono illuminati dalle fiamme mentre un quarto si sta consumando.
“Fuoco!” urla il capitano.
I soldati sparano dalle finestre, la mitragliatrice apre il fuoco dal tetto del secondo edificio prendendo i morti di infilata.
Due morti vengono maciullati dai proiettili mentre il terzo si trascina nel buio.
I soldati tornano al loro posto, chi può prova a dormire.

Verso le tre del mattino un colpo isolato sveglia le sentinelle intorpidite.
“Visto qualcosa?” grida Klaus in direzione del tetto di fronte.
“Un morto solitario ma si è allontanato” urla di rimando Heinz.

Al mattino Wolf e Heinz scendono dal tetto semicongelati, hanno vegliato tutta la notte sdraiati nella neve, hanno le labbra bluastre e non la smettono di tremare.
Si arrampicano nella cabina del camion e crollano addormentati mentre la colonna si rimette in marcia.
Mentre si allontanano nell’alba i soldati osservano di dintorni della zona, decine e decine di tracce si rincorrono in cerchi e sentieri descrivendo i movimenti del branco che per tutta la notte si è mosso tra le case, si è avvicinato e si è allontanato.

giovedì 13 aprile 2017

68 - PREDE

Mentre la strada si dipana tra le colline ondulate il capitano Otto controlla il terreno alle spalle del convoglio con il suo binocolo da campo.
“È ancora li?” chiede Heinz.
Otto gli passa il binocolo.
Quasi un kilometro più indietro un singolo morto caracolla in mezzo alla strada bianca seguendo la colonna.
“Dobbiamo provare a raggiungerlo di nuovo?” chiede Heinz restituendo il binocolo.
“No, scapperebbe come è successo stamattina, è una perdita di tempo”.
Riprende a guardare la strada, il morto avanza nella neve seguendoli senza rallentare.

Poco prima di sera il gruppo trova un paio di strutture semicrollate lungo la strada.
Benchè ci sia ancora luce per proseguire il capitano ordina di fermare il convoglio.
“Fortifichiamo questo luogo, se stanotte si rifanno vivi sapremo come accoglierli”.
Svelti i soldati usano il camion e il trattore per bloccare alcune finestre e la porta del casolare principale, Heinz e Wolf occupano il tetto della struttura secondaria che sta di fronte con la mitragliatrice pesante.
Il capitano si occupa di disporre alcune trappole con delle molotov e delle bombe a mano.
Quando la sera scende i soldati sono tutti al loro posto.
“Sarà una lunga notte” commenta il capitano mentre i civili e alcuni dei soldati si dispongono per dormire.

mercoledì 12 aprile 2017

67 - BATTAGLIA NELLA NOTTE

Una delle creature entra nella tenda dei civili, Otto la vede e si lancia dietro di lei sparando con la luger.
Dentro è il panico, l’infermiera Nagi urla nascondendosi dietro a Racz il quale maneggia un grosso tubo di metallo.
Otto spara ma il colpo si perde.
La bestia balza sull’ingegnere Bohm ancora nel suo giaciglio, troppo debole per difendersi.
Con un gesto veloce il morto gli strappa la trachea e tira su la testa con il trofeo ancora tra i denti.
Otto spara di nuovo, il proiettile colpisce la belva a una gamba.
L’essere si gira e scatta verso di lui incastrandosi però nei sostegni.
La tenda si affloscia.
Fuori Klaus ha tagliato la gamba a una delle creature, la bestia si sta trascinando via nella neve.
Heinz sta sparando dal cassone ai due morti che hanno sbranato Takash.
Con calma arma il fucile e spara, estrae il bossolo, spara di nuovo, il respiro si condensa davanti al suo viso, estrae il bossolo, spara.
I colpi raggiungono i bersagli.
Uno fa esplodere la testa di uno dei morti, gli altri spaccano le ossa delle braccia dell’altro.
Otto prende la mira del morto che sta facendosi strada per uscire dalla tenda.
La luger abbaia due volte a distanza ravvicinata spaccando azzoppando la creatura.
Il soldato Pecsi si fa avanti e la finisce con la baionetta.
Un altro essere appare da sotto il camion e si avventa su Pecsi che gli da le spalle.
Un proiettile del marconista raggiunge la creatura facendola cadere ma la bestia si rialza di scatto e affonda le mandibole nel polpaccio di Pecsi.
Klaus arriva di corsa con l’accetta in mano e spacca il cranio del morto.
Si sentono ancora alcune fucilate poi tutto torna silenzioso a parte i singhiozzi di Nagi che si nasconde ancora dietro a Racz.

“Fate a pezzi i morti” ordina il capitano “raggruppate i feriti e portateli nella tenda ancora in piedi”.
Lentamente tutti si mettono al lavoro, trasportano i cadaveri di Bohm e Takash fuori nella neve e li fanno a pezzi con le baionette.
Allo stesso modo si liberano dei resti dei morti che ancora si muovono alla ricerca di carne.
Nella tenda da campo Nagi si mette al lavoro per bendare le ferite e disinfettare i segni dei morsi.
Al mattino è esausta ma i feriti sono fuori pericolo.
Il capitano da ordine di smontare il campo e la marcia riprende.

martedì 11 aprile 2017

66 - ORRORE NEL BUIO

È notte fonda, le lampade illuminano il nevischio che scende a sprazzi.
Heinz sta osservando qualcosa nell’oscurità, oltre il cassone del trattore.
Ha percepito un rumore nel buio, qualcosa ha calpestato della neve.
Chiama con un gesto il soldato Wolf, l'uomo si avvicina, quindi fa cenno al soldato Schimtz alla mitragliatrice e al soldato Juhazs.
Accende una molotov.
“Arrivano” sussurra a Wolf.
Le creature escono dal buio correndo a quattro zampe, caracollando nelle neve.
Heinz lancia l’allarme poi scaglia la molotov.
La bottiglia descrive una lunga parabola fiammeggiante quindi esplode colpendo due creature e illuminando l’area a giorno.
Juhazs inizia a sparare.
Altre ombre si muovono veloci nella neve.
Tre creature saltano sul tetto del camion.
I soldati aprono il fuoco, una di esse viene colpita e sbattuta all’indietro le altre due si lanciano di sotto.
Heinz osserva con orrore le creature incendiate correre verso di lui mentre la carne fuma a contatto con la neve ghiacciata.
Prepara un’altra molotov e la scaglia ma il tiro è impreciso, le bestie saltano sul cassone del trattore.
Alle sue spalle la mitragliatrice inizia a crepitare verso l’oscurità, i traccianti lasciano lunghe scie colorate nel buio.
Nello spiazzo tra i mezzi Klaus ha abbattuto uno dei morti, alza il fucile ma un secondo morto si lancia dal cassone del camion atterrandogli sopra e affondando i denti nel suo braccio.
Klaus urla.
Otto esce dalla tenda con la luger in mano, spara un paio di colpi precisi sbalzando l’aggressore da sopra il pilota.
“Altre due di la!” urla Varga.
Lui e il marconista si mettono a sparare verso il buio.
Ormai tutto il campo è sveglio.
Heinz infilza una delle creature con la baionetta e poi esplode una fucilata a bruciapelo gettandola nella neve.
Altri due morti lo sorpassano e si lanciano nello spiazzo tra i mezzi.
Klaus ne affronta uno con l’accetta in mano.
Dietro di loro la mitragliatrice smette di sparare.
Marcus si gira e vede Schimtz abbandonare la mitragliatrice fuggendo.
Poco lontano il soldato Takash spara alcuni colpi.
Due creature emergono dalla notte e gli saltano addosso.
Si sente ancora un urlo e qualche colpo poi le due bestie alzano il viso lordo di sangue dal corpo di Takash.

lunedì 10 aprile 2017

65 - IL BRANCO

Nelle prime ore di marcia il gruppo individua la deviazione per Curtea de Arges e abbandona la strada principale.
Alcuni vecchi cartelli rugginosi indicano svolte e deviazioni per paesi ormai scomparsi.
La strada è in buone condizioni, nonostante la neve, la marcia procede senza intoppi.
La giornata è fredda, verso mezzogiorno la neve inizia a scendere la cielo.
Al pomeriggio la nevicata è cresciuta di intensità, la visibilità è ridotta a pochi metri.
Per il resto della giornata la colonna si fa strada nella neve fitta.
A intervalli la retroguardia controlla se qualcuno sta seguendo il gruppo.
Indietreggiano lungo la pista ma non vedono mai nessuno.
La strada però è cosparsa di orme.
Impronte nella neve candida, dietro di loro, intorno a loro.
Ma nessun essere appare.
“Sono un branco” commenta Heinz.
Poco prima che scenda la sera il capitano ordina di fare campo.
La strada attraversa una pianura piatta tra colline ondulate, nessun edificio in vista.
Le fotoelettriche vengono montate a illuminare gli angoli principali, la mitragliatrice messa in posizione a coprire la strada.
Il trattore e il camion vengono messi a V a formare un piccolo riparo dove vengono montate le tende.
I soldati si dispongono a fare i turni di guardia.
Quelli che non sono di guardia si avvolgono nelle coperte, vestiti con tutto quello che hanno per combattere il gelo.

venerdì 7 aprile 2017

64 - ORME NELLA NEVE

I militari escono impugnando le armi.
Il fiato si condensa nel freddo della notte  illuminato dalle fotoelettriche.
“Dove?”
“Là” dice Heinz indicando un punto al margine del cerchio di luce.
Gli altri aguzzano lo sguardo.
Qualcosa sembra muoversi nel buio, ma è indistinto.
Un sensazione di gelo corre lungo la spina dorsale.
Klaus si gira di scatto sentendosi osservato, dietro di lui c’è solo la notte scura.
Qualcosa calpesta la neve davanti a loro.
Fanno qualche passo avanti accendendo le torce, per terra ci sono delle orme, di piedi nudi, ma nessuno in vista.
I fasci di luce saettano nell’oscurità ma non riescono a mettere a fuoco nulla, appena sentono un rumore puntano le luci ma è come se arrivassero sempre un secondo troppo tardi.
“Raddoppiamo i turni” consiglia Klaus “e armi pronte”.
Al mattino dopo, alla luce del sole, il gruppo osserva i dintorni del campo.
Decine di orme tappezzano la neve intorno ai veicoli.
Qualunque cosa ci fosse nel buio ha girato intorno al campo per tutta la notte, per poi scomparire all’alba.
“Cos’erano?” chiede qualcuno.
“Ci sono delle storie nel Reich” dice Heinz accendendosi una sigaretta “storie di morti che cacciano i vivi, non come i morti normali, ma in branchi, come degli animali feroci”.
Non aggiunge altro.
Continua ad osservare le orme ancora per un minuto prima di tornare insieme agli altri a preparare la partenza.

giovedì 6 aprile 2017

63 - PUNTO DELLA SITUAZIONE

Il gruppo si ferma e fa campo lungo la strada.
Il generatore inizia a ronzare mentre per la prima volta da diversi giorni viene preparato un pasto non razionato.
Le luci illuminano la notte.
Quasi tutti sono molto stanchi e pochi parlano attorno al rancio.
Piu tardi, mentre gli altri dormono, il capitano è nella sua tenda a esaminare le sue mappe insieme a Kovacs e a Klaus.
La ferita al petto brucia ancora ma adesso riesce di nuovo a camminare e muoversi quasi come prima.
“Siamo qui” dice indicando un punto a sud di Campulung  “abbiamo coperto parecchia strada, siamo circa a metà”.
Il suo dito scorre seguendo la mappa del 1941.
“Prenderemo la deviazione per Curtea de Arges” il dito segue una stradina che taglia attraverso le colline collegando le due strade principali che vanno da nord a sud “e quindi punteremo Ramnicu Valcea, da li passava un’importante linea ferroviaria, se tutto va bene troveremo un viadotto che ci riporti in Ungheria e da li a riconnetterci con il resto della colonna”.
Gli altri annuiscono.
Klaus prende la parola.
“Per ora abbiamo cibo e carburante, quello che inizia a scarseggiare sono le munizioni, dobbiamo fare attenzione a evitare altri scontri o, in alternativa, dobbiamo procurarcene altre”.
“Certo, ma affronteremo un emergenza alla volta, per ora siamo riusciti a supplire i problemi di cibo e medicinali, i problemi maggiori sono nelle vicinanze delle grandi città dove-”
I lembi della tenda si aprono.
Heinz fa capolino.
“C’è del movimento fuori”.

mercoledì 5 aprile 2017

62 - IL PANZERFAUST

Circa una mezz’ora dopo il convoglio raggiunge un ponte alla periferia meridionale di Campulung.
Intorno al passaggio ci sono alcuni blindati distrutti.
Con attenzione il gruppo attraversa il ponte.
Oltre ci sono resti di vecchie fortificazioni.
Il capitano ordina una rapida ricerca: tutto il materiale è ormai inservibile tranne una cassa verde semisepolta.
Heinz si fa avanti e forza il coperchio.
All’interno c’è un panzerfaust ancora in buone condizioni che viene aggiunto all’equipaggiamento.
Il gruppo quindi riparte raggiungendo nuovamente la strada principale, alle loro spalle gli edifici di Campulung scompaiono mentre il sole tramonta oltre la valle.

martedì 4 aprile 2017

61 - SCONTRO SUL PONTE

“Dobbiamo passare la zona prima che ci raggiungano!” urla Klaus.
“Heinz, Juhazs, Pecsi correte al ponte e tenetelo finchè non ci siamo allontanati” ordina il capitano.
I tre prendono la mitragliatrice e corrono verso il ponte mentre alle loro spalle il convoglio si mette in moto e avanza sul terreno brullo e innevato.
I tre arrivano vicino ai contrafforti del ponte, si gettano a terra e Juhazs monta la mitragliatrice.
Tra le case diroccate e i pochi veicoli arrugginiti si muovono una mezza dozzina di figure.
La mitragliatrice apre il fuoco costringendo i nemici a buttarsi al riparo.
Juhazs concentra le raffiche sulla carcassa di una jeep bucando la lamiera come se fosse cartapesta e colpendo i due uomini nascosti dietro.
Gli altri avversari rispondono al fuoco in maniera imprecisa.
Heinz prende di mira il lato di una casa, appena vede una testa sporgersi per guardare tira il grilletto, il proiettile penetra poco sotto l’occhio dell’uomo, la nuca gli esplode in un fiotto di sangue e resti di cervello.
Heinz ricarica e prende di nuovo la mira.
Un paio di pallottole sibilano vicino alle sue orecchie.
Altri colpi sbrecciano le paratie di cemento del ponte.
Spara di nuovo.
Alla sua sinistra la mitragliatrice continua a espellere bossoli mentre martella l’area, gli sbuffi di neve e polvere di mattone sollevati dai proiettili lo aiutano a individuare la zona con i nemici nascosti.
Spara di nuovo.
Alcuni proiettili sibilano tutto intorno.
Un proiettile lo raggiunge di striscio alla gamba.
Stringe i denti.
Di colpo gli avversari smettono di sparare a loro e si concentrano su qualcos’altro.
“Ritiriamoci!” ordina Heinz.
E il tre si sganciano raggiungendo il convoglio che ha intanto aggirato i palazzi ed è tornato sulla strada.

lunedì 3 aprile 2017

60 - CAMPULUNG

La marcia riprende.
Per tutto il pomeriggio il gruppo segue la larga strada fino a che appaiono in lontananza gli edifici di Campulung.
Le strutture appaiono scure nel candore della neve.
Tetti sfondati, mura annerite e case crollate testimoniano i pesanti bombardamenti subiti sul finire della guerra.
La colonna procede.
Dopo alcuni minuti, al centro della strada, appare un grosso cratere, dalla neve spuntano le alette di coda di  una bomba aerea da 200 kg, inesplosa.
Il gruppo la sorpassa.
Un paio di kilometri dopo, facendo attenzione alla segnaletica arrugginita, viene individuata la strada che taglia fuori il centro della città.
Il gruppo devia.
Mentre il convoglio avanza a passo d’uomo, Heinz lo precede di qualche centinaio di metri per individuare eventuali minacce.
La strada attraversa alcune aree residenziali scarsamente edificate, piccole case e baracche, i pochi morti presenti si muovono lenti e il gruppo li supera senza problemi.
Quindi davanti a loro appaiono alcuni condomini alti una decina di piani.
Uno è crollato a causa delle bombe ma altri 3 svettano ai due lati della strada.
Heinz fa ampi cenni e il convoglio si ferma.
Si ricongiunge al gruppo.
“Un posto ottimo per un agguato” dice.
“Già” risponde Klaus, prende il binocolo e osserva i palazzi con attenzione.
Alla base individua subito i resti di un carro armato Tiger inclinato su un fianco ma con gli sportelli ancora chiusi.
Controlla i piani più alti.
Un luccichio attira la sua attenzione.
Alcuni bagliori, il sole che si riflette su qualcosa.
Segnali.
Sposta veloce la visuale verso Campulung.
Una serie di bagliori proviene dalla città, da un edificio poco lontano dal ponte che attraversa il fiume.
Merda.
“Ci hanno visto!”.