domenica 30 dicembre 2012

48 - INCURSIONE AL MUSEO

Sand Cove – Notte

La piazza antistante al museo è immersa nel freddo della notte.
La parete bianca riflette la luce della luna.
Due figure sono chine sulla serratura.
- Ecco fatto - bisbiglia Ryan.
La porta si apre e i due scivolano nel vano.
Chiudono la porta alle loro spalle.
Pochi passi e sono davanti all’ufficio.
- Chiusa. Dammi qualche minuto.
Ryan inizia ad armeggiare illuminando con un  accendino.
Tony gli posa una mano sulla spalla.
- Lascia stare, nella scrivania c'era la chiave.
L’interno è piccolo e senza finestre, i due accendono le torce elettriche.
Scaffali di libri e fogli impilati, uno schedario di metallo.
Tony prova le varie chiavi che ha trova.
- Maledizione, quella giusta non è tra queste.
Getta il mazzo in un angolo.
Ryan osserva il cilindro metallico.
- Troppo complessa, non sono in grado di aprirla.
- Fatti da parte.
- Che vuoi fa...
Due colpi secchi del calcio del fucile e Tony scardina i cassetti.
- Mi sbagliavo, la chiave ce l’avevo dietro...
- Sbrighiamoci avrai svegliato mezza città!
I due si riempiono le braccia di faldoni e corrono fuori.
- Dividiamoci. Ci vediamo all’hotel.

sabato 29 dicembre 2012

47 - MARTIN MORAT

Sand Cove, Gennaio 22, 1929, Pomeriggio

Connor si frega gli occhi, il cannocchiale è appoggiato su un panno umido, libri aperti sulla scrivania.
- Sì, direi proprio che questi sono i resti del tesoro di Edward Teach, questo binocolo, ad esempio, lo aveva sottratto al capitano della Revenge. Anche le monete sono di quel periodo, dobloni e sterline d’oro.
- E la targhetta? - chiede Tony.
- Dopo averla pulita riporta solo un nome: Martin Morat. Questo nome non mi dice nulla.
- Eppure questo Morat marcisce dove era nascosto il tesoro di Teach e ha una fiocina piantata nella pancia.
Il professore rimette gli occhiali a posto.
- Stamattina mentre dormivate sono tornato al museo, volevo controllare di nuovo i registri delle spedizioni di ricerca ma non sono più disponibili. Il guardiano mi ha detto che li ha tolti per far posto ad altri reperti.
Tony lo guarda passandosi una mano sul mento.
- Ora che ci penso stamattina ho visto lo sceriffo e un suo aiutante controllare il mio furgone, per fortuna ci siamo disfatti delle bombole.
- La cosa sta prendendo una piega che non mi piace, direi di abbandonare questo luogo e alla svelta! In ogni caso è chiaro che qualcuno ci ha preceduti.
- Questo sì, ma chi? Nessuna spedizione ha mai raggiunto il fondo del pozzo, o meglio, nessuna spedizione conosciuta. Devo avere quei registri.
Tony guarda il resto del gruppo.
- Partiremo stanotte, prima che lo sceriffo abbia modo di costruire qualche accusa o peggio.
Poi si volta verso Ryan.
- Al professore servono dei libri prima di andare via...

martedì 25 dicembre 2012

46 - IDROFOBIA

Connor sente dei rumori alle proprie spalle.
Dall’acqua emergono i suoi compagni.
Ryan e Baronetto sono i primi.
Si tolgono le maschere sputacchiano acqua.
Quindi arriva Oliver.
Ha uno sguardo strano.
Sembra calmarsi quando vede emergere McCormak.
Il detective barcolla quasi meccanicamente.
La muta è strappata in più punti, in lunghe striature.
Si toglie il boccaglio e vomita sulla sabbia.
Nessuno osa parlargli.
Si gira a guardare il mare.
- Andiamocene! Andiamocene via dall’acqua!
Urla.
Rapidamente gli altri gli mettono una coperta sulle spalle per tranquillizzarlo e riscaldarlo.
- Cosa è successo? - chiedono al giornalista.
- Non lo so, ma lui era l’ultimo… Andiamocene via, la sotto non c’è nulla. Inutile ritornarci.

giovedì 20 dicembre 2012

45 - NEL BUIO

All’improvviso sente la corda strattonare con forza, convulsamente.
Vicino a lui sente passare qualcosa.
Gli sembra di intravedere un piede nudo.
Si paralizza.
Qualcosa gli graffia una gamba.
Sente unghie penetrare le muta e l’acqua gelida.
Punta la luce.
Una mano bianca, scarnificata riflette il raggio della torcia, una massa di capelli neri fluttua nella corrente.
Si spinge indietro scalciando.
Qualcosa si muove davanti a lui.
Percepisce delle presenze.
Respira affannoso, le bolle gli impediscono la visuale.
Febbrile estrae il coltello.
Ha perso la direzione.
Sente la corda guidarlo.
Vede altre forme muoversi tra l’acqua torbida.
McCormac.
Vede un groviglio di corpi tra i lampi della torcia.
Braccia bianche e livide, pelle tirata su costole sporgenti.
Tira una  coltellata alla cieca.
La lama affonda senza ostacolo, ritrae l’arma, la seghettatura trascina con se resti di intestino, filamenti biancastri.
Qualcosa lo afferra e la maschera si strappa.
Il gelo, il buio.
Si dimena cercando di non respirare.
Un braccio saldo lo circonda per le spalle.
Sente qualcuno spingerlo nel condotto.
Recupera il boccaglio e aspira l’ossigeno.
La corda si tende nuovamente davanti.
È nel condotto, si lascia portare.

lunedì 17 dicembre 2012

44 - LA SPEDIZIONE TRAGICA

Perlenbacher si muove con calma.
Scandaglia il fondo con la torcia.
Passa vicino a Ellis, il detective gli mostra una specie di scatola antica appena estratta dal fondo melmoso.
La aprono.
Velluto un tempo rosso, gonfio di acqua e sabbia.
Sembra delle dimensioni adatte a contenere un oggetto non più grande di una testa.
Vuoto.
Maledizione, pensa il giornalista.
Poco più in là una le torce illuminano una pinna gialla.
Avanzano con pochi colpi.
Adagiato nella sabbia il corpo di un sub.
La muta è gonfia.
La carne cerca di farsi strada attraverso la maschera.
Gli occhi sono inghiottiti dalla pelle tesa.
Oliver trattiene il vomito.
McCormac punta la luce sul ventre: una fiocina è conficcata all’altezza dello stomaco.
Con un gesto rapido strappa una targhettina di metallo.
Sul fondo ci sono alcuni attrezzi: una piccola pala, un punteruolo, qualcuno ha raggiunto il pozzo prima di loro.
Perlenbacher raccoglie una torcia spenta e se la aggancia alla cintura.

martedì 11 dicembre 2012

43 - LO SCAFANDRO

Tony raggiunge una piccola sporgenza, qualcosa di metallico fa capolino.
Inizia a spazzare la sabbia.
Lentamente appare come una campana di metallo con un oblò.
Punta al torcia.
Un volto di carne marcia riluce con le iridi bianche.
Tony fa un salto indietro.
Dannato scafandro, ecco dove eri finito, pensa.
La corda dà uno strattone, si allontana volentieri dal reperto.
Ryan sta cercando di sfilare qualcosa.
Lavorano in due portando alla luce un vecchio baule sfondato.
Dentro ci sono alcune monete d’oro incrostate dall’aspetto antico, e un cannocchiale coperto di fregi.
La ricerca continua.

sabato 8 dicembre 2012

42 - IL NASCONDIGLIO DI TEACH

Circa un quarto d'ora dopo il furgone si ferma al promontorio.
Tony scarica le bombole e trasportano tutto nella caletta del giorno precedente.
- Si comincia!
- Bene.
- Ok ragazzi, seguite me e Oliver, professore lei rimarrà qui a tenere d'occhio la zona, si tenga nascosto, un’ora al massimo e saremo di ritorno.
Gli altri indossano le mute nel freddo della notte.
Il mare è calmo.
Come ulteriore precauzione si sono tutti legati a una corda.
- Andiamo!
Le quattro sagome scompaiono nell’acqua nera.

Il freddo quasi toglie il respiro, Ryan e Tony cercano le luci degli altri due.
Pochi colpi di pinna e si infilano nel condotto.
L’oscurità li avvolge mentre la corda strattona.
Seguono i loro compagni stando attenti alle rocce schiacciate.
Sopra di loro ci sono migliaia di tonnellate di roccia che premono sul piccolo passaggio.
Meglio non pensarci.
Pian piano raggiungono la fine del percorso.
Seguendo uno schema prestabilito si sparpagliano a cercare.
Uno strattone: richiesta di aiuto.
Due strattoni: pericolo.

lunedì 3 dicembre 2012

41 - VOCI NELLA NOTTE

Sand Cove - Notte

Baronetto mette in moto il suo camioncino.
Le bombole sono sul pianale coperte da un telo.
Lasciatosi alle spalle il paese il pozzo recintato si avvicina sulla destra.
- Ferma, spegni le luci.
Baronetto guarda Ryan.
- Che?
Il soldato stacca i fari e la strada scompare nel buio.
- Ma che ti prende dannato irlandese!
Ryan non risponde.
- Nascondi il furgone.
Quindi scende.
Lo vedono sparire a bordo strada e dirigersi verso la cancellata.
Tony aguzza la vista.
Nella fioca luce della luna vede una macchina parcheggiata davanti alla baracca del guardiano.
- Che mi prenda...
Ryan si avvicina alla rete metallica.
La macchina è sempre parcheggiata.
Un lampeggiante sulla capote.
Ha visto giusto, è un auto della polizia.
Scavalca la rete metallica, il ferro è rugginoso e freddo.
Si acquatta sulla terra brulla.
Una luce nella baracca.
Si muove veloce.
Pochi passi e si trova sotto la finestra.
Spezzoni di conversazione.
- Sono passati di qui quindi... Erano 4... Anche al museo... Cosa cercavano?... Tieni gli occhi aperti.
Il guardiano sta parlando della loro visita.
Poco dopo sente la porta aprirsi.
- Bene, tu non preoccuparti, tienimi informato se si ripresentano.
- Ma certo sceriffo.
- Notte.
- Notte.
Sente la macchina rimettersi in moto e partire lungo la sterrata.
Il guardiano borbotta qualcosa contro il freddo e rientra.

Pochi minuti dopo Ryan raggiunge i suoi compagni.
Tony ha nascosto il furgone alla bell’e meglio, le luci della macchina lo hanno sorpassato senza fermarsi.
- Salite e partiamo - dice il sergente - Professore aveva ragione, lo sceriffo è davvero un tipo curioso...

giovedì 29 novembre 2012

40 - LA SPEDIZIONE SCOMPARSA

Sand Cove - Sera

Seduti sui due letti della stanza di Connor il gruppetto ascolta il resoconto del professore.
- Ho controllato un po' di dati e di registri, ho telefonato anche alla mia università. A quanto pare quello che ci ha raccontato Aaron corrisponde al vero: 5 spedizioni, un totale di 3 morti e diversi incidenti in realtà tutti imputabili a normali difficoltà nel compito prefissato. Quel pozzo è un vero incubo geologico. C'è però "ma" ed è un "ma" abbastanza pesante. Leggendo i registri c'è una annotazione a una sesta spedizione.
- Una sesta spedizione?
- Esatto, purtroppo non ho trovato altre informazioni, è come se quella spedizione non fosse mai esistita...
Perlenbacher prende la parola.
- Beh, non è l'unico mistero. Ho controllato un po’ di vecchi numeri e pubblicazioni locali e ho trovato 2 fatti interessanti...
Si alza in piedi elencandoli sulle dita.
- Primo fatto, un giornalista freelance, tale George Linnell viene a Sand Cove nel settembre 1912. Vuole scrivere un libro, a quanto pare un saggio su come il tesoro di Teach fosse in realtà stato scoperto e trafugato da una delle spedizioni. Il libro comunque non andò mai in stampa e Linnel scomparve quello stesso anno insieme ai suoi appunti, il poco che so l'ho recuperato da un'intervista che aveva rilasciato ad aprile prima di venire qui. Secondo fatto, un investigatore privato, tale Matt F. Holt, arriva a Sand Cove nell'estate del 1913, pochi giorni dopo muore in un incidente di caccia. Caso chiuso. Non so cosa cercasse, ne cosa trovò e forse i due eventi sono scollegati... Ma questo tesoro sembra molto più misterioso oggi che cento anni fa quando Teach lo seppellì...
Nella stanza cala il silenzio.
- A questo proposito aggiungo un'altra cosa. Fuori dal museo mi ha fermato lo sceriffo, mi ha fatto un sacco di domande, voleva sapere perché eravamo qui e cosa avevamo intenzione di fare. Quando sono andato via l'ho visto discorrere con il proprietario del museo.
Tony si alza dal letto.
- Dove vai?
- Non mi piacciono gli sceriffi, vado a svuotare il furgone, non vorrei che si facesse strane idee nel caso vedesse le bombole...
- Ho un idea migliore... - lo interrompe McCormac - Andiamo adesso a esplorare il passaggio...

domenica 25 novembre 2012

39 - DIGBY

Digby - Pomeriggio

- Mentre voi cercate l’attrezzatura io faccio un salto in biblioteca.
I due guardano Perlenbacher.
- La storia del tizio scomparso che ci ha raccontato Connor mi interessa, voglio approfondire, magari salta fuori qualcosa.
Detto questo si dirige verso il piccolo edificio bianco in stile coloniale.
Le ore passano lente mentre il giornalista sfoglia le vecchie copie del settimanale locale dal 1910 al 1912.
Quando il sole sta iniziando a scendere la bibliotecaria gli si avvicina avvisandolo che stanno per chiudere.
- Nessunissimo problema bellezza!
Perlenbacher balza in piedi.
- Ho trovato tutto quello che mi occorre.
La ragazza lancia uno sguardo al taccuino pieno di note e date.
- Vedo...
Perlenbacher la saluta con una pacca sulla spalla.
- A presto dolcezza!
Infilata la giacca esce nella sera.

Baronetto e McCormak sono seduti in una tavola calda a consumare un hot-dog.
Lo scampanellare della porta li va voltare verso la figura dinoccolata del giornalista.
- Trovato qualcosa? - chiedono mentre il compagno si siede con loro.
- Qualcosa sì, non so quanto sia interessante... ma vi racconterò quando torniamo in paese. Voi? Comprato tutto?
- E’ già tutto caricato.
- Aspettavamo solo te - rincara Baronetto.
- Tutto a posto, Tony si è anche procurato un paio di buoni coltelli, giusto in caso… Bene, direi che è ora di tornare a Sand Cove. In marcia.
- Mi domando cosa abbia scoperto il professor Connor.
- Un paio d’ore e lo sapremo.
Lasciano un paio di dollari sul tavolo e si dirigono al furgone.

giovedì 22 novembre 2012

38 - IL PASSAGGIO DI O'HALEY

Sand Cove, Gennaio 21, 1929, Mattina

La brezza salmastra e il rumore della risacca coprono le parole.
Bisogna urlare per farsi sentire.
- Sei sicuro che sia qui!
- Sì la mappa dice così!
Una sferzata di vento quasi strappa il foglio di mano a Perlenbacher.
Lui e McCormac stanno indossando le mute, si preparano a una visita preliminare.
Sopra di loro torreggia la scogliera.
La caletta è seminascosta, quasi sul margine del promontorio, a 5 km da Sand Cove e a 2 km dal pozzo.
- Noi andiamo, voi tenete d'occhio la zona.
 L'acqua è gelida ma la muta protegge bene.
Con pochi colpi di pinna i due iniziano a spostarsi tra gli scogli cercando di resistere alle correnti.
Una decina di minuti dopo McCormac fa cenno indicando una rientranza sotto la scogliera.
Si infila nel budello.
La torcia sciabola le pietre coperte di alghe viscide.
Il passaggio e stretto.
Le bombole si incastrano.
Grattano tra le pietre piccole schegge gialle.
McCormac avanza al tatto.
Dopo circa venti minuti nel buio il canale si allarga.
La pressione si fa subito fortissima ma ancora sopportabile, ci deve essere una specie di campana.
Le bombole sono circa a metà, giusto il tempo di tornare indietro.
I due si girano e scompaiono nel condotto.

- Abbiamo trovato il passaggio.
McCormac sta indossando un pesante maglione, la pelle è livida per il freddo.
- Abbiamo bisogno di più bombole però.
- Proporrei di andare a Digby, il centro abitato più vicino a rifornirci.
- Bene, mentre voi sarete li io credo farò un altro giro al museo, ho visto alcuni archivi sulle spedizioni di recupero passate, vediamo se salta fuori qualcosa.
- D'accordo professore, ma adesso torniamo indietro che mi sto congelando.

domenica 18 novembre 2012

37 - IL TESORO MALEDETTO

Sand Cove - Sera.

- Quel tesoro è maledetto ve lo dico io!
Di nuovo alla piccola pensione.
La cena, un ottimo pesce ai ferri con contorno di patate e rosmarino.
Connor chiacchiera amabilmente con il gestore, gustando un buon sigaro.
- Oggi ho visto nel museo che diverse spedizioni si sono avvicendate, alcune con esiti davvero infausti.
- Assolutamente sì, quel posto è maledetto.
In questo paese tutti ripetono la stessa manfrina, pensa.
Certo il pozzo dei pirati è un’ottima attrattiva, i turisti riempiono le casse del paese, eppure sembra che  tutti recitino lo stesso copione...
- Sa, ci sono state altre morti misteriose, anche in tempi recenti.
La frase scuote Connor dai suoi pensieri.
- Come scusi?
- Dicevo che un po’ di anni fa è venuto un giornalista, a scrivere un libro sul tesoro… non ricordo il nome ma era il 1911 o il 1912.
- E cosa successe?
- Nessuno lo sa... Scomparve.
- Non è che magari è tornato a casa sua?
- Voi pensatela come volete, però da un giorno all’altro non si fece più vedere.
- Capisco. Bene direi che è ora di andare a dormire. Grazie della chiacchierata.
- Buonanotte.
Pochi minuti dopo le luci si spengono e Sand Cove scompare nella notte.

giovedì 15 novembre 2012

36 - IL POZZO DI TEACH

Il Ford di Baronetto si ferma davanti alla cancellata di metallo.
Una rete dello stesso materiale descrive una vasta area intorno a quello che è conosciuto come il "Pozzo di Edward Teach".
Un cartello riporta le tariffe e gli orari di visita e intima ai turisti di seguire il sentiero segnato.
L'ingresso è chiuso.
McCormac bussa sulla cancellata.
Ai colpi secchi risponde una voce catarrosa e impastata.
- Chi è?
Un uomo esce da una casupola in legno e lamiera, il guardiano del pozzo.
Li osserva stranito.
- E' aperto?
- Sì, beh... sì è aperto... non mi aspettavo visitatori prima dell'estate. Comunque venite.
I quattro entrano.
- 50 cent a testa per il biglietto. Grazie. Ora se volete vi guido lungo il percorso, il tempo di mettermi qualcosa di pesante...
- Lasci perdere buon uomo, ce la caviamo da soli.
- Ah, ok, perfetto.
L'uomo sembra visibilmente sollevato dal poter tornare nella sua casupola riscaldata, non se lo fa ripetere due volte.

Il pozzo è un vasto bacino circolare del diametro di 30 metri.
L'acqua torbida si muove in lente spirali, il terriccio in sospensione impedisce di vedere a pochi centimetri sotto la superficie.
Accatastati in un angolo, lontano dal percorso turistico, alcuni grossi macchinari coperti da teli arrugginiscono nell'indifferenza.
Tony alza uno dei teli sporchi.
- Spedizione Sinclair.
Rimette la copertura al suo posto.
- Qui mi sembra non ci sia molto altro da vedere.
- Già - fa eco Perlenbacher - Inoltre è un altro l'ingresso che interessa a noi...

lunedì 12 novembre 2012

35 - UNA VISITA AL MUSEO

- Permesso? E’ aperto?
Connor entra nel Museo della Pirateria di Sand Cove.
- C’è nessuno?
Un uomo esce da una stanzetta laterale con in mano una vecchia sciabola d’abbordaggio.
- Salve! Mi scusi, non ci sono molti visitatori in inverno. Venga, venga pure avanti!
Pochi minuti e la guida improvvisata, nonché responsabile del museo Aaron Conrad, sta già trascinando Thomas tra teche e ricostruzioni di scialuppe.
Il professore fa buon viso a cattivo gioco sorbendosi una lunga lezione su temi che conosce molto bene.
Infine raggiungono la sala delle spedizioni di ricerca.
- E qui teniamo memoria di coloro che hanno cercato il tesoro, come vede ci sono state ben cinque spedizioni, eppure nessuna di loro ha mai trovato nulla.
Indicando una serie di targhe sul muro continua la spiegazione.
- Spedizione Sinclair 1801, questa fu la prima e anche la più sfortunata... Ben due uomini morirono.
- E come successe?
- Beh, è successo più di cento anni fa, molto probabilmente sono annegati anche se circolano leggende sul fatto che si fossero ammalati di un male misterioso... quasi una maledizione...
Connor lo guarda scettico.
Aaron prosegue.
- Spedizione Rodmoore 1826, spedizione Wintess 1834, quindi abbiamo la spedizione del Massachusetts Museum del 1895 e per concludere la spedizione Sinclair del 1902.
Abbassa la voce.
- Questa ebbe l’accadimento più strano, era la spedizione meglio organizzata si erano anche procurati l’attrezzatura da palombaro per arrivare fino in fondo al pozzo. Al terzo giorno di ricerche però persero i contatti con scafandro, rapidamente issarono i cavi ma tutto ciò che emerse furono solo alcuni tubi tranciati, il palombaro non riemerse mai più...

martedì 6 novembre 2012

34 - SAND COVE

Sand Cove, Gennaio 21, 1929, Mattina

Il paese è piccolo ma curato, le case allegre e decorate con tinte vivaci, poca gente in giro.
Prendono alloggio presso l'unica pensione aperta in bassa stagione.
Non ci va molto a capire che questo borgo ha costruito la sua economia sulla leggenda di Edward Teach.
C'è un museo della pirateria, e ovunque si possono acquistare souvenir e libri sull'argomento.
Lo stesso proprietario della pensione li accoglie con una scadente imitazione di un cappello pirata.
- Americani eh? Non se ne vedono molti di turisti in questo periodo!
- Salve buon uomo, sono il professor Thomas Connor e questi sono i miei... aiutanti...
- Ah! Scommetto che siete qui per il tesoro del Capitano Barbanera!
- Esattamente, una storia affascinante, ricca di ambiguità.
- Ma certo! Ma mi raccomando, fate attenzione... si dice che il tesoro sia maledetto...
E fa l'occhiolino a sottolineare questa grande verità.
- Come prima cosa domani vi consiglio di visitare il nostro museo e poi ovviamente il pozzo di Teach.

sabato 3 novembre 2012

33 - CANADA

Canada, Gennaio 20, 1929, Pomeriggio

La strada si snoda come una linea di confine immaginaria tra due Stati di ghiaccio.
Il furgone viaggia veloce nel freddo pomeriggio canadese.
L’obiettivo del viaggio è Sand Cove, un piccolo villaggio su una delle tante penisole del Canada.
A Sand Cove c’è l’oggetto che O’Haley bramava a tal punto da farlo impazzire.
Il tesoro di Edward Teach e il Teschio di Cristallo.
Un oggetto che si dice essere intriso di grandi poteri, un opera impossibile.
Forse è così, forse no, eppure è uno dei più grandi misteri della storia e lo stesso Teach pare avesse dei poteri quasi soprannaturali... unito al fatto che batté per un lungo periodo la costa dello Yucatan, terra d’origini di questi manufatti misteriosi...
La mappa trovata nel sotterraneo del Roxy Bar è chiara: esiste un passaggio semisommerso che conduce direttamente al luogo dove il leggendario pirata sembra aver nascosto i suoi averi prima di incontrare il proprio destino sul ponte della Queen Anne's Revenge, sotto i colpi, ironia della sorte,  della marina militare inglese.
Non è detto che il tesoro esista, ne che sia nascosto li, ma è l'unica traccia che rimane...
Sarebbe la scoperta del secolo, li renderebbe ricchi e famosi.
È la loro unica possibilità.
Nel retro del furgone sono accatastate alcune bombole e mute da sub, nonché altro equipaggiamento utile a un'esplorazione sottomarina; una pistola e un paio di fiocine e pochi altri averi.
Sand Cove indica il cartello.
E' ora di darsi da fare.

32 - DILETTANTI PERICOLOSI

In mezzo alla carneficina Tony ha liberato Ryan e stanno perlustrando la cucina.
- Qui. È qui che stavo guardando quando sono arrivati.
- Dammi una mano a spostare la credenza.
Pochi minuti di sforzi e il mobile (insolitamente leggero) viene allontanato dal muro.
Sotto una botola di legno.
- Lo sapevo che qualcosa non tornava.
- Sbrighiamoci.
- Scendete voi - dice Ryan - Io torno da McCormac.

Nel buio tagliato dalle torce appare un locale sotterraneo.
Un tavolo coperto da un panno bianco con sopra un coltello inciso.
In terra sono tracciati alcuni simboli e un bacile incrostato di sangue è abbandonato in un angolo.
- Che significa tutto questo?
Perlenbacher scatta una foto.
- Non significa niente.
Tony lo guarda.
- Questa è stregoneria!
- Non essere idiota, questa è un’accozzaglia di roba presa da chissà dove. Qualche anno fa ho seguito una storia di sette, credimi, un po’ me ne intendo. Questi giocavano a fare le messe nere ma si vede che sono dei dilettanti, hanno usato tutto quello che gli sembrava utile.
- Dimentichi che hanno ucciso 2 uomini.
- Ho detto che sono dilettanti, non che non sono pericolosi.
I due recuperano un paio di scritti tra cui il diario di O’Haley, quindi escono fuori.
Ryan sta stringendo delle fasce intorno al petto di McCormak.
- Come sta? - c’è apprensione nella voce dei compagni.
- Non bene, ma è vivo, il colpo arrivava da troppo lontano, i pallini avevano perso molta capacità di penetrazione, ne ho estratto qualcuno ma devo estrarre anche gli altri.
- Dobbiamo andarcene.
Tutti si girano a guardare il giornalista.
- La polizia sarà qui tra poco, non sarà facile spiegare tutto.
- Ha ragione - dice Tony.
- Questa storia è molto più complessa di come sembra, ho dato un’occhiata al diario di O’Haley...
- E quindi cosa facciamo?
- Ce ne andiamo - dice Tony.
- E dove?
Perlenbacher guarda il cortile e la neve lorda di sangue.
Indietro non si torna, lui e i suoi compagni ne usciranno con la più grande storia della loro vita, oppure finiranno in carcere. Per anni.
- In Canada.
Pochi minuti dopo il furgone di Baronetto riparte mentre alle loro spalle il Roxy Bar brucia...

martedì 30 ottobre 2012

31 - LA FUGA DI O'HALEY

Alle sue spalle Perlenbacher si è arrampicato sul tetto sparando verso le macchine fino a quando ha esaurito i colpi della sua arma.
Tony si appoggia al muro.
Con la mano tremante inserisce un nuovo caricatore.
All’improvviso un uomo esce dalla porta della cucina sparando.
Tony si butta a terra d’istinto e l’altro ne approfitta per infilare la porta. È O’Haley.
- Vai vai! Metti in moto! Urla.
Entra di corsa nella berlina mentre l’ultimo superstite del cortile entra con lui.
Perlenbacher salta a terra correndo ma la macchina in uno stridore di pneumatici e neve sporca infila il cancello di uscita.
Il giornalista la insegue sulla strada sparando ancora qualche colpo con una pistola trovata in terra ma l’auto  è ormai lontana.
Solo adesso si accorge del professor Connor che barcolla verso l’ingresso dall’altra parte della strada.
Si tiene il braccio  e i suoi vestiti sono lordi di sangue.
- Professore! Tutto bene?!
Lo prende in tempo prima che cada nella neve.
- Non preoccuparti figliolo - ansima.
Perlenbacher osserva le ferite e poi il sasso lordo di sangue e capelli che Thomas stringe nella mano sbiancata.
- Ok professore, è finita, venga dentro.
Si carica l’amico in spalle e rientrano nel locale.

giovedì 25 ottobre 2012

30 - LA LEGGE DELLE ARMI

- Maledizione! Stai giù dannato italiano!
McCormac tira Tony dietro al muretto.
Nello spiazzo antistante due uomini stanno sparando contro di loro al riparo delle macchine.
- Tieni la testa bassa! - urla e scarica due colpi che mandano in frantumi un finestrino.
Si appoggia la muretto ricaricando.
Al suo fianco Baronetto sbircia attraverso la finestra in pezzi, qualcuno l'ha visto mentre strisciava sul lato del locale e gli ha sparato mancandolo di un soffio, qualcuno all'interno.
Spara qualche colpo alla cieca.
Un uomo risponde da dietro al bancone.
Aggiusta il tiro mentre una pallottola gli sfiora il braccio.
Due detonazioni e l'avversario viene sbattuto contro le mensole dei liquori fracassando le bottiglie.
- Beccato!
- Devi stare giù!
Da dentro provengono altre scariche.
Baronetto riprende - Qui siamo bloccati, dobbiamo agire prima che ci circondino.
- Cosa proponi?
- Entriamo dalla finestra.
- Cosa? Ma sei pazzo?
Ma l'italiano è già saltato oltre al davanzale.
McCormac lo segue.
Adatta gli occhi al buio, qualcuno spara da una porta.
Risponde al fuoco riparandosi dietro a un tavolo rovesciato.
Non vede il suo compagno.
Devo cambiare posizione, pensa.
Si alza.
Qualcosa lo colpisce al petto, vola all'indietro sbattendo contro il muro.
Gli occhi gli si annebbiano mentre scivola sul pavimento lasciando una striscia di sangue.
- Bastardo! - urla Tony scaricando la sua arma verso la porta.
Axman barcolla fuori colpito a una gamba, una doppietta in pugno.
La rosa di pallettoni disintegra un tavolo.
Tony spara altre due volte, i colpi si piantano nel corpo possente dell’uomo.
Spara ancora ma la pistola è scarica.
Axman avanza tenendo la doppietta in mano.
Il sangue cola copioso da due grosse ferite, la gamba sembra spaccata eppure avanza.
Alza il fucile, lo punta su Tony.
L’esplosione squarcia il parquet del pavimento.
Tony osserva con occhi sgranati Axman, è caduto poco prima di sparare, lo sguardo ormai vitreo fissa la carabina fumante.
Fuori sente altri colpi.
Non c’è tempo da perdere.

lunedì 22 ottobre 2012

29 - FUGA NEL BOSCO

- Lo vedo, è li dentro, è legato a una sedia.
- Se non altro è vivo...
- Io e Tony andiamo sul davanti, tu tieni d'occhio la finestra se vedi che provano a fargli qualcosa spara.
- Ok.
- Professore, forse è meglio se lei si toglie da qui, non è nemmeno armato.
- Va bene.
Connor si allontana mentre i suoi compagni iniziano a disporsi ma ha fatto pochi passi oltre l'uscita che qualcuno alle sue spalle gli intima di fermarsi.
Sta per voltarsi quando sente una serie di detonazioni.
Qualcosa è andato storto ai suoi compagni.
La sparatoria è cominciata.
Si mette a correre.

sabato 20 ottobre 2012

28 - E TU CHI DIAVOLO SEI?

Ryan si avvicina alla porta e tende l'orecchio, 6 - 8 uomini.
Frasi smozzicate.
- Questa volta gliela facciamo pagare!
- Li andiamo a prendere stanotte.
- Non arrivano a domani.
- Ecco qui le armi.
 Oggetti metallici posati sul bancone di legno.
- Ehi capo, cosa è successo alla porta della cucina?
Il sangue di Ryan si gela.
Si guarda intorno, nessun posto dove nascondersi.
Pensa rapidamente, sono in 6, armati, non ha possibilità.
Prende la pisola e la nasconde sotto una grossa pentola zincata.
La porta si spalanca.
- E tu chi diavolo saresti?! Bercia un tizio sovrappeso impugnando una doppietta con fare minaccioso...

27 - UNA VISITA INASPETTATA

- Guardate là!
- Merda!
Due macchine stanno rallentando sulla strada.
Una è la berlina di Axman.
Si fermano entrambe nel cortiletto del Roxy Bar.
- Ryan è ancora dentro!
- Che facciamo?
 McCormak guarda i suoi compagni, quello che stanno facendo è illegale, ma lì dentro c'è una banda di assassini, non possono lasciare Ryan nei guai.
- Andiamo - dice - prendete le armi ma non sparate se non è necessario.
 Avanzano fino al muro di cinta.
- Forza, dall'altra parte.
Scavalcano.
Appena scesi nel cortiletto Perlenbacher si avvicina a una delle finestre sul retro.
- Vedi Ryan?
Perlenbacher si acquatta scrutando nel buio.
- Sì, lo vedo...

giovedì 18 ottobre 2012

26 - INCURSIONE AL ROXY BAR

Falmouth, Gennaio 13, 1929, Pomeriggio

- Tutto chiaro?
- Sì.
- Certo.
- Siamo d’accordo.
- Ok, abbiamo a che fare con gente pericolosa, nervi saldi.

McCormack distribuisce le armi.
Lui e Tony hanno le loro automatiche, Ryan prende la calibro .38.
- Dobbiamo solo trovare qualche prova ok?
Tutti annuiscono, quindi scendono dal furgone e si dirigono verso il retro del Roxy Bar.

La mattinata è stata poco utile, ma un’interessante informazione l’hanno trovata: il capanno bruciato apparteneva a un certo O’Haley, pescatore abbastanza conosciuto a Falmouth ormai ritiratosi dal giro… Attualmente gestisce il Roxy Bar.
Il Roxy Bar è dove è stato visto Hamley, dove bazzicano Axman e Jod Line, da dove proviene il misterioso uomo che frugava la baracca di Reed e più tardi cercava la loro pensione, dove il proprietario, Thomas O’Haley, possedeva un capanno ora bruciato dai suoi complici, un capanno dove forse Reed e Hamley sono morti, e soprattutto, il cui nome è stato l’ultimo lascito di un morto.

Il gruppo si acquatta nel bosco dietro al locale.
Ryan fa cenno di fermarsi e si muove in avanscoperta.
Pochi metri bastano a riportarlo indietro di 12 anni, alla vigilia di Natale del 1917...
Davanti a lui i cannoni devastavano la piana e le mitragliatrici tedesche spazzavano il campo di battaglia.
C'era la neve anche quella volta.
Strisciare e scegliere un percorso nascosto faceva la differenza tra la vita e la morte.
Questo l'ha imparato bene.
Scivola tra i pochi avvallamenti, invisibile, raggiunge il muro di cinta.
Pochi istanti ed è nel cortiletto.
Si guarda intorno con circospezione.
Deserto.
Avanza fino alla porta di ingresso.
Ripensa a De Lello, il meccanico della compagnia. "Bisogna sapersi arrangiare" diceva sempre.
Armeggia con la serratura.
E' tornato in patria prima di lui, sifilide, il mal francese lo chiamavano.
Oggi sarà morto o peggio.
La serratura scatta con un colpo secco.
Entra e si chiude la porta alle spalle.

mercoledì 17 ottobre 2012

25 - IL CAPANNO BRUCIATO

Le fiamme crepitano sciogliendo la neve e scaldando la lamiera che si arriccia.
Tony, Ryan  e McCormack guardano il fuoco consumare il capanno.
Hanno seguito le tracce d’olio lasciate dalla latta che Tony ha incastrato sotto la berlina al Roxy Bar.
Axaman e altri due sono usciti quando il locale ha chiuso.
Purtroppo la neve e il buio gli hanno fatto perdere la pista.
Solo il bagliore dell’incendio li ha guidati fino a qui.
La macchina deve aver svoltato dalla via principale per infilarsi nel bosco.
Lo scopo ora è chiaro.
Qualunque cose contenesse quel capanno ora è bruciata.
Hanno controllato la zona.
Era una specie di rimessa che dava su una piccola baia collegata all’oceano.
Acqua sporca e stagnante ma profonda.
Non è rimasto altro a parte tracce di pneumatici recenti.
- Maledizione - impreca McCormack - ce l’hanno fatta sotto il naso.
- Inutile piangere sul latte versato.
- Già, direi che qui deve essere successo qualcosa di grosso per voler bruciare tutto così.
- Un omicidio forse, o magari due.
I tre guardano le fiamme lambire gli ultimi resti per qualche minuto, come ipnotizzati.
- In questa città c’è qualcosa di marcio. Qualcosa che ha a che fare con il Roxy Bar.
Gli altri due annuiscono.
- Andiamo via, qui non c’è più nulla da fare.
Si allontanano mentre alle loro spalle il capanno crolla nella baia con un rumore secco.

lunedì 8 ottobre 2012

24 - CITTA' VIOLENTA

Due colpi squarciano l’oscurità.
I proiettili rimbalzano tra le lamiere.
Perlenbacher si acquatta coprendosi la testa con le mani.
- Maledizione.
Solo adesso gli torna in mente il racconto di Ryan: quel tizio ha una pistola, e non si fa problemi a sparare.
Raccoglie un grosso bullone da terra e lo lancia nel buio, quindi scatta avanti.
Qualcosa lo colpisce al ventre facendolo crollare a terra senza fiato.
Si rialza dolorante, appoggiandosi a un pianale.
Ha sbattuto contro una specie di impastatrice o qualcosa di simile.
Davanti a lui sente un porta aprirsi.
Sta scappando sul retro!
Inquadra il piccolo rettangolo nell’oscurità, conta fino a 5 e poi entra.
Nello stanzino intravede un ombra che sta scavalcando da una finestrella posta in alto.
Agisce senza pensare.
Si aggancia alla gamba dell’uomo e lo tira giù.
Cadono sul cemento.
L’uomo lo colpisce con un pugno.
Perlenbacher reagisce con il calcio della pistola.
Sente le ossa rompersi.
Un urlo di dolore.
L’altro si butta di peso su Perlenbacher gettandolo a terra.
Con una mano si tiene la faccia, il colpo ha spaccato una delle orbite, Perlenbacher vede l’occhio quasi penzolare fuori.
Poi vede la pistola puntata su di lui.
Il colpo lo sfiora colpendo la porta alle sue spalle.
Tira su la sua arma che ancora sta stringendo in mano.
Esplode due colpi.
Le detonazioni lo assordano.
L’uomo davanti a lui crolla a terra.
Perlenbacher respira affannoso e lascia cadere il revolver.
Si alza e avanza barcollando verso il corpo steso a terra.
L’uomo è uno dei due ispanici che erano seduti vicino all’ingresso del Roxy Bar.
Respira piano, una mano si tiene ancora l’orbita spezzata, il sangue fuoriesce copioso all’altezza della coscia, dove il proiettile ha trapassato l’arteria.
La giacca di tweed si impregna nella pozza scura.
- Chi sei! Chi ti ha mandato!
L’altro sembra vederlo appena.
Sibila qualcosa e poi un nome: Thomas O’Haley, Thomas… O’…
Perlenbacher si china su di lui, le ginocchia affondano nel sangue caldo che sta diventando viscoso.
Cerca di sentire se l’uomo respira ancora.
Un ultimo sussurro: “Gli uomini del mare…” quasi questo peso gli schiacciasse l’anima.
Ora è libera.
Il battito si ferma.
Per terra il sangue continua a colare.

Ed è così che il professor Connor li ritrova pochi minuti dopo.
L’uomo ormai morto e il giovane giornalista che vomita in un angolo.
L’adrenalina ormai scomparsa.
- L’ho ammazzato - dice semplicemente - Gli ho sparato.
Connor lo tira su.
- Non potevi fare altro.
Frugano rapidamente il corpo trovando un biglietto scritto con ritagli di giornale.
Una minaccia anonima diretta a loro.
Forse l’uomo doveva nasconderla da qualche parte nella loro pensione per spaventarli.
Su un foglio di un taccuino c’è l’indirizzo della loro strada.
- Le cose si stanno facendo serie.
- Torniamo indietro, dobbiamo trovarci un altro posto dove stare.
Poco dopo due figure si allontanano dal quartiere di case vuote.

giovedì 4 ottobre 2012

23 - CACCIA NELLA NOTTE

- Ehi tu! Fermati!
Perlenbacher continua a correre sulla neve ghiacciata.
L’altro è circa 20 metri avanti a lui, si è infilato in un dedalo di case sfitte e vuote.
Uno dei tanti quartieri abbandonati di Falmouth.
Una giacca di tweed, è sicuro di aver visto qualcuno con una giacca identica al Roxy Bar.
Ma chi?
L’uomo scavalca una bassa staccionata.
Una macchina passa a qualche via di distanza.
Perlenbacher corre cercando di non scivolare.
Rumore di vetri infranti.
Svolta l’angolo.
Un vecchio panificio.
I muri sono scrostati e le finestre bloccate da assi.
Sulla porta rossa e arrugginita un grosso lucchetto.
Una delle finestre ha il vetro rotto.
Rimane un attimo fermo.
Poi prende il coraggio e scavalca anche lui.

Dentro l’oscurità è totale.
Avanza a tentoni.
Segue i contorni di un qualche grosso macchinario.
Per terra un tubo di metallo gli scivola sotto i piedi.
Tende l’orecchio.
C’è qualcun altro.
- Fermo! - urla.

domenica 30 settembre 2012

22 - L'UOMO NELL'OMBRA

Connor e Perlenbacher sono ormai quasi alla pensione.
La notte è fredda e desolata.
Nessuno in giro.
Molti lampioni sono spenti.
La città ha un che di abbandonato.
- C’è qualcuno.
- Cosa?
- C’è qualcuno che ci segue.
Connor si gira istintivamente.
- Non si volti!
Con la coda dell’occhio i due vedono una figura scivolare in uno dei vicoli dall’altra parte della strada.
- Stavolta non mi scappa.
Il giornalista si lancia all’inseguimento.
- Aspetti!
Ma al voce di Connor suona poco convinta.
- Al diavolo - e si mette a correre anche lui nella direzione in cui è sparito Perlenbacher.
Quasi senza fiato raggiunge il vicolo dove vede il suo compagno svoltare sul fondo.

21 - OLIO SULLA NEVE

- Sei sicuro che funzionerà?
- Certo, è così che l’FBI segue i suoi sospetti, sei un detective dovresti saperlo.
- Non credo proprio.
- Tu fai solo quello che ti ho detto e buca la tolla quando ti faccio cenno.
Tony striscia fuori da sotto l’unica macchina ancora parcheggiata.
Con colpi energici si spazza i vestiti dalla neve.
- E adesso andiamo a prepararci.

giovedì 27 settembre 2012

20 - FUORI NELLA NEVE

Una mano si tende a tirare su il giornalista, è Connor.
- Tutto bene?
- Si si, sto bene - barcolla malfermo - ma togliamoci di qui.
Fuori raggiungono McCormack.
Perlenbacher fruga nella sacca e impugna la pistola.
- Adesso però calmati un attimo.
La voce del professore ha qualcosa di imperioso.
La pistola scompare sotto la giacca.
- Lo riporto a casa, voi cercate di capire dove va Axman, prima di uscire anche io l’ho visto parlare con il barista, mi sa che abbiamo smosso le acque. Fate attenzione.
Il detective annuisce e si infila la sua arma nella fondina.
Connor prende Perlenbacher e si incammina con lui lungo la strada che porta a Falmouth.
- Una camminata con questo fresco ti farà bene vedrai.

sabato 22 settembre 2012

19 - DOMANDE SBAGLIATE

- Il signor Axman? Sono un giornalista ha un attimo di tempo.
Robert Axman guarda il nuovo venuto.
Perlenbacher lo studia.
E’ grosso.
Pancia da bevitore e mani grosse come badili.
La camicia arrotolata sui bicipiti possenti.
Capelli corti e occhi piccoli.
Il naso è un po’ storto, deve essere un tipo abituato alle risse.
Con lui ci sono altri due uomini, capelli corti e barbe non fatte.
Uno dei due sembra ubriaco, l’altro guarda Perlenbacher sorridendo, quasi pregustando qualcosa.
- Un giornalista? - la voce gratta, roca - E cosa vuoi sapere?
- Sto scrivendo un pezzo sul cadavere di Diamond Cove, sto raccogliendo fonti, sa, ai lettori non interessa la storia, ma la storia nella storia, le storie di chi sta intorno.
Axman si alza e posa una mano pesante come un legno sulla spalla del giornalista.
- Siedi ragazzo - dice trascinandolo giù.
Fa cenno al barista che arriva e riempie un bicchiere di whiskey fin quasi al limite.
- Adesso ti dirò cosa succede, tu finisci questo whiskey. Tutto. E poi andiamo a parlare fuori.
Lo fissa mentre Perlenbacher sorseggia la bevanda amara.
La mano è ancora sulla schiena del giornalista.
I sorsi vanno giù lenti, accompagnati da colpi di tosse.
A metà bicchiere il locale inizia a sfocarsi.
- Tutto.
Perlenbacher, fa un sospiro e butta giù il resto.
Gli sale il vomito acido, fin quasi in gola, tossisce più volte.
Qualcuno lo tira su di forza e si trova a barcollare insieme ai tre verso l’uscita.
L’aria gelida lo colpisce all’improvviso.
Qualcuno lo spinge.
Sbatte con la schiena contro un muro.
Axman lo prende per il colletto quasi soffocandolo.
- Adesso tu te ne torni a New York, Portland o quale altra fottuta di città vieni e non ti fai più vedere chiaro?
Perlenbacher annuisce respirando a fatica.
La presa si allenta e lui cade.
I tre rientrano lasciandolo nella neve.

mercoledì 19 settembre 2012

18 - GENTE DI CITTA'

- Cosa pensate di trovare in questo Roxy Bar?
- Non ne ho idea professore, però ci sono un po’ di tracce che puntano lì, inoltre forse gli altri hanno scoperto qualcosa anche loro. A pensarci bene... Ehi guardi là! Il furgone di Tony.
I due si incamminano fuori dalla strada asfaltata.
McCormack esce dall'ombra andando loro incontro.
- Mi hai fatto prendere un mezzo colpo!
- Hai preso tutto?
- Tutto. - Gli passa la sacca.
- Gli altri due sono dentro, come è andata a Portland?
- Bene, ora ti racconto.
Pochi minuti dopo, finito il racconto, Perlenbacher e Connor fanno il loro ingresso nel locale.
Individuano subito Tony e Ryan a un tavolo.
Ci sono circa una dozzina di avventori.
Uomini.
Camicie pesanti, scarponi, gente del porto o delle poche segherie ancora all'opera.
Molti di loro li guardano appena mentre continuano a bere o mangiare.
Si siedono ad un tavolo e fanno cenno al barista.
L’uomo viene verso di loro a prendere le ordinazioni.
- Sto cercando un certo signor Axman.
Il barista guarda Perlenbacher.
- Come mai?
- Sono un giornalista.
- Beh, non è un segreto, Robert è quello laggiù in fondo. Vi porto le vostre ordinazioni.
Un minuto dopo il giornalista si alza in piedi e si dirige verso il tavolo di Axman.

martedì 18 settembre 2012

17 - FALMOUTH, ULTIMA FERMATA

- Falmout! Ultima fermata!
L'autista del Greyhound sveglia i pochi passeggeri ancora rimasti a bordo.
Connor si alza, il lungo viaggio l'ha un po' intorpidito.
Scuote Perlenbacher che si alza anche lui.
Scendono.
Fuori gli altri passeggeri si sono già dileguati come ombre tra i pochi lampioni.
L'autobus riparte schizzando neve sporca.
I due si stringono nei cappotti.
Un vento freddo e tagliente spazza le strade.
Pochi minuti dopo raggiungono la pensione.
Un biglietto lasciato in bella vista recita "Siamo al Roxy Bar, raggiungeteci li, se hai preso tutto portalo".
Perlenbacher porta una mano alla sua sacca da viaggio, segue gli angoli smussati sotto la tela descrivendo il contorno di una pistola.
- Abbiamo tutto professore, ci conviene raggiungerli.
I due escono nuovamente nella notte.

martedì 11 settembre 2012

16 - UN'AMICHEVOLE CHIACCHIERATA

L’interno è come se lo aspettavano, un lungo bancone di legno e plastica, alcuni tavolini, uno scaffale con bottiglie di birra e bibite.
I muri sono decorati con trofei di caccia e di pesca, tra cui la mascella di uno squalo larga almeno mezzo metro.
Sono i primi.
Ottimo.
Al bancone scambiano due parole con il barista.
- Jod Line? Perché lo cercate?
- Un amico mi ha fatto il suo nome.
- Che amico?
- Un amico.
Tony fissa il barista che sta strofinando un bicchiere.
- Una birra? Offre la casa.
Tony continua a fissare l’uomo.
- Non c’è bisogno di essere scontrosi, conosco Jod, appena arriva ve lo mando.
- Ottimo, adesso che abbiamo chiarito le cose importanti, cosa c’è da mangiare?
- Hamburgher e patatine.
- Perfetto.
I due bevono un sorso della birra annacquata che il barista ha appena messo loro davanti.
- Allora, come mai a Falmout? - chiede nuovamente il barista.
- Lavoro.
- Non c’è molto lavoro da queste parti.
- Lavoriamo nell’edilizia, sai, ripavimentazioni, cose così.
- Capisco.
Tony prende la sua birra e con Ryan si siede a un tavolo, poco dopo gli vengono portati i loro piatti.
- E ora vediamo cosa combina.

giovedì 6 settembre 2012

15 - ROXY BAR

Falmouth – Sera

Pochi chilometri fuori Falmout, il Roxy Bar.
Un edificio in muratura con un cortile e un muretto che lo circonda, probabilmente una vecchia conceria o una segheria riadattata.
Nello spiazzo aperto fuori dal locale sono parcheggiate due macchine, sotto una tettoia all’interno c’è un camioncino con il pianale scoperto.
Nel “cortile” ci sono alcune sedie di plastica, un tavolo dello stesso materiale e alcuni ombrelloni abbandonati in un angolo semisommersi dalla neve ammonticchiata.
Tony e Ryan avanzano verso l’ingresso, le scarpe scricchiolano sulla neve gelata, la luce calda esce dalle finestre del locale.
Un’insegna al neon violetta brilla sulle loro teste.
McCormak è rimasto fuori, insieme al furgone di Tony.
Fuma.
Ogni tanto soppesa la pistola che tiene in tasca.
Sulla porta due latini scrutano gli avventori.
Vestono poveramente ma ostentano un’aria di sfida.
- Fottuti mangia-fagioli - borbotta Tony entrando.
- Guarda che tu sei un mangia-spaghetti.
- E tu sei un dannato irlandese!

domenica 2 settembre 2012

14 - PORTLAND TRIBUNE

“Polanky, Herbert” recita la targhetta sopra la porta grigetta della sede del Portland Tribune.
Perlenbacher non ha avuto problemi a farsi indicare l’ufficio del giornalista di questo piccolo quotidiano.
Bussa.
- Avanti - risponde una voce quasi squillante.
Entra.
L’ufficio è proprio come si era immaginato, l’ufficio di un vero giornalista da strada.
La scrivania è sepolta sotto montagne di carta, articoli di giornale, appunti e cartelle porta-documenti. In un angolo c’è una grossa caraffa di caffè nero e freddo e in centro una bellissima Erika Nauman 5, la regina delle macchine da scrivere, ingegneria tedesca, nera e lucida come una pantera pronta ad avventarsi sull’articolo.
- Bella macchina eh?
- Bella? Mi prendi in giro! Questa è la Cadillac delle macchine da scrivere! - sbotta Perlenbacher, poi si rende conto che sta parlando con un giornalista che non conosce e si ricompone.
- Mi scusi, volevo dire…
- Non preoccuparti, mi piacciono gli intenditori.
Polanky gli tende la mano: - Herbert Polanky, ma puoi chiamarmi Howie.
Howie avrà almeno 50 anni, è sovrappeso, con una camicia bianca e un paio di pantaloni che hanno visto giorni migliori, i capelli sono radi anche se pettinati con cura, gli occhi vividi però non si perdono una sola mossa.
Perlenbacher gli stringe la mano, nessun anello, la vita del giornalista non ha grande attrattiva.
Davanti a un caffè ormai freddo Polanky racconta senza problemi del suo articolo al “collega”.
- Sì, una storia strana, soprattutto per Falmouth, considerato un luogo abbastanza tranquillo. Questo Paul era un poco di buono certo, piccoli furti, taccheggio, ubriachezza molesta, ma non meritava quella fine. Dai referti pare che sia stato annegato, inoltre aveva segni di legatura su piedi e mani, alcuni peri e alcuni post-mortem. L’idea che mi sono fatto è che qualcuno lo abbia affogato e poi abbia gettato il suo cadavere in mare con qualche peso per disfarsene. Dovevano però essere dei dilettanti, le correnti lo hanno portato a riva poche ore dopo.
- Qualche sospetto?
- Lo sceriffo ha ancora il caso aperto ma non credo ci si impegni più di tanto, è probabile che Paul sia rimasto ucciso in un regolamento di conti di qualche genere nell’ambito della piccola criminalità.
- Amici, parenti?
- Non che io sappia. Bazzicava il Roxy Bar di Falmouth e alloggiava in una piccola pensione sulla Southerland ma questo è tutto quello che so.
Qualche domanda ancora e poi Perlenbacher si accomiata, ringraziando.
- Grazie del suo tempo.
- Mi ha fatto piacere parlare con un giovane collega.
Esce.
Fuori vede Connor che lo sta aspettando nei suoi abiti caldi e dal taglio moderno.
Pensa al suo libro.
Deve davvero decidersi a iniziarlo...

martedì 28 agosto 2012

13 - ARMI

Una pistola è come una persona, al suo interno ha tante parti minute, ognuna di esse è necessaria a farla funzionare. A volte qualcuna si incastra o si rovina o si rompe, e allora bisogna trovare la causa del guasto e sistemare il pezzo.
Ryan si fa scivolare l’arma tra le mani, sul comodino c’è il caricatore, la molla, il cane, il grilletto, la canna rigata, il meccanismo di espulsione è sul letto, smontato con attenzione.
A Ryan piace pulire le armi, è una cosa che lo rilassa, che tiene la mente occupata.
In Francia smontava il suo fucile anche 2 volte al giorno, lo oliava e lo ricomponeva.
Non ha mai sbagliato un colpo.
Tony è un ragazzo che si crede grande con una pistola, per lui è solo un oggetto, ha fatto più danni cercando di disincepparla con la forza di quanti ne abbia fatto il proiettile non espulso.
Ma questa pistola ha tradito anche lui nel momento che più gli serviva, fa scattare il carrello con un colpo secco, meglio assicurarsi che non succeda più.

domenica 26 agosto 2012

12 - UN ALTRO ANNEGATO

Lasciata la Weley & Masterson con qualche informazione in più Perlenbacher segue Connor verso la vicina biblioteca/emeroteca.
- Cosa stiamo cercando professore?
- C’è qualcosa che non mi convince… perché uccidere un uomo di Falmouth e poi andare a seppellirlo in un posto tanto lontano dal paese? Sembra che qualcuno si sia preoccupato tantissimo di far sparire i resti di questo poveretto, fin troppo. Quindi la domanda diventa: perché? E credo che la risposta sia contenuta nei giornali dei giorni precedenti.
Il vecchio professore sfoglia i numeri arretrati del Portland Tribune, l’unico quotidiano di questa zona.
Perlenbacher borbotta che lui giornali li scrive però lascia il professore al suo metodico lavoro.
- Eccoci qui!
Perlenbacher alza la testa, si era quasi addormentato nel tepore della sala di consultazione.
Si avvicina.
- Omicio di capodanno - legge Connor - Un abitante di Falmouth, Paul Hamley è stato trovato sulla costa di Falmouth da alcuni ragazzi che erano andati a festeggiare il Capodanno con un falò sulla spiaggia. L’uomo, un disoccupato che viveva di espedienti, pare essere annegato e, stando alle prime ricostruzioni, sembra che qualcuno abbia voluto nascondere il suo cadavere affondandolo al largo. Le correnti però hanno trascinato il corpo a riva e reso possibile la macabra scoperta.
“Pensavamo che fosse un tronco o una cosa così” ha riportato uno dei ragazzi “Invece era un cadavere, siamo subito corsi a chiamare la polizia, non mi dimenticherò di quegli occhi bianchi finchè campo”.
Gli investigatori non hanno rilasciato dichiarazioni, questo è il secondo omicidio in appena 3 mesi. A ottobre infatti, in una vecchia segheria in disuso nei boschi a nord della città, erano stati rinvenuti i resti di un senzatetto, ucciso probabilmente in un regolamento di conti e successivamente sminuzzato con una sega da tronchi.
- Annegato eh? Credo che potremmo fare due chiacchiere con l’autore di questo pezzo dopotutto, potrebbe essere un giro a vuoto ma siamo qui a Portland… e si tratta pur sempre di un collega.

11 - JOD LINE

- Provate al Roxy Bar. So che Jod bazzica quel posto.
Tony guarda il volto duro di Mike Hertz, è tutto il pomeriggio che lui e McCormak sono alla ricerca di questo nome.
Jod Line, carpentiere, si occupa della riparazione delle barche nella bella stagione, in inverno è un disoccupato come tanti.
Due settimane prima è stato visto in compagnia di Constance Reed, la vittima.
Queste le poche informazioni che McCormak è riuscito a strappare all’assonnato proprietario del parcheggio dei trailer dopo l’incursione finita male di Ryan.
Una pista abbastanza esile…
Baronetto torna verso il Ford dove l’investigatore lo sta aspettando appoggiato a una fiancata, fumando una Lucky Strike e guardando le case in riva alla costa.
- Niente?
- Niente, ad eccezione del fatto che questo Jod bazzica il Roxy Bar.
- Mmm…
McCormak fa una lunga tirata e poi schiaccia la sigaretta sull’asfalto umido e sporco.
- Il Roxy Bar… Credo che ci convenga farci una visita stasera…

domenica 19 agosto 2012

10 - ROBB MITCHELL

Connor ridacchia.
- Complimenti lei ci sa davvero fare con le parole.
- Eh già! E ora da chi ci dirigiamo?
- Se posso dire la mia eviterei il caposquadra.
- Come mai? Volevo iniziare da lui.
- Si fidi, vede lo sguardo sfuggente e le mani sempre indaffarate? Quell’uomo ha qualcosa che gli pesa. Ci ha fissato insistentemente da quando siamo entrati, e ogni volta che lo guardavo fissava qualche sottoposto, secondo me non ha piacere a parlare con noi, meglio non inimicarselo, cerchiamo invece Robb, è di Falmouth, è qui da poco, non solo sarà meno diffidente ma avrà ancora pochi amici qui e quindi parlerà con più franchezza.
- Parola mia professore, proprio un bel trucchetto ha tirato fori dal cappello! E’ questo che insegna all’università?
- In realtà insegno Storia Antica, ma in Europa queste tecniche di psicologia si stanno affinando sempre di più.
- Un giorno me ne dovrà parlare, ne farò una serie di articoli! Ecco Robb che stacca per il pranzo, andiamo.
Sotto il fuoco di fila dei flash e delle domande di Perlenbacher, il ragazzo cede velocemente, soprattutto quando il giornalista gli assicura che tutto quello che dirà sarà coperto da segreto professionale.
La cosa che tormenta il caposquadra è che Uwe, uno dei suoi, ha mancato turno, per una tresca con una cameriera del Momo’s, racconta.
Robb l’ha coperto portando per quel giorno un tizio di Falmouth, un certo Robert Axman che sembrava alla ricerca di un lavoro nell’edilizia.
- Dove lo possiamo trovare?
Questo lui non lo sa, lui l’ha visto un paio di volte in un locale poco fuori Falmouth, il Roxy Bar…

mercoledì 15 agosto 2012

09 - WELEY AND MASTERSON

Falmouth / Portland, Gennaio 12, 1929 – Pomeriggio

- Ahhhh che dormita!
Perlenbacher si stiracchia sul sedile del Greyhound prima di scendere ancora intontito a Portland.
- Bene mettiamoci all’opera, creda a me professore, nessuno resiste al fascino di una bella intervista!
Il giornalista si dirige quindi a passo svelto verso la Weley and Masterson.
Si dia inizio allo spettacolo, pensa tra se e se mentre con il suo sorriso migliore e il taccuino in mano fa il suo ingresso nella segreteria.
- Ma che bella ragazza abbiamo qui! Dimmi piccola, il capo non c’è? Sto scrivendo un articolo e volevo citare questa ditta.
Si muove rapido per la stanza.
- Guarda qui! Che gente operosa!
Scrive qualcosa e si sposta di nuovo.
Un flash esplode abbagliante.
- Ecco sorrida un po’ di più!
Flash.
Quindi si siede su un angolo della scrivania osservando la ragazza visibilmente stordita dalle chiacchiere e dall’entrata in scena.
- Bene bellezza, sto scrivendo un articolo sul cadavere di Diamond Cove, per il Post - fa sfrecciare veloce la tessera di giornalista coprendo il nome del giornale. - Roba grossa, omicidio.
La ragazza balbetta senza sapere cosa dire.
- Noi non c’entriamo nulla, noi abbiamo solo fatto i lavori, la prego non ci metta in cattiva luce…
- Ma no! Cosa hai capito zuccherino? Voglio anzi che questa azienda ne esca pulita, capito? P-u-l-i-t-a! parola di Perlenbacher! E perché no? Con un po’ di pubblicità gratuita! Senti ho chiamato il mio capo pochi minuti fa Fermate le rotative! gli ho urlato, Perlenbacher è in caccia! A New York stanno tutti aspettando il mio pezzo! E tu, tesorino, se mi darai una mano potresti essere in seconda pagina entro domani!
La ragazza ormai completamente in balia dei modi del giornalista racconta senza remore il poco che sa. Recupera i nomi degli operai addetti e si lascia scappare che un certo Robb Mitchell di Falmouth ha lavorato quel giorno con la squadra.
- Ottimo bambolina! - e balza in piedi. - Grazie di tutto e non preoccuparti, i tuoi capi saranno entusiasti del mio pezzo.
Sfoglia furiosamente il taccuino e si dirige fuori prima che la povera ragazza abbia il tempo di ribattere alcunché…

sabato 11 agosto 2012

08 - NOTTE INSONNE

Falmouth, Gennaio 12, 1929 – Mattina

Il professor Connor e Perlenbacher si guardano stanchi.
Per tutta la notte in un improvvisato giaciglio della pensione dove sono alloggiati hanno lavorato per sistemare la ferita di Ryan.
Il pavimento e le lenzuola del letto sono un disastro di sangue.
L’ex sergente riposa, il respiro è calmo.
- Ottimo lavoro professore.
- Anche a voi amico, anche a voi.
- Sa, lavoriamo bene assieme, lei è davvero un pozzo di scienza, parola mia.
Perlenbacher emette un fischio di ammirazione prima di rendersi conto di quanto sia fuori luogo.
- Beh, comunque oggi pomeriggio volevo fare un salto a Portland a raccogliere qualche altra informazione, le cose qui si stanno facendo violente e non disdegnerei avere qualche sicurezza in più.
Osserva distratto l’automatica nichelata di Tony ancora incastrata dalla sera prima.
- Che ne dice? Mi accompagna?
- Volentieri figliolo, lasciamo i duri qui a Falmouth, noi andiamo a far funzionare la testa.

mercoledì 8 agosto 2012

07 - UNO SPARO NELLA NOTTE

- Vado avanti io, tu aspettami qui in macchina e avvisami se arriva qualcuno, dice Ryan.
Il tono è autoritario, è stato pur sempre un sergente dell’esercito americano prima di essere radiato.
- Dammi la tua pistola.
Tony gli passa l’automatica brunita.
Ryan la soppesa, poi tira indietro il carrello mettendo il colpo in canna.
Tony lo guarda freddo.
- Non si sa mai, gli dice uscendo.
Scivola tra le roulotte non incontrando anima viva.
Passa a fianco a un uomo che beve seduto su dei gradini, si scambiano appena un’occhiata svogliata.
Odore di urina e di sporco, le latrine, è vicino.
Raggiunge il trailer di Reed, in un angolo, versa in pessime condizioni, vernice scrostata, vetri rattoppati con il nastro adesivo.
La porta è socchiusa, scivola dentro.
Controlla lo stretto spazio.
L’interno è in disordine.
Abiti sul pavimento, avanzi di cibo e bottiglie vuote.
Alcuni giornali macchiati.
Trova una vecchia candela.
La luce tremolante proietta ombre in ogni vano.
Fa due passi verso il fondo.
Un gabinetto chiuso, un armadio e quello che sembra essere una piccola cassettiera.
I cassetti sono divelti e rovesciati a terra.
Tasta l’automatica.
Inizia a cercare tra i pochi averi sparpagliati sul pavimento.
Un lembo di tessuto umido.
Neve.
Della neve qui.
Qualcuno è entrato, da pochissimo.
Si gira rapido proprio mentre con un colpo secco la porta dell’armadio si spalanca.
Reagisce d’istinto balzando indietro.
Una figura corre fuori.
Si lancia all’inseguimento.
L’altro raggiunge la rete metallica che delimita il parcheggio, si aggrappa e si lascia cadere dall’altra parte.
Ryan ripone la pistola e fa lo stesso.
Ora corrono nel bosco che circonda il campeggio improvvisato.
Ryan sente l’uomo davanti a lui ansimare anche se non lo vede quasi.
Controlla il respiro, non basta qualche anno di sbronze per cancellare l’addestramento militare.
Si muove rapido, estrae l’arma.
- Fermo o sparo! - urla.
Ma l’altro continua a correre.
Ryan tira il grilletto.
Tlak.
Il proiettile si incastra.
Maledetto italiano.
L’altro sente il rumore, si gira.
Due lampi illuminano la notte.
Un boato rimbomba assordante nel bosco.
Qualcosa strattona il corpo di Ryan lo fa girare su se stesso come se un gigante gli avesse preso la mano e lo usasse come un pupazzo.
Si ritrova a mangiare neve senza fiato.
Da qualche parte l’uomo sta scappando.
Rimane qualche secondo nella neve e sente il sangue caldo scivolargli tra le dita.
Il proiettile gli ha colpito il polso sinistro, spaccandoglielo.
Stringe la ferita pulsante.
Si mette in ginocchio e quindi si alza aiutandosi con un tronco gelido.
Ringrazia la sua buona stella, il buio e le armi imprecise.
Quindi stringe i denti e cerca di raggiungere nuovamente l’auto di Tony.

venerdì 3 agosto 2012

06 - FALMOUTH

Falmouth, Gennaio 11, 1929 – Tardo Pomeriggio

La strada si stende come una linea di confine immaginaria tra due metà di un foglio immacolato.
Il vecchio Ford di Tony avanza sulla provinciale lentamente evitando il più possibile gli sbandamenti e le buche nascoste dallo strato di neve fresca.
Falmouth si palesa mentre il sole inizia la sua parabola discendente.
Una serie di vie dritte incornicia case vuote, cartelli vendesi e cortili ingombri di rifiuti e mobili pignorati.
In lontananza le sagome di cementifici chiusi, per strada pochi uomini coperti da pesanti pastrani, con il passo svelto e gli occhi bassi.
Falmouth è una delle tante facce dell’America piegata.
McCormak si dirige alla stazione di polizia, un edificio pulito e moderno.
A fianco alla scala di ingresso due mendicanti tendono ignorati una mano aperta.
L’occhio allenato del detective riconosce subito come lo sceriffo qui abbia il suo bel da fare, probabilmente 12 uomini e 2 volanti andavano bene quando c’era lavoro, ma adesso sono decisamente pochi a controllare una città piena di sfaccendati e ubriaconi.
Lo sceriffo è comunque cordiale, e sì, conosce Constance Reed. Ha perso il lavoro due anni fa come molti, vive di espedienti, beve forte, ma in fondo è un uomo tranquillo, non da fastidio a nessuno.
L’ultima volta bazzicava uno dei parcheggi di trailer convertiti ad abitazioni a nord di Falmouth.
Lo sceriffo si offre anche di accompagnare McCormak la sera stessa, dopo che l’investigatore gli ha mentito raccontando che cerca Reed per una storia di furti.

Tony Baronetto e Ryan invece agiscono subito.
Tony ha scoperto la posizione della roulotte temporaneamente occupata da Reed fingendosi un fratello preoccupato.
I due la raggiungono con il favore del buio…

lunedì 30 luglio 2012

05 - SI CHIAMAVA CONSTANCE REED

Portland, Gennaio 11, 1929 – Mattina

Oggi non nevica.
Portland è sotto un manto candido ancora non rovinato dalle auto che solo ora iniziano a muoversi, il mare è una lastra grigia.
Perlenbacher si è alzato di buon ora, sa che per strappare qualche informazione agli integerrimi tutori dell'ordine è bene incontrarli al mattino presto, quando il turno serale stacca e fa colazione in uno dei tanti dinner della zona.
Il detective sta mangiando una grossa ciambella e bevendo caffe, è già al terzo.
- Si chiamava Constance Reed, 55 anni, di Falmouth, disoccupato da 2 anni. Non sappiamo molto di più.
- Famiglia? Recapiti?
- Niente di niente per ora, era probabilmente un vagabondo.
- Capisco.
Perlenbacher chiude il taccuino e si alza.
Questo poliziotto o non sa niente o non vuole dire nulla, ma propende per la prima.
Fa cenno alla giovane cameriera che offre lui la colazione e si dirige alla porta.
- Ah, un ultima cosa - lo richiama l’investigatore. - Abbiamo anche la causa di morte.
- Sentiamo.
- Beh... non ci crederà mai…
Annegamento.

giovedì 26 luglio 2012

04 - UN CORPO SENZA NOME

- Bene signor McCormak, la sua deposizione è a posto ma faccia attenzione, questa è una città tranquilla e non mi piacciono gli investigatori privati come lei. Girate al largo.
I tre escono dal commissariato.
Come sospettavano sotto la lastra di cemento c'era un cadavere.
Un uomo corpulento con abiti grezzi e capelli unti.
Sono tornati a Portland e hanno chiamato la polizia e ora sono in questa stazione frenetica e piena di centralini a ripetere la stessa storia da ore...
Per fortuna Tony si è eclissato, lui e la sua pistola portano solo guai.
Ryan ne ha visti di morti, parecchi. Gli è bastata un'occhiata per stabilire che l’uomo era cadavere da ben prima che Mitchell gli sparasse nel tentativo di sedare la rissa, era morto da almeno 4-5 giorni. I lavori sono stati fatti 2 giorni prima quindi il corpo è arrivato sull'isola con i lavoratori... possibile?
Gli abboccamenti di Tony Baronetto alla Weley and Masterson, la ditta che si è occupata della ripavimentazione, non hanno portato a nulla.
Sul corpo hanno trovato una piccola scaglia di pesce che il professor Connor ha stabilito non essere di alcun pesce della costa est, sembra di un qualche pesce esotico, segni di legature erano presenti sia sulle mani che sui piedi…
Poche informazioni per ora, nemmeno sanno chi è la vittima...
Meglio andare a dormirci sopra.
Perlenbacher ha strappato un'intervista per il giorno dopo, vedremo come andranno le cose.

lunedì 23 luglio 2012

03 - UNA LASTRA FUORI POSTO

L’interno della casupola è fumoso, intriso di aria acre e sudore. Due tavoli rabberciati e alcune sedie ricavate da casse e barili completano l’arredamento.
Nonostante l’aspetto è un pub, dove i nostri si procurano birra scura e informazioni. Il barista è scontroso e poco incline al dialogo, Ryan gli allunga un paio di banconote.
Sì, ci sono stati dei lavori di ripavimentazione due giorni fa. La Madonna? Sì, è stato il matto del villaggio, Jakob, a disegnarla. Che ci volete fare? E’ matto! Per quello che è successo dopo, il barista non sa molto.
Altre banconote.
C’è stata una rissa, gli animi si scaldano da queste parti con la crisi e tutto il resto, e lui è intervenuto. Non aggiunge altro se non tre nomi: Caleb, Joshua e Ronnie.
Tempo di dividersi.

Perlenbacher e McCormak bussano alla stamberga di Caleb, gli altri aspettano intorno al cemento.
L'uomo parla a macchinetta, non manca di infarcire i suoi discorsi con apprezzamenti verso i giornalisti e mostrando orgoglioso un numero del New York Times di tre mesi prima, lui è uno che i giornali li legge.
Perlenbacher non si fa scrupoli e gli promette la prima pagina sul Post. Le parole scivolano fuori come un fiume in piena.
- Una rissa? Bhe è esagerato chiamarla così!
- Si gioca a carte poi si sa come vanno a finire queste cose... E una foto? Mi farete una foto?
- No una foto no, lasciamo più spazio per descrivere l'uomo invece che la sua immagine.
- Ah, voi dottoroni di New York sapete bene come fare le cose, parola mia!
- Cosa è successo poi?
- Ma niente! Mitchell, il barista, è uscito con il fucile per farli smettere e ha sparato per terra colpendo il disegno e all'improvviso è saltato fuori sangue!
Da non credere, tutti abbiamo guardato il piede di Joshua ma era illeso, io mi sono segnato e sono corso a casa!
- ...il signor Caleb ha mostrato il giusto rispetto per l'immagine sacra e quindi si è ritirato. Ecco qua, scritto tutto vede?
Perlenbacher sventola un taccuino su cui ha disegnato fino a un secondo prima.
- Grazie ancora signor Caleb.
- Ehi un momento quando uscirà l'articolo?
- Eh dipende dalle rotative e dai correttori di bozze... direi la prossima settimana.
- Perfetto! Andrò a Portland a cercarlo!
Appena fuori i due se la ridono tra di loro e quindi raggiungono gli altri.
- Ok ragazzi alziamo questa lastra, quello che c'è sotto ho paura che non piacerà a nessuno.

martedì 17 luglio 2012

02 - LA VERGINE PIANGENTE


Sei ore dopo il variegato gruppetto scende sulle tavole sbrecciate del pontile di Diamond Cove.
I cinque sono intirizziti e semicongelati a causa della traversata della baia e della neve che continua a scendere.
Il luogo è semiabbandonato, alcune casupole in legno e lamiera e qualche peschereccio fermo e in cattive condizioni.
Non più di dieci baracche, alcune sfondate e vuote.
- Perché ci hai portato qui? E’ tutto il viaggio che fai il misterioso, quale sarebbe il grande scoop? – chiedono spazientiti i compagni di viaggio di Perlenbacher.
- Seguitemi. Vedrete che meraviglia… - e si incammina verso una piccola zona pavimentata.
Gli altri lo seguono poco convinti.
- Bene diamoci da fare! - dice Perlenbacher mentre si sfrega le mani e ci alita dentro tenendole a conchetta.
Ed ecco qui signori! – annuncia indicando il terreno - La Vergine Piangente!
Il gruppo osserva una macchia slavata su alcune lastre di cemento prefabbricato. Un disegno a gesso, che forse rappresentava un’immagine sacra, ma di cui adesso si possono solo intuire le forme. Un foro sulla lastra in corrispondenza di uno dei lembi azzurri mostra una strana areola ramata.
I quattro guardano Perlenbacher con un misto di compassione e di odio.
- Ehi! Ehi! - si schermisce - Avete mai visto una Madonna gettare sangue?
- In Italia ci abbiamo il sangue di San Gennaro! - afferma faceto Tony - E Madonne più belle!
- Smettetela di ciarlare! - sbotta Ryan chino sulla lastra.
Ha visto centinaia di fori simili, lungo i villaggi polverizzati della Marna e nella pianura della Somme. Un proiettile ha trapassato il cemento, traiettoria dall’alto al basso, distanza ravvicinata.
- Professor Connor lei che ne dice?
L’anziano luminare controlla la macchia rossastra. Dopo aver frugato con cura nella sua borsa in pelle, estrae una boccetta chiusa con un tappo a pipetta, tramite cui preleva alcune gocce di liquido e le dosa sulla macchia. L’etichetta recita perossido di azoto.
- Sangue…
Tutti si fanno silenziosi, tranne Perlenbacher che fiuta l’articolo.
- Cerchiamo di capire cosa è successo.
McCormack si guarda intorno, osservando pensieroso alcuni attrezzi appoggiati a una baracca. Un paio di pale e un piccone rotto nonché i resti di alcuni sacchi di cemento intrisi di neve sporca…

venerdì 13 luglio 2012

01 - UN ALTRO ARTICOLO INSULSO

NY, Gennaio 10, 1929 - Mattina

Fa freddo e nevica.
Perlenbacher si volta sospirando, osservando la porta di ingresso allo stabile, pensando alla stufetta a cherosene dell'ufficio.
Infila una mano nel pastrano estraendo un foglietto spiegazzato: le note del capo.
Un altro articolo insulso.
Un giorno scriverà il suo grade romanzo e tutti gli dovranno riconoscer merito pensa tra se e se.
Ma per ora bisogna pagare le bollette.
Si dirige a un telefono a gettoni e compone un numero.

Da Sal trilla il telefono, il barista risponde osservando la penombra fumosa.
- Pronto?
- Sto cercando Tony.
- Chi sei?
Ma il nome di perde tra i disturbi elettrostatici.
Sal decide che in fondo non sono affari suoi, fa un cenno al ragazzo italo-americano intento a "corteggiare" Lynn. La ragazza ringrazia il cielo con lo sguardo, piuttosto seccata dalle attenzioni non richieste: non ha ancora iniziato a lavorare e, soprattutto, Tony Baronetto è uno spiantato.
La conversazione al telefono è veloce, poi il ragazzo fa un cenno a Ryan, un ubriaco che frequenta da un po' il locale e con lui esce nella neve.
Poco dopo mette in moto il suo vecchio furgone Ford.
Probabilmente un'altra consegna di alcolici pensa Sal.
Ma in fondo, non sono affari suoi.

- Perlenbacher! Che si dice?
- Ehi Tony! Come va?
- Bando ai convenevoli, cosa ti serve? So che mi chiami sempre se ti serve qualcosa.
I due si conoscono. Perlenbacher è uno "scrittore" (anche se non ha mai pubblicato nulla e lavora per un infimo giornale), Tony un galoppino della piccola malavita locale. I due si trovano ogni tanto a scambiarsi storie per il "grande romanzo americano" di Perlenbacher, libro che lui non ha nemmeno iniziato.
- Devo andare a Portland, e da li su un’isoletta chiamata Diamond Cove per un articolo.
Tony emette un lungo fischio.
- Saranno almeno 3 ore! Va beh, basta che mi paghi la benzina…
- Certo! Per chi mi hai preso? Tutto spesato!
Perlenbacher estrae dalla tasca una banconota spiegazzata da 10$.
- Dobbiamo passare a prendere anche McCormak e il professore. Mi serve un po' di aiuto, e poi volevo dare un taglio approfondito alla cosa.
Tony alza le spalle: - Se lo dici tu...
E il camioncino riparte.

giovedì 12 luglio 2012

00 - PROLOGO

- Oh oh oh! Ma cosa sta dicendo? E' tutta un'opera di fantasia, non crederà sul serio che possa succedere veramente?
L'uomo guarda il suo interlocutore con aria divertita.
- Ma facciamo un'ipotesi, ipotizziamo che invece sia possibile, come andrebbe?
- Beh, non molto diversamente da come c'è scritto, ovviamente una volta che si innescasse tale processo il resto verrebbe da sé, ma davvero, non c'è forza al mondo in grado di generarlo a comando.
- Beh sì, ma sapendo dove e come applicarla?
- Nemmeno in quel caso, mi creda, glielo ripeto: non c'è nulla su questa Terra in grado di realizzare una cosa simile a comando.
L'uomo sorride bonario.
L'altro invece sembra pensieroso.
Borbotta qualcosa ma si capisce appena.
Quindi ringrazia l'ospite e si accomiata. Fuori fa fresco, lo attende un lungo viaggio...
- Nessuna forza su questa Terra, ha ragione, ma al di fuori di essa forse sì...

mercoledì 11 luglio 2012

NON E' MORTO CIO' CHE IN ETERNO PUO' ATTENDERE...

Questo semplicemente per dire che è ora di ridare un po' di vita a questo blog, ormai fermo da così tanto tempo che soffre di piaghe da decubito...
Premetto che il mio tempo libero purtroppo non è aumentato, al lavoro la possibilità di dedicarmi alla scrittura di articoli è nulla, ergo mi è impossibile portare avanti con continuità due blog. Di conseguenza continuerò a scrivere su One Shot con la medesima frequenza, ovvero quasi mai, sigh...
Ora vi starete chiedendo se è Caronte, o Minosse, o come diavolo si chiama questo caldo a farmi delirare... e invece no!
Il fatto è che One Shot si evolve in qualcosa di diverso, che lo renderà qualcosa di più del mio personale spazio per scrivere cazz... ehm... dissertazioni sul complesso mondo dei giochi di ruolo.
Alcuni mesi fa ricevetti da Nicholas, uno degli sventurati lettori passati da queste parti e sul Sussurro di Even, la richiesta di pubblicare i resoconti delle sue avventure, tanto per beneficiare della mostruosa (!) visibilità di questo sito.
Pensandoci su, in effetti recentemente One Shot è stato vivo come un cimitero: solo gente di passaggio a far visita ai trapassati. Per questo ho deciso di trasformare il blog, cominciando proprio dalla pubblicazione della one shot di Nicholas, con l'auspicio che in futuro, l'esperienza possa ripetersi con altre one shot e (perché no) con altri autori.

L'avventura che imperverserà su queste pagine nel prossimo futuro è scritta dallo stesso Nicholas e utilizza come sistema di gioco il famigerato Call of Cthulhu (CoC) della Chaosium, universalmente conosciuto per l'altissimo tasso di mortalità tra i giocatori (come è giusto che sia).
Ma ora basta perdere tempo, tornerò a scrivere cazz... ehm... articoli tra un post e l'altro delle nuove one shot.
Buona lettura a tutti!

mercoledì 18 aprile 2012

PERSONAGGI INDIMENTICABILI

L'UNIVERSO DEI PERSONAGGI NON GIOCANTI
Sono certo chi chiunque si sia cimentato nell'infausto compito di preparare un'avventura e arbitrarla, si sia trovato nella condizione di dover ragionare sull'utilizzo dei personaggi non giocanti (PNG). Per le finalità di questo post, vorrei estendere il concetto di PNG oltre il classico limite tipico di D&D. Per PNG intendo qualunque creatura pensante in grado di interagire con i personaggi giocanti.
Se immaginiamo gli opposti del grande insieme dei PNG, ad un estremo troviamo quelli "preparati", all'altro quelli "improvvisati". Tra loro tutta una serie di "abbozzati" con varie sfumature. Credo che le distinzioni siano autoesplicative, ma ci tengo ad approfondire un po'.
I "preparati" sono quelli per cui in fase di stesura dell'avventura abbiamo pensato a tutto: caratteristiche, carattere, motivazioni, punti di forza, punti deboli, rapporti interpersonali, ecc.
Creare questi PNG richiede un forte dispendio di energie in termini di tempo e di organizzazione, nonché un'idea ben chiara di chi sono e qual è il loro ruolo all'interno dell'avventura. In genere si tratta di personaggi chiave.
Gli "improvvisati" invece sono quelli che non ci aspettavamo. E' inutile, per quanto un master si sforzi, i giocatori vorranno *sicuramente* interagire con qualcuno che non vi eravate nemmeno sognati esistesse ("Sì, sì, vado dal macellaio... Lo so bene che non c'entra con la vicenda, ma il mio PG ha una gran voglia di fiorentina... Ma come si chiama? Quanti anni ha? Ha una figlia carina?").
Gli "abbozzati" sono invece quelli che hanno un ruolo nella storia, a volte nemmeno marginale e con cui sospettiamo che i PG vogliano interagire. Tuttavia il loro ruolo nella vicenda non impone un livello di dettaglio tale da giustificare eccessivi sforzi preparatori (ad es. basta una descrizione, ma non essendo un antagonista degno di nota non sono necessarie statistiche).
Detto così sembra filare tutto liscio, basta una buona preparazione, del buon senso nel condurre i PG dove si desidera e il gioco è fatto.
Eppure, cari master, siete certi di aver pensato proprio a tutto?

QUESTIONE DI MEMORIA
Nel precedente paragrafo ho preso in considerazione solo un punto di vista, quello del master. Il master è dietro le quinte, pianifica, trama, ordisce. Sa come si dovrebbe sviluppare la storia, quali sono le informazioni chiave nella mole di quelle che fornisce.
I giocatori no. Per loro è impossibile sapere se qualcosa è essenziale ai fini dell'avventura - il genere di cose che il master tiene bene a mente - o è stata improvvisata al volo - il genere di cose che il master tende a dimenticare.
Non dovrebbe sorprendere quindi che i giocatori ricordino fatti o persone che il master ha prontamente scordato perché ininfluenti.
Il pericolo si nasconde proprio qui, nel dimenticare dettagli (a volte anche PNG) che i PG considerano importanti. E' un evento che scatena immediatamente il metagame da parte dei giocatori. Il master non lo ricorda per cui non è un personaggio/indizio/pista/fatto rilevante.
Sebbene la soluzione più ovvia a questo problema possa sembrare prendere appunti o creare un diario, in realtà nemmeno questo vi mette al riparo da insidiosi passi falsi, perché nel pieno di una sessione spesso non si ha il tempo di scartabellare e consultare note magari vecchie di mesi.
La tecnica migliore, che allo stesso tempo arricchisce la caratterizzazione dei personaggi non giocanti, è dotare ognuno di una peculiarità.
La peculiarità deve essere tale che chiunque possa ricordare il PNG in base a quella. Può essere qualsiasi cosa, ma chiaramente più è caricaturale, più sarà facile ricordare il personaggio. Un accento marcato, una risata fastidiosa, un difetto accentuato, un abbigliamento strano sono tutti esempi. La varietà è talmente ampia che difficilmente i PG si troveranno a dire "un altro PNG con questa peculiarità?!?"
Non è necessario che i tratti caratterizzanti siano molti o approfonditi, anzi, uno solo è più che sufficiente, ed è importante che emerga evidente al primo incontro.
Nel caso dei PNG improvvisati, un personaggio creato al volo (es. il macellaio) che ricompare dopo molto tempo nella campagna probabilmente verrà ricordato da tutti *solo* per quella peculiarità.
In questo modo il master si mette anche nelle condizioni di avere già un PNG  "abbozzato" in qualunque occasione. Nessuno sa che piega può prendere un'avventura, tantomeno una campagna. Spesso i PNG per cui si era previsto un ruolo importante passano in secondo piano a causa della piega che prendono gli eventi, mentre altri ritenuti insignificanti possono diventare fondamentali. In questo modo anche un PNG inizialmente trascurato ha già una base di partenza sulla quale costruire il resto (carattere, motivazioni, ecc.).
Per chi sta seguendo la mia campagna del Sussurro di Even, ci sono un'infinità di esempi. Voglio provare un giochetto con chi avrà la pazienza di cimentarsi. Di seguito elencherò alcuni PNG, alcuni importanti, altri molto meno, a cui associare una peculiarità che li ha caratterizzati. In alcuni casi non vi verrà in mente subito, ma vedrete che quando pubblicherò le soluzioni sarà più facile ricordare le peculiarità che i nomi dei personaggi!

Kade —> risatina isterica
Vasco Tenzio —>
Monsignor Rodrigo —>
Ignacio —>
Elvogesto —>
Bailando —>
Tolkarr —>

Aspetto le vostre soluzioni nei commenti!!!