venerdì 24 marzo 2017

54 - LA CASSAFORTE

L’ultimo borgo è occupato da alcuni morti.
I tre li attirano fuori dalle case e li finiscono in campo aperto usando molotov e fucili.
Quindi entrano tra le costruzioni.
In una delle case trovano un po’ di cibo in scatola ma l’edificio principale rivela una sorpresa.
“E questa che diavolo ci fa qui?”
“Cosa vuoi che ci facesse? Questa doveva essere una banca, e questa signori miei, era la cassaforte”.
I tre guardano lo sportello blindato incassato nel muro.
Intatto.
“Se volete posso provare ad aprirla” dichiara Varga.
“Certo che vogliamo!”
 “Datti da fare!”
L’uomo prova a indovinare la combinazione ma gli ingranaggi sono troppo vecchi e sporchi per udirli chiaramente.
“Aspettatemi qui, torno subito”.
Varga raggiunge Racz che sta lavorando al trattore e prende la sua fiamma ossidrica.
Torna indietro e inizia a cercare di ammorbidire i cardini.
I due soldati tedeschi guardano speranzosi.
Ma la cassaforte resiste ai suoi assalti.
Dopo una mezz’ora desiste.
“Nulla da fare”.
I due tedeschi si ingegnano ancora un po’  poi demordono e ritornano al campo visto che inizia a imbrunire.

giovedì 23 marzo 2017

53 - IL TRATTORE

Varga, Klaus e Heinz si aggirano tra le frazioni che compongono Voinesti.
La prima è composta da poche case, una chiesa diroccata e quella che sembra essere una vecchia cascina.
“Venite qui” chiama Varga.
Gli altri due lo raggiungono davanti alla porta aperta di un granaio.
Sommerso da paglia, assi e neve c’è un grosso trattore con un carretto al traino.
“Che ne dite? Potrebbe ancora andare?”
Il pilota apre il cofano e da un’occhiata al motore.
“Non sono così esperto ma mi sembra pulito, magari con un po’ di lavoro si” si gira verso Heinz “vai a chiamare Racz”.
“D’accordo” risponde Heinz e si incammina.

Raggiunta la base trova Racz ma viene subito chiamato a rapporto dal capitano.
“Ho notato il soldato Takash lasciare il campo e incamminarsi verso le case abbandonate, voglio che lo vai a cercare”.
“Sissignore”.
Quindi si congeda con Racz e torna dagli altri ignorando completamente l’ordine del capitano.
Arrivato davanti al trattore Racz dà una prima occhiata quindi dichiara che con una giornata di lavoro potrebbe riuscire a farlo ripartire.
Apre la sua cassetta degli attrezzi e di mette a trafficare.
I tre lo lasciano tranquillo mentre passano al borgo successivo che però si rivela essere completamente depredato.

mercoledì 22 marzo 2017

52 - VOINESTI

Il sole sta sorgendo.
Un esplosione risveglia tutti dal sonno.
I soldati escono dalle baracche dove hanno passato la notte.
Fuori Klaus e Heinz stanno sparando con il 75 mm.
“Che sta succedendo!”
“Prima di andarcene voglio evitare che questo arnese spari ancora” risponde Heinz urlando.
BOOM
Il proiettile fa un lungo arco e esplode nel bosco sottostante.
“Fai provare me!” dice Klaus.
“Accomodati, devi tirare quel filo e…”
BOOM


Finite le munizioni il gruppo si prepara a ripartire.
“Il nostro prossimo obiettivo e Voinesti” comunica il capitano Otto “un piccolo borgo lungo la strada.
Occhi aperti”.
Il gruppo, ormai con un veicolo soltanto, si muove a passo d’uomo.
L’unico incontro sulla strada è un vecchio camion militare a bordo strada.
Voinesti appare alcune ore dopo: una serie di frazioni collegate alla strada principale.
Il gruppo raggiunge una vecchia masseria dove si vedono ancora i resti di fortificazioni improvvisate: sacchi di sabbia e filo spinato e fanno campo li.
L’inferimera Nagi chiede il permesso di visitare tutti i soldati e i civili vista anche la scomparsa del dottor Werner, per farsi un’idea della situazione.
Il capitano acconsente e ordina a Schmitz di aiutarla, quindi ordina a Heinz, a Varga e a Klaus di esplorare la zona alla ricerca di rifornimenti.

martedì 21 marzo 2017

51 - BOTTINO

“Sta arrivando l’infermiera con il resto del gruppo” dice il pilota e da una pacca sulla spalla del marconista.
Marcus è riuscito da solo a bloccare l’emorragia della gamba ed ora è sdraiato in attesa di soccorsi.
Tutto intorno gli altri soldati stanno facendo a pezzi i cadaveri prima che si rianimino.
Varga batte un paio di manate sulla torretta del Panther.
“Ehi! Tutto bene li dentro?”
Una detonazione fortissima lo fa balzare indietro mentre il cannone da 75 mm rincula.
Il proiettile descrive un lungo arco e esplode nel bosco oltre la strada a valle.
Tutti si girano.
Heinz emerge dal boccaporto.
“Il cannone funziona” dice.
“Ce ne siamo accorti…”
Salta fuori dal carro armato.
“Però tutto il resto è andato, sto affare è qui da otto anni almeno, credo che questa altura fosse stata fortificata ben prima del Risveglio, probabilmente per controllare la strada durante la ritirata dal fronte est.”
Guarda la strada, perfettamente visibile dalla loro posizione.
“In ogni caso il motore è andato, qualcuno ha modificato il sistema di rotazione della torretta per riuscire a ruotarla manualmente”.
Si pulisce le mani sui pantaloni.
“E voi che avete trovato?”
“Penso fossero banditi, un paio di loro credo fossero disertori del defunto esercito romeno, gli altri non lo so” Klaus indica le casse portate all’aperto “abbiamo trovato vecchi fucili Gewer, cibo in scatola, alcune latte di benzina.
La vera buona notizia è che durante la guerra i munizionamenti dei paesi alleati alla Germania vennero standardizzati, abbiamo trovato almeno 100 proiettili da 7.92”.
“Bene, ci serviranno, la strada è ancora lunga.”
“Ah e anche un po’ di queste” il pilota lancia una granata che il soldato scelto prende al volo “visto che vi siete divertiti a usarne un po’”.


lunedì 20 marzo 2017

50 - MASSACRO

Heinz si alza da terra, davanti a lui vede il fumo dell’esplosione della bomba a mano appena lanciata.
Corta.
Senza pensarci tira una seconda bomba.
La parabola è precisa, la bomba rimbalza poco dietro i muretti.
L’esplosione coglie due nemici sbattendoli a terra con le carni dilaniate.
Heinz scatta avanti e supera il muricciolo con un salto.
Vede uno dei suoi avversari che si sta rialzando in piedi, gli pianta la baionetta in un occhio.
Alle sue spalle un’altro nemico corre verso di lui, ha un braccio ridotto a un moncherino sanguinante, con l'altra mano brandisce un coltellaccio.
Heinz alza il fucile bloccando l'attacco e lo spinge indietro.
Spara, ma lo manca.
Con la coda dell’occhio vede un terzo avversario correre verso di lui con un fucile in mano.
Varga arriva da in fondo alla strada, impugna la Tokarev a due mani e spara verso il terzo uomo, i proiettili lo colpiscono al petto e alla gamba abbattendolo.

Heinz continua a lottare con il suo avversario quando una detonazione secca spezza l’aria e un proiettile colpisce il nemico alla schiena.
Heinz si volta e vede Juhazs appoggiato alla parete con il fucile ancora fumante in mano.
I tre si riuniscono.
Tendono le orecchie.
Colpi di fucile provengono ancora da una delle baite.
Si fanno pochi cenni e poi si avvicinano.
Heinz apre la porta con un calcio, dietro di lui Juhazs spara nella stanza.
Varga si posiziona alla finestra e spara dentro pure lui.
La pioggia di proiettile coglie gli ultimi due avversari crivellandoli prima ancora che si rendano conto di cosa stia succedendo.
Il silenzio cala sul piccolo borgo.

venerdì 17 marzo 2017

49 - SANGUE NELLA NEVE

Il rumore dell’esplosione si è appena placato quando subito se ne sente un’altra.
 “Stanno attaccando anche di la!” urla Klaus “Andiamo!”
Scatta avanti nella neve nel tratto scoperto.
Marcus corre dietro di lui.
Takash invece non si muove.
I due percorrono diversi metri ansimando, con la neve che gli arriva al ginocchio.
All’improvviso si sente un rumore metallico seguito dal grido del marconista.
L’uomo cade nella neve che si arrossa di sangue, trascinando con se una tagliola rugginosa.
Il pilota si volta a guardare verso il compagno caduto.
La gamba è piegata con un angolo innaturale, un osso bianco preme tendendo la pelle sotto il ginocchio, i denti metallici attraversano il polpaccio squarciato.
Ad ogni battito del cuore spruzzi di sangue imbrattano la neve vicino.
“Fai qualcosa!” urla Marcus.
Klaus corre verso di lui, afferra il fucile e lo infila tra i denti della tagliola quindi inizia a fare leva .
Due colpi sibilano vicino a loro.
“Sbrigati!”

Un proiettile colpisce la spalla del pilota di striscio strappando l’uniforme invernale.
“Merda”.
Si butta con tutto il suo peso sul fucile cercando di aprire la tagliola.
Il fucile si piega malamente.
Un’altra fucilata si pianta nella neve vicino alla testa del marconista.
Klaus afferra l’accetta che ha al fianco e la alza sopra la testa.
“Che cazzo hai intenzione di fare?” urla Marcus.
L’accetta cala sulla sua gamba.

Marcus da uno strattone con tutte le sue forze.
L’accetta colpisce la tagliola mentre lui si ritrova nella neve.
Strisce di carne maciullata coprono appena l’osso del polpaccio, ma è libero.
Klaus lo prende e si gettano al riparo del terrapieno.

giovedì 16 marzo 2017

48 - ASSALTO

Appoggiati a un costone di roccia Heinz, Juhazs e Varga aspettano di sentire la MG-42.
Sono avanzati al coperto finchè la strada lo permetteva, ora c’è una curva sopra la quale si intravedono muretti di sacchi di sabbia e si vede spuntare il cannone da 75 mm.
Sono fermi da diversi minuti.
“Ma quanto ci mettono?” chiede Varga nervoso.
“Stai tranquillo, che la vita del soldato è fatta di attese.”
Heinz tira fuori un pacchetto.
“Sigaretta?”
Si siedono sulla neve.
All'improvviso sentono una fucilata e poi il rumore sordo della mitragliatrice.
Balzano in piedi gettando le cicche.
“Andiamo!”
Varga scatta avanti armando la Tokarev.
Sente sopra di lui delle urla in romeno, corre e poi si butta al riparo di un masso.
Dietro di lui di due soldati scelti corrono lungo la salita.
Una fucilata colpisce di striscio Juhazs alla gamba, l’uomo cade, Heinz lo guarda per un istante e poi riprende a correre arrivando al riparo.
“Ma che cazzo lo lasci li?!” urla Varga.
Heinz non risponde, prende la mira e spara verso l’alto mancando l’avversario.
Varga spara con la Tokarev poi corre in strada e aiuta Juhazs a rialzarsi, una fucilata solleva la neve vicino ai suoi piedi.
Si mettono a correre raggiungendo il riparo del masso.
Juhazs guarda Heinz con odio, poi prende il fucile e inizia a sparare anche lui.
“Copritemi” urla Heinz “provo a scalare la parete.”
Quindi attraversa di corsa la strada e si appende alla prima sporgenza.
Da sopra si affaccia un uomo puntando un fucile.
Heinz si lascia cadere al riparo, dietro di lui Varga spara.
La pallottola colpisce l’uomo alla testa, il corpo precipita di sotto schiantandosi in strada.
Heinz fa cenno di avanzare poi impugna una bomba e corre lungo la strada.
Gli altri due lo seguono.
Gira la curva e si trova davanti un rettilineo in salita, sopra due muretti improvvisati di detriti e sacchi di sabbia e due uomini armati di fucile.
Scaglia bomba e si getta a terra.

mercoledì 15 marzo 2017

47 - PIOGGIA DI PIOMBO

Sdraiati nella neve il Klaus e il Marcus posizionano le loro armi.
Il marconista monta la mitragliatrice stando al coperto di un basso costone, alla sua sinistra Takash arma il fucile.
Klaus si sposta un po’ sulla destra coprendosi con un cespuglio e studiando la situazione con il suo Mosin Nagant.
Tra loro e la prima baita ci sono circa 130 metri di terreno aperto in leggera salita.
Individua un uomo nascosto da alcuni sacchi di sabbia, sembra tener d’occhio la zona.
Prende la mira con calma.
Rallenta il respiro, appoggia la canna del fucile sul un piccolo rialzo per dargli stabilità.
L’indice accarezza il grilletto.
Trattiene il respiro e allinea i mirini.
Spara.
La detonazione rimbomba nella valle, il proiettile da 7.62 sfiora appena i sacchi di sabbia e trapassa il collo dell’avversario.
Le mani dell'uomo si stringono sulla ferita lordandosi di sangue.
Alla sinistra di Klaus la mitragliatrice pesante inizia a sparare, i bossoli roventi cadono nella neve mentre i proiettile scheggiano le pietre e si piantano nei sacchi di sabbia.
Dalla baita arrivano alcune fucilate che colpiscono la neve sollevando sbuffi bianchi.
Mentre la mitragliatrice continua a martellare le strutture, Klaus prende di nuovo la mira con calma.
Nessuno spara verso di lui, concede qualche secondo per allineare le ottiche e esplode un altro proiettile.
La pallottola si infila in una finestra trapassando la coscia di un nemico.
La risposta non si fa attende, colpi di fucile piovono tutto intorno.
Marcus  stringe i denti e abbassa il tiro, i proiettili inondano la baita spaccando le pietre e costringendo i nemici ad abbassarsi.
Klaus spara di nuovo ma questa volta il colpo si perde.
La mitragliatrice continua a vomitare fuoco, la raffica successiva sventra gli infissi di una finestra colpendo due avversari.
Poi all'improvviso si placa.
“Merda è finito il nastro!”
Da sopra i fucili ricominciano a sparare.
Il rumore di una potente esplosione si propaga tra le colline.
“Tieni duro” urla Klaus “questi devono essere Heinz e i suoi!”

martedì 14 marzo 2017

46 - IL PANTHER



Il soldato scelto si avvicina al pilota che è appena ridisceso da un costone.
“Cosa hai visto da lassù?”
“Ho contato otto persone, devono aver occupato un vecchio villaggio, ci sono quattro baite, alcuni muretti fatti con pietre e sacchi sabbia, hanno dei fucili ma non ho visto mitragliatrici e, ovviamente, hanno un fottuto carro armato.”
“Un carro armato?”
“Già, uno dei nostri vecchi, direi un Panther, è semi-interrato, spunta giusto la corazzatura superiore e la torretta.”
“Come agiamo?”
“Ci sono due punti di avvicinamento, un lungo pianoro innevato che arriva alle spalle del villaggio e una strada che dalla base della collina sale fino alla cima.”

Klaus si china tracciando delle linee sulla neve man mano che parla.
“Entrambe hanno dei punti allo scoperto e, soprattutto, loro sono più in alto di noi.
Ho visto però un piccolo rilievo prima del pianoro, potrebbe essere un buon punto per posizionarsi.”
“Potremmo fare un diversivo” dice Varga “un gruppo attacca dal pianoro, magari con la mitragliatrice, mentre un altro gruppo ne approfitta per salire dalla stradina.”
“Si, potrebbe funzionare.”
“Io e Juhazs siamo quelli più addestrati e passeremo dalla stradina” dice Heinz “tu che hai il fucile da cecchino e Marcus con la mitragliatrice potete attaccare l’altro lato, cercate di stare al coperto.”
“Va bene, allora noi ci prendiamo anche Takash” dice Klaus.
“Meglio, non voglio avere codardi sotto il fuoco nemico, con noi verrà Varga.”
Varga lo guarda preoccupato.
“Avanti ragazzo, è ora di diventare uomo” gli dice Heinz dandogli una robusta pacca sulle spalle.
Le due squadre si preparano.
“Attaccate quando sentite la mitragliatrice.”
“Perfetto”.
I soldati si mettono in marcia, ognuno verso la sua destinazione.

lunedì 13 marzo 2017

45 - PIANO DI BATTAGLIA

“L’obiettivo è mettere fuori uso il cannone, abbiamo ancora un paio di ore di luce, quindi dobbiamo sbrigarci” annuncia Klaus.
“Potremmo andare di notte.”
“No, in montagna, senza luna, su un terreno ghiacciato che non conosciamo rischiamo troppo.
Andremo con un piccolo gruppo, ci avvicineremo coperti dalla nevicata, gli altri rimarranno qui a sistemare i feriti.”
I soldati si guardano, poi Klaus chiama chi dovrà andare.
Oltre a lui e al marconista, andranno i due soldati scelti Heinz e Juhazs e il soldato Takash.
“Vengo anche io” annuncia l’interprete.
Klaus lo guarda.

“Altrimenti come comunicate con gli altri due?” chiede e poi sorride.
“Va bene, ma procurati un’arma.”
Il giovane si fa consegnare la Tokarev presa dalla cecchina di Fieni e se la mette alla cintura.
“Sono pronto.”
“Bene, andiamo.”
I due soldati scelti prendono un paio di bombe a mano mentre il marconista si carica a spalle la MG-42 e un paio di nastri.
L’interprete prende dalla sua borsa la Tokarev che aveva nascosto in precedenza e infila anche quella nello zaino.

venerdì 10 marzo 2017

44 - STRAFEXPEDITION

“Cosa vedi” chiede il Marcus.
Klaus è sdraiato nella neve, poco sotto il livello della strada.
“Baite, almeno un paio, un muro di sacchi sabbia e un fottuto cannone.”
Gli passa il binocolo.
Marcus mette a fuoco, faticando a osservare bene con l’unico occhio.
“75 millimetri ad alta velocità iniziale, è un miracolo che non abbiamo avuto morti e solo un paio di feriti, quelli la devono essere degli incapaci totali”.
Restituisce il binocolo al pilota.
“Da quella postazione però dominano la strada, che cosa intendiamo fare?” chiede Klaus.
“Potremmo cercare di passare di notte” mormora Marcus “però se c’è una cosa che mi ha insegnato l’esercito tedesco è che nessuno attacca un soldato tedesco senza subire una rappresaglia”.
Si alza sbattendo via la neve dai vestiti.

giovedì 9 marzo 2017

43 - SALVATAGGIO

Klaus guarda verso il punto che gli indica il soldato ungherese.
Il suo camion è schiantato contro i primi alberi del bosco, orribilmente piegato, la cabina in fiamme.
Il gelo gli percorre la schiena: poteva esserci lui in quella cabina.
Chiama un paio di soldati e corre verso il mezzo.
Dalle lamiere contorte escono Kovacs e Nagi con graffi e brutti tagli, sostenendosi l’uno all’altra.
Klaus entra tra le lamiere e afferra per una mano Varga che stava cercando di uscire.
L’uomo urla qualcosa, ma nessun suono raggiunge le orecchie del pilota.
Si sporge oltre di lui, il capitano è a terra, si tiene il petto insanguinato, le ferite malamente riaperte.
Lo tira fuori mentre ordina ad altri soldati di svuotare il camion prima che esploda.

mercoledì 8 marzo 2017

42 - BOMBARDAMENTO

Klaus balza a terra mentre anche altri scendono a sgranchirsi le gambe.
Prende il binocolo militare che gli ha lasciato Otto e si mette a osservare la zona.
Il suo sguardo passa in rassegna la strada e poi le collinette innevate.
Arbusti radi, qualche albero, un tetto di lose, altri alberi.
Scorre le cime, all’improvviso si blocca, ha notato qualcosa di sfuggita.
Torna indietro e mette a fuoco una delle collinette, ci sono alcuni tetti di pietra coperti di neve, forse baite, gira le rotelle ingrandendo la visuale, un lungo cannone scuro fa capolino vicino a un muro di pietra.
La bocca del cannone si illumina con un lampo.
“A TERRA!” urla.
L’esplosione lo investe sbalzandolo nella neve, rotola per diversi metri battendo la faccia e la testa.
Si rialza sputando neve, le orecchie rimbombano, intorno a lui è tutto ovattato e annebbiato.
Vede soldati correre, altri rialzarsi con il sangue che gli cola dagli abiti.
Alla sua sinistra un qualcuno sta urlando qualcosa indicando il bosco.
Davanti a lui, dove prima c’era il camion ora c’è un cratere nero.
Sposta lo sguardo verso il bosco.

[...]

“Capitano, l’infermiera Nagi mi ha detto che il dottor Werner aveva in cura l’ingegnere Bohm ma non ho capito per cosa.”
Nel camion il capitano Otto è sdraiato mentre l’infermiera gli cambia le bende della ferita al petto.
A fianco a loro Kovacs aspetta il suo turno per colloquiare con il capitano e stabilire la direzione.
“Capisco, bhe, dopo ci accerteremo delle condizioni di Bohm direttamente da lui.”
Osserva le nuove bende che Nagi sta stringendo.
“Per quando dobbiamo restare fermi?” chiede infastidito.
Da fuori si sente un grido “A TERRA!”
“Che succ…”
Il camion viene lanciato per aria.

[...]

Il marconista sente l’esplosione violenta alle sue spalle, il pesante camion radio si inclina per l’onda d’urto.
Prima di aspettare qualsiasi ordine balza alla postazione di guida e ingrana la marcia, il mezzo strattona e parte con un rombo.
Ha già visto un bombardamento di artiglieria, c’è un solo modo per non essere colpiti: non essere visti.
Si getta con il camion fuori dalla strada e si infila nel bosco.
Il mezzo avanza per diversi metri sobbalzando nella neve fino a fermarsi con le ruote sommerse.
Scende e chiude la portiera.
Davanti a lui solo alberi.
Corre verso la strada.

martedì 7 marzo 2017

41 - VERSO CAMPULUNG


Il giorno dopo la colonna riparte, i camion rimasti scendono lungo la pista innevata, spesso sono costretti a procedere a passo d’uomo per evitare di scivolare sulla neve.
Verso mezzogiorno appare un cartello rugginoso “Campulung”.
La strada di montagna raggiunge quindi una grande strada asfaltata.
“Ce l’abbiamo fatta” mormora Otto dal suo giaciglio “abbiamo aggirato Targoviste e risparmiato almeno 100 km”.
La carovana si mette in marcia lungo la statale innevata.
Poco alla volta incontrano i resti della ritirata tedesca nell’inverno del ‘44: un convoglio di tre camion e due jeep militari è abbandonato sul lato strada.
L’aquila e la svastica del vecchio Reich sono ancora visibili sulle portiere scrostate dalla ruggine.
Più avanti i resti di un vecchio autobus verde militare rovesciato su un fianco.
Poi un sidecar e alcune auto.
Otto osserva tutto dal retro del camion.
Un’altra ritirata. Seguiamo le stesse strade di otto anni fa. Una volta c’erano i russi dietro di noi, oggi ci sono i morti.
La strada si snoda tranquilla, la marcia è spedita.
Alla sinistra inizia a stendersi un fitto bosco innevato mentre alla destra appaiono alcuni dolci rilievi.
L’interprete tiene d’occhi la strada con attenzione, alla ricerca di tracce fresche.
A un certo punto nota qualcosa di strano sul bordo strada, come una piccola depressione coperta di neve su una delle corsie, i paletti che segnano la carreggiata sono distrutti e anneriti.
“Ferma!” urla in tedesco.
Kluas blocca il camion e il convoglio si ferma.
“Cos’hai visto?”
“Guardate li, è come se fosse esploso qualcosa… potrebbero esserci delle mine, forse.”

lunedì 6 marzo 2017

40 - PASSAGGI DI CONSEGNE

Il capitano viene portato di corsa al campo dove l’infermiera Nagi si prodiga per fermare l’emorragia.
Dopo un paio d’ore dopo la giovane ungherese lo dichiara fuori pericolo.
C’è una punta di amarezza nelle sue parole.
Il comando passa temporaneamente nelle mani Klaus che organizza i turni di guardia.
Otto stesso lo chiama la suo capezzale “Non permettere a nessuno di avvicinarsi ai camion” quindi chiude gli occhi abbandonandosi alla morfina.
Varga prende da parte Nagi per parlare un po’ della situazione.
La ragazza è molto spaventata, è solo un’infermiera, non sa nulla di medicina avanzata.
“Il dottore era l’unico tra i tedeschi che mi trattava come se fossi una persona” dice con voce rotta “e poi l’ingegnere Bohm, è malato, il dottore gli dava diverse pillole ma io non so quali siano, tutti i flaconi sono scritti in tedesco, non so cosa facciano!”
Varga prova a consolarla un po’ e le raccomanda di star vicino al soldato Juhazs per avere protezione.

venerdì 3 marzo 2017

39 - LA VIA PIÙ SEMPLICE

Il Otto e Varga girano intorno al campo illuminato dalle fotoelettriche a fare il loro turno di guardia.
Alcuni soldati sono feriti e quindi anche i civili che se la sentono, come Varga, sono chiamati a fare la loro parte.
La neve ha ripreso a scendere, il generatore ronza sommesso dietro uno dei camion.
Un rumore di passi leggeri li fa voltare.
Nagi avanza verso di loro piangendo.
Si avvicina a Varga, dice qualcosa tra le lacrime.
Varga le prende una mano cercando di tranquillizzarla, poi si gira verso Otto con una faccia un po’ stupita e traduce: “Dice che il dottor Werner se n’è andato, dobbiamo prenderci cura di lui prima che ritorni”.
“Che significa?”
I due si guardano un istante poi corrono alla tenda dei civili.
Il dottor Werner è a terra, gli occhi chiusi, il corpo composto.
A fianco a lui 4 boccette di morfina purissima, vuote, una siringa ancora infilata nel braccio.
“Sbrighiamoci prima che ritorni” dice Otto, afferra la borsa con gli effetti personali del medico, poi lui e l’interprete prendono il corpo e si incamminano verso il bosco.
Hanno fatto alcuni metri quando Otto mette un piede in fallo e il corpo scivola nella neve.
Si china per riprenderlo ma le mani del dottore si allungano verso di lui.
I due balzano indietro.
Otto estrae la Luger e spara, il proiettile si pianta nel petto del dottore.
Varga chiama aiuto mentre si arma con un grosso bastone.
Il dottore si avventa sul capitano e con un morso gli strappa il vestito e la carne del petto poco sotto l’ascella.
Otto spara ancora, il proiettile fracassa la tibia del dottore che gli cade addosso ma non molla la presa.
Dal campo arriva Heinz che spara una fucilata.
Il proiettile trapassa il corpo del morto incontrando solo tessuti molli, poi prosegue la sua corsa colpendo il capitano al petto.
L’uomo cade in ginocchio nella neve, il morto si fa di nuovo avanti.
Il capitano spara ancora con la Luger, il colpi si piantano nel corpo della creatura.
Heinz ricarica e spara di nuovo, questa volta il proiettile fracassa l’altra gamba della creatura che si abbatte a terra dove viene finita.

giovedì 2 marzo 2017

38 - QUELLI COME ME

La notte è scesa sul piccolo campo.
Nel buio, poco lontani dal cassone del camion radio, il capitano Otto e il dottor Werner guardano il cielo terso e stellato.
“Dottore, le prometto che, se torneremo vivi, nessuno saprà nulla di tutto ciò.”
“Davvero capitano? E come pensa di fare? Uccidendo tutte le persone di questo gruppo?”
Otto non risponde.
Il medico si concede una risata roca.
“Le leggi del Reich perfetto sono chiare su come trattare quelli come me.”
“Rieducazione” dice il capitano a bassa voce.

In vent’anni di Reich non ha mai visto una sola persona tornare dalla rieducazione.
“Forse dovrebbe “rieducarmi” lei, adesso, un bel corso accelerato calibro 7.92” Werner si soffia il fiato sulle mani per scaldarle “sarebbe la cosa più misericordiosa.”
“Ci aiuti dottore, senza di lei le nostre speranze di tornare nel Reich sono…” non completa la frase.
“Otto, tu mi stai chiedendo aiuto, ma quando l’ho chiesto io a te, mi hai voltato le spalle.”
Detto questo Werner si gira e torna al campo, lasciando il Otto solo nel buio.

mercoledì 1 marzo 2017

37 - IL SEGRETO DEL DOTTOR WERNER

“Deciderò la sua punizione più tardi” dice il capitano “il prossimo della lista è il soldato Takash”.
A sentire quel nome il dottor Werner fa un passo avanti “Capitano…” ma il soldato scelto lo intercetta.
“Dottore, ho visto che il soldato Takash la mette molto a disagio, c’è qualcosa che vorrebbe dirmi?”
Il medico lo guarda duro.
“Nulla, se non che sono sicuro che Takash non è colpevole e non dovreste interrogarlo”.
“Dovremmo  fidarci della sua parola?”
“Sono un medico di classe B, la mia parola è quella di un ufficiale dell’esercito tedesco”.
“Dottore, qui siamo tutti sulla stessa barca…” prova a convincerlo Heinz.
“E sulla barca c’è chi comanda e chi obbedisce” replica secco Werner.
Takash intanto non confessa nulla di più di quello che già aveva detto la sera prima.
“Bene” dice Otto “allora non sarà un problema se perquisiamo le tue cose”.
I soldati ungheresi si fanno nervosi per l’ulteriore umiliazione inflitta dai tedeschi.
Il sergente Kovacs si affianca al capitano dicendo che sarà presente all'ispezione.
Il gruppetto si dirige verso la tenda dove sono riposti gli effetti personali del soldato Takash.
In quel momento però il dottor Werner chiama il capitano.
“Capitano, garantisco io per il soldato Takash, non ha nulla a che fare con tutto ciò.”
“Dottor Werner mi occupo io dei soldati.”
“Capitano Otto, sono un medico del Reich e in quanto tale il mio grado è superiore al vostro, ve lo chiedo da amico, ma anche da vostro superiore.”
Otto lo guarda.
“Dottore, qui non siamo nel Reich, qui siamo nelle Terre Perdute, e l’unica autorità che conta è la mia”.
Quindi si volta e si dirige verso gli altri soldati.
La perquisizione prosegue spedita non viene trovato nulla di compromettente fino a quando, scostando alcuni vestiti sporchi, il soldato scelto individua una busta di carta.
“E questa?” chiede sventolandola davanti a Takash.
Heinz la apre con un gesto secco.
Dentro ci sono alcune fotografie.
Riprendono un bordello di Budapest.
Una luce illumina la porta sul retro, un uomo è in atteggiamenti intimi con un giovane ungherese.
La foto successiva riprende l’uomo di fronte.
È il dottor Werner.
Per qualche istante nessuno dice nulla.
Poi Heinz richiude la busta e la da al capitano.
Il capitano la prende senza proferir parola.
Nel silenzio il gruppetto si disperde.
Tra i soldati qualcuno mormora “invertito”, qualcuno dice “frocio” in ungherese.
“Dovremmo ammazzarli tutti quelli come lui” aggiunge qualcun'altro.

martedì 28 febbraio 2017

36 - PECSI

Intanto il soldato scelto è passato a Pecsi.
Il sergente Kovacs si avvicina al capitano
“Stai interrogando solo ungheresi” dice in un tedesco stentato.
“Non preoccuparti, tratterò tutti allo stesso modo” ribatte secco Otto.
Marcus si avvicina alla scena, guarda Pecsi con il suo unico occhio e poi dice tranquillo “Io Pecsi l’ho visto rubare mentre eravamo con la colonna”.
Cala il silenzio mentre gli ungheresi cercano di capire cos’abbia detto Marcus.
“Bene, bene” dice Heinz “rubare materiale tedesco è punibile con 15 anni di carcere, farlo in territorio nemico è una condanna a morte”.
Prima che Pecsi riesca a capire cosa gli stia dicendo Heinz, il soldato tedesco lo colpisce con forza.
L’uomo cade nella neve.
Heinz gli tira un calcio in faccia, i pesanti anfibi militari spaccano il naso e il sopracciglio dell’ungherese, la neve si macchia di sangue mentre l’uomo urla per il dolore.
Heinz lo colpisce di nuovo con furia.
Pecsi cerca di proteggersi come può mentre la ferita al ventre riprende a sanguinare.
Dopo qualche secondo il capitano ferma il soldato scelto con un gesto.
Varga si avvicina ai due.
Pecsi geme nella neve.
“Chiedigli perché ha rubato” dice Heinz ansimando.
L’interprete traduce.
Pecsi dice qualcosa, Varga gli risponde, Pecsi rimane silenzioso un attimo, respira pesante e geme.
“Ne vuole ancora?” chiede Heinz prendendo il fucile.
Varga parla qualche secondo con Pecsi il quale gli risponde.
Varga annuisce.
“Pecsi ammette di aver rubato qualcosa dalla colonna durante la marcia verso Ploiesti, materiale medico e un paio di transistori, pensava di rivendere tutto al mercato nero una volta rientrati a Budapest” Varga sospira “dice che non ha più rubato nulla da quando siamo rimasti isolati e si è liberato di tutto”.
“Perquisite i suoi averi” ordina il capitano Otto.
La perquisizione si rivela infruttuosa.

lunedì 27 febbraio 2017

35 - INTERROGATORI

Heinz decide di torchiare di nuovo Racz per primo.
“Racz, qui sei l’unico con precedenti contro il Reich e l’unico meccanico”.
Varga traduce.
Racz risponde.
“Dice che in passato è stato arrestato si, ma per crimini minori, volantinaggio e unirsi a uno sciopero nella sua fabbrica”
Heinz fa un passo e colpisce il giovane meccanico al volto con il calcio del fucile.
Racz cade nella neve sputando sangue.
“Riproviamo” dice Heinz.
Tira su Racz.
“Hai sabotato i mezzi brutto bastardo ungherese?” gli urla in faccia tenendolo per il bavero.
L’ungherese guarda in basso poi mormora qualcosa.
“Dice che non saboterebbe mai gli unici mezzi che potrebbero salvare lui e anche…” Varga si ferma per un istante “Lui”.
Heinz lo lascia.
“Ho sentito la parola “Reich”” dice a Varga.
“Si ha detto qualcosa di poco lusinghiero ma ha anche detto che l’alternativa è peggio”.
Heinz annuisce.
Racz dice ancora qualcosa.
“Dice che lui non ha mai toccato l’SDKFZ, ma solo i camion”.
“Questo è vero”.
Heinz guarda il giovane ungherese mettersi della neve sul labbro rotto.
“Digli che vada a controlla i resti dell’SDKFZ, magari lui ci capisce qualcosa” quindi si dirige verso il secondo sospettato.

Mentre Racz maledice il Reich e si appresta a controllare i resti del semicingolato, Varga si avvicina a lui.
“Racz, so bene cosa stai nascondendo e non mi interessa smascherarti ma dimmi: hai visto qualcuno girare intorno ai mezzi?”
Racz lo guarda per un lungo momento.
“Solo militari. I civili non si avvicinano mai troppo, cercate il vostro sospetto tra i soldati.”
Varga si allontana soddisfatto.