venerdì 23 giugno 2017

118 - IL CAMION RADIO

Oltre la gola Heinz fa scendere i due Lipovenii da un lato del camion e gli ordina di allontanarsi di alcuni metri.
Quindi sale e fa partire il mezzo a tutta velocità senza voltarsi indietro.
Ho un camion e abbastanza carburante, cibo e abiti caldi e il gruppo principale non sarà molto lontano.
Un paio di giorni dopo individua tracce del passaggio della colonna tedesca.
Continua a guidare evitando i gruppetti di morti che vagano nei paesi attraversati dalla strada.
La sera del terzo giorno, nei pressi di un piccolo borgo, vede a bordo strada due camion del II Corpo Motorizzato.
In giro non c’è nessuno.
Ferma il mezzo.
Scende.
Controlla veloce i camion.
Un trasporto truppe e il camion radio della colonna.
Perchè hanno abbandonato il camion radio?
Guarda dentro.
La radio è al suo posto ma diversi fori di proiettile costellano lo strumento.
In un angolo vede un bloc-notes dentro una custodia di plastica.
Lo apre.
Ci sono le date e gli orari delle comunicazioni radio fin dalla partenza della missione.
Scorre le righe.
L’ultima è datata 20 novembre: il giorno dell’agguato alla colonna, quando il loro gruppo è stato tagliato fuori.
La radio è stata distrutta nell’agguato! 
Un brivido gli corre lungo la schiena.
Con chi ha comunicato il nostro marconista per tutto il tempo?
Poi un’altra consapevolezza lo colpisce: non c’è mai stata nessuna colonna ad aspettarli.
Hanno continuato ad andare avanti sostenuti dalla speranza di ricongiungersi al corpo principale, ma non c’è mai stato un appuntamento, il resto della colonna non ha mai sentito le loro comunicazioni, li hanno dati per morti il 20 novembre e sono tornati in Germania.
Esce dal camion radio.
Prende il carburante avanzato nei serbatoi e lo trasferisce sul suo.
I primi morti escono dalle case avanzando verso di lui.
Sale e mette in moto.
Ci sono 700 km di Terre Perdute tra qui e i confini del Reich. Mi servirà un miracolo.

giovedì 22 giugno 2017

117 - VARGA

Klaus lascia cadere le armi nella neve e si avvicina a Varga e a Racz e Nagi.
Juhazs sostiene Kovacs, gli assalitori ordinano in ungherese ai due soldati di gettare le armi.
Juhazs guarda verso Klaus, l’unico tedesco rimasto, il più alto in grado.
Klaus annuisce.
I due lasciano cadere i fucili ai loro piedi.
Fanno qualche passo avanti.
Gli assalitori sparano quasi all’unisono.
I due soldati ungheresi cadono uno sopra l’altro nella neve.
Il comandante dei Lipovenii raggiunge i corpi, Juhazs ancora si muove, l’uomo estrae la Tokarev e gli spara in testa due volte.
Poi fa cenno ai suoi di gettare i cadaveri nel burrone prima che si risveglino.
Si gira e torna verso il gruppetto con la pistola ancora in mano.
Varga gli va incontro e inizia a parlare in ungherese.
“Klaus era uno dei vostri?” chiede l’interprete.
“No, solo Pecsi”.
“E cosa intendete fare di lui?”
L’uomo lo fissa, poi gli da in mano Tokarev.
Varga guarda l’arma nella sua mano.
Torna verso i suoi compagni.
“Aspetta!” dice Klaus.
Varga alza l’arma e gli spara in testa.
Klaus crolla nella neve.
Il sangue si allarga sotto la nuca.
Nagi si copre le orecchie con le mani.
Varga si avvicina al corpo del pilota e lo fruga alla ricerca di qualcosa di utile.
La sua espressione cambia all’improvviso.
Racz guarda incuriosito.
Varga ha in mano alcuni documenti di identità falsi e degli attrezzi sporchi di grasso.
“Mi sa che abbiamo trovato il sabotatore”.
Guarda il volto dell’uomo e il foro lordo di sangue sopra l’occhio sinistro.
Si alza.
“Non doveva finire così” mormora.
Apre la borsa di cuoio scuro che Klaus ha al fianco, dentro c’è la vecchia macchina fotografica con le lastre impresse.
La prende e torna dagli altri.

mercoledì 21 giugno 2017

116 - OLTRE LA GOLA

Heinz sale sul camion insieme a Pecsi e uno degli assalitori.
Pecsi si mette alla guida.
Il camion sobbalza e parte.
Nessuno parla nella stretta cabina.
Le mani sono sulle armi, le dita sui grilletti.
La cabina è gelida ma Heinz suda.
Mantieni il sangue freddo, è quasi fatta.
Il ponte sparisce alle loro spalle.
Dopo qualche minuto si sentono rimbombare dietro di loro alcuni colpi isolati.
Poi il silenzio.
Heinz tiene gli occhi fissi su Pecsi.

martedì 20 giugno 2017

115 - IL MACELLAIO DI DEBRECEM

Klaus si avvicina a Otto sdraiato sulla strada.
Le schegge della bomba hanno colpito il capitano al petto e al braccio.
L’uomo guarda il cielo sopra di lui mentre il sangue arrossa la neve.
Con una mano sta cercando di estrarre qualcosa dalla tasca interna della divisa.
Klaus fa qualche passo e poi gli si ferma davanti.
Alza l’accetta e la cala con gesto secco.
La lama colpisce la fronte del vecchio capitano spaccando l’osso e conficcandosi in profondità tra i capelli.
Il sangue sgorga coprendo il viso dell’uomo, la mano si ferma.
“Per Debrecem” sussurra Klaus.
Si china a guardare cosa stesse cercando Otto.
Tra le dita rigide l’uomo stringe una foto ingiallita ora chiazzata di sangue.
Nell’immagine c’è un salotto ben arredato, su una sedia è seduta una donna esile con un sorriso dolce, a fianco a lei una bambina con i capelli scuri sorride verso l’obiettivo.
Klaus si rialza, si gira e torna sui suoi passi.
Dietro al camion Juhazs è a fianco a Kovacs e sta cercando di medicare come meglio può la gamba del sergente.
Klaus fa cenno a loro di andare.
Juhazs prende Kovacs sotto braccio.
I tre avanzano lungo il ponte.

lunedì 19 giugno 2017

114 - HEINZ

Pecsi osserva la scena quindi si gira verso Heinz.
Si trova davanti alla canna di un fucile spianato.
“Tu hai fatto il turno alla mitragliatrice ieri sera” dice Heinz.
Pecsi non capisce le parole ma i gesti sono chiari, Heinz lo spinge avanti tenendolo sotto tiro.
Escono dalle rocce, davanti a loro ci sono cinque uomini con le divise del defunto esercito ungherese, fucili in mano e un paio di bombe alle cinture.
Appaiono ben equipaggiati e decisi: nonostante le loro uniformi siano logore, le loro armi sono perfettamente pulite.
Stanno parlando con Varga in romeno e ungherese.
L’interprete è vicino al primo camion, dietro di lui Racz tiene Nagi per mano, la ragazza guarda in basso senza parlare.
Tutti e tre hanno al collo delle sciarpe o dei fazzolettoni colorati.
Quando Heinz e Pecsi appaiono gli uomini alzano le armi verso di loro.
Quello che sembra essere il capo dice qualcosa a Varga in romeno, l’interprete annuisce e si gira verso Heinz.
“Dicono di far parte dei Lipovenii , sono partigiani, dicono di arrenderti e avrai salva la vita.
Io se fossi in te lo farei, non hai speranze”.
“Ho un ostaggio, faccio in tempo ad ammazzarlo” risponde Heinz.
“Non essere stupido, loro sono il doppio di noi e c’è un cecchino da qualche parte, vogliono solo il loro compagno, poi sarai libero di andartene”.
Heinz guarda i cinque uomini.
All'improvviso un'illuminazione lo colpisce.
"Siete gli stessi che avete fatto saltare il ponte e attaccato la nostra colonna!".
Varga fa per dire qualcosa, ma poi tace.
“Non mi fido, se devo morire tanto vale farmi aprire la strada per inferno da questo traditore!”.
Gli aggressori osservano la scena senza comprendere le parole.
“Di loro che voglio il camion e che lascerò l’ostaggio alla fine della gola”.
Varga traduce.
Gli uomini confabulano un po’.
Sembrano in difficoltà.
Poi il loro comandante li zittisce tutti.
Guarda Pecsi.
Poi dice qualcosa a Varga.
“Va bene” traduce lui “ma uno di loro verrà con te”.

venerdì 16 giugno 2017

113 - FINE DELLA CORSA

Klaus avanza mentre il tiro degli aggressori si concentra sul suo camion ignorando quello di testa.
Guarda il capitano con la coda dell’occhio.
All’improvviso si avventa su di lui sbattendolo contro la portiera traballante che si spalanca con uno scatto secco.
Otto colto di sorpresa cade nella neve.
La bomba a mano cade vicino a lui e si ferma poco distante.
I soldati la guardano per un secondo.
Poi la bomba esplode.
L’onda d’urto investe il camion in pieno, strappa il telone e la portiera, le schegge di ferro crivellano le paratie e sventrano i copertoni.
Il camion si inclina su un lato prima di tornare pesantemente in posizione.
Klaus riceve una scheggia nel braccio, Kovacs si ritrova sbattuto in terra con la gamba maciullata e la ferita la petto che riprende a sanguinare copiosa, Juhazs è abbastanza veloce da abbassarsi e finisce nella neve con solo alcuni graffi.

Klaus balza giù dalla cabina.
Barcolla intontito.
Il camion sta iniziando a bruciare.
Da davanti nessuno spara più.
Afferra l’accetta e fa qualche passo.

giovedì 15 giugno 2017

112 - SENZA DIFESA

Heinz e Pecsi raggiungono l'altro lato del ponte e si tirano su nascondendosi dietro uno dei piloni.
Pecsi osserva la zona, Heinz monta la MG-42 sul suo treppiede.
Vede il primo camion avanzare senza essere colpito mentre i colpi si concentrano sul secondo camion.
Prende di mira il gruppetto di nemici e spara.
Il percussore non scatta.
Merda!
 Apre veloce il meccanismo.
Il percussore è stato rimosso con perizia.
È un lavoro di almeno un ora. Chi è rimasto un’ora solo con la mitragliatrice?
Si sforza di pensare mentre un rivolo di sudore gelido gli scende lungo la schiena.
Un’esplosione lo fa voltare di colpo.

mercoledì 14 giugno 2017

111 - TUTTO PER TUTTO

I camion si coordinano con attenzione e la manovra riesce perfettamente.
Heinz e Pecsi iniziano a strisciare sotto il ponte ferroviario mentre i due camion avanzano con lentezza sul ponte stradale per dar loro il tempo di arrivare dall’altra parte.
Quando i mezzi sono circa a metà una singola detonazione rompe l’aria.
Il proiettile attraversa il parabrezza del primo camion colpendo Schimtz a un braccio.
L’uomo urla e il camion si ferma.
I soldati si acquattano e spianano le armi.
La gola rimane silenziosa mentre il rumore dello sparo si perde nella valle.
Si odono solo i lamenti di Schimtz.
Sotto il ponte ferroviario Pecsi e Heinz si fermano un attimo quindi riprendono ad avanzare appesi alle barre di metallo.
Otto, dal camion di coda, ordina ai mezzi di ripartire.
Schimtz stringe i denti e si rimette a guidare, avanza fin quasi alla fine del ponte quando un secondo colpo lo colpisce al ventre.
L’uomo cade in avanti urlando e tenendosi le vesti che si riempiono di sangue.
Una mezza dozzina di figure esce dalla curva sparando.
I soldati sul secondo camion rispondono al fuoco.
Sul camion di testa Varga spinge Schimtz fuori dall’abitacolo e si mette al volante.
“Racz la sciarpa!” urla.
Il meccanico inizia a sventolare una sciarpa colorata mentre il mezzo avanza veloce.
I colpi dei misteriosi avversari si concentrano sul camion di coda.
I tedeschi rispondono al fuoco.
Otto osserva il primo camion correre verso gli assalitori mentre Schimtz rotola fuori dall’abitacolo cadendo sulla neve.
Vede Racz sventolare qualcosa.
“Bastardo traditore” sibila.
In quel moneto un colpo lo raggiunge al ginocchio.
La pallottola spacca le ossa e trancia l’arteria.
Otto urla.
Fiotti di sangue rosso grondano delle ossa scheggiate colando sul fondo del mezzo.
Klaus guarda nella sua direzione preoccupato.
Immagini riempiono la testa di Otto.
È come a Debrecem, non importa nulla, bisogna andare avanti, devo andare avanti, devo tornare da loro.
Otto prende una granata e toglie la sicura, quindi la stringe in mano.
“Guida o ce ne andiamo tutti e due” sussurra.

martedì 13 giugno 2017

110 - IL PONTE FERROVIARIO

Il convoglio avanza con lentezza, i soldati controllano con attenzione le pareti a strapiombo della valle, pronti a intercettare qualsiasi segno di un agguato.
La strada prosegue tortuosa a fianco alle traversine della linea ferroviaria.
Dopo diversi minuti di blanda salita la strada raggiunge un dirupo.
Due ponti paralleli sorpassano la gola.
Un viadotto in cemento a campata unica per la strada e un ponte in barre di acciaio per la ferrovia.
Oltre il baratro, a una settantina di metri, la strada curva sparendo dalla vista.
I camion si fermano.
I soldati scendono osservando preoccupati il passaggio.
“E il luogo ideale per un agguato” commenta Klaus.
“Già” risponde il capitano osservando le alture con il binocolo.
Nessuno, eppure ho una brutta sensazione. Questo scenario è troppo simile all’attacco che ha spaccato la nostra colonna.
Il gruppo discute un po’ poi viene deciso un piano di azione.
Il primo camion, guidato da Schimtz, avanzerà lento lungo il ponte, il secondo camion fingerà una manovra per cercare di passare dal ponte della ferrovia poi indietreggerà e si accoderà al primo.
Durante la manovra Heinz e Pecsi, coperti dal camion, si arrampicheranno sull’intelaiatura di metallo sotto il ponte ferroviario e cercheranno di arrivare dall’altra parte di nascosto.
Heinz prende la mitragliatrice e se la carica a spalle.
Stringe la mano agli altri e fa cenno a Pecsi.

lunedì 12 giugno 2017

109 - LA GOLA

I camion sono fermi, i soldati aspettano il ritorno del gruppo di esplorazione mandato a controllare alcune baracche di legno all’ingresso della gola.
Otto segue con lo sguardo le tre figure che stanno tornando avanzando nella neve.
Dopo alcuni minuti Pecsi, Juhazs e Heinz sono ai mezzi.
“Abbiamo controllato le baracche, due sono sommerse dalle neve ma nella terza c’era qualcuno fino a poco fa” Heinz riprende fiato, nuvole di vapore si condensano davanti alla bocca mentre parla “c’era un giaciglio sfatto e della carne in scatola, inoltre da quella posizione si domina la valle, ci ha visto arrivare da ore”.
Otto osserva le montagne, quel passo rappresenta la loro salvezza ma ora appare in una luce molto più sinistra.

venerdì 9 giugno 2017

108 - PROMESSE

I camion avanzano sobbalzando sulla strada innevata.
Racz si alza dal suo posto e si siede vicino a Varga.
“Nagi è giorni che non mangia nulla” dice con voce stanca.
Varga fa un cenno con la testa, si è accorto anche lui che le condizioni della giovane infermiera stanno peggiorando.
Racz lo guarda fisso.
“Se dovesse succedermi qualcosa, promettimi che la proteggerai tu, non può farcela da sola”.
Varga rimane silenzioso un attimo, poi risponde.
“Certo, non preoccuparti, se ti dovesse succedere qualcosa mi prenderò cura io di lei, qualunque cosa accada".
Stringe la mano al giovane meccanico.
"Te lo prometto”.
“Grazie, sei l’unico che ci ha sempre aiutato, non lo dimenticheremo”.
Varga fa un piccolo cenno con il capo.
"Hai la sciarpa?"
"Si, e ne ho trovata una anche per Nagi."
"Bene".
I due rimangono in silenzio guardando la giovane infermiera che fissa il pianale del camion.

giovedì 8 giugno 2017

107 - FOTO RICORDO

Al mattino il gruppo si prepara a ripartire.
Le montagne sono molto più vicine di quello che pensavano e si innalzano a pochi kilometri di distanza.
Kovacs si alza a fatica, tossisce e gocce di sangue si allargano sulla sua mano.
Otto ricontrolla le sue mappe.
Quindi le chiude e si rivolge al gruppo.
“Uomini, ce l’abbiamo quasi fatta, un ultimo sforzo!”  indica le montagne “li c’è il passo montano che attraversava la ferrovia durante la guerra, una volta oltrepassato ci ritroveremo in pianura e potremo ricongiungerci alla colonna principale che ci sta aspettando!”
Pochi commenti seguono le sue parole.
I soldati sono stanchi, molti feriti, le montagne sembrano un ostacolo insormontabile, eppure la salvezza non è mai stata così vicina, tutti guardano la stretta valle e la strada affiancata dalla ferrovia.
Le alte pareti di roccia appaiono però minacciose, quasi volessero stritolare il sottile nastro d’asfalto.
“In marcia” ordina Otto e i soldati si incamminano verso i mezzi.
“Un momento!” dice Klaus.
Tutti si girano verso di lui.
Il pilota ha appoggiato la sua macchina fotografica sul cofano di un camion.
“Un ultima foto prima di lasciare la Romania”.
“Ma cosa diavolo…” dice Otto preso di sprovvista, ma i soldati e i civili si stanno già stringendo davanti alla macchina, sorridendo divertiti per questo piccolo ma significativo gesto.
E a Otto non resta che unirsi a loro.
Un flash e poi Klaus recupera la macchina.
“Andiamo pure”.

mercoledì 7 giugno 2017

106 - SFONDAMENTO

Il camion da uno strattone e scatta avanti mentre il potente motore militare viene messo sotto sforzo.
Davanti alcune ombre si muovono nel buio.
I primi colpi di fucile vengono esplosi verso i mezzi.
Le pallottole colpiscono le lamiere e i tendoni dei camion con schiocchi secchi.
Un proiettile perfora il parabrezza e si pianta vicino alla spalla del pilota.
L’uomo si china più che può e spinge a tavoletta.
Otto conta mentalmente i metri che li separano dall’obiettivo e richiama alla memoria il tiro utile del Panzerfaust.
Non tradirmi.
Prende la mira.
Aspetta ancora qualche metro mentre le pallottole sibilano tutto intorno.
Spara.
Una vampata illumina il retro del tubo mentre l’ogiva metallica parte con un sibilo.
Il proiettile vola preciso verso le barricate e detona.
Una colonna di fiamme esplode verso il cielo mentre detriti e schegge di metallo vengono sparate tutto intorno.
L’onda urto investe il camion, il parabrezza incrinato va in pezzi in una cascata di cristallo, aria gelida e neve irrompono nella cabina.
Klaus si abbassa e il mezzo sbanda di colpo sballottato dallo spostamento d’aria.
Poi Klaus riprende il controllo del mezzo e sfreccia tra le barricate distrutte.
Subito dopo passa il secondo camion con la mitragliatrice spara verso qualsiasi cosa si muova.
I due camion continuano la corsa nella notte lasciandosi alle spalle il bagliore del fuoco.

Il capitano ordina di proseguire quanto più possibile.
I camion continuano a correre sulla strada innevata mentre la campagna prende il posto della città.
Per buona parte della notte i mezzi avanzano avvicinandosi alle montagne.
Alla fine il capitano ordina di fermarsi quando è chiaro che i due guidatori non ce la fanno più.
Il gruppo si ferma nei pressi di un piccolo hangar.
Per tutta la corsa nessun morto è apparso nei dintorni.

martedì 6 giugno 2017

105 - CORSA NELLA NOTTE

La notte è fredda, il cielo terso.
Heinz guarda le forme scure dei camion e l’apparecchiatura radio che nessuno di loro riesce a far funzionare.
Aggancia un paio di bombe alla cintura e controlla il fucile.
Il fiato si condensa nel gelo della notte.
Otto lo raggiunge, gli altri sono già in piedi.
I piani sono cambiati.
“Dobbiamo approfittare dei danni che abbiamo inferto ai nostri assalitori” annuncia Otto al gruppo “avanzeremo nella città a fari spenti e cercheremo di farci strada verso le montagne, a tal proposito ci verrà comodo il Panzerfaust che abbiamo trovato”.
I soldati e i civili si sparpagliano sui mezzi.
Kovacs prende posto aiutato da Juhazs, nessuno gli ha estratto il proiettile, si sono limitati a disinfettare la ferita e a fasciarla il più stretto possibile.
I due camion scendono verso valle seguendo la strada.
Il convoglio passa a fianco ai resti dell’ospedale crivellato di proiettili e prosegue immettendosi nella strada principale.
I mezzi sobbalzano sulla strada ingombra di neve e macerie
Sui cassoni nessuno parla.
I morti si aggirano per le strade, la città sembra essersi svegliata completamente.
I camion accelerano, Klaus, sul mezzo di testa, accende le luci.
A destra e a sinistra sfilano alcune basse case e magazzini industriali fatiscenti.
I fari illuminano i morti che si muovono a gruppi.
I due camion fanno del loro meglio per evitarli mentre corrono verso la periferia nord.
Davanti la strada è sgombra.
La velocità cresce.
A fianco al pilota, Otto regge il Panzerfaust e si sporge nell’aria gelida della notte.
Sul camion dietro Heinz controlla il retro della strada con la mitragliatrice.
I civili si schiacciano sul fondo, Varga e Racz tengono Nagi al coperto tra di loro.
All’improvviso davanti ai camion appaiono alcune rozze barricate messe a bloccare la strada.
“Ci siamo” mormora Otto.
Si gira vero Klaus.
“Accelera!” ordina secco.

lunedì 5 giugno 2017

104 - IL BUNKER

Sotto i soldati stanno buttando i resti dei morti su quelli che stanno ancora bruciando e aspettano che gli arti e i tronchi si consumino fino alle ossa.
Un fumo nero, acre e grasso riempie l’aria.
“Bene, andiamo a vedere cosa nascondevano in questo bunker” ordina Otto.
I tedeschi entrano accendendo le torce elettriche.
Oltre la porta c’è un ampio spazio in cemento rinforzato.
Letti e brandine di metallo sono rovesciati un po’ ovunque.
Ci sono scansie con medicinali ancora intatti, bende, cibo in scatola e anche alcune taniche di gasolio per un generatore di emergenza.
Otto osserva i ripiani ordinati e intatti.

Devono essersi nascosti qui quasi subito, ma qualcuno è morto e in breve c’è stato un massacro.
Si guarda intorno.
Non sapevano come affrontare i morti. Non avevano possibilità.
“Uomini raccogliete tutto il materiale utile e caricatelo sui camion” ordina.
Raccoglie da terra un caricatore di una luger vuoto.
Tutti abbiamo perso la testa durante il Risveglio, tutti abbiamo fatto qualsiasi cosa pur di sopravvivere.
Pochi minuti dopo il convoglio riparte, Otto da ordine di dirigersi verso le colline da cui sono arrivati.
“Ci ritiriamo capitano?” chiede Klaus.
“Passeremo la notte fuori dalla città, siamo troppo vulnerabili in un territorio che non conosciamo, domani troveremo il modo di raggiungere le montagne”.

giovedì 1 giugno 2017

103 - REQUIEM

Varga corre di sotto a cercare soccorsi.
Alle sue spalle Juhazs spara ancora qualche colpo ma i misteriosi avversari si sono ormai ritirati tra le case diroccate.
Al piano di sotto la carneficina è conclusa, i pochi morti ancora in piedi vengono finiti a colpi di accetta e baionetta.
Nello stanzone le fiamme delle molotov si stanno spegnendo, l’aria è acre.
I muri sono costellati di fori di proiettile e in terra sono visibili i punti dove le granate sono esplose.
Otto ascolta il rapido resoconto poi sale al piano superiore a controllare la situazione.
Juhazs è chino su Kovacs e comprime la ferita.
“Marcus era l’unico soldato addestrato al primo soccorso” mormora Otto “con Nagi in queste condizioni…” non conclude la frase.
Guarda Juhazs affannarsi parlando in ungherese al suo sergente.
“Di a Juhazs che cercheremo del materiale medico e che intanto facciano a pezzi il corpo di Marcus.
Non possiamo rischiare” .
Guarda il corpo del marconista crivellato di colpi.
Non dimenticheremo il tuo gesto.
Si porta la mano di taglio alla fronte facendo il saluto militare.
Quindi si gira e torna di sotto.

mercoledì 31 maggio 2017

102 - MARCUS


“A terra!” urla Kovacs mentre lui e Marcus si riparano dietro al camion.
Da un angolo una mitragliatrice inizia a sparare verso l’apertura.
I proiettili fanno esplodere i vetri del camion, scheggiano i cerchioni e perforano la lamiera.
Dalla porta Juhazs e Varga sparano verso la mitragliatrice mentre Kovacs e Marcus si acquattano come possono.
Varga con un colpo fortunato colpisce uno dei serventi.
Per un attimo scende il silenzio.
“Ora!” urla Kovacs e con Marcus appoggiato a lui scatta verso l’androne.
Dalle case dall’altra parte della strada alcuni fucili aprono il fuoco.
Juhazs e Varga coprono i compagni come possono ma una pallottola raggiunge Kovacs alla schiena buttandolo a terra poco dentro l’androne.

La mitragliatrice riprende a sparare scalfendo i muri di cemento.
Schegge e proiettili di rimbalzo raggiungono il corridoio mentre anche Juhazs e Varga sono costretti ad accucciarsi.
Kovacs si trascina verso un muro, dove si siede appoggiandoci la schiena, il sangue cola dal petto e lui cerca di tamponarlo con una mano.
“Fai qualcosa!” urla Varga a Nagi, ma la ragazza si è acquattata in un angolo nascondendo la testa tra le ginocchia.
“Merda” mormora Varga “è completamente andata”.
Juhazs prova a sparare qualche colpo alla cieca ma le raffiche della mitragliatrice non si interrompono.
Marcus è riparato dietro lo stipite, sente i proiettili martellare tutto attorno.
Sono così vicino. Mi manca così poco.
La testa gli fa male.
Non adesso.
Stringe i denti, pensa al proiettile conficcato nel suo cranio, il proiettile che gli ha portato via un occhio e che l’ha lasciato per morto in queste stesse lande, ormai otto anni or sono.
Un proiettile calibro 7.92 di fabbricazione tedesca. Sparato da un ufficiale tedesco.
Non può finire tutto adesso. Non ora che posso prendermi la mia rivincita.
Il dolore alla testa gli acceca la mente.
La mano corre alla cintura, impugna una bomba a mano, con il dito stacca la sicura.
Quindi appoggiandosi alla gamba buona si sporge e la lancia.
La bomba compie un arco perfetto.
Vede la mitragliatrice sparare verso di lui.
Sente i proiettili colpirlo al petto, al braccio, alla gamba.
La bomba atterra a un paio di metri dalla mitragliatrice.
L’esplosione distrugge l’arma e scaraventa i corpi maciullati dei serventi tutto intorno.
Marcus cade sulla schiena con un tonfo sordo.
I suoi occhi fissano il soffitto scrostato.
La testa smette di far male, per la prima volta, da otto anni.
Le voci che lo accompagnavano si fanno mute.
E tutto intorno scompare.

martedì 30 maggio 2017

101 - ATTACCO SU PIÙ FRONTI

“L’hai visto?”
Kovacs annuisce.
“Deve essere li da un po’, e secondo me non è solo”.
Kovacs non capisce bene tutta la frase in tedesco ma lo sguardo di Marcus è eloquente.
Qualcuno è nascosto in uno degli edifici dall’altra parte della strada e li sta osservando da un po’.
Da sotto si sentono raffiche di mitra e spari e anche la detonazione di alcune granate.
Marcus fa cenno a Juhazs il quale con noncuranza prende per mano Nagi e la accompagna nell’androne dell’ospedale militare.
Kovacs indietreggia mettendosi dietro uno dei camion.
Marcus un passo avanti.
Quindi appoggiandosi al camion per mantenere l’equilibrio precario sulla sua gruccia urla verso le case “Veniamo in pace!”.
L’urlo si spegne tra i muri scrostati.
Poi esplode l’inferno.

lunedì 29 maggio 2017

100 - LA PORTA BLINDATA

Il convoglio scende dalle alture e pochi minuti dopo i due camion sono parcheggiati nello spazio antistante alla struttura.
Il capitano, con Klaus, Varga, il soldato Pecsi e il meccanico Racz scendono nei sotterranei mentre gli altri rimangono di guardia all’esterno.
Arrivati davanti alla porta blindata, Varga osserva la serratura con attenzione.
Prova a forzarla, ma la perdita del braccio si fa sentire e gli attrezzi continuano a cadergli.
Alla fine desiste frustrato.
“Racz prova tu a vedere se riesci a far funzionare l’impianto idraulico” dice al giovane meccanico.
Il ragazzo si posiziona vicino alle valvole e inizia controllare i collegamenti.
Gli altri si siedono tranquilli, qualcuno accende una sigaretta.
Racz armeggia per circa un’ora.
Ogni tanto Otto sale al piano di sopra a controllare che anche per l’altro gruppo tutto sia a posto.
Alla fine Racz sorride trionfante.
“È riuscito a riattivare la porta” traduce Varga “dice che c’è un meccanismo di emergenza che permette di aprirla anche in assenza di corrente”.
“Digli di aprirla” ordina il capitano.
Racz gira alcune valvole e poi tira una leva rugginosa.
Una serie di cigolii scuote la parete, metallo che raschia su metallo.
All’improvviso un suono secco, la serratura si spacca a causa della trazione, le due ante di metallo scorrono lateralmente aprendo la porta.
Da oltre l’uscio una massa compatta di morti con camici da dottore e divise tedesche attraversa l’apertura.

“Indietro!” urla Otto.
Alcune molotov solcano l’aria e esplodono sulla porta.
I soldati indietreggiano sparando sulla porta.
I primi morti cadono incendiati a terra.
“Corro a chiamare aiuto” urla Varga, scarica ancora due colpi e poi sale veloce le scale.
Arriva di sopra, i soldati di guardia guardano nella sua direzione preoccupati per gli spari.
“È pieno di morti! Portate la mitragliatrice!”
Heinz prende la MG-42 e corre lungo il corridoio mentre Varga prende il suo posto con Kovacs, Juhazs e Marcus a tener d’occhio l’esterno.


venerdì 26 maggio 2017

99 - ORDINI SUPERIORI

Appena tornati al campo Marcus va verso di loro.
“Capitano ho ricevuto un messaggio dal quartier generale della nostra colonna, dicono che è imperativo salvare i soldati tedeschi bloccati a Pitesti!”.
Cala il silenzio.
“Ti hanno detto che cosa ci fanno laggiù dei soldati tedeschi?”
“No, dicono che la missione è classificata”.
“Mettiti in contatto con loro, digli di farti dire dal comandante Balck di che missione si tratta, inoltre voglio un suo ordine diretto”.
“Le trasmissioni sono molto disturbate signore…”
“Fai del tuo meglio”.
“Va bene, la prossima finestra radio è prevista per stasera, proverò a mandare un messaggio con le vostre richieste, così che stasera ci possano dare qualche risposta”.
“Ottimo”.
Marcus torna alla sua radio.
Il capitano ordina di smontare il campo e scendere fino all’ospedale.

giovedì 25 maggio 2017

98 - L'OSPEDALE MILITARE

Il gruppo percorre la riva del fiume ghiacciato in direzione del ponte successivo.
Otto osserva spesso la città con il suo binocolo.
“Qualche problema?” chiede Klaus.
“Con l’esplosione di quella mina chiunque fosse nei dintorni ora sa che c’è qualcuno in città”.
“E chi dovrebbe esserci?”
“Non lo so, però prima ho visto un drappo rosso appeso a una finestra di uno dei palazzi centrali” risponde Otto “ma adesso non lo vedo più”.
Ripone il binocolo.
“Inoltre la città è piena di morti che si aggirano come disturbati da qualcosa, dovremo fare molta attenzione”.
La pattuglia raggiunge il secondo ponte che appare sgombro.
Poco oltre ci sono alcune basse case e un ospedale militare.
“Questo si che è un colpo di fortuna!” esclama Otto “Soldati controllate la struttura”.
I soldati entrano con circospezione e iniziano ad aggirarsi tra i corridoi ingombri di calcinacci e vetri rotti.
Lettighe di metallo piegato, resti di materiale medico in pessimo stato e altra immondizia riempiono stanze.
“Non c’è nulla capitano” fanno rapporto poco dopo.
“Maledizione!”
“Aspettate!” dice Klaus.
Tutti si girano verso il pilota.
“Quando c’era la guerra mi ricordo che gli ospedali militari erano sempre dotati di un bunker per proteggere medici e pazienti gravi in caso di bombardamento.
Ho visto che c’è un sotterraneo, cerchiamo bene per li”.
“Buona pensata” dice Otto.
Il gruppo scende le scale raggiungendo i sotterranei ingombri di macerie.
Dopo aver spostato alcune lastre di cemento e assi di legno appare una grossa porta di metallo rinforzato.
“È ancora chiusa, la serratura è intatta” commenta Klaus.
Heinz prova ad aprirla ma rinuncia quasi subito.
“O troviamo il modo di forzare la serratura o dobbiamo sistemare l’impianto idraulico che apriva la porta”.
“Torniamo dagli altri" ordina Otto "faremo campo qui” .

mercoledì 24 maggio 2017

97 - CAMPO MINATO

Il capitano forma una piccola squadra per controllare gli accessi alla città.
I gruppo scende verso il ponte sud.
Intorno al ponte ci sono alcuni crateri, neve annerita e terra sparpagliata.
“Sembrano recenti” commenta Klaus.
Il capitano controlla la zona con attenzione.
“È tutto minato” commenta “devono essere rimaste delle mine interrate dai tempi del Risveglio”.
“Mine di 10 anni fa?”.
“Se sono tedesche, quegli affari non scadono mai, se sono romene…” e sorride a Klaus.
Quindi si gira verso Juhazs “Soldato controlla il lato sinistro, io controllo il destro, gli altri fermi qui”.
"Signorsì!"
Juhazs fa qualche passo, quindi si ferma vedendo affiorare qualcosa dalla terra smossa di uno dei crateri.
Prende un sasso e lo lancia.
Una detonazione terribile rimbomba per tutta la città e per i monti che le fanno da schermo.
Juhazs si rialza dalla neve intontito ma illeso.
Gli altri lo guardano preoccupati.
“Tutto bene” dice in un tedesco stentato.
Il capitano fa qualche passo verso di lui.
“Idiota! Potevi restarci secco!” quindi chiama gli altri “torniamo indietro, proveremo l’altro ponte questo è troppo pericoloso”.

martedì 23 maggio 2017

96 - RAMNICU VALCEA

Al mattino la colonna riparte.
Nel primo pomeriggio il gruppo raggiunge le propaggini di Ramnicu Valcea.
La città si estende alla confluenza di due fiumi, ora ghiacciati.
Ci sono alcuni alti edifici, una stazione e alcuni palazzoni.
Diversi morti si aggirano lenti per le strade.
A nord si vede qualche struttura industriale bombardata.
Due ponti entrano in città.
Il capitano fa scorrere il binocolo sulla città, quindi spinge lo sguardo a nord, oltre i tetti delle case, verso le montagne.
“Uomini!” dice attirando l’attenzione di tutti “ce l’abbiamo quasi fatta! Oltre quelle montagne c’è l’Ungheria e il resto della nostra colonna che ci aspetta!”
Alcuni soldati sorridono.
Racz seduto vicino a Nagi cerca di rincuorare la ragazza con le buone notizie, ma lei non reagisce, guarda i soldati tedeschi con occhi sbarrati.

lunedì 22 maggio 2017

95 - NEGRU VODĂ

Il gruppo si rimette in marcia verso Ramnicu Valcea.
Per tutto il giorno i mezzi avanzano lungo la vecchia statale ingombra di neve.
Nessuno parla molto.
Durante il viaggio i soldati ungheresi si sentono male, così come Varga e Heinz.
Forti fitte addominali e coliche.
“È stata quell’acqua schifosa che avete bevuto” commenta Otto.
Ma la colonna adesso è spesso costretta  a fermarsi per permettere agli intossicati di evacuare.

Durante una delle pause Heinz chiama Varga perché lo aiuti a chiacchierare con gli ungheresi.
“Ho sentito che avete delle lamentele su Schimtz” dice Heinz attraverso l’interprete.
“Schimtz ha qualcosa di strano” dice uno degli ungheresi.
“È un codardo” aggiunge un altro.
“Questa spedizione è maledetta e Schimtz c’entra qualcosa”.
“È colpa sua se i morti ci seguono”.
I discorsi si accavallano, Varga fa fatica a stargli dietro.
“Ci sono delle storie nel Reich, storie che parlano di morti senzienti” dice Heinz “morti che controllano altri morti…”
Varga lo guarda senza capire.
“Questo non tradurlo” dice Heinz.

La colonna si ferma per la sera.
Il marconista è seduto sul pianale del camion radio, le cuffie ancora in testa.
Klaus si avvicina.
“Aggiornamenti?”
“Continuano a mandare un SOS da Pitesti ma è sempre più disturbato, l’ho detto al capitano”.
I due guardano Heinz e il capitano discutere poco fuori dal campo.
Il capitano fa un gesto secco con la mano e si allontana.
Il Heinz gli dice ancora qualcosa poi torna vicino ai camion.
“Quel codardo non cambierà rotta” dice, rispondendo alle occhiate interrogative dei due commilitoni.

venerdì 19 maggio 2017

94 - KLAUS

I camion sono fermi poco fuori Curtea de Arges.
Dalla loro posizione si vede ancora la torre radio.
Heinz sta parlando con Otto poco discosto dai camion, l’uomo vuole convincerlo ad andare a Pitesti ma Otto è irremovibile.
I soldati ungheresi guardano con odio Wolf.
Varga è seduto con Racz e Nagi, i due stanno cercando di confortare la ragazza, Nagi però guarda davanti a se con sguardo spento, senza reagire.
A un certo punto Klaus si alza, attraversa lo spiazzo innevato, l’accetta in mano.
Wolf si gira sentendo i passi dietro di lui.
Klaus colpisce l’uomo al petto con la sua accetta.
Wolf barcolla indietro incredulo, portandosi una mano al ventre.
Tutti si alzano in piedi.
Il capitano si gira.
Klaus cala un secondo colpo colpendo Wolf al fianco.
L’uomo cade nella neve urlando.
“Fermi!” urla il capitano correndo verso di loro.
Klaus cala ancora un colpo prima che il capitano lo fermi spingendolo indietro.
La neve intorno a Wolf è lorda di sangue.
Il tedesco urla insulti, con le mani cerca di premere dentro gli intestini che gli escono dalla divisa squarciata.
“Klaus consegna le armi!” ordina Otto con la luger in mano.
Klaus lascia cadere l’accetta nella neve.
“Appena arriviamo in Germania sarai processato dalla corte marziale!” gli urla.
Quindi si gira verso Wolf.
L’uomo è sdraiato nella neve, i vestiti zuppi di sangue, le mani strette sul ventre, il sangue che continua gorgogliare tra le dita.
Respira affannoso, la testa reclinata all’indietro.
“Cosa facciamo di Wolf capitano?” chiede Heinz.
“Non abbiamo ne medicinali ne personale medico” dice il capitano guardando verso Nagi.
Quindi si gira e si dirige verso i camion mentre gli occhi di Wolf si fanno opachi e il sangue smette di colare.

giovedì 18 maggio 2017

93 - LA SCELTA DEL CAPITANO

Otto si volta.
“Chiedigli, chi sono, quanti sono e cosa ci fanno qui”.
Il marconista picchetta il codice morse.
Quindi rimane in silenzio ascoltando dalle sue cuffie e scrivendo veloce su un foglio di carta.
Capitano Barchs, 12 soldati tedeschi, missione segreta per conto del Reich, necessitiamo aiuto, bloccati a sud di Pitesti.
Quindi si ferma.
“Contatto perso”.
“Riprova!”
“Capitano è ora di andare i morti sono vicini” suggerisce Heinz.
Il capitano guarda il fondo della sala, oltre le porte, l’esterno coperto di neve bianca.
“Capitano?” chiede il marconista.
“Smontate tutto ce ne andiamo”.
“Andiamo a Pitesti?”
“No, proseguiamo per Ramnicu Valcea”.

mercoledì 17 maggio 2017

92 - OTTO

Gli ungheresi alzano le loro armi mentre Racz corre vicino a Nagi.
Wolf li guarda duro e mette mano al fucile.
Il capitano estrae la pistola e ordina a tutti di abbassare le armi.
“Capitano dovete punirlo!” urla Kovacs rabbioso.
“Lo farò ma non adesso!”
“Se non lo farete voi lo faremo noi!” urla l’ungherese in un tedesco stentato.
“Nessuno farà nulla!” intima il capitano alzando la voce. “Siete soldati del IV Reich! Dovete obbedienza al IV Reich!" fissa gli ungheresi con sguardo duro "e qui il IV Reich sono io”.
Lentamente le armi si abbassano.
“Imparate qual è il vostro posto subumani” dice Wolf sprezzante.
Il capitano si volta rabbioso.
“Wolf posso passare sopra al tuo comportamento" fa un passo verso di lui, furente "ma non al fatto che Nagi fosse l’ultima persona con competenze mediche in territorio nemico”.
Wolf indietreggia.
“Ma era solo una cagna ungherese” cerca di giustificarsi il soldato con voce bassa.
“Era la nostra unica infermiera ed era materiale del Reich” sibila Otto “PREZIOSO MATERIALE DEL REICH! E tu ne risponderai!”.
Gli occhi di Wolf si riempono di paura.
In quel momento il marconista si gira.
“Capitano ho stabilito un contatto”.

martedì 16 maggio 2017

91 - ACCUSA

Nella sala principale Wolf è con gli altri in attesa che gli sforzi del marconista ricevano risposta.
Marcus gira diverse manopole e picchetta con il pulsante del morse.
Le cuffie ben calate sulle orecchie.
Ogni tanto si gira verso Otto.
“Ancora nulla capitano”.
“Continua a provare”.
Heinz si avvicina e sussurra al capitano “I morti sono poco lontani, dieci minuti al massimo e qui sarà pieno di morti”.
Il capitano annuisce.
“Capitano!”
Diverse teste si girano.
Juahzs avanza tenendo Nagi in braccio, la ragazza è avvolta nel suo giaccone militare.
A fianco lui Varga.
Cala il silenzio.
Sguardi interrogativi fissano il trio.
“È stato Wolf” dice Varga.

lunedì 15 maggio 2017

90 - LA SCOMPARSA DI NAGI


Varga balza in piedi e raggiunge di corsa Juhazs “Juhazs! Wolf è sparito e Nagi anche!”.
Il soldato ungherese lascia cadere la sbarra di metallo che stava incastrando tra due cassoni.
“Andiamo” dice risoluto armando il fucile.
Varga indica una porta socchiusa “Di là”.
I due si ritrovano in un ala abbandonata dell’edificio.
Un lungo corridoio, immerso nell’oscurità, appena rischiarato dalla luce di alcune crepe nel soffitto.
Tendono l’orecchio ma non si sente nulla.
“Tu vai di la” dice Juhazs.
I due si separano e iniziano ad aprire le varie porte del corridoio.
Varga estrae la Tokarev.
“Niente!” dice Juhazs
“Niente nemmeno qui” fa eco Varga.
Aprono altre porte sempre più in fretta.
“Fai attenzione potrebbero esserci dei morti” urla Varga.
Ma Juhazs non risponde.
“Juhazs?” chiama di nuovo.

Il giovane interprete torna sui suoi passi e vede una porta aperta.
Entra.
Juhazs è chinato sul corpo di Nagi.
La ragazza è in terra in un piccolo ufficio, stesa tra pezzi di soffitto e sedie rovesciate.
Schizzi di sangue hanno imbrattato il pavimento intorno.
I vestiti sono strappati mettendo in mostra il corpo esile. La pelle lucida è coperta di abrasioni.
Il viso è tumefatto, le labbra spaccate, gli occhi chiusi e gonfi.
L’interprete fa un passo in avanti, lo scarpone militare scricchiola mentre calpesta alcuni denti spaccati.
Juhazs è chino tra i calcinacci, una mano regge la testa della ragazza, l’altra stringe il fucile.
“È viva” sussurra.

venerdì 12 maggio 2017

89 - LA TORRE RADIO

Il camion corrono lungo la strada principale mentre il campanile scompare nelle specchietto retrovisore.
Davanti a loro appare la struttura in cemento grigio della torre radio, dal tetto si innalza un traliccio arrugginito con alcune antenne.
L’atrio della struttura è abbastanza ampio da permettere ai camion di entrare.
Il capitano guida un paio di soldati a una veloce ricognizione: l’atrio è ingombro di macerie ma la struttura è ancora solida.
Ci sono alcune stanzette, che vengono rapidamente pulite dai morti, e diverse altre porte chiuse che decidono di lasciare chiuse.
L’area centrale si sviluppa sotto la torre, ci sono alcune apparecchiature radio arrugginite.
Il marconista e Racz compiono una serie di controlli sui macchinari.
Heinz e Pecsi scalano la torre radio all’esterno per tener d’occhio la zona.
Gli altri fortificano la struttura alla meglio.
Dopo un’ora di controlli Marcus dichiara che si può provare a collegare la radio da campo al ripetitore e al generatore, e la cosa potrebbe anche funzionare, ma ci andrà un bel po’ di lavoro da parte di tutti.
Solo i due soldati sulla torre vengono lasciati di guardia mentre gli altri si mettono all’opera.
I soldati tirano i lunghi cavi di rame, cercano transistori e valvole intatte mentre Marcus e Racz aprono le macchine per fare le connessioni necessarie.
A intervalli regolari Pecsi si presenta nella sala dicendo che diversi morti stanno avanzando dalla città verso la torre, si muovono lenti tra i vicoli unendosi in piccoli gruppi e poi confluendo in una folla più ampia.
“Dice che saranno una cinquantina per adesso ma stanno aumentando” traduce Varga.
“Quanto tempo abbiamo?” chiede Otto.
“Venti minuti, mezzora, non di più”.
Il capitano si gira verso la sala “Sbrigatevi!”

Seduto in disparte Varga guarda il via vai di soldati, con una sola mano non è di molto aiuto.
Racz gli si avvicina “Hai visto Nagi?”.
Varga scuote la testa.
Il ragazzo si allontana.
Varga guarda lo stanzone dove tutti si muovono indaffarati, l’infermiera non si vede.
Qualcosa si forma alla bocca dello stomaco.
Guarda i soldati intenti nei lavori.
Wolf non c’è.

giovedì 11 maggio 2017

88 - LA FONTANA

Lungo la strada il capitano ordina una deviazione alla piazza della cattedrale e fa fermare i camion vicino alla fontana.
Si rivolge agli ungheresi coadiuvato da Varga.
“Il sergente Kovacs mi ha riferito che diversi di voi credono che questo gruppo sia maledetto e che l’acqua sacra di Negru Voda possa mondarlo”.
Osserva il piatto di pietra sbrecciato e l’acqua putrida mista a neve che copre la lastra.
Uno zampillo fuoriesce da una pietra al centro, un tempo forse una scultura di qualche genere.
“Chiunque sia convinto di ciò ha 5 minuti per bere, poi ripartiremo” conclude.
Gli ungheresi si affrettano intorno alla fontana, tutti bevono tranne Nagi.
Heinz beve e guarda storto Schimtz che invece si rifiuta.
Pochi minuti e il gruppo riparte mentre i primi morti si stanno avvicinando dai vicoli vicini.

mercoledì 10 maggio 2017

87 - RICHIESTA DI SOCCORSO

“Che SOS? Di chi?” chiede Otto stupito.
“È durato pochi secondi, codice morse, crittazione tedesca, un certo comandante Barchs, sono bloccati a sud di Pitesti, chiedono soccorso”
“Ti hanno detto altro?”
“No, la comunicazione è caduta prima che potessi rispondere”.
“Dobbiamo andare ad aiutarli!” dice Heinz.
“Potrebbe essere utile avere altra gente con noi” dice Klaus.
“Bhe… Non possiamo certo lasciare dei camerati in difficoltà” commenta il capitano osservando pensieroso il camion radio “ma non dobbiamo correre rischi, il mio primo compito è riportare indietro questo gruppo”.
Si fa avanti Wolf “Capitano questo messaggio è molto strano, nessuno di noi ha mai saputo di un’altra missione nelle Terre Perdute”.
Anche Kovacs non sembra convinto, Varga traduce le sue apprensioni: cosa ci fanno dei tedeschi a centinaia di kilometri dal Reich? E se fosse invece una trappola?
“Una trappola?” interviene Heinz “Se fosse una trappola comunicherebbero in romeno, qui intorno siamo gli unici tedeschi da almeno 10 anni! Non ha senso! Non dovremmo nemmeno discutere! Ci sono tedeschi in difficoltà e vanno aiutati!”
La discussione va avanti ancora per qualche minuto.
Otto osserva la sua mappa, Pitesti è a sud, si tratta di una deviazione di almeno 50-60 km, col il rischio di finire il carburante, il cibo o entrambi.
“Non andremo…” dice.
“Li lasceremo morire così?!” lo interrompe Heinz.
“…non andremo senza qualche informazione più precisa, raggiungeremo la torre radio che abbiamo visto, se c’è qualche apparecchiatura ancora in piedi proveremo a metterci in contatto da li” conclude Otto.

martedì 9 maggio 2017

86 - S.O.S.

Il rumore di un motore che romba sveglia Varga.
Si alza dal duro, freddo pavimento di pietra.
Fa per appoggiarsi ma ricade malamente.
Dannazione pensa guardandosi il braccio amputato.
Sul fondo dell’officina un vecchio camion dell’esercito romeno emette nuvole di fumo azzurrino mentre il motore si scalda.
Alla guida c’è Klaus mentre Racz controlla il cofano aperto.
Il giovane ungherese alza il pollice e Klaus spegne il motore.
Il capitano si avvicina ai due.
“Funziona! Con questo potremmo muoverci tutti su mezzi e lasciare indietro i morti” commenta Klaus di buon umore.
“Ottimo, finalmente una buona notizia”.
Il campo viene smontato.
Mentre il gruppo si prepara, Heinz compie una ricognizione all’esterno constatando che i morti si sono aggirati tutta la notte intorno al magazzino,
Il marconista è alla sua radio cercando di comunicare con la colonna prima di partire, il capitano controlla le sue mappe e gli appunti dell’esplorazione in città di due giorni addietro.
“Il nostro obiettivo è Ramnicu Valcea, abbiamo visto una strada che esce dalla città quando siamo saliti sul campanile, era abbastanza sgombra, una volta raggiunta Ramnicu Valcea da li possiamo seguire la ferrovia che attraversa le montagne, con un po’ di fortuna troveremo un valico intatto” dice Otto a Klaus e Kovacs.
“Capitano!”
Le teste si girano.
Il marconista è in piedi fuori dal camion.
“Che succede?”
“Ho ricevuto un SOS”.

lunedì 8 maggio 2017

85 - MUSICA NOTTURNA

La notte è limpida, due soldati controllano le finestre sul retro e sul fianco della struttura, Marcus è seduto dietro la MG-42 puntata sulla porta.
La gamba gli duole ma il peggio è quando si sveglia e sente ancora di averla.
Da fuori vengono pochi suoni, neve schiacciata sotto passi leggeri, qualche rumore dal tetto.
I morti sono arrivati da qualche ora, si aggirano famelici tra i resti dei camion nel cortile, cercano un’entrata mal protetta.
Le ore si trascinano lente accompagnate solo dal ronzare del generatore.
Poi un altro suono.
Confuso, flebile anche nella quiete notturna.
Un organo? Un organo che suona!?
Un brivido corre lungo la schiena del marconista.
Stringe le manopole della mitragliatrice fino sbiancarsi le nocche e osserva l’apertura oltre la quale la neve bianca brilla sotto i raggi della luna.

venerdì 5 maggio 2017

84 - NUOVO CAMPO BASE

“Queste creature sono intelligenti, hanno rinunciato ad attaccare il campo base perché ben fortificato, devono aver imparato la lezione sulla mitragliatrice” Heinz guarda la MG-42 “spero non siano abbastanza intelligenti da accorgersi quanto siamo senza munizioni”.
“Dobbiamo spostare il campo base all’officina” dice Otto “passeremo la notte li, ripareremo il camion trovato e al mattino ce ne andremo”.
“Ci siamo mossi veloci per arrivare qui, il branco di morti ci ha seguito di certo ma con due camion li possiamo lasciare indietro” aggiunge Varga.
“E se ci attaccano lungo il percorso? Non ci stiamo tutti sul camion”.
“Se ci attaccano ci difenderemo, in ogni caso non possiamo stare qui” chiude il discorso Otto.
Il campo viene smontato, i civili e il ferito più grave (Marcus) salgono sul camion, i due soldati scelti precedono il plotone  in avanscoperta.
Il gruppo taglia per strade laterali dove l’assenza di case rende più facile scorgere le minacce.
Dopo un’ora tutto il gruppo raggiunge l’officina senza fare incontri.
Velocemente i soldati si danno da fare per fortificare l’area mentre viene approntato un campo all’interno.
Quando scende la sera tutti si ritirano all’interno e iniziano i turni di guardia.

giovedì 4 maggio 2017

83 - RITIRATA

I soldati corrono fuori caricando sul camion il bottino trovato.
Il pilota mette in moto e il mezzo scatta nella neve.
Guida rapido lungo la strada principale usando il campanile della cattedrale per orientarsi.
All’improvviso un morto balza in mezzo alla strada uscendo da un vicolo.
Klaus scarta di lato, il camion scivola sulla neve e esce di strada.
Il morto corre verso di loro.
“Merda merda merda!”
Klaus ingrana la retromarcia le ruote slittano sulla neve.
“Teneteli lontani!” urla.
Il soldati balzano giù dal mezzo.
Il capitano lancia una molotov sul morto mancandolo.
Varga apre il fuoco con la sua Tokarev con l’unico braccio sano.
Juhazs vede un altro morto arrivare da un vicolo e apre il fuoco trapassandogli il petto ma senza rallentare la carica della creatura.
Heinz controlla i dintorni.
Questi bastardi sono furbi.
Vede un movimento sopra di lui, una delle creature salta dal tetto verso il cassone del camion.
Spara.
Il proiettile interrompe il salto della creatura che si schianta nella neve.
Un altro morto corre avanti lungo la strada ma una pallottola della luger di Otto gli spacca una gamba facendolo crollare nella neve.
Dall’altro lato il Heinz evita l’attacco del suo morto e lo colpisce con la baionetta.
Sente un urlo alle sue spalle, vede Juhazs cadere nella neve con un morto sopra di lui, l’ungherese cerca disperatamente di tenere la creatura lontana dalla sua gola.
Wolf corre in suo aiuto trafiggendo il morto.
La bestia si gira rapida e pianta le sue unghie scarnificate nel petto del soldato tedesco.
Heinz fa un paio di passi verso di loro e spara a bruciapelo alla creatura, metà della testa del morto si sparpaglia sulla neve.
In quel momento il camion dà uno scossone, le ruote grattano e il mezzo si rimette in strada.
“Via!” urla Klaus.
I soldati saltano sul camion che parte rombando.
I morti si lanciano all'inseguimento ma vengono lasciati indietro.
Klaus svolta rapido in una strada laterale, un morto appare in mezzo alla strada e corre verso di loro, il pilota accelera.
All’ultimo abbassa la testa, sente un colpo sordo, umido e poi il camion sobbalza su qualcosa.
Nello specchietto retrovisore appare un corpo schiacciato sulla strada, le ossa che escono dalla carne maciullata.
Eppure la creatura cerca faticosamente di tirarsi di nuovo in piedi e seguire i vivi.
Klaus non perde altro tempo e spinge il mezzo attraverso le case basse raggiungendo la base alcuni minuti dopo.


mercoledì 3 maggio 2017

82 - CARBURANTE

“Cosa c’è qui?” si chiede Heinz  spostando alcune casse di legno.
Sotto appaiono delle taniche metalliche arrugginite.
Prende il tappo della prima e lo gira.
L’odore dei vapori di benzina lo stordisce.
“Capitano! Abbiamo fatto centro!”
Dopo una mezzoretta Racz comunica di aver trovato un mezzo in discrete condizioni, con qualche ora di lavoro potrebbe perfino muoversi.
Gli altri hanno trovato un po’ di cibo ma cosa più importante ben 40 litri di carburante non deteriorato.
In quel momento Klaus appare sulla porta.
“Morti!” urla.
“Dove? Quanti?”
“Si stanno muovendo rapidi nei vicoli, una decina forse di più, gli stessi che ci stanno dando la caccia da giorni”.
“Ma non ci hanno mai attaccato di giorno!”
Tutti guardano il capitano.
“Dieci sono troppi, ritiriamoci alla base”.

martedì 2 maggio 2017

81 - L'OFFICINA MECCANICA

Il mattino dopo il capitano Otto ordina un’esplorazione all’officina meccanica osservata il giorno prima dal campanile.
“Verranno Racz e Varga, come soldati verranno Klaus, Wolf e i soldati scelti Heinz e Juhazs” i soldati chiamati iniziano a prendere le loro cose.
“Kovacs avrà il comando fino al mio ritorno, prenderemo il camion voi terrete la mitragliatrice nel caso di attacchi”.
Dopo che tutti sono saliti, Klaus fa partire il pesante camion militare, esce dal magazzino e avanza nella neve.
La strada fino all’area industriale sorpassa alcune basse case in muratura, i pochi morti si girano attirati dalla presenza di vivi ma vengono lasciati indietro.
La zona  industriale invece è deserta.
Il camion passa a fianco a due stabilimenti bombardati di cui rimangono solo muri distrutti e travi metalliche che si fanno strada tra i tetti crollati.
Il pilota guida il mezzo intorno alla struttura.
Dalla neve affiorano i resti di fortificazioni fatte con sacchi di sabbia e filo spinato.
“Non vedo altre entrate”.
“Controllate dalle finestre” ordina Otto.
I due soldati scelti balzano a terra e si dividono a controllare dalle varie inferriate.
Dentro ci sono i resti di alcuni mezzi militari smontati, pile di copertoni, attrezzi, un paio di carriponte.
“Libero!”
“Libero!”
I due tornano sul camion.
Il pilota parcheggia il camion nel cortile antistante all’entrata, anche qui ci sono alcuni veicoli militari smontati.
La pesante porta di ferro è bloccata e inoltre chiusa con una spessa catena aggiuntiva.
“Se non altro siamo sicuri che nessuno sia entrato qui” commenta Otto.
Varga si fa a avanti e prova a controllare la serratura.
Quindi scuote la testa.
“Non posso aprirla”.
“È troppo spessa per la mia accetta” commenta Klaus.
“Fatevi da parte che ho la chiave universale del Reich” dice Heinz tirando fuori una bomba a mano dallo zaino.
La pianta a terra, toglie la sicura e corre.
Pochi secondi e un’esplosione getta in aria neve e detriti.
Quando il fumo si dirada le due ante della porta di ferro sono spalancate e deformate.
“Andiamo!”
I soldati irrompono all’interno.
“Niente morti!”
“Nemmeno qui!”
“Bene” commenta il capitano “Klaus tu vai sul tetto a controllare la zona, Varga chiama Racz e digli di controllare i mezzi, tutti gli altri setaccino questo luogo!”.
Gli uomini si sparpagliano eseguire gli ordini.

lunedì 1 maggio 2017

80 - LA LEGGENDA DELLA CATTEDRALE

“Una storia?” chiede Otto incredulo.
“Si una specie di leggenda”.
“E cosa racconta?”
Varga cambia posizione sul giaciglio, mentre anche gli altri soldati tedeschi si avvicinano cercando di ascoltare le sue parole.
“Pare che quando questa cattedrale venne edificata, molto tempo fa, ogni notte le parti costruite crollassero costringendo a rifare il lavoro ogni mattina.
Una notte l’architetto sognò che l’unico modo per evitare che la cattedrale crollasse fosse murare al suo interno la plrima donna, moglie o sorella, che il giorno dopo fosse arrivata per portare il pranzo al proprio marito o fratello.
L’architetto riferì del sogno ai carpentieri e ai muratori e tutti accettarono di compiere tale efferato gesto, convinti che un'opera di così grande valore ed importanza necessitasse anche un grande sacrificio.”
“Ma in che stronzate credono questi subumani?” chiede qualcuno da dietro.
Untermenschen la parola colpisce Varga come un pugno.
Stringe i denti.
“Silenzio!” ordina Otto “vai avanti con il racconto”.
Varga fa un lungo respiro, poi ricomincia a raccontare.
“Il giorno seguente c'era frenesia in attesa della prima donna che sarebbe arrivata.
Ad un certo punto l’architetto, da lontano, riconobbe la propria moglie incinta.”
Varga si interrompe per un momento, quindi riprende.
“La moglie dell’architetto, fu l'unica quel giorno a portare il pranzo perché gli altri si erano premurati di avvisare le proprie mogli o sorelle di non presentarsi.
A questo punto l’architetto non potè tirarsi indietro, la donna venne quindi murata all'interno dell'edificio ed il giorno successivo la chiesa era ancora in piedi.”
“Che cazzo di storia” commenta qualcuno.
“Stupidi romeni” risponde un altro.
“Non è ancora finita” dice Varga.
I soldati si zittiscono e lo guardano in attesa.

“Negru Vodă, colui che aveva commissionato l’opera, felice per la bellezza della cattedrale decise che nessun altro edificio così bello avrebbe mai dovuto essere costruito e diede ordine ai lavoratori di togliere l’impalcatura mentre l’architetto era ancora sul tetto a rifinire la cupola, imprigionandolo a trenta metri da terra.
Ma l’architetto non si diede per vinto e provò a salvarsi costruendo delle ali con del legname rimasto.
Quando, una notte, provò a lanciarsi le ali non funzionarono, precipitò poco distante e morì.
La leggenda si conclude dicendo che, commossa per il gesto ed addolorata per quello che era accaduto, la terra stessa fece spuntare un filo di acqua, una lacrima nel punto dove cadde l’architetto e da quel giorno, in quel punto, si trova una fontana”.
Cala il silenzio.
Fuori il vento sibila, colpi secchi rimbombano di tanto in tanto sulle pareti di lamiera.

“Tutto qui? Una leggenda? Io speravo sapesse qualcosa di utile” commenta Otto.
“La fontana c’è ancora” dice Klaus “è ancora li nella piazza e mi sembra che ci fosse acqua dentro”.
“C’è qualcosa di più grave capitano” continua Varga “Kovacs e gli altri ungheresi pensano che questo gruppo sia stato maledetto, per questo i morti non ci danno tregua,  e sono convinti che l’unico modo per scacciare la maledizione è bere l’acqua sacra della fontana”.
Otto sta per ribattere quando, da dietro, si alza la voce di Heinz.
“Non è quella la cosa più grave, la cosa più grave è che se qualcuno è stato murato vivo nella cattedrale, dopo il Risveglio e i bombardamenti è uscito da quel luogo”.
Un colpo secco sulla porta del magazzino fa girare tutti di scatto.
I soldati trattengono il fiato per alcun secondi.
Fuori la tempesta di neve continua a imperversare mentre le parole del soldato scelto tingono di luce sinistra il misterioso comportamento dei morti nella piazza della cattedrale.

venerdì 28 aprile 2017

79 - LA MINA

Dopo essersi lasciati la piazza alle spalle Otto, Klaus e Kovacs si fermano a riprendere fiato.
“Voglio dare ancora un’occhiata alla stazione prima di rientrare” dice il capitano guardando il cielo imbrunire.
Attraversano la strada ingombra di neve e entrano nella sala d’attesa della stazione.
Diversi calcinacci ingombrano il pavimento, pezzi di vetro scricchiolano sotto gli scarponi militari.
I soldati si sparpagliano.
“Libero!” chiama Klaus uscendo dalla biglietteria.
“Libero!” risponde Otto uscendo da un ufficetto.
“Provo di qua” dice Klaus entrando in quello che sembra essere un magazzino di materiale ferroviario.
Fa un passo nel buio.
Click.
Qualcosa scatta sotto il suo piede.
Merda
Una mina esplode.
Klaus si ritrova contro il muro, la gamba sanguinante.
Subito gli altri due corrono verso di lui.
Kovacs rapido taglia il pantalone della divisa e gli toglie la scarpa sbrindellata.
Quindi avvolge le ferite con alcune strisce di tessuto.
Klaus guarda la sua gamba.
Ha diverse schegge piantate nel piede e nel polpaccio, ma non sembrano ferite troppo gravi.
Salvato dall’incapacità dei romeni di produrre mine che durino nel tempo.
Prova a muovere il piede, la gamba gli restituisce una scarica di dolore.
Bhe se non altro è ancora al suo posto.
Rabbrividisce pensando al moncherino di Marcus.
Gli altri due lo sollevano e si dirigono verso il campo.

Arrivati al capannone il capitano constata come i lavori per bloccare la porta e fortificare la struttura siano a buon punto.
Fuori ha iniziano a nevicare, dentro si brucia tutto quello che si trova per scaldarsi e il generatore ronza consumando il prezioso carburante.
Nagi toglie le schegge e pulisce le ferite di Klaus.
Quindi gli sorride.
Non è nulla di grave pensa il pilota rinfrancato.
L’interprete è sveglio, sebbene dolorante.
“Varga, ho bisogno di te” dice Otto facendo cenno a Kovacs di avvicinarsi “qualcosa della cattedrale bombardata ha colpito Kovacs, ma non ho capito cosa, fattelo raccontare”.
Kovacs e Varga parlano fittamente per diversi minuti quindi Varga traduce il discorso per il capitano.
“Il sergente Kovacs mi ha raccontato una storia, una storia conosciuta da queste parti”.

giovedì 27 aprile 2017

78 - MINACCE

Al campo base Heinz è nel dormiveglia.
Da qualche parte qualcuno sta battendo della lamiera, vicino a lui sono sdraiati il marconista e l’interprete.
Una voce si insinua nelle sue orecchie.
“Allora cagna ungherese fammi vedere cosa nascondi sotto quei stracci”.
Apre gli occhi.
Wolf è di fronte a Nagi.
La ragazza è indietreggiata fino ad avere la schiena contro il muro e si guarda intorno spaventata.
“Avanti troia subumana” dice Wolf afferrandole un braccio.
Due soldati ungheresi smettono di lavorare alla porta e guardano nella loro direzione, nervosi.
“Dacci un taglio Wolf!” gli intima Heinz.
Wolf si gira.
Nagi ne approfitta per sgattaiolare via.
“Piantala di infastidire quella ragazza o ti faccio passare io la voglia”.
“Cosa faresti tu?”
Heinz appoggia la mano sul fucile a fianco a lui.
“Ti faccio passare la voglia”.
Wolf gli lancia uno sguardo cattivo e si incammina verso l’altro lato del magazzino.
“Non finisce qui” sibila mentre si allontana.

mercoledì 26 aprile 2017

77 - LA CATTEDRALE


Il gruppetto raggiunge il centro città e si posiziona ad osservare i resti dell'antica cattedrale.
Quella che un tempo era una maestosa chiesa, ora ha due navate distrutte delle quali rimangono in piedi solo alcune colonne, l’altra navata è ancora miracolosamente in piedi, il tetto si regge su mezze arcate.
All’interno si possono ancora vedere file di panche di legno scuro.
La torre del campanile sembra in buono stato, l’orologio è fermo sulle due.
Davanti alla chiesa ci sono i resti di una fontana di pietra.
La piazza antistante è coperta di neve, i morti vagano nello spiazzo bianco.
Kovacs è nervoso, cerca di spiegare in un tedesco stentato qualcosa a riguardo della cattedrale, ma i due tedeschi non capiscono.
“Voglio raggiungere il campanile” dice il capitano quindi si mette a studiare la zona.
Dopo qualche minuto di osservazione individua un passaggio che dovrebbe permettere di evitare i morti.
“Statemi dietro” ordina e poi scatta nella neve.
Pochi minuti dopo i tre sono sotto la navata integra.
Respirano affannosamente, il fiato si condensa in nuvolette bianche.
“Andiamo!”
Rapidi raggiungono la torre del campanile e iniziano a salire le scale di legno.
Le scale sono ancora un buono stato e i tre raggiungono la cima in pochi minuti.
Il capitano estrae il binocolo e lo punta verso le ciminiere che aveva visto entrando in città.
Una fabbrica attira la sua attenzione, fuori ci sono diversi camion privi di ruote e intorno ci sono sacchi di sabbia e filo spinato risalenti agli ultimi giorni di guerra.
“Capitano controlli anche la piazza” mormora Klaus con voce preoccupata.
L’uomo abbassa lo sguardo e un brivido gli corre lungo la schiena, la piazza è ora deserta, tutti i morti sono scomparsi.
“Dove cazzo sono andati?!”
Si volge verso i due soldati.
“Leviamoci da qui!”
Pochi minuti dopo i tre sono alla base del campanile, la piazza è vuota.
Senza una parola si mettono a correre verso il campo base.

martedì 25 aprile 2017

76 - LA FARMACIA


Una fila di case basse accompagna il loro girovagare nella periferia di Curtea de Arges, l’unico edificio non ancora razziato è un capanno degli attrezzi chiuso da un grosso lucchetto.
Kovacs lo fa saltare.
La porta si spalanca spinta da un morto che si avventa sui soldati.
Klaus scatta avanti e lo infilza con la baionetta nella parete di legno del capanno.
Quindi lui e Kovacs lo smembrano.
Dentro il capanno c’è un vecchio forcone e del cibo conservato.
Il gruppo riprende la marcia puntando verso il campanile che si vede svettare oltre le case.
Attraversa alcune strade secondarie, passa vicino alla stazione bombardata, la bandiera del III Reich sventola ancora, sbiadita e sfilacciata,  sulla facciata dell’orologio.

Il Reich millenario… Ho servito sotto tre Reich e ognuno era peggiore di quello che l’ha preceduto... pensa Otto.
Intravedono un gruppo di condomini bombardati.
Le macerie sono coperte di neve.
“Laggiù!” indica Klaus.
I resti di una farmacia appaiono sotto un palazzo diroccato.
I tre si avvicinano veloci e entrano.
Dentro è ingombro di macerie, il soffitto è schiacciato, in diversi punti è tenuto su da alcuni scaffali di metallo piegati.
Osservano veloci la zona ma l’intera stanza è stata razziata molto tempo fa, in terra ci sono ancora pezzi di vetro e flaconi rotti.
Una porta sul retro attira la loro attenzione, è coperta da alcune macerie.
“Può essere che li ci sia ancora qualcosa.”
Mentre Kovacs controlla la strada i due tedeschi iniziano a spostare le macerie.
Afferrano un lastrone di cemento e lo tirano con forza, il pezzo crolla per terra con uno schianto, dal soffitto cadono polvere e calcinacci.
“Qua rischia di crollare tutto!”
“Vediamo di fare in fretta”.
In quel momento Kovacs rientra “Morti, si avvicinano, sbrigatevi!”.
“Merda! Ma non finiscono mai?”
I due afferrano la porta e la tirano con forza.
Il legno gratta sul pavimento e sul soffitto, da sopra cade polvere e frammenti di cemento.
“Forza!”
Con un ultimo strattone la porta si spalanca.
Il soffitto trema, la porta si piega schiacciata dal resto del palazzo così come gli scaffali dietro di loro.
“Via! Via!”.
I due corrono fuori gettandosi nella neve mentre, dietro di loro, il palazzo crolla schiacciando completamente il piano terra.
Si rialzano.
Alcuni morti stanno avanzando lungo lo spiazzo.
“Leviamoci di qua” ordina il capitano.
I tre si allontanano tra i vicoli.

lunedì 24 aprile 2017

75 - IN CERCA DI SCORTE

È sera, il gruppo è accampato in un magazzino all’ingresso della città.
L’interprete e il marconista dormono sotto lo sguardo attento di Nagi.
Tra poche ore l'infermiera cambierà nuovamente le fasciature sulle parti amputate.
“Siamo sempre meno” commenta Otto a voce bassa.
Torna da Kovacs e da Klaus che, nonostante le ferite, non hanno nulla di rotto e sono gli unici che possono accompagnarlo in un’esplorazione della città mentre gli altri sono impegnati a rinforzare il magazzino o sono troppo feriti per muoversi.
“Com'è la situazione delle scorte?” chiede.
Klaus prende l’ultimo resoconto stilato da Heinz.
“Ci manca la benzina, ne avremo si e no un 20-30 litri residui, le munizioni scarseggiano, credo ci rimangano un centinaio di proiettili, forse meno” guarda verso l’angolo dei feriti “e abbiamo finito i medicinali, tranne un po' di bende e disinfettante, il prossimo che si beccherà una brutta ferita sarà condannato.”
“Nessuna buona notizia?”
“Abbiamo cibo per 4 giorni, anche 5 o 6 se razioniamo” Klaus ripiega il foglietto e se lo mette in tasca “almeno sappiamo cosa cercare”.
Otto fa un sorriso stanco.
Il gruppo prende gli zaini e esce nella neve.

venerdì 21 aprile 2017

74 - SCELTE DRASTICHE

Pochi minuti dopo i quattro vengono raggiunti dai loro compagni.
Nagi si affanna intorno a loro, poi scuote la testa.
“Cosa dobbiamo fare?” chiede il capitano.
Nagi indica con il dito l’affilata accetta legata alla cintura del pilota.
L’uomo rabbrividisce.
“Fallo” ordina il capitano.
Gli altri stendono il marconista a terra, Klaus alza l’accetta puntando all’osso sbrecciato e cala il colpo.
L’osso si intacca ma non cede, la lama si incastra.
Il marconista urla e poi sviene.
Con uno strattone Klaus estrae l’accetta e la cala di nuovo.
Le costole gli dolgono ma continua.
Al terzo colpo l’osso si spezza.
Nagi veloce blocca l’emorragia, lima l’osso e cuce i vasi sanguinei.
Quindi benda tutto.
Klaus barcolla verso l’interprete che trema tenendosi il braccio spappolato appena sotto il gomito.
“Sarà veloce” dice con un sibilo.
Il ragazzo annuisce e un soldato gli allunga il braccio su una pietra piatta.
Klaus fa un lungo respiro, trattenendo il dolore al petto.
Quindi cala l’arma con forza.
L’osso si spacca con un colpo secco, l’avambraccio tranciato scatta per il contraccolpo ma è trattenuto da alcuni lembi di pelle.
L’interprete vomita.
Juhazs usa la baionetta seghettata per tranciare la pelle e i resti dei muscoli sfilacciati.
Nagi accorre al suo fianco e inietta della morfina al ferito.
Quindi procede a pulire e a medicare il moncherino.

giovedì 20 aprile 2017

73 - NEL GRETO DEL FIUME

Klaus riapre gli occhi, metà del corpo è nell’acqua gelida.
L’ultima immagine impressa nel suo cervello è uno spuntone di ferro del pilone crollato che gli trapassa il petto.
Prova ad alzarsi, un dolore lancinante gli attraversa il torace.
Spero di avere ancora le costole al loro posto.
Gira la testa, a pochi millimetri da lui una barra di ferro rugginosa si alza verso il cielo.
Rabbrividisce.
A qualche metro di distanza vede il marconista,  è steso sulla schiena, il polpaccio incastrato tra due blocchi di cemento, il resto della gamba piegato all’interno, un osso sbrecciato e lordo di sangue esce da sotto il ginocchio.
Intorno a lui il sangue cola nella neve e nelle acqua gelide.
Cerca di chiamarlo, ma riesce a emettere solo un gemito.
Più indietro vede Juhazs rialzarsi da un mucchio di neve fresca.
Poi un rumore attira il suo sguardo.
Sopra di lui vede sagome indistinte di persone che si allungano verso Varga sospeso nel vuoto.
Poi un colpo secco e il cassone si stacca.
Vede l’interprete cadere come una marionetta, colpire le pietre sottostanti, il cassone cade sopra di lui, uno dei bordi gli piomba sul braccio.
Le due tonnellate di acciaio rimangono un attimo in equilibrio, poi cadono nel fiume.

mercoledì 19 aprile 2017

72 - LA CADUTA

Juhazs riesce ad aggrapparsi con una mano al cassone mentre il suo fucile rimbalza sulle rocce dieci metri più in basso.
Il cassone da un forte scossone ma i soldati si tengono in equilibrio.
“Qualcuno lo aiuti!” urla Klaus e affonda l’accetta in un morto che prova a salire.
Marcus si avvicina camminando sui pochi centimetri tra il cassone e il bordo del ponte.
La schiena appoggiata al cassone, davanti a lui il vuoto e più in basso le rocce del fiume e le macerie del ponte.
Juhazs sta perdendo la presa, si tiene con una mano sola mentre il morto appeso all’altro braccio sta cercando i morderlo ancora.
Il marconista trattiene il respiro e si butta avanti, afferra il braccio di Juhazs mentre si tiene al cassone.
“Ce l’ho!” urla.
Tende i muscoli stringendo i denti per lo sforzo.
Sotto di lui Juhazs prende a calci il morto cercando di farli mollare la presa.
Lentamente Marcus riesce a tirare su il soldato, centimetro dopo centimetro.
A fianco a lui, sul cassone, gli altri colpiscono i morti per allontanarli.
Il capitano sale sul cassone e si unisce ai soldati colpendo le creature e cercando di spingerle giù dal ponte.
Klaus corre ad aiutare Marcus, anche Varga si arrampica sul cassone per cercare di tirare su Juhazs.
All’improvviso però il peso combinato sullo stesso lato fa scivolare una ruota del cassone oltre il bordo.
Il contraccolpo fa perdere l’equilibrio ai soldati che cadono rotolando sul lato del cassone.
“Cade tutto!” urla Klaus con la voce rotta dal panico.
Molla la presa sul marconista e si lancia dall’altra parte per cercare di fare contrappeso.
Ma è tutto inutile, il cassone si inclina e scivola oltre il bordo.
Heinz fa in tempo a saltare giù.
Klaus viene sbalzato fuori e cade verso il fiume.
Marcus molla la presa su Juhazs e cerca di saltare ma la gamba non ancora guarita lo tradisce e cade anche lui giù dalla campata.
Il cassone rimane sospeso sul vuoto tenuto solo dal perno che lo lega al trattore.
Otto e Varga attaccati al fondo con le gambe sull’abisso sottostante.
“Formate una catena! Tiriamoli su!” urla Heinz.
Civili e militari formano una catena umana verso il cassone.
Kovacs tenuto dagli altri si allunga verso il capitano.
Il cassone ondeggia, il gancio si storce con un lamento metallico.
“Sbrigatevi!”
Kovacs prende il braccio del capitano e gli altri lo tirano su.
Il gancio geme per l’ondeggiare del cassone.
Kovacs si cala di nuovo allungando la mano verso Varga.
Il ragazzo cerca di afferrarla, in quell’istante il gancio cede.

martedì 18 aprile 2017

71 - BATTAGLIA SUL PONTE

Circa mezz'ora dopo sono tutti in posizione.
I primi morti iniziano ad attraversare il ponte, due di loro cadono nel greto del fiume spinti dalla calca.
Un gruppo di dieci creature si incolonna nello stretto passaggio.
“Nessuno spari, non voglio che ci sentano dalla città” ordina il capitano poi fa cenno e una molotov vola nell'aria esplodendo sul ponte e inondando di fuoco i morti.
Le creature avanzano ancora mentre le fiamme li consumano, alcune cadono dalla campata schiantandosi dieci metri più in basso, altri iniziano a crollare sull’asfalto bruciati.
Ma molti altri morti si fanno strada calpestando i corpi dei caduti.

Altre due molotov volano trasformando la campata in un inferno, i morti crollano gli uni sugli altri mentre le fiamme li divorano.
Il fumo acre e nero fa lacrimare i soldati.
Ma nuovi morti si fanno avanti sui corpi dei caduti.
La pura forza del numero fa si che alcuni di essi raggiungano il cassone del trattore mentre dietro di loro un’altra molotov spazza il ponte.
I soldati sul cassone balzano in piedi con le baionette inastate e iniziano ad affrontare le creature.
Klaus pianta la sua accetta nel primo morto spaccandogli il cranio, Heinz infilza il suo con la baionetta e lo spinge oltre il bordo.
Juhazs ne abbatte un altro.
In pochi minuti la prima ondata è debellata ma altre creature attraversano la barriera di fiamme.
“Avanti” incita Klaus “non sono più molti!”.
Il colpi si susseguono mentre i soldati cercano di evitare le mani adunche dei morti.
Un urlo li fa girare, Juhazs ha infilzato un morto ma la baionetta è rimasta incastrata.
Il morto allunga le braccia afferrando il braccio del soldato scelto ungherese.
Affonda i denti nella carne, Juhazs urla e lo scalcia via, il morto cade oltre il bordo trascinandosi dietro il soldato.

lunedì 17 aprile 2017

70 - CURTEA DE ARGES

Per tutto il giorno il gruppo avanza mentre i pochi cartelli rugginosi segnano l’avvicinarsi di Curtea de Arges.
Verso mezzogiorno iniziano ad apparire in lontananza alcune case.
Il capitano fa fermare il convoglio e osserva la città con il suo binocolo.
Molti edifici sono crollati e ci sono i segni di bombardamenti e incendi sui muri anneriti.
Le uniche strutture che spiccano sopra le altre sono il campanile di una cattedrale, alcune ciminiere e un’antenna radio.

Sposta lo sguardo lungo il fiume seguendo il corso d’acqua e la ferrovia che corre parallela al greto.
La stazione è ancora in piedi, due lunghi treni arrugginiti occupano le banchine, una bandiera sbiadita del III Reich sventola solitaria sulla facciata.
Il suo sguardo scorre seguendo il fiume fino a un ponte che permette l’accesso alla città dalla posizione in cui sono loro.
Il ponte è stato bombardato, una campata è crollata portandosi dietro parte della strada, a metà circa la carreggiata si riduce a una sola corsia pericolante.
Poco oltre inizia la città, alcuni morti si stanno muovendo lenti tra le case, in direzione del gruppo.
Ripone il binocolo.
“Stanno arrivando dei morti”.
“Quanti?” chiede Klaus.
“Una trentina, la cosa migliore è affrontarli sul ponte”.
Otto si gira verso i soldati.
“Raggiungiamo il ponte, liberiamo il punto più stretto dalla neve, posizioniamo il cassone del trattore a bloccare l’accesso e affrontiamo i morti li prima di proseguire.
Preparate alcune molotov”.
I soldati si sparpagliano per eseguire gli ordini.

venerdì 14 aprile 2017

69 - LUNGA NOTTE

È quasi mezzanotte, sopra il loro tetto Heinz e Wolf osservano le tenebre rischiarate dalle fotoelettriche.
“C’è qualcosa che si muove laggiù” mormora Heinz “vediamo di illuminarlo”.
Accende una molotov e la tira.
La bottiglia esplode illuminando l’area e inquadrando un morto che si aggira nel buio.
Heinz spara colpendo la creatura che scatta nell’oscurità.
L’esplosione di fiamme e il colpo di fucile destano i soldati dell'altra struttura che corrono a disporsi alle finestre e a controllare la crepa nel tetto.
La notte è rotta dal crepitare della mitragliatrice seguita da alcuni colpi di fucile.
Poi più nulla.
“Tutto bene?” urla il capitano verso il tetto di fronte.
“Tutto a posto, due di loro hanno provato a scalare il tetto ma ce la siamo cavata!” urla di rimando Heinz.
“Fate attenzione che ne ho visti un paio aggirarsi sul retro del vostro edificio!”.
Il capitano si gira verso i suoi “Tre di voi a tener d’occhio l’apertura del tetto, gli altri alle finestre sul lato nord”.
I soldati corrono a disporsi.
All’improvviso un paio di morti si issano sul tetto di crollato, ma i soldati sono pronti e un’intensa scarica di fucileria li ributta indietro.
Un’esplosione seguita da una vampata li fa voltare di colpo.
Una delle trappole è scattata e fuori altri tre morti sono illuminati dalle fiamme mentre un quarto si sta consumando.
“Fuoco!” urla il capitano.
I soldati sparano dalle finestre, la mitragliatrice apre il fuoco dal tetto del secondo edificio prendendo i morti di infilata.
Due morti vengono maciullati dai proiettili mentre il terzo si trascina nel buio.
I soldati tornano al loro posto, chi può prova a dormire.

Verso le tre del mattino un colpo isolato sveglia le sentinelle intorpidite.
“Visto qualcosa?” grida Klaus in direzione del tetto di fronte.
“Un morto solitario ma si è allontanato” urla di rimando Heinz.

Al mattino Wolf e Heinz scendono dal tetto semicongelati, hanno vegliato tutta la notte sdraiati nella neve, hanno le labbra bluastre e non la smettono di tremare.
Si arrampicano nella cabina del camion e crollano addormentati mentre la colonna si rimette in marcia.
Mentre si allontanano nell’alba i soldati osservano di dintorni della zona, decine e decine di tracce si rincorrono in cerchi e sentieri descrivendo i movimenti del branco che per tutta la notte si è mosso tra le case, si è avvicinato e si è allontanato.